{"id":1022,"date":"2026-03-14T11:53:03","date_gmt":"2026-03-14T10:53:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/?p=1022"},"modified":"2026-04-21T18:49:38","modified_gmt":"2026-04-21T16:49:38","slug":"storia-della-banda-e-delle-majorettes-di-monselice","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/storia-della-banda-e-delle-majorettes-di-monselice\/","title":{"rendered":"Storia della Banda e delle Majorettes di Monselice"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\">STORIA DELLA \u00a0BANDA E DELLE MAJORETTES DI MONSELICE (1857 &#8211; 2024)*<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\">di Flaviano Rossetto<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>La Monselice ottocentesca<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella met\u00e0 dell\u2019ottocento Monselice era sotto la dominazione austriaca, contava circa 9.000 abitanti, la maggioranza della popolazione si dedicava all\u2019agricoltura, soprattutto al bracciantato. Attorno alle grandi propriet\u00e0, qualcuna ancora appartenente a membri dell\u2019aristocrazia veneziana e padovana, ruotava la ristretta cerchia delle medie propriet\u00e0, tra i 50 e i 100 ettari. I grandi possidenti erano i Buzzaccarini (con 140 ettari), i Contarini (255), i Cromer (272), i Trieste che assorbirono le propriet\u00e0 dei Duodo (374) e i conti Oddo (161).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contemporaneamente si assisteva alla decadenza dei latifondi del grande patriziato: i Marcello ad esempio vendevano nel 1840 il Castello della Rocca alla ricca famiglia Giraldi, possidenti e imprenditori di cave di trachite, successivamente imparentatisi con i Cini di Ferrara. Le industrie erano poche: la filanda Trieste, creata nel 1846, dava lavoro stagionale ad un centinaio di donne di Valdobbiadene o friulane, mentre altrettanti uomini si dedicavano all\u2019estrazione della trachite nelle tre cave locali. L&#8217;attivit\u00e0 manifatturiera era scarsamente sviluppata, il commercio limitato e l&#8217;artigianato, legato al lavoro dei contadini, era privo di qualsiasi sviluppo industriale.\u00a0 <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1086 size-medium aligncenter\" src=\"https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/banda-212x300.jpg\" alt=\"\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/banda-212x300.jpg 212w, https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/banda.jpg 580w\" sizes=\"auto, (max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/>Nei primi dell\u2019ottocento, sotto il governo austriaco, Monselice ha vissuto una grande stagione di lavori pubblici e di investimenti infrastrutturali quali ad esempio il ripristino della navigabilit\u00e0 del canale Battaglia fino a Este (1817) e di altri canali minori, la realizzazione del cimitero comunale fuori dal centro abitato (1823), la creazione dell\u2019Ufficio tecnico comunale affidato alla direzione di un ingegnere (1822), la realizzazione dell\u2019impianto di illuminazione pubblica a gas, uno dei primi della provincia (1824), l\u2019istituzione del macello (1832), la fondazione del primo Ospedale civile (1837), la costruzione del teatro (1844) e un\u2019intensa campagna di lavori stradali per sistemare la rete viaria del centro e delle frazioni. Anche le famiglie nobili fecero la loro parte: la famiglia Buzzaccarini sistem\u00f2 a proprie spese il vecchio ponte di Marendole mentre Elisabetta Duodo in Balbi-Valier lastric\u00f2 e delimit\u00f2 con marciapiedi e muri la strada del santuario delle Sette Chiese (1857), considerata evidentemente pi\u00f9 come via di accesso privata al Santuario e a Villa Duodo che come strada di pubblico interesse. Infine, a confermare il grado di sviluppo culturale della nostra cittadina, il Consiglio Comunale chiese all\u2019autorit\u00e0 asburgica di ottenere il titolo ufficiale di citt\u00e0; la risposta positiva arriv\u00f2 il 22 ottobre 1857. Monselice che aspirava al ruolo guida della Bassa padovana non poteva \u2013 suggerisce Roberto Valandro \u2013 essere priva di una banda cittadina.<\/p>\n<p><strong><em>1857: Istituzione della Banda e costituzione del Gabinetto di Lettura<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rinnovata societ\u00e0 borghese monselicense di quel tempo, costituita da proprietari terrieri, sacerdoti, commercianti e funzionari, sent\u00ec il bisogno di dotare la comunit\u00e0 di due istituzioni pubbliche in grado di qualificare l\u2019immagine culturale e ricreativa della citt\u00e0 favorendo, tra l\u2019altro, l\u2019avvicinamento alla musica delle giovani generazioni in un periodo in cui le occasioni di svago erano assai poche. Due nuclei specifici di cittadini appoggiarono nel 1857 la fondazione del Gabinetto di Lettura e l\u2019istituzione della Banda cittadina. I due sodalizi ebbero alterne fortune e si svilupparono grazie all\u2019appoggio, anche economico, dell\u2019amministrazione comunale. Seguiremo in questo saggio la storia della Banda, ma anche del Gabinetto di Lettura possediamo studi e ricerche che meriterebbero di essere pubblicati. Purtroppo la Banda non ha conservato il proprio archivio. Nella redazione del presente studio, abbiamo utilizzato solamente le poche carte che si sono conservate presso l\u2019archivio storico comunale e una dettagliata relazione di Celso Carturan (1885-1950) inserita nella sua poderosa Storia di Monselice, ora leggibile nel sito web della biblioteca. Le fonti disponibili ci consentono tuttavia di abbozzare a grandi linee la storia della Banda, anche se qualche lacuna \u00e8 rimasta. Nell\u2019esposizione seguiremo il tradizionale ordine cronologico dedicando un capitolo ad ogni presidente della Banda nel periodo 1857-1945 e precisamente:<\/p>\n<p>I Capitolo \u2013 Presidenza: Alvise Tortorini<strong>, <\/strong>Giovanni Moretti e Luigi Spasciani ( ? 1877 ?)<\/p>\n<p>II Capitolo &#8211; Presidente Francesco Vigan\u00f2 (1906 ? &#8211; 1908)<\/p>\n<p>III Capitolo &#8211; Presidente Giacomo Fezzi (1908 -1909)<\/p>\n<p>IV Capitolo \u2013 Presidente Raimondo Steiner (1912 -1916)<\/p>\n<p>V Capitolo \u2013 Presidente Raimondo Steiner (1919 &#8211; 1923): 2\u00b0 mandato<\/p>\n<p>VI Capitolo &#8211; Presidente Mario Ramor (1925 -1929)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Il Gabinetto di Lettura<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 doveroso, per chi scrive, dedicare almeno una scheda alla costituzione del Gabinetto di Lettura perch\u00e9, oltre agli obblighi morali, di fatto nasceva dagli stessi uomini che hanno dato vita alla Banda cittadina e, soprattutto, con le stesse motivazioni che vedremo riportate pi\u00f9 avanti anche nelle lettere ufficiali. Affermava il sacerdote Francesco Sartori \u2013 uno dei soci fondatori &#8211; nel suo romanzo intitolato <em>Fra&#8217; Gontarino, <\/em>pubblicato nel 1880: <strong>\u201c<\/strong><strong>Nel giugno del (milleottocento)cinquantasette \u2018aprivasi\u2019 per opera di benemeriti fondatori un Gabinetto per chi di utili e amene letture gode pascere l\u2019intelletto ed il cuore, e sorridere alle promesse dei ministri, alle chiacchiere dei deputati, e a tutte le belle cose che con tanta sicumera ci imbandiscono quotidianamente le gazzette d\u2019ogni colore\u201d.\u00a0\u00a0<\/strong><strong>\u00a0<\/strong>La prima istituzione bibliotecaria pubblica a Monselice venne \u2018formalmente\u2019 istituita, con tanto di statuto approvato dall\u2019autorit\u00e0 asburgica, il 18 marzo 1857 a opera e interesse principalmente della \u2018nuova\u2019 borghesia locale e del clero che anche nella nostra citt\u00e0 stavano animando la vita del paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era una iniziativa di tipo associativo, rivolta alle persone pi\u00f9 \u2018ragguardevoli\u2019 della citt\u00e0, che desideravano avere \u201cuna patria biblioteca\u201d, con la possibilit\u00e0 per i soci di accedere alla \u201clettura di libri e giornali\u201d. A frequentarlo era la Monselice bene, tra i soci aderenti troviamo i De Pieri, Antonio e Giovanbattista che avevano ricoperto il ruolo di sindaci durante l\u2019et\u00e0 napoleonica; i Santarello, anch\u2019essi ricchi possidenti locali, benefattori del nascente ospedale e sostenitori delle Opere Pie; Giovanni Pertile, sindaco della citt\u00e0 dal 1872 al 1888 e poi dal 1895 al 1898; l\u2019avvocato Bernardo Bertana; il possidente Giacomo Grizzi; il commerciante Francesco Olivetti, che diventer\u00e0 presidente dell\u2019ospedale; Felice Bertana, amico intimo dell\u2019arciprete De Piero. Troviamo inoltre Carlo Borso, a capo di una delle pi\u00f9 cospicue famiglie monselicensi, diventato poi presidente della Societ\u00e0 Operaia; Giuseppe Carleschi, appartenente ad una ricca famiglia di medici, fu segretario comunale, scrittore e verseggiatore forbito ed elegante; dott. Luigi