LIBER PERTICHATIONIS DI LEGNAGO (1419-1420)
a cura di Andrea Ferrarese, edito da Fondazione Matilde Avrese.
Partecipa alla 35° edizione del Premio Brunacci 2020: Liber pertichationis di Legnago (1419-1420), curato da Andrea Ferrarese edito da Fondazione Matilde Avrese.
Questa monografia, lievitata nel tempo per successive stratificazioni da quel sorprendente magma documentario depositatosi tra le carte del Liber Pertichationis di Legnago, costituisce un primo contributo di una più ampia ricerca dedicata alla quasi -città atesina tra l’inizio della dominazione veneziana e la fine della guerra di Cambrai. Un torno di anni, quest’ultimo, decisamente trascurato sia dalla storiografia veronese dedicata al contesto legnaghese -e a prescindere da pionieristici e fondamentali saggi promossi quasi trent’anni or sono da G.M. Varanini sulla base della documentazione fiscale e anagrafica disponibile per gli anni ’30 del XV secolo -quanto soprattutto dagli scarsissimi (e assai datati) contributi ‘locali’, pertanto poco attratti dall’apprezzabile documentazione archivistica superstite e incanalati piuttosto negli stilemi di una scarsa narrazione esclusivamente evenementielle. Anche se -non va dimenticato- le rocambolesche vicende novecentesche del Liber, ampiamente riscostruite nel primo capitolo, non hanno di certo favorito la conoscenza e la valorizzazione di questo straordinario documento che ad oggi costituisce un unicum tra le fonti fiscali disponibili per la terraferma veneta tardo- medievale. L’eccezionalità di questo rilievo fondiario si lega soprattutto alla capacità di restituire un ingente flusso di informazioni di primissima mano -non ricavabili (almeno solo parzialmente) da altre fonti coeve- oltre che a ‘fotografare’ nel dettaglio uno status quo immobiliare al momento della sua esecuzione tra il 1419 e il 1420, permette di seguire l’evoluzione per almeno un trentennio e di costruire nel tempo le tendenze, gli sviluppi, le caratteristiche di fondo dei protagonisti del ‘mercato della terra’ del distretto legnaghese fin oltre la metà del secolo. Una manna, insomma, per l’agricoltura basso medievale veneta e legnaghese…che tra l’altro – occorre sottolinearlo con qualche preoccupazione- sembra scontare negli ultimi decenni una perdurante rarefazione di contributi storiografici, decisamente più marcata rispetto al pur altrettanto deficitario contesto rurale in età moderna.
L’elaborazione e la contestualizzazione del profluvio di dati, di intestatari e di poste fondiarie restituiti dal Liber ha permesso in ultima analisi di dare spessore e di articolare con più precisione in termini di andamenti e di cronologie, alcuni degli aspetti salienti dell’esperienza politica e amministrativa della quasi-città. Sullo sfondo di una tenace spinta centrifuga da Verona che a partire dalla parentesi viscontea si struttura e si rafforza nelle successive transizioni giurisdizionali, emergono gli eterogenei ambienti dell’autonomia legnaghese e le loro onnipervasive segmentazioni che innervano non solo quella fiscalità che per decenni a venire costituì uno dei motivi di più profonda frizione con la città, quanto soprattutto uno strettissimo controllo del proprio ristretto controllo e una rigida subordinazione alle elites locali degli scambi del mercato fondiario. Ed è proprio dall’opportunità di mettere a fuoco alcune delle molteplici ‘sfaccettature’ di quest’indipendenza politica a lungo rimaste nell’ombra che emerge l’indubbio valore del documento. In un contesto, in ultima analisi, in cui il ‘reggersi da sè’, la forza di un potere impositivo relativamente indipendente e, non da ultimo, la presenza di un ceto dirigente locale estremamente dinamico – anche troppo se si considerano gli errori di prospettiva politica e le pesanti conseguenze scaturite dalla scelta di campo gonzaghesca del 1438-, sono a ben vedere epifenomeni di una penetrazione fondiaria assai pervicace e che a ben vedere riproduce , con le debite proporzioni, le analoghe e ben note dinamiche di potere attuate dai Patriziati urbani della Terraferma. Non mancano infine i problemi aperti che attendono risposte dalla notevole documentazione archivistica, perlopiù inesplorata, disponibile per la seconda metà del secolo e che dovrebbe sciogliere -quod est in votis- i molti interrogativi che il Liber ha concorso a catalizzare. A partire dalla capacità di resistenza (o meno) dopo una forzata aggressione fiscale e amministrativa a Verona (1441), di quelle dinamiche fondiarie che, come appena accennato, avevano costituito nella prima metà del secolo uno strumento privilegiato di controllo del distretto e una solidissima base di accesso al potere comunitario. E anche se un ‘grossolano’ indicatore del benessere economico locale -le cifre degli estimi veronesi- sembrano indicare una qualche flessione a partire dagli anni ’60 del secolo, accompagnata dai primi casi di inurbamento di alcuni dei membri delle famiglie legnaghesi più influenti, il quadro complessivo rimane ancora decisamente indistinto. La stesura di queste pagine ha potuto beneficiare dei preziosi consigli e della puntuale lettura critica del prof. Gian Maria Varanini e dell’amico prof. Renzo Vaccari che ringrazio. Al dott. Claudio Bismara sono invece debitore di alcuni controlli nel mare magnum del fondo ‘Ufficio del Registro’ nell’Archivio di Stato di Verona. La pazienza e la tenacia con cui l’avvocato Piero Avrese, presidente della fondazione Matilde Avrese, ha seguito e spronato il progressivo ‘farsi’ di questo libro, hanno giovato e non poco nell’aiutarmi a non perdere di vista il valore del Liber e a superare quelle difficoltà che di tanto in tanto ne hanno rallentato la stesura. Un grazie infine al caro amico Alberto Casalini con cui condivido da tempo una fervida passione per quelle leniacensia che -pur tra le inevitabili flessioni dei momenti della vita- riemergono costantemente a scandire il senso di fare storia, malgrè tout (premessa a cura di Andrea Ferrarese).
