Una lettera dell’avvocato Soldà tra le carte di San Leopoldo Mandic

La devozione dell’avvocato Agostino Soldà per Leopoldo Mandic

Nel libro di Remiglio Battel e Giovanni Lazzara intitolato “Dall’intimo del mio povero cuore. Lettere e altri scritti di San Leopodo Mandic” troviamo anche della corrispondenza tra l’avv. monselicense Agostino Soldà e il santo cappuccino di Padova. Ricordiamo che il Soldà (Tribano 1897 – Padova 1966) è  stato tra i fondatori del PNF a Monselice e  sposò nel 1927 nella basilica del Santo di Padova Lidia Bondesan. Il  fratello di Lidia, Manlio Bondesan, ebbe un figlio di nome Marcello che si ammalò gravemente al punto di non esserci  speranza di salvezza. I Bondesan chiesero e ottennero l’aiuto del buon frate che inviò al malato una immagine sacra e una medaglietta assicurando il suo pronto e tempestivomandic intervento con le parole “La grazia è imminente. Sarà completa”. E così avvenne, la guarigione fu completa e duratura. Il miracolo fu portato come testimonianza per la causa di beatificazione. Per questo motivo i Soldà e i Bondesan restarono devoti a padre Mandic per tutta la vita.

Una seconda lettera di Agostino fu inviata al Santo, nel maggio 1940, da Salò dove l’avv. si trovava per  le note vicende politiche e belliche della seconda guerra mondiale. Padre Leopoldo fornì al suo penitente parole di conforto. Nel 1943 Agostino Soldà fu allontanato dal partito fascista perdendo ogni carica e subendo un processo politico da parte delle autorità della Repubblica Sociale Italiana. Alla fine delle seconda guerra mondiale il Soldà visse tra Monselice e Padova e testimonierà per la causa di beatificazione di padre Leopoldo (maggiori informazioni a p. 206 del libro citato).