Ghirotti, medico comunale; Andrea Cocchi, diligente raccoglitore di memorie storiche monselicensi e altri ancora. L&#8217;iniziativa borghese di costituire il Gabinetto di Lettura fu supportata e coordinata dal clero locale, ben radicato a Monselice e consapevole del proprio ruolo sociale, sollecitato dagli aspetti di vita religiosa e morale pi\u00f9 che dai problemi politici. Monsignor Evangelista De Piero (1820-1898), arciprete di Santa Giustina, fondatore e presidente del Gabinetto di Lettura, \u201cfu una delle pi\u00f9 belle e nobili figure di sacerdote che avessero potuto vantare le istituzioni e le iniziative locali\u201d, secondo il Celso Carturan. Assieme all\u2019arciprete di Santa Giustina diedero vita al Gabinetto di Lettura don Luigi Faccioli, sacerdote molto stimato che copr\u00ec anche qualche carica cittadina; don Francesco Sartori (+1898), letterato, insegnante e romanziere, e don Stefano Piombin (+1887), uomo di cultura e collezionista d\u2019arte. Questi ultimi furono due preti diversi dagli altri. Entrambi insegnanti al ginnasio monselicense, convinti sostenitori delle idee laiche e liberali, animati da un forte patriottismo storico, si dilettarono di teatro e di letteratura. Il Gabinetto di Lettura nacque e si svilupp\u00f2 in un periodo storico considerato senz\u2019altro tra i pi\u00f9 significativi per la formazione culturale e sociale del territorio monselicense. Fu sciolto nel 1939 dal podest\u00e0 Mazzarolli e creata al suo posto la Biblioteca comunale che ancora oggi continua la sua attivit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Da Banda militare a Banda cittadina<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante la stabilizzata dominazione austriaca (1814-1866) Monselice ospitava una grande caserma, nella quale erano alloggiati circa 2.000 soldati, con annessa Banda militare di buon livello che si esercitava in un palazzo di via San Martino, in prossimit\u00e0 della omonima chiesa. La Banda militare si esibiva nella piazza principale nelle sere di gioved\u00ec e di domenica e spesso si impegnava in veri e propri concerti con tanto di programma che veniva diffuso fra la cittadinanza. Con l\u2019annessione del Veneto al Regno d\u2019Italia, avvenuta nel 1866, gli uffici della Banda traslocarono nella cosiddetta Caserma del capitano delle cernite, che si trovava nell\u2019attuale via Roma, in un edificio che ospitava pure le guardie municipali. Il 1\u00b0 gennaio 1857 venne ufficialmente istituita a Monselice, scrive lo storico municipale Celso Carturan, una Banda cittadina sotto gli auspici di un sodalizio intitolato \u2018La Societ\u00e0 filarmonica\u2019 ; purtroppo mancano notizie su chi si applic\u00f2 per la sua istituzione. La nuova Societ\u00e0 era affidata ad alcuni soci sostenitori che a loro volta eleggevano un Consiglio di presidenza composto da 3 membri. Dalla documentazione posseduta possiamo supporre che la Banda fosse formata da suonatori militari e civili, residenti nel territorio monselicense, come vedremo in una nota del 9 maggio 1871. Nell\u2019aprile dello stesso anno fu eletto il \u2018primo\u2019 maestro del corpo bandistico, il boemo Luigi Barburech, gi\u00e0 maestro della Banda militare austriaca. Dopo qualche mese lasci\u00f2 la nostra citt\u00e0 per andare a dirigere a Verona la Banda militare dei Kaiserjager. Al Barbureck successe il maestro Galletti il quale \u2013 ad onor del vero &#8211; \u201caveva maggiore attitudine a dirigere piuttosto un corpo orchestrale\u201d. Il Galletti rimase a Monselice per poco tempo e dopo di lui assunse la direzione della Banda il monselicense Paolo Santato (1842-1924). Nel 1874 anche Santato abbandon\u00f2 Monselice per trasferirsi ad Arco nel Trentino dovendo seguire la Banda di quella citt\u00e0. Con la partenza del maestro la nostra Banda cittadina sub\u00ec una prima crisi e si sciolse. Diamo, a titolo di curiosit\u00e0 e di cronaca, il programma di un concerto del 1859 sotto la direzione del Barbureck.<\/p>\n<ul>\n<li>Marcia <em>Il fiore di maggio<\/em> di <strong>Barbureck<\/strong><\/li>\n<li>Finale dell\u2019Opera <em>Lucia di Lammermoor<\/em> di <strong>Donizetti<\/strong><\/li>\n<li>Quadriglia veneziana, di <strong>Hallmayer<\/strong><\/li>\n<li>Coro dall\u2019Opera <em>I Masnadieri<\/em> di <strong>Verdi<\/strong><\/li>\n<li>Polka, Mazurka di <strong>Barbureck<\/strong><\/li>\n<li>Marcia <em>Egina<\/em> di <strong>Barbureck<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p><strong><em>La divisa dei suonatori<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019uniforme della Banda, fino al 1866, consisteva in calzoni bianchi, giubba nera e berretto; poi si adott\u00f2 la divisa simile a quella della Guardia nazionale con spadino. Dal 1879 si utilizz\u00f2 come tessuto il panno nero con guarnizioni ed alamari blu, colbac con penna blu per i filarmonici e bianca per il maestro, busta in cuoio a tracolla col distintivo di un\u2019arpa in metallo bianco. La nuova divisa fu mantenuta, con qualche variante, fino allo scioglimento della Banda avvenuto nel 1910. Per i servizi meno importanti veniva adottato soltanto un berretto di panno nero, filettato in blu, con l&#8217;arpa in metallo bianco e di formato simile a quello usato in quei tempi dalla fanteria in bassa tenuta, volgarmente chiamato: <em>kep\u00ec <\/em> (copricapo militare di forma cilindrica o troncoconica, con la parte pi\u00f9 stretta in alto e dotato di visiera, diffusosi per la sua praticit\u00e0, rispetto ai berretti in uso precedentemente, fra i principali eserciti nell&#8217;ottocento e nel primo novecento. \u00c8 stato progressivamente soppiantato dal berretto piatto o rigido e dal basco). Il numero dei componenti del corpo bandistico, nei tempi di crisi, si aggirava sulla trentina e nei tempi di maggiore splendore raggiungeva spesso la sessantina. Coprirono la carica di presidente della filarmonica, durante il suo maggiore sviluppo, numerose personalit\u00e0 quali il sindaco Alvise Tortorini, Raimondo Steiner e Francesco Vigan\u00f2, come vedremo nelle pagine seguenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_8721\" aria-describedby=\"caption-attachment-8721\" style=\"width: 720px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-8721 size-full\" src=\"https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/677180888_10238698546954611_3025731277041077037_n.jpg\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"540\" srcset=\"https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/677180888_10238698546954611_3025731277041077037_n.jpg 720w, https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/677180888_10238698546954611_3025731277041077037_n-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/677180888_10238698546954611_3025731277041077037_n-678x509.jpg 678w, https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/677180888_10238698546954611_3025731277041077037_n-326x245.jpg 326w, https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/677180888_10238698546954611_3025731277041077037_n-80x60.jpg 80w\" sizes=\"auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-8721\" class=\"wp-caption-text\">Nell&#8217;Ottocento la banda aveva sede presso la navata destra di Santo Stefano. Sul muro una scritta la ricorda<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong><em>L\u2019orchestra cittadina<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Monselice ebbe da sempre anche un numeroso corpo orchestrale. Nei teatri era consuetudine, durante le rappresentazioni di prosa e negli intervalli, far suonare l&#8217;orchestra la quale talvolta sapeva dare veri e propri concerti \u201ctanto che si avverava il caso che il pubblico preferisse e gustasse di pi\u00f9 le battute dell&#8217;orchestra che non quelle di certi attori\u201d, commentava ironicamente il Carturan. Seguiva la nostra orchestra il maestro Galletti, chiamato dopo il 1866 a \u2018curare\u2019 anche la Banda cittadina e la scuola per gli strumenti ad arco. L&#8217;orchestra era per lo pi\u00f9 guidata dai maestri stessi della Banda, ma fu in molte occasioni diretta anche da qualcuno dei suonatori. Ricordiamo Antonio Lessana, organista del Duomo, \u201cdivoratore pi\u00f9 che un suonatore di musica al pianoforte, piccolo, deforme di figura ma ottima pasta di uomo e di professionista\u201d e il maestro Carlo Carlini, suonatore di violino e spesso dirigente d\u2019orchestra nei balli e durante le rappresentazioni teatrali in prosa. Dopo il maestro Carlini il corpo orchestrale ebbe direttori e maestri che si alternarono con il corpo bandistico. Per qualche tempo, fino a circa il 1885, guid\u00f2 l\u2019orchestra anche Carlo Carturan. Il periodo 1885-1900 fu il pi\u00f9 importante e proficuo per il corpo orchestrale. Fra i suonatori, ricordiamo il violinista Sartore Massimiliano dotato di notevole valore artistico. Trasferitosi