La lunga storia del museo di Monselice

Museo San Paoko

 

STORIA DEL MUSEO DI MONSELICE

Da molti anni infatti – quasi un secolo – si “parlava” di destinare alcuni locali di proprietà comunale a sede del museo cittadino, ma per diversi motivi solo ora è possibile concretizzare gli sforzi compiuti da tante persone.

La prima notizia certa del museo civico ci viene fornita dall’abate Francesco Sartori nel suo “Fra Gontarino”. Nel giugno 1857, precisa l’abate, con l’appoggio di 62 soci, fu fondato a Monselice il Gabinetto di Lettura  “per chi di utili ed amene letture gode pascere l’intelletto e il cuore, e sorridere alle promesse dei ministri alle chiacchere dei deputati e a tutte le cose che con tanta sicumera ci imbandiscono quotidianamente le gazzette d’ogni colore”. Era un passo certamente importante per la vita culturale di Monselice che poteva finalmente contare su un nucleo di persone in grado di animare la vita culturale della città e promuovere lo studio della storia cittadina. L’anno successivo [1858], infatti, il Gabinetto di Lettura si arricchiva di qualche lapide, alcuni dipinti e qualche medaglia di

scarso valore, ma sufficiente per dare il nome di “museo” all’improvvisata raccolta che aveva sede nel fabbricato, ora di proprietà Regazzoni, in piazza Mazzini.

Nel 1867 il Gabinetto di Lettura si trasferiva nel restaurato ex palazzo Pretorio. Al pianterreno venivano sistemate le lapidi e gli oggetti del Museo che nel frattempo si stavano radunando e che comprendeva anche le presunte chiavi della città.

Accanto alla struttura pubblica, in quel periodo, in via Roma, l’abate Stefano Piombin stava raccogliendo una formidabile raccolta di busti antichi, urne cinerarie, e quadri di ogni tipo e valore che tutti speravano fossero dati in eredità al Gabinetto di Lettura. Anzi per legare l’abate

alla giovane istituzione culturale, nel 1868, il Piombai fu nominato conservatore perpetuo del Gabinetto di lettura.

Ma il religioso deluse tutti. Complice forse l’amicizia con lo storico padovano Andrea Gloria o la sfiducia verso gli Amministratori pubblici, l’abate maturò un’altra scelta.

“Lascio il mio museo alla città di Padova” recita il suo testamento, conservato ora nella locale Casa di Riposo. Al Comune di Monselice invece donò poche cose: una libreria, qualche mobile, i ricordi dell’amico Giacomo Zanellato e una scatola contenente le ossa preziose del Petrarca (!) con la precisazione che si formasse una stanza nel Gabinetto di lettura che portasse il nome di “Raccolta Piombin”.  Quest’ultima disposizione fu subito disattesa, anzi nel 1896 buona parte degli oggetti lasciati per disposizioni testamentarie al Comune fu ceduta agli antiquari, con la motivazione che erano anticaglie inutili. La raccolta civica rimase al piano terra dell’ex palazzo Pretorio fino al 1917. I locali, in quell’anno, furono occupati dall’ufficio delle Poste e Telegrafo e il lapidario trasferito, anzi dimenticato, nei magazzini comunali, come ci racconta il Callegari nel fascicolo dedicato a Monselice

della rivista “Le cento città d’Italia illustrate”.

Lo stato di abbandono del nostro lapidario non sfuggì all’attenzione del reale Ispettore Onorario dei monumenti di Arquà Petrarca che in data 25 novembre 1920 raccomandò all’Amministrazione comunale di sistemare in un locale adeguato le lapidi romane, gli stemmi e le iscrizioni medioevali, precisando che se il locale non fosse stato trovato tutte le lapidi sarebbero state depositate presso il museo di Este.