verso la fine del secolo a Venezia, occup\u00f2 un posto di prima fila nelle orchestre dei maggiori teatri veneti. Ricordiamo pure un altro valente violinista, il maestro Grigolato; suo padre, oltre a suonare il contrabbasso nella nostra orchestra, ebbe la fortunata audacia di istruire il corpo bandistico ad Arqu\u00e0 Petrarca. Il corpo orchestrale, oltre che prestarsi durante le rappresentazioni teatrali, dava spesso ottimi concerti in teatro, nella sala \u2018Garibaldi\u2019 ed in altri luoghi, nonch\u00e9 in cerimonie religiose. Ogni anno era chiamato per due o tre volte alla settimana, e talvolta anche ogni sera, a dare concerto nello stabilimento termale di Battaglia durante la stagione estiva. Tuttavia anche l&#8217;orchestra and\u00f2 man mano declinando con il passare degli anni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em> L\u2019annessione al Regno d\u2019Italia 1866<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019indomani della terza guerra d\u2019Indipendenza (giugno-ottobre 1866) il Regno d\u2019Italia strapp\u00f2 all\u2019Austria il territorio del Veneto, che allora includeva Udine, il Friuli e la Provincia di Mantova. Un ponte improvvisato di molini galleggianti sull\u2019Adige, attraversato dagli squadroni dei lancieri di Vittorio Emanuele II, un\u00ec Monselice all\u2019Italia il 10 luglio 1866. Il primo \u2018segnale\u2019 dell\u2019insediamento del nuovo stato fu l\u2019arrivo a Monselice dei reali carabinieri. In fretta e furia, gi\u00e0 a partire dal 1\u00b0 agosto 1866, furono sistemati in un locale di Angelo Manprin in contrada San Giacomo. Il Comune provvide velocemente ad arredare un\u2019improvvisata caserma con mobilio di vario genere: tavoli per la cucina e letti per riposare, mentre i cavalli degli ufficiali furono sistemati in una scuderia poco lontano. Ma la burocrazia comunale era gi\u00e0 in subbuglio perch\u00e9 non era chiaro chi dovesse pagare il conto per l\u2019alloggio dei carabinieri. Se lo ricordava bene il sig. Angelo che non sapeva a chi rivolgersi. Con il supporto di un avvocato invi\u00f2 in Municipio decine di solleciti e relazioni. Ma in Comune rispondevano che non c\u2019era nessuna legge che lo precisasse; i carabinieri ripetevano che doveva essere il Sindaco ad occuparsene. Il Veneto era con l\u2019Italia, ma non era chiaro, almeno a Monselice, chi dovesse far fronte alle spese. Dopo due anni di chiarimenti con il governo centrale fu precisato che le incombenze economiche erano di competenza provinciale e allo sconsolato Manprin fu liquidato il conto. Nell\u2019estate del 1866 la comunit\u00e0 di Monselice assistette al nuovo mutamento istituzionale. Ai rappresentanti degli Asburgo si sostituirono gli Italiani, espressione concreta dell\u2019Unit\u00e0 nazionale appena raggiunta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel mese di ottobre 1866, attraverso un plebiscito popolare dall\u2019esito scontato, i monselicensi pi\u00f9 abbienti approvarono l\u2019annessione della loro terra al Regno d\u2019Italia. Un consenso \u2018totale\u2019 giustificato forse dal fatto che le famiglie aristocratiche, legate da rapporti di antica data alla nobilt\u00e0 veneziana, avevano accusato nel corso del periodo austriaco un processo di lenta decadenza. Lo spazio sociale lasciato scoperto dall\u2019aristocrazia venne cos\u00ec colmato dall\u2019ascesa di una \u2018nuova\u2019 classe borghese che comprendeva al suo interno un insieme di ricche famiglie interessate sia al possesso fondiario sia alle prime attivit\u00e0 industriali da poco avviate nella regione. Questa nuova \u2018borghesia\u2019 \u00e8 stata quella che di fatto ha dato vita al Gabinetto di lettura e alla Banda cittadina.<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Situazione politica a Monselice nella seconda meta dell\u2019ottocento<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019annessione alla fine del XIX secolo, e quindi in quasi trent\u2019anni, il Comune di Monselice ebbe solamente due sindaci: Giovanni Pertile e Alvise Tortorini, entrambi rappresentanti della borghesia terriera che, come abbiamo visto, aveva sostituito l\u2019aristocrazia veneziana nella guida della societ\u00e0. In quegli anni, grazie allo loro attivit\u00e0, presero avvio importanti opere pubbliche come ad esempio la sistemazione dell\u2019antico Palazzo Pretorio divenuto, a partire dal 1867, la sede del Gabinetto di Lettura e all\u2019interno del quale venne ricavata la sala delle assemblee, detta \u201cSala Garibaldi\u201d (utilizzata per le sedute del Consiglio Comunale e per ogni altro evento politico e culturale, come i cicli di conferenze e le riunioni delle assemblee dei filarmonici). Furono anni che videro inoltre l\u2019istituzione del corpo dei pompieri, la costruzione della pescheria e degli annessi bagni pubblici, l\u2019installazione di un impianto di illuminazione pubblica e l\u2019apertura al traffico della linea ferroviaria Padova-Rovigo (1866). Nel febbraio del 1867 la visita in paese del generale Giuseppe Garibaldi aveva suscitato grandi entusiasmi in grado di riorganizzare la Societ\u00e0 Operaia; promotori dell\u2019iniziativa furono Carlo Monticelli e Angelo Galeno, quest\u2019ultimo futuro leader del socialismo padovano e attivo sostenitore della nostra Banda.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>1\u00b0 CAPITOLO<\/strong><\/p>\n<p><strong>Presidenza: Alvise Tortorini, Giovanni Moretti e Luigi Spasciani<\/strong><strong> ( ? 1877 ? )<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La famiglia <strong>Tortorini<\/strong> \u00e8 stata una delle pi\u00f9 notevoli e influenti della citt\u00e0, come abbiamo visto nelle pagine precedenti. Il cav. Giovanni Antonio Tortorini (Podest\u00e0 dal 1864 al \u201866) possedeva una avviata spezieria ( poi farmacia) in via Roma, acquistata attorno alla met\u00e0 del 1700; la vendette nel 1795 a Giuseppe Pertile. Il Tortorini \u00e8 noto nella nostra citt\u00e0 per aver acquistato la magnifica villa che porta ancora il suo nome, diventata nel secondo dopo guerra sede comunale. Suo figlio Alvise 1847-1911 (Sindaco dal 1888 al \u201995 e nel biennio 1907-\u201808) \u00e8 stato un autorevole esponente del partito monarchico-liberale. Mor\u00ec senza figli a Padova nel 1911, lasciando erede la moglie contessa Margherita Cappello. Nel suo testamento lasci\u00f2 qualche bene anche al comune di Monselice, con l&#8217;obbligo di istituire l\u2019asilo infantile che porta ancora il nome dei Tortorini. Non sappiamo quando Alvise Tortorini entr\u00f2 nella presidenza della Banda, sicuramente nel 1877 ne faceva parte.<\/p>\n<p><strong><em>Il maestro Giuseppe Salviati<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 2 maggio 1868 il sindaco di Thiene chiese al sindaco di Monselice informazioni sul maestro Paolo Santato, probabilmente in vista di un incarico come maestro della Societ\u00e0 filarmonica di quella citt\u00e0. Il \u2018nostro\u2019 nella risposta elogi\u00f2 il Santato come \u201cperfetto conoscitore di strumenti musicali da fiato e da corda, abilissimo e paziente ad istruire un corpo di allievi per Banda ed orchestra, appassionato a ridurre e concertare pezzi musicali e fornito di non comune abilit\u00e0 come suonatore di organo, di contegno sociale veramente esemplare&#8230; un vero acquisto per la Societ\u00e0 filarmonica\u201d. Ma lo sperticato elogio non gli garant\u00ec un futuro nella cittadina vicentina, ma nella nostra, come vedremo tra un po\u2019. Nel frattempo la Banda era in difficolt\u00e0, tanto che il 9 maggio 1871 Giuseppe Malapipino, \u2018capo Banda di Monselice\u2019, invit\u00f2 la Giunta municipale a ritirare dai militari appartenenti al \u2018corpo dei musicanti\u2019 gli strumenti e la divisa. Ma da un controllo emerse che qualcuno dei musicisti aveva venduto pure lo strumento avuto in dotazione. Per evitare altri problemi, a costoro fu imposto di corrispondere a titolo di rimborso spese al Comune la somma di 2,60 lire. La presenza di militari nel corpo bandistico ci fa supporre che in questa prima fase la Banda fosse composta da suonatori \u2018civili\u2019 e militari, probabilmente quest\u2019ultimi erano gli appartenenti all\u2019esercito (asburgico o italiano) che dopo l\u2019Unit\u00e0 tornarono alle loro occupazioni. Altro i documenti non dicono.\u00a0 Nel 1877 la Banda si ricompose sotto la guida del concittadino Giuseppe Salviati \u201cconsiderato &#8211; precisa il Carturan &#8211; da tutti il maggior appassionato di musica di quel tempo e fu uno dei migliori esponenti della nostra Banda cittadina\u201d. Durante il suo incarico form\u00f2 nuovi elementi con i quali costitu\u00ec il nuovo corpo bandistico che inizi\u00f2 i suoi concerti ed esibizioni il 1\u00b0 gennaio 1878. Tra i molti impegni ebbe l&#8217;onore di accompagnare, nelle solenni funebri onoranze, la salma dell\u2019illustre colonnello napoleonico e patriota Giacomo Zanellato. In appoggio ai nobili sforzi e alla buona volont\u00e0 del corpo bandistico si ricostitu\u00ec anche la Societ\u00e0 filarmonica raccogliendo un buon numero di contribuzioni sociali ed assicurandosi dal Comune un annuo contributo di 2.000 lire. Le entrate permisero alla presidenza composta da Alvise Tortorini, dall\u2019ing. Giovanni Moretti e da Luigi Spasciani, di bandire un pubblico concorso per la nomina del maestro e direttore della Banda. Le cose si fecero davvero sul serio e per bene. Il concorso fu indetto per titoli e per esami. I concorrenti furono circa una quarantina. La commissione esaminatrice era composta dei maestri: Malipiero di Venezia, Manin e Cherubini direttori rispettivamente dell&#8217;orchestra e della Banda di Rovigo. Alla fine venne scelto il maestro Luigi Colonna da Murano, che assunse le sue funzioni nel 1879.<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>La svolta del 1879. L\u2019inserimento del Comune nel direttivo della Banda<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei primi mesi del 1879 una petizione fu \u201cpresentata da molti cittadini\u201d per sollecitare la ricostituzione della Banda cittadina &#8230; \u201cper utile e decoro del paese\u201d, precisarono nei documenti ufficiali. Il 29 maggio 1879 il Consiglio Comunale si riun\u00ec per esaminare la proposta di un nuovo statuto per la Banda nel quale furono elencati diritti e doveri del corpo dei musicisti, dei soci contribuenti e l\u2019inevitabile concorso economico del Comune.\u00a0 Ma quella bozza di statuto non piaceva a tutti. Durante la discussione nel parlamentino monselicense un consigliere \u2013 probabilmente Calchera &#8211; chiese una riduzione delle spese annuali preventivate per il funzionamento della Banda e soprattutto dichiar\u00f2 che, a suo parere, \u201cla pratica era immatura\u201d in quanto non era neppure indicata l\u2019entit\u00e0 del contributo comunale. Subito dopo altri consiglieri chiesero di avere la possibilit\u00e0 di nominare qualche loro rappresentante nel direttivo della Banda cittadina. Il presidente del Consiglio, preso in contropiede, condivise le critiche avanzate e fece votare la \u2018sospensiva\u2019 della proposta auspicando uno statuto \u2018pi\u00f9 positivo\u2019 nel quale fossero previste delle clausole che garantissero un controllo diretto del Consiglio Comunale sull\u2019operato della Societ\u00e0 bandistica. I filarmonici, consapevoli che senza il sussidio comunale la Societ\u00e0 non avrebbe avuto futuro, accettarono, loro malgrado, i \u2018desiderata\u2019 del Consiglio Comunale. In un baleno furono fatte le modifiche dall\u2019assemblea dei filarmonici e la nuova proposta statutaria ritorn\u00f2 in Consiglio il 15 luglio 1879 assieme al bilancio della Banda che riportava spese per 2.995 lire, mentre le entrate derivanti dai soci venivano quantificate solamente in 1.400 lire. Fatti i conti, mancavano per pareggiare 1.595 lire che dovevano essere messe a disposizione dal Comune. Nell\u2019esaminare il bilancio il consigliere Arrigoni precis\u00f2 subito che anche le nuove proposte non erano accettabili e pretese che \u2018l\u2019ingerenza\u2019 del Comune sulla gestione della Banda fosse pi\u00f9 estesa o per lo meno che il sindaco potesse far parte della presidenza. Il consigliere avv. Moroni condivise le proposte del conte Oddo e fece approvare un secondo rinvio della proposta, affinch\u00e9 \u201cla Giunta potesse accordarsi con la Banda\u201d. Il 21 luglio 1879 il Consiglio Comunale ritorn\u00f2 per la terza volta sull\u2019argomento per esaminare gli accordi intercorsi, nel frattempo, fra la Giunta e la presidenza della Societ\u00e0. Le modifiche apportate allo statuto prevedevano che il sindaco e un consigliere potessero di diritto entrare nel direttivo della filarmonica. Inoltre si obbligava la Banda ad eseguire almeno due concerti pubblici al mese e, soprattutto, veniva precisato che il \u201ccorpo di musica doveva intervenire al completo ad ogni chiamata del Sindaco in cerimonie civili senza discutere sulla causa dell\u2019invito\u201d. Alla fine della discussione il Consiglio approv\u00f2 un finanziamento di 1.200 lire per il primo anno di vita, con l\u2019incarico al sindaco di confermare o annullare tale contributo per l\u2019anno successivo. Messa ai voti, la proposta venne approvata con 10 voti favorevoli e 2 contrari. In applicazione delle nuove norme entrarono a far parte della presidenza della Banda il Sindaco e il consigliere Arrigoni degli Oddi. Purtroppo per\u00f2 il presidente del Consiglio Comunale si affrett\u00f2 a precisare che con l\u2019entrata in vigore del nuovo statuto terminava anche la consuetudine di erogare 30 lire alla Banda per ogni esibizione pubblica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Il maestro Luigi Colonna (1879-1886)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Colonna era un ottimo suonatore di flauto e per strane coincidenze realizz\u00f2 pure una serie di concerti nel Caucaso, dove ottenne un gran successo tanto da essere nominato maestro di flauto in quel conservatorio. Dotato di notevole attitudine ed intelligenza nel campo musicale, scrisse, fra l&#8217;altro, un\u2019 applaudita sinfonia ed una decantata rapsodia. Compose inoltre alcuni brani di due opere, \u2018Nazarello\u2019 e \u2018Maria de Ricci\u2019e diresse pure l\u2019opera buffa \u2018Don Checco\u2019 nel nostro teatro sociale. Durante la direzione del Colonna, la Banda attravers\u00f2 uno dei periodi pi\u00f9 salienti e pi\u00f9 fervidi della sua attivit\u00e0. Dai giornali del 1883 troviamo un sicuro riferimento alla Banda cittadina. &#8220;<strong>Alle 3 pomeridiane (dopo il banchetto) tutti attorno alla bandiera preceduti dalla Banda cittadina, salivano alla storica Rocca, luogo ameno e pittoresco per trattenervisi giocondamente insieme alle loro famiglie, in ogni specie di lieti passatempi&#8230; La spianata dove si era posta la Banda, la salita che conduce alla vetta e nei pressi del torrione, erano gremiti di gente allegra, venuta lass\u00f9 con buona intenzione di divertirsi. Sull&#8217;imbrunire i soci, preceduti sempre dalla bandiera e dalla musica, cui s&#8217;era aggiunta la fanfara della societ\u00e0 di ginnastica di Pernumia, scendendo dalla Rocca, percorrevano alcune vie principali del paese fra gli evviva e le acclamazioni dei cittadini, che facevano ala al loro passaggio<\/strong><em>..&#8221;.\u00a0\u00a0 <\/em>Tra le iniziative di quel tempo segnaliamo il famoso \u2018Concertone\u2019 tenuto nella maggiore piazza di Este nel 1883 cui parteciparono &#8211; con 60 suonatori ciascuna &#8211; le bande riunite di Este e di Monselice. Le prove si eseguirono nella villa di Ca\u2019 Barbaro, a met\u00e0 strada tra le due citt\u00e0. Diressero il concerto, alternandosi per ogni partitura, i maestri Corradi di Este e Colonna di Monselice. Il successo fu enorme. Nel 1895 la Banda cittadina contava circa trenta suonatori effettivi e sette allievi. Ma il Colonna, di carattere alquanto bizzarro e di condotta non troppo regolare, dovette essere licenziato nel maggio 1886. Egli torn\u00f2 a dirigere la Banda della sua Murano. Riportiamo il programma di un suo concerto.<\/p>\n<p>Marcia, <em>Pina ; <\/em>Duetto finale <em>Lucia<\/em> di <strong>Donizetti ; <\/strong>Mazurka <em>Emma<\/em> di <strong>Colonna <\/strong>Terzetto <em>Ernani<\/em> di <strong>Verdi ; <\/strong>Waltz, <em>Pensieri amorosi<\/em> di <strong>Colonna; <\/strong>Polka, <em>Violetta<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Congresso bandistico regionale a Castelfranco Veneto 1890<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 6 e il 7 settembre 1890 si tenne a Castelfranco Veneto il V congresso bandistico regionale. Interessante per la nostra storia fu un lungo intervento del sig. dell\u2019Errera \u2013 Presidente della Societ\u00e0 filarmonica di Mirano \u2013 il quale faceva rilevare il miglioramento complessivo delle bande musicali venete nel periodo compreso tra il 1866 e il 1890, \u201cun salutare risveglio generale che esaltava la funzione sociale ed educativa dei complessi musicali e delle scuole di musica che tolgono al vizio i giovanetti per crescerli in un ambiente sereno\u201d. Concludeva la sua relazione con la proposta di creare una federazione fra le Societ\u00e0 Filarmoniche della Regione per promuovere e valorizzare l\u2019attivit\u00e0 dei gruppi musicali. Negli atti del congresso venivano citate le bande esistenti nel Veneto, con dati e statistiche per ognuna. Tra quelle padovane vengono riportate quelle di Abano, Este, Monselice, San Martino di Lupari e Camposampiero.