Alla velata minaccia la Giunta Municipale rispose con deliberazione n.33 del dicembre 1920 incaricando l’ufficio tecnico comunale di provvedere al conveniente collocamento di tali preziosi ricordi del passato monselicense. Malgrado questo improvviso riconoscimento dell’importanza del lapidario, nell’aprile del 1921, l’Ispettore ai Monumenti e ritornò sull’argomento chiedendo, ancora una volta, all’Amministrazione di sistemare in un unico locale le lapidi che nel frattempo erano state collocate, sicuramente in modo non conveniente, nella scuola Elementare.  Questa volta il comune eseguì, senza esitare, l’ordine dell’Ispettore e con delibera di Giunta n.172 del 6 maggio 1921 stabilì di collocare il lapidario nella sala d’ingresso delle scuole Elementari Vittorio Emanuele II di Monselice. Il lapidario era salvo, ma ancora una volta, il problema del museo non fu risolto. Malgrado questo tiepido interesse del Comune per le testimonianze storielle monselicensi, l’iniziativa museale trovò nell’avvocato Gelso Carturan un valido sostenitore, come apprendiamo dalle sue memorie storiche recentemente pubblicate dall’Amministrazione comunale. La sua “passione” per la salvaguardia del patrimonio storico iniziò già nel 1916 con la costituzione di una Commissione per le opere d’arte e storiche in Monselice finalizzata alla “conservazione dei monumenti cittadini e alla raccolta di tutte le opere d’arte, le memorie storiche e quant’altro rifletta il patrimonio artistico cittadino”. La Commissione composta da: Pietro Prevedello, Luigi Antenori, Giacomo Pezzi, Cesare Girlandini, Girolamo Bottoni, Silvio Travaglia e Paolo Boldrin concentrò la sua attenzione su tre precisi punti: 1) Preparazione di studi sulla storia di Monselice; 2) Pubblicazioni di cartoline illustrate sul tema “Monselice Antico”; 3) Istituzione di un museo e conservazione dei monumenti.

La Commissione, presieduta dal Carturan, sviluppò subito quest’ultimo obiettivo, proponendo all’Amministrazione di individuare la sede museale nell’abitazione civile annessa al Castello di Monselice.  Tuttavia, gli avvenimenti bellici bloccarono sul nascere ogni attività della Commissione per alcuni anni. Solamente nel 1924, con l’aiuto del Sindaco, Leopoldo Corinaldi, il Comitato riprese la sua attività.  Accolsero l’invito del Sindaco: il marchese Pietro Buzzaccarini e il conte Alberico Balbi Valier, Vittorio Carieschi, Paolo Boldrin, Enrico Uccelli, Giacomo Pezzi, Celso Cartuan, Luigi Gaudenzio, Adolfo Callegari, Guido Antenori, Angelo Main, Ildebrando D’agnolo, Cesare Ghiraldini e il conte Giacomo Miari De Cumani.

Il Comitato prese la qualifica di AMICI DELL’ARTE E DEI MONUMENTI STORICI ED ARTISTICI e concentrò  la sua attività nella promozione di studi sul castello di Monselice, che in quel tempo era miseramente abbandonato a sé stesso. Il Carturan più volte propose all’Amministrazione di trasferire al Castello la sede Municipale e il Museo. Il progetto, però, presentava notevoli problemi economici. Naturalmente il Carturan, aiutato dal Conte

Cini, tentò ogni strada per recuperare la somma necessaria, ma la caduta dell’Amministrazione Corinaldi e l’iniziale ostilità della nobile Teresa Giraldi Piovene, comproprietaria del Castello, fecero naufragare ogni progetto.

Continuarono però gli studi storici anche per merito del nuovo podestà Annibale Mazzarolli che resse per molti anni il governo della città. Anche nel secondo Dopoguerra, vari studiosi sono ritornati sull’argomento. Anzi Villa Pisani fu restaurata proprio con l’intenzione di collocarvi le varie raccolte storiche, come recita la delibera di Consiglio Comunale n.32 del 6 marzo 1972 con la quale fu approvato anche il regolamento del costituendo Museo.