<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Il maestro Santato (1886-1910)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 1\u00b0 maggio 1886 assunse nuovamente la direzione della Banda il concittadino maestro Paolo Santato che, per ritornare alla sua Monselice, abbandon\u00f2 improvvisamente la Banda della citt\u00e0 di Arco (TN) che per tanti anni aveva diretto. Il Santato rimase in carica fino allo scioglimento del sodalizio avvenuto nel 1910, per dissidi interni e politici. Secondo il Carturan lo sviluppo delle teorie socialiste e il radicarsi tra la popolazione dell\u2019odio contro i preti influenzarono anche i filarmonici monselicensi i quali iniziarono a disertare i servizi musicali nelle chiese. Per tale motivo i soci sostenitori, di tendenza cattolica, abbandonarono in massa il sodalizio. Dal 1897 al 1900 \u2013 ricorda ancora il Carturan \u2013 \u201cfurono organizzate a beneficio della filarmonica, riuscitissime feste da ballo nel Teatro sociale, pesche e lotterie ricche di splendidi regali, festival grandiosi come quello tenuto in piazza Ossicella ove, chiusi gli sbocchi, accorse a pagamento moltissima folla per assistere a concerti, balli, pesche ed altri ben trovati divertimenti\u201d.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Elezione del sindaco Alberto Balbi Valier (1900-1905)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 29 luglio 1900 la notizia dell\u2019assassinio del Re Umberto rattrist\u00f2 anche i monselicensi che decisero di onorarne la memoria deliberando uno speciale sussidio all\u2019Asilo Infantile e facendo celebrare una solenne funzione religiosa in Duomo (ora Pieve di Santa Giustina) con l\u2019accompagnamento della Banda. Le elezioni comunali del 29 luglio 1900 videro la vittoria dell\u2019alleanza tra cattolici e liberali che favor\u00ec l\u2019elezione alla carica di sindaco del conte Alberto Balbi Valier. Tra le realizzazioni di quel periodo segnaliamo l\u2019installazione a Monselice della prima cabina telefonica e l\u2019edificazione della scuola elementare di Marendole. Nell\u2019estate 1905 l\u2019amministrazione Balbi rassegn\u00f2 le dimissioni. Due mesi dopo fu eletto alla carica di sindaco il conte Arrigoni che mor\u00ec l\u2019anno successivo all\u2019et\u00e0 di 75 anni. Fissate per il mese di luglio 1907, le elezioni videro sfidarsi la lista radicale capitaniata dall\u2019avv. Zorzati e quella socialista del battagliero Angelo Galeno, quest\u2019ultimo attivo nel direttivo della Banda. Alla fine prevalse la lista dell\u2019alleanza cattolico-moderata che elesse sindaco per la seconda volta Alvise Tortorini, il quale rimase in carica per un solo anno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Elezione del Sindaco Alvise Tortorini (1907-1908)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 13 dicembre 1907 il Tortorini \u2013 ricordando sicuramente i suoi trascorsi nella Banda \u2013 fece approvare dal Consiglio Comunale un nuovo statuto (pubblicato in appendice) che dava alla Societ\u00e0 filarmonica il titolo di \u2018Istituto filarmonico di Monselice\u2019 con il compito di \u2018operare\u2019 per 5 anni durante i quali il Comune si impegnava a versare un sussidio annuo di 2.000 lire. Nel testo della delibera si indicava la volont\u00e0<em> \u201c<\/em>di rialzare le sorti purtroppo malandate dell\u2019istituzione civica che gi\u00e0 in passato ebbe uno sviluppo fiorente e per la quale il Comune sostenne un non lieve sacrificio\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>II CAPITOLO : <\/strong><strong>Presidente Francesco Vigan\u00f2 (1906 ? &#8211; 1908)<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Vigan\u00f2 era nato a Venezia nel 1847 e mor\u00ec ad Abano nel 1922. Il Carturan ci informa che arriv\u00f2 da Venezia attorno al 1885, era \u201cdi mediocre ingegno e di molta ambizione. Riusc\u00ec, fra le molte cariche ricoperte, a raggiungere il desideratissimo posto di sindaco della nostra citt\u00e0. Per tanti anni attese inutilmente la croce di cavaliere; non ebbe figli e la famiglia si estinse\u201d.<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><strong><em>Sui compensi ai filarmonici per le prove del 1906<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sappiamo quando l\u2019avvocato Francesco Vigan\u00f2 divent\u00f2 presidente della Banda, ma tra le carte abbiamo trovato una sua nota con la quale quantificava i compensi elargiti ai suonatori nel 1906. Questo ci fa supporre che Francesco Vigan\u00f2 in quell\u2019anno fosse gi\u00e0 presidente della Banda. La preziosa carta ci fa conoscere anche i nominativi e il modesto importo conferito ai nostri suonatori che \u2013 come nostra consuetudine &#8211; riportiamo: Natale Margine (vice maestro) 10,45 lire; Antonio Girotto 4,20 lire; Lorenzo Girotto 4,20 lire; Antonio Marcolongo 12,50; Antonio Greggio 2,60; Ernesto Valeri 6,28; Luigi Moscatello 1,95; Giovanni Dall\u2019Angelo 7,60; Enrico Bagattin 4,20; Giuseppe Valerio 3,50; Ottavio Tosello 5,80; Vittorio Gusella 3,45; Luigi Bellato 6,40; Giuseppe Sartori 2,60; Giuseppe Dutto 2,40.<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Sulla mancata erogazione di un contributo di 2.000 lire<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 9 febbraio 1908 la presidenza della Societ\u00e0 filarmonica si riun\u00ec in casa del presidente avv. Francesco Vigan\u00f2; parteciparono l\u2019avv. Angelo Galeno, Giacomo Fezzi e Giuseppe Scarparo in qualit\u00e0 di componenti del direttivo. Nel verbale si precisava che si era dimesso Celso Carturan perch\u00e9 \u201capparteneva anche al consiglio di amministrazione della Cassa di risparmio di Monselice avente rapporti di interesse con la Societ\u00e0\u201d. Il presidente Vigan\u00f2 comunic\u00f2 che il Consiglio Comunale nel 1907 aveva votato un sussidio di 2.000 lire per la Banda relativo agli anni 1906-\u201807, ma \u2013 commentava malinconicamente \u2013 \u201ctale contributo non \u00e8 ancora stato erogato\u201d. La Giunta del sindaco Tortorini, sentita sull\u2019argomento, si giustific\u00f2 affermando che aspettava \u201cla modifica dello statuto della Societ\u00e0 nel senso che auspicava nel direttivo della Banda una pi\u00f9 larga rappresentanza del Comune\u201d. Fatta la proposta nell\u2019ottobre 1907, il Consiglio Comunale approv\u00f2 subito il nuovo statuto, ma non fu di parola e non erog\u00f2 il contributo previsto. Con quella somma ci sarebbe stato da pagare \u2013 precisava il direttivo della Banda al Sindaco \u2013 \u201cil maestro di musica Paolo Santato, le spese per l\u2019affitto del locale ad uso scuola da corrispondere alla sig.ra Carturan, la quale ha gi\u00e0 citato in giudizio la Banda per il mancato pagamento aggravando le spese per questo sodalizio, e anche altri fornitori che gi\u00e0 minacciano di seguire l\u2019esempio della sig.ra Carturan\u201d. La mancata erogazione del contributo fece sorgere un conflitto tra il Sindaco e la presidenza della Societ\u00e0, sicuramente innescato da divergenze politiche. La \u2018lite\u2019 tra il Sindaco e Banda ha alimentato un voluminoso carteggio che si \u00e8 conservato presso l\u2019archivio comunale. Il Sindaco, ad un certo punto, si giustific\u00f2 affermando che nel 1907 la Banda non aveva eseguito nessun concerto, per cui era venuta a mancare alla cittadinanza \u201cla prestazione effettiva di quel servizio di educazione, di decoro e di utilit\u00e0\u201d per la quale era stata impegnata la somma di 2.000 lire. Naturalmente quelli della Banda smentirono subito.<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Pignoramento dei beni della Societ\u00e0 filarmonica<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le lungaggini nell\u2019erogazione del contributo, come detto, irritarono la signora Matilde Carturan, vedova Paparelle di Pernumia, la quale aveva dato in affitto dei locali di sua propriet\u00e0 in via San Martino alla Societ\u00e0 filarmonica gi\u00e0 dal 1\u00b0 gennaio 1906. La vedova pattu\u00ec un compenso annuo di 200 lire. La Societ\u00e0, per la mancata erogazione del contributo, non aveva ancora liquidato alla vedova il dovuto. Messo alle strette, l\u2019avvocato Francesco Vigan\u00f2, presidente della Societ\u00e0, liquid\u00f2 con due anni di ritardo le spese d\u2019affitto. La sig.ra Matilde pretese, subito dopo, anche la risoluzione del contratto, lo sgombero dei locali e le spese legali che quantific\u00f2 in 151 lire. La questione fin\u00ec in tribunale, il giudice alla fine intim\u00f2 all&#8217;avvocato Vigan\u00f2 di pagare all\u2019energica signora la somma richiesta. Purtroppo il debito non fu onorato neppure questa volta e il giudice sentenzi\u00f2 il pignoramento presso il Comune della somma impegnata per la Societ\u00e0 filarmonica, degli strumenti musicali e del mobilio di propriet\u00e0 della Banda, fino al raggiungimento delle contese 151 lire. Non sappiamo come la questione sia stata risolta, ma era chiaro che c\u2019erano contrasti politici tra il sindaco Tortorini e il presidente della Societ\u00e0 Vigan\u00f2. La <em>querelle<\/em> termin\u00f2 nel maggio 1908 con l\u2019erogazione del conteso contributo, ma nell\u2019aria c\u2019erano il cambio della presidenza della Banda e le elezioni amministrative che premiarono il combattivo Vigan\u00f2.<\/p>\n<p><strong>III CAPITOLO : <\/strong><strong>Presidente Giacomo Fezzi (1908 -1909)<\/strong><\/p>\n<p>Giacomo Fezzi nacque a Monselice il 1859, la sua famiglia proveniva dal Trentino ed aveva una \u2018discreta possidenza\u2019. Il Carturan nelle sue memorie precisa \u201cche fu per molto tempo consigliere ed assessore comunale, nonch\u00e9 amministratore dell\u2019Ospedale e della Casa di Riposo. Di ingegno discreto e versatile, gli piaceva dedicarsi alle opere edilizie e fu appassionato cultore del disegno; fu lui a disegnare i quadri dell&#8217;antico Castello di Monselice\u201d. Mor\u00ec nella nostra citt\u00e0 nel 1932.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>La nuova filarmonica<\/em><\/strong><\/p>\n<p>In una nota del 23 novembre 1908, 21 firmatari dichiararono di aver costituito, durante l\u2019estate, un nuovo sodalizio bandistico, impegnandosi per un quinquennio all\u2019osservanza delle norme sancite dallo statuto della Societ\u00e0 filarmonica. I nuovi soci si impegnarono a versare ogni anno la somma di 12 lire: una lire al mese (l\u2019equivalente di un chilo di carne o di 100 uova). Era stato nominato presidente Giacomo Fezzi. Tra i primi firmatari della nuova Societ\u00e0 filarmonica troviamo Sante Scarso (a nome dell\u2019associazione \u2018I Figli del Lavoro\u2019), Giuseppe Tosello, Celso Carturan, Angelo Simone, Giacomo Fezzi, Giuseppe Ferrari, Francesco Vigan\u00f2, Angelo Galeno, Domenico Scandola, Luigi De Marci, avv. Gilberto Steiner, avv. Piovene, Francesco Olivetti, marchese Pietro Buzzaccarini, Carlo Mori, Alvise Tortorini, dott. Luigi Cerchiari, Societ\u00e0 Operaia di Monselice, Giuseppe Busatto, Societ\u00e0 ciclistica, Vittorio Marbeni, Antonio Peretti, Federico Sacco, conte Leopoldo Corinaldi e altri. La pratica doveva passare per il Consiglio Comunale per ottenere i contributi pubblici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Elezione del Sindaco <\/em><\/strong><strong><em> Francesco Vigan\u00f2 (1909-1912)<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Nel febbraio 1909 si svolsero le elezioni comunali. Gli elettori premiarono il blocco cattolico moderato che elesse sindaco l\u2019avv. Francesco Vigan\u00f2, il presidente della Banda uscente. Evidentemente la carica di presidente della Banda portava bene a quanti avevano ambizioni politiche. Una delibera del 14 aprile 1909 &#8211; nella quale figura come nuovo sindaco l\u2019avv. Vigan\u00f2 &#8211; riporta la richiesta dei filarmonici Giuseppe Bernardini, Vittorio Boato, Natale Margini, Luigi Mardellato e Enrico Valeri di poter usufruire degli strumenti del \u201cdisciolto corpo bandistico perch\u00e9 richiamati a prestare servizio in una festa popolare\u201d. Nella lettera i firmatari precisarono che l\u2019accoglimento della richiesta poteva essere \u201cdi buon augurio per dar vita alla filarmonica della quale la SV fu benemerito presidente\u201d. Vista l\u2019esplicita richiesta dei suoi \u2018musicisti\u2019, il Vigan\u00f2 accolse ben volentieri la supplica e concesse per 15 giorni l\u2019uso degli strumenti della Banda.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Ricostituzione della Societ\u00e0 filarmonica e relativi provvedimenti del 1909<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Nella primavera 1909 si susseguirono le riunioni per ufficializzare la ricostruzione della Societ\u00e0 filarmonica. Vennero distribuiti i moduli d\u2019iscrizione a 216 famiglie che detenevano le azioni della precedente Societ\u00e0, nella speranza di ottenere ancora una volta il loro appoggio.<\/p>\n<p>Il Consiglio Comunale fu convocato il 20 luglio 1909 per esaminare la proposta di ricostituzione della filarmonica monselicense, che doveva funzionare dal 1\u00b0 luglio 1909 al 31 dicembre 1913. Presiedeva l\u2019assemblea comunale il sindaco Francesco Vigan\u00f2; tra i consiglieri comunali troviamo il conte Carlo Arrigoni degli Oddi, Archimede Brandelli, Angelo Caramore, Giacomo Fezzi, il prof. Angelo Galeno e i potenti fratelli Trieste.<\/p>\n<p>In apertura di seduta il Presidente lesse il verbale dell\u2019assemblea degli azionisti della Societ\u00e0 filarmonica in data 3 luglio, nel quale si dichiarava ricostituita la Societ\u00e0 \u201cdopodich\u00e9, compiacendosi dell\u2019avvenuta ricostituzione e ricordandone le fasi, fece risaltare come per aver modo di funzionare si rendesse necessario che il Comune mettesse a disposizione della Banda i fondi disponibili accantonati negli anni 1908-1909\u201d. Il Consiglio Comunale approv\u00f2 la richiesta e autorizz\u00f2 la Giunta a devolvere a favore della Societ\u00e0 filarmonica la somma di 2.000 lire e inoltre autorizz\u00f2 lo stanziamento di 1.970 lire, gi\u00e0 previsti nel bilancio 1908. Nello stesso provvedimento il Consiglio obblig\u00f2 la ricostituita Societ\u00e0 a \u201cformare un corpo di Banda ben istruito e ben disciplinato disposto a presenziare con generale soddisfazione non solo nelle feste nazionali e cittadine ma anche quelle religiose, senza eccezioni, con l\u2019obbligo di inserire questa raccomandazione nello statuto sociale\u201d. Durante la discussione intervenne l\u2019avvocato Galeno il quale raccomand\u00f2 alla Giunta di richiedere la restituzione dello stipendio pagato al maestro nonostante lo scioglimento della Societ\u00e0. Consigli\u00f2 poi di acquistare per la nuovi strumenti e soprattutto precis\u00f2 con forza che \u201cla Banda quando \u00e8 pagata debba intervenire a qualsiasi festa locale senza distinzione di partiti\u201d. Il Consiglio accolse la proposta del consigliere Galeno e deliber\u00f2 di destinare la somma di 2.000 lire o quella maggiore che fosse necessaria per acquistare nuovi strumenti musicali.<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Fallimento della nuova Filarmonica<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il 3 settembre 1909 con una nota inviata alla Giunta, il presidente della Societ\u00e0 Giacomo Fezzi e il consigliere Sante Scarso rassegnarono le loro dimissioni, asserendo che \u201cper i propri interessi non potrebbero operare con zelo al buon andamento della Societ\u00e0\u201d. Purtroppo, dai documenti consultati, non siamo in grado di dare un senso alla loro scelta.<\/p>\n<p>Il 14 settembre 1909 fu convocato il Consiglio Comunale. In apertura di seduta il presidente comunic\u00f2 che erano dimissionari: Giacomo Fezzi (presidente) e Sante Scarso ai quali si era aggiunto il prof. Silvio Travaglia. Il Consiglio procedette, per evitare la paralisi della Filarmonica, alla nomina di Enrico Sabe a nuovo presidente provvisorio, mentre Giuseppe Scarparo e Odoardo Zanovello furono i nuovi componenti del direttivo. Come detto, e malgrado tutti gli sforzi dei dirigenti, i dissidi interni ebbero il soppravvento, tanto che nel 1910 la Banda fu sciolta.<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>La guerra con la Libia e la Turchia<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Nel novembre del 1911 l\u2019Italia dichiar\u00f2 guerra alla Turchia e mosse alla conquista della Libia. Il patrio Consiglio il 28 novembre di quell\u2019anno si \u201cfece interprete presso sua Maest\u00e0 il Re e il generale Caneva comandante delle nostre truppe, dei sentimenti augurali e di orgoglio della cittadinanza\u201d, mentre la minoranza consigliare, costituita da socialisti, critic\u00f2 l\u2019intervento militare.<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>IV CAPITOLO<\/strong><\/p>\n<p><strong>Presidente Raimondo Steiner (1912 -1916)<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>I fratelli Steiner (Raimondo e Gilberto) appartenevano a una delle pi\u00f9 autorevoli famiglie della citt\u00e0. Raimondo era nato a Galzignano nel 1874, nel 1909 acquist\u00f2 dal Ghirotti l\u2019avviata farmacia situata in piazza Vittorio Emanuele II, nel 1930 si trasfer\u00ec a Padova. Possedevano, tra l\u2019altro, il famoso palazzo Steiner (o degli uffici), acquistato dal comune nel 1941 abbattuto da una bomba durante la seconda guerra mondiale, nel mese di marzo 1945. Il fratello Gilberto \u00e8 stato tra i principali referenti politici locali del periodo fascista. Spesso le riunioni della Societ\u00e0 filarmonica si tenevano nella loro farmacia.