Il promotore dell’iniziativa fu l’allora Assessore Vittorio Rebeschini, validamente appoggiato dal Sindaco Mario Balbo. Successivamente il competente ministero approvò il regolamento e inserì il museo monselicense nell’elenco dei musei nazionali. Tuttavia, ancora una volta, non seguirono specifiche iniziative.

In questi ultimi anni, tra le ultime iniziative finalizzate alla costituzione di un museo monselicense, dobbiamo ricordare una Commissione di studio, sollecitata dal sindaco Dalla Barba in data 17 maggio 1978 e composta da: Roberto Valandro, Francesco Trevisan, Nicoletta Rami, Emiliana Fabbri, Gianfranco Baso.

In una lunga relazione, resa pubblica dalle pagine della “La Difesa del Popolo” nel luglio 1978, gli studiosi consigliarono  all’Amministrazione Comunale di pensare ad un museo didattico aperto alle esperienze della scuola e integrato con le strutture già disponibili come la biblioteca. Ebbene, proprio questi principi sono stati ripresi dagli esperti incaricati di preparare il progetto del museo, che presentiamo in questo opuscolo, sfruttando al massimo gli studi storici recentemente pubblicati nella già ricordata Storia di Monselice, curata da Antonio Rigon.

Ma le disavventure del nostro lapidario non terminarono qui.  Nel 1980, circa, con l’inizio dei lavori di ristrutturazione della scuola Elementare Vittorio Emanuele II, il lapidario fu trasportato al Castello di Monselice e nuovamente accatastato.

Ripercorriamo, brevemente, le iniziative promosse dall’Amministrazione Bettin – Scanferla  per concretizzare l’istituzione del museo. La Giunta Comunale con deliberazioni n.472 del 15 giugno 1994 e 582 del 20 agosto 1994, ha incaricato i professori: Guido Rosada, Franco Fasulo e Caterina Virdis Limentani di predisporre il progetto museale, tracciandone le linee guida. Mentre l’architetto Massimo Trevisan è stato incaricato di studiare un’ipotesi di allestimento delle varie sale. Una prima soluzione è stata presentata al pubblico domenica 9 ottobre 1994 presso l’ex chiesetta del Carmine, ottenendo ampi consensi. Contemporaneamente vennero avviati specifici studi sui materiali storici che saranno esposti nel costituendo museo. Hanno accolto l’invito dell’Amministrazione comunale i seguenti studiosi: Camillo Corrain, Enrico Zerbinati, Renato Ponzin, Franco Colombara, Giulio Bresciani Alvarez, Enrica Cozzi, Silvio Bemardinello, Armando Bemardelli e Stefania Mazzocchin.

Naturalmente sono state richieste tutte le necessarie autorizzazioni alle competenti Soprintendenze. In particolare hanno collaborato alla definizione del progetto museale del museo Piombin, ben oltre i loro doveri d’ufficio:

– Elodia Bianchin Citton e Simonetta Bonomi, per la Soprintendenza Archeologica[di Padova;

– Filippa Aliberti Gaudioso e Giuliana Ericani, per la Soprintendenza ai Beni Storico Artistici per il Veneto;

– Guglielmo Monti e Marino Bandirli, per la Soprintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali per il Veneto;

– Bianchi Lanfranchi Strina, per la Soprintendenza archivistica per il Veneto;

– Antonio Brescacin, per la Regione Veneto.

I primi studi, sono stati valutati da una Conferenza di Servizio che ha avuto luogo presso la sala municipale del Comune di Monselice il 13 gennaio 1995.

Contemporaneamente venivano restaurate le prime cinque lapidi romane e avviate le procedure per il restauro degli affreschi di villa Pisani.

 

CONTINUA

 


© 2026 a cura di Flaviano Rossetto

Vedi anche:

  Per news su Monselice https://www.ossicella.it/

 Per arte e architettura https://www.ossicella.it/monselice/

Per storia di Monselice https://www.monseliceantica.it/

Info e segnalazioni scrivimi qui flaviano.rossetto@ossicella.it

Gruppo FB per seguire la storia e immagini di Monselice https://www.facebook.com/groups/796282671015193