<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>La ricostituzione della Banda e la grande guerra (1912-1916)<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il 31 luglio 1912 il comitato provvisorio pro-banda, composto da Raimondo Steiner, Giuseppe Bernardini, Federico Seno e Angelo Simone inform\u00f2 il sindaco che si era svolta una riunione dei filarmonici alla quale parteciparono circa 30 persone con lo scopo di ricostituire l\u2019istituzione bandistica. Durante la serata fu nominato maestro di musica Tommaso Fattorini, noto per la sua \u2018valentia\u2019 avendo costituito vari corpi filarmonici nei comuni limitrofi dando prova di meritevole soddisfazione da parte del pubblico. Senza mezzi termini il nuovo nucleo di volenterosi chiese alla Giunta gli strumenti e quanto necessario per esibirsi nella piazza comunale e la disponibilit\u00e0 di un locale presso le scuole elementari maschili dove effettuare le prove.<\/p>\n<p>Il 16 settembre 1912 il presidente Steiner scrisse nuovamente al Sindaco ribadendo che il tentativo di \u201cfar sorgere in Monselice la Banda cittadina aveva dato risultati cos\u00ec lusinghieri che il non assecondarli sarebbe colpevole incuria\u201d. In due mesi erano state raccolte (sottoscritte) ben 164 azioni mensili (ogni sostenitore doveva versare un piccolo contributo mensile per il funzionamento della Banda) e ci\u00f2 \u2013 continuava Steiner &#8211; \u201csta ad attestare come Monselice senta il bisogno di scuotersi da un troppo lungo indecoroso letargo e come sia desiderio condiviso che la Banda cittadina non solo risorga ma si irrobustisca e prosperi\u201d.<\/p>\n<p>Il 20 settembre il nuovo comitato inform\u00f2 il sindaco che la Banda ricostituita iniziava subito le pubbliche comparse, con la precisazione che i concerti sarebbero terminati solamente nella stagione autunnale. Nella stessa nota Steiner sollecit\u00f2 il \u2018consueto\u2019 sussidio di 2.500 lire, precisando che sarebbero state utilizzate per la ricostituzione del corpo filarmonico \u201cche gi\u00e0 da un mese si stava attivamente preparando nella certezza che la bella iniziativa, come ha incontrato l\u2019appoggio del paese, avr\u00e0 indubbiamente anche quello dell\u2019amministrazione comunale\u201d. Qualche giorno pi\u00f9 tardi una nuova missiva informava il sindaco che il comitato aveva deliberato l\u2019acquisto di due partiture per Banda \u201cPasso di Corsa\u201d e \u201cMarcia di guerra\u201d del maestro Arturo Zardini.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Caduta dell\u2019amministrazione Vigan\u00f2<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante i buoni propositi la Giunta Vigan\u00f2, per contrasti interni, fu costretta a rassegnare le dimissioni nel novembre 1912. La prima assemblea della Societ\u00e0 filarmonica presieduta da Raimondo Steiner si svolse nella sala Garibaldi l\u20198 febbraio 1913. Durante la discussione fu approvata la sottoscrizione di un appello alla cittadinanza per ridare al paese una istituzione che \u201cpi\u00f9 per incuria di persone che per forza di cose\u201d era cessata. Nei giorni successivi il comitato rivolse un caloroso appello alla cittadinanza per rendere possibile la ricostituzione del corpo filarmonico. L\u201911 aprile 1913 venne eletto il nuovo consiglio direttivo della Banda confermando nella carica Raimondo Steiner, il quale chiese subito al Comune un contributo di 2.500 lire e la restituzione degli strumenti e del mobilio che la cessata presidenza aveva lasciato in deposito al Comune con la precisazione che voleva iniziare i concerti gi\u00e0 dal mese di giugno. Ma la restituzione non fu completa e il presidente inform\u00f2 il sindaco che giacevano presso la Societ\u00e0 orchestrale \u2018Giuseppe Verdi\u2019 un contrabbasso e un flauto; presso la Congregazione di Carit\u00e0 una poltrona, tre panche, uno scrittoio e un tavolo; nella sede dell\u2019associazione \u2018Volontari ciclisti\u2019 un armadio grande di abete. Ma ogni appello risult\u00f2 vano e alla fine le associazioni risposero che i beni erano stati incamerati nelle loro sedi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Nomina a sindaco del conte Taino Bonacossi (1913-1919)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da maggio 1913 a dicembre 1919 ricopr\u00ec la carica di sindaco il conte, poi marchese, Taino Bonacossi al quale tocc\u00f2 il non lieve compito di reggere il governo cittadino durante la grande guerra. Nel frattempo dal 1\u00b0 giugno 1913 la sede della Societ\u00e0 filarmonica venne trasferita in via Garibaldi al civico n. 10, \u201cpresso un locale che meglio rispondeva sia per l\u2019ampiezza che per il decoro ai molteplici bisogni dell\u2019istituzione\u201d. Dirigeva la Banda il maestro Fattorini che mantenne il suo posto per circa un anno e mezzo. Il corpo filarmonico fu ricomposto con i vecchi elementi, preparando adeguatamente nuove \u2018reclute\u2019. Al Fattorini successe il maestro Merlin di Vescovana, il quale rimase al suo posto per circa 5 anni. Nei primi di giugno iniziarono i concerti e ancora una volta il presidente segnal\u00f2 al sindaco che durante le esibizioni della Banda musicale la consueta folla di ragazzini schiamazzava e disturbava i filarmonici, sollecitando la presenza dei vigili almeno fino al termine dei concerti. Il 12 maggio 1914 ben 394 cittadini sottoscrissero una richiesta al Sindaco affinch\u00e9 fosse prontamente deliberato un contributo di 2.000 lire a favore della Banda cittadina. Tra i firmatari troviamo i pi\u00f9 autorevoli rappresentanti della Citt\u00e0, primo fra tutti, Raimondo Steiner, il commerciante Federico Sacco, il prof. Luigi Ghiraldini, il dolciario Carlo Dal Din, l\u2019industriale Luigi Dainese e inoltre Luigi Branchini, Maria Pesavento, Rita Nicoli, Pietro Regazzoni e il consigliere comunale Vittorio Ghiraldini.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Dalla cronaca cittadina del 1914 e gli impegni della Banda<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante la guerra si consumasse oltre il confine, la vita a Monselice si svolgeva nei soliti binari. Il 1\u00b0 novembre si tenne la tradizionale \u2018tombola dei Santi\u2019 in piazza Vittorio Emanuele II, ora Mazzini. Il celebre gioco era organizzato dalla Societ\u00e0 Operaia di Monselice che alla fine incamerava il ricavato devolvendolo al proprio fondo pensione. Il Comune sosteneva materialmente la manifestazione e provvedeva ad illuminare la piazza. Monsignor Prevedello invit\u00f2 il sindaco Bonacossi e la Giunta comunale composta da Carlo Altieri, Pietro Buzzaccarini, Luigi Fagiuoli, Giuseppe Coletti, Luigi Bacchini alla solenne messa e al <em>Te Deum<\/em> che si svolsero presso l\u2019abbazia (oggi Pieve di Santa Giustina) l\u201911 novembre 1914 per ricordare l\u2019anniversario della nascita del Re Vittorio Emanuele III. La solenne celebrazione religiosa termin\u00f2 con l\u2019esibizione della Banda cittadina.\u00a0 Approfittiamo della circostanza per elencare gli impegni pubblici e religiosi tradizionali della Banda che, ad esempio, durante il capodanno doveva di buon mattino percorrere le vie cittadine al suono di allegre marce e nel giorno del <em>Corpus Domini<\/em> doveva accompagnare la processione religiosa con inni \u2018adatti\u2019. Pi\u00f9 gravosi gli impegni \u2018civili\u2019 della Banda che si esibiva in piazza per \u2018allietare\u2019 le ricorrenze anagrafiche dei sovrani. In particolare, l\u20198 gennaio festeggiava la nascita della regina Elena; il 9 gennaio la morte di Vittorio Emanuele II; il 14 marzo la nascita di Umberto I; il 19 marzo l\u2019onomastico di Pio X e di Garibaldi; la 1\u00b0 domenica di giugno lo Statuto Albertino; il 2 giugno la morte di Garibaldi e la nascita di Pio X; il 20 luglio l\u2019onomastico della regina madre; il 29 luglio la morte di Umberto I; il 18 agosto l\u2019onomastico della regina Elena; il 15 settembre la nascita del principe ereditario; il 20 settembre era giorno di festa nazionale (Presa di Roma); il 24 ottobre lo sposalizio del Re d\u2019Italia; l\u20191-2 novembre la nostra fiera di tutti i Santi; l\u201911 novembre \u2013 come detto &#8211; la nascita del Re e infine il 20 novembre la nascita della regina madre. Il cerimoniale prevedeva, a seconda dei casi, un concerto della Banda, l\u2019illuminazione delle piazze e del municipio, qualche discorso, una messa in Duomo e&#8230;il pomeriggio libero per i dipendenti comunali. L\u2019attivit\u00e0 della Banda si integrava quindi con la vita politica, religiosa e comunitaria della citt\u00e0: per questo motivo l\u2019attenzione dell\u2019Amministrazione comunale per la Societ\u00e0 filarmonica \u00e8 stata sempre massima.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Costituzione delle frazioni di San Cosma, Ca\u2019 Oddo, San Bortolo e Monticelli<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai primi del novecento prendeva forma un grande progetto di riorganizzazione urbanistica del territorio comunale consistente nella creazione di quattro frazioni nelle zone periferiche del paese. Questo significava costruire quattro centri rurali dotati di chiesa, scuola e cimiteri, attorno ai quali poi le comunit\u00e0 avrebbero potuto crescere. E\u2019stata una grande opera di urbanizzazione sulla quale poco si \u00e8 scritto e che bisognerebbe studiare per le implicazioni sociali che comport\u00f2, come ad esempio la chiusura o l\u2019abbandono delle grandi chiese del centro. Tra i molti provvedimenti ricordiamo l\u2019approvazione il 29 Settembre 1914 da parte del Consiglio Comunale di un mutuo di 24.600 lire per la costruzione di una nuova scuola elementare a San Cosma, contando su un sussidio di 10.000 lire promesso dal Ministero della Pubblica Istruzione. Servivano per\u00f2 scuole anche a Ca\u2019 Oddo e a Monticelli. Il Conte Arrigoni degli Oddi afferm\u00f2 di aver avuto promesse dal Prefetto, dal Provveditore e direttamente dal Ministero che \u201cse non per entrambi gli edifici, almeno per uno di questi sarebbe stata concessa la relativa somma\u201d. Anche il vescovo Luigi Pellizzo, nel 1919, appoggi\u00f2 il progetto riformando il territorio ecclesiastico di Monselice creando un\u2019unica comunit\u00e0 cristiana al centro (quella del Duomo vecchio), ed istituendo una parrocchia per ogni frazione con una chiesa e canonica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Il Sindaco Bonacossi impose nuovi obblighi per la Banda<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 1\u00b0 giugno 1915 il Consiglio Comunale, presieduto dal conte Taino Bonacossi, deliber\u00f2 di prendere atto per alzata di mano dello \u2018nuovo\u2019 statuto della Filarmonica di Monselice e di erogare a favore della Societ\u00e0 un sussidio annuo di 2.000 lire, in rate bimestrali posticipate, a condizione \u201cche debba far parte del Consiglio direttivo della Filarmonica il Sindaco e un membro del direttivo da eleggersi ogni 3 anni\u201d. Nelle stessa seduta furono fissati nuovi impegni pubblici per la Banda la quale doveva esibirsi sulla pubblica piazza, oltre che nelle circostanze tradizionali gi\u00e0 viste, altre due volte al mese da aprile a novembre. In questo caso per\u00f2 il Comune precis\u00f2 che era disposto a riconoscere un piccolo compenso straordinario, secondo la tariffa indicata nello statuto. In esecuzione a quanto stabilito, il Consiglio Comunale nomin\u00f2 Giuseppe Poletti a rappresentare l\u2019amministrazione comunale nel direttivo della Banda.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Festa in villa per la Banda<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il 12 settembre 1915 la marchesa Buzzaccarini dalla sua villa in San Giacomo chiese alla Banda di intervenire a una festa di beneficenza, probabilmente per raccogliere fondi da destinare alle famiglie che avevano famigliari in guerra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Resoconto della presidenza Steiner (1912 -1916)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Della presidenza Steiner ci \u00e8 giunta al completo tutta la documentazione prodotta al termine del mandato, compresi i bilanci e i discorsi pronunciati. Questo ci consente di conoscere molto da vicino il funzionamento della Societ\u00e0 filarmonica retta da un Consiglio di amministrazione (direttivo) composto da: Francesco Vergani, Federico Sacco, ing. Guido Antenori, Angelo Simone, (?) Ghiraldini, (?) Bertazzo, Sante Scarso e Carlo Dal Din. Il 16 luglio 1916, alle ore 19, in piena guerra, presso la sala Garibaldi furono convocati i rappresentanti dell\u2019assemblea generale dell\u2019Istituto filarmonico per approvare il resoconto morale, quello finanziario e la relazione dei revisori del conto. Riportiamo un po\u2019 di dati.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Discorso di commiato del presidente Raimondo Steiner<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[\u2026] \u00c8 risaputo che la societ\u00e0 filarmonica di Monselice ebbe un non breve periodo di vita rigogliosa che va dal 1879 al 1900, ma poi per un complesso di circostanze che \u00e8 inutile ripetere, dopo avere per qualche anno vissuto una vita travagliata da continue crisi che ne minarono le sue gi\u00e0 fiorenti energie dovette al fine, un po\u2019 per volont\u00e0 di uomini, un po\u2019 per forza di cose, cedere all\u2019ineluttabile e la societ\u00e0 fu sciolta. Cos\u00ec dalle gaie note che prima animavano la nostra piazza e costituivano il lieto convegno successe il silenzio melanconico, il paese stesso parve assumere un altro aspetto che risentiva di quella malinconiche gli strumenti musicali \u2013 che gi\u00e0 venne fatto baldamente squillare le loro voci sonore e conobbero le soddisfazioni di altri tempi meno neghittosi e pi\u00f9 felici. Questi strumenti ricoperti di annosa polvere e corrosi dal tempo dormivano o per meglio dire deperivano in un vergognoso e riprovevole abbandono. Ma Monselice sent\u00ec il vuoto e fu il germe di un desiderio che non molto dopo doveva tradursi nella realt\u00e0. L\u2019opera del comitato provinciale sorto nell\u2019ottobre 1912 per la ricostituzione del corpo bandistico, si svolse in condizioni favorevoli; semin\u00f2 un terreno fecondo e alla semente corrispose dei frutti. Egli \u00e8 che un centro come Monselice era fortemente sentito il bisogno di far rivivere una istituzione che ridondava a decoro ma non deve sottacersi che l\u2019opera del comitato fu valorosamente coadiuvata da vecchi filarmonici i quali misero a profitto quella societ\u00e0. Il loro buon volere non di scompagnato anche dal sacrificio personale ed \u00e8 per noi doveroso il riconoscerne il merito e additarli al vostro plauso. Vi accenneremo ora per sommi capi le varie fasi attraverso le quali la ricostituita societ\u00e0 pot\u00e9 svolgere fino a oggi la propria opera. Le azioni sottoscritte a cura del comitato provvisorio raggiungessero il cospicuo numero di 145. Era un confortevole indizio del risveglio da una inconcepibile apatia. E fu solo coi mezzi costituiti dalle azioni che i soci affrontarono le prime spese di 378 lire utilizzate per riparare i vecchi strumenti. Subito dopo iniziarono lo svolgimento di regolari comparsi quindicinali sotto la guida di un maestro provvisorio scelto nella persona di Tomaso Fattorini. Nel marzo 1913 venne approvato dall\u2019assemblea lo statuto e fu nominato il consiglio direttivo. Alla scuola si iscrissero subito un numeroso stuolo di allievi, ma alla frequenza non corrispose adeguatamente il profitto, come parimenti nel corpo filarmonico tanto che si rese necessario un cambiamento di direzione. Dopo un anno il maestro Fattorini fu sostituito dal sig. Carlo Carturan, professore dell\u2019istituto musicale di Padova. Il giovane maestro fu assunto il 2 maggio 1913 sotto la sua direzione il corpo bandistico ottenne un maggior rendimento e profitto tanto che nella scuola allievi 15 musicisti furono promossi filarmonici effettivi. Certo le esigenze del pubblico sarebbero state maggiormente soddisfatte se il maestro avesse risieduto a Monselice, ci\u00f2 che gli avrebbe permesso di dedicare ogni giorno alla scuola la sua attivit\u00e0, ma questo problema potr\u00e0 essere risolto pi\u00f9 avanti.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Spese della Banda (1912-1916)<\/em><\/p>\n<p>La Banda annualmente gestiva attorno alle 2.750 lire e possedeva strumenti musicali per circa 3.000. Ogni anno spendeva 1.400 lire per lo stipendio del maestro; 30 lire per il salario al bidello; 70 lire per compensi ai filarmonici; 260 lire per affitto dei locali; 73 lire per l\u2019acquisto di spartiti musicali; 213 per l\u2019illuminazione; 260 per interessi e acconto per cambiale; 378 per acquisto e riparazione strumenti musicali; 5 lire per le varie trasferte che comportavano il trasporto degli strumenti, es. a Padova; 13 lire per vino e sigari ai filarmonici; 39 lire per completamento spesa gita comune.<\/p>\n<p><em>Entrate della Banda (1912-1916)<\/em><\/p>\n<p>Dalla festa del 12 settembre, 51 lire; dal Municipio compenso per la Festa dello Statuto, 50 lire; dal comitato festa Carmini, 70 lire; dal Municipio festa a Vittorio Emanuele III, 50 lire; contributo comunale, 538 lire; Societ\u00e0 Operaia per compenso ai filarmonici per la tombola in piazza, 20 lire.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Sospensione per la guerra della festa dello Statuto Albertino <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La festa dello Statuto Albertino si teneva in tutto il regno la prima domenica di giugno e voleva ricordare la concessione dello \u2018statuto\u2019 (quasi una costituzione) del regno effettuata dal Re Carlo Alberto il 4 marzo 1848 ai suoi sudditi piemontesi. Quella data fu considerata durante la monarchia come una nostra festa nazionale. Tuttavia la guerra in corso consigli\u00f2 all\u2019amministrazione comunale di sospendere tutte le iniziative pubbliche e di devolvere le relative 200 lire che abitualmente si spendevano a favore dei fanciulli poveri scrofolosi (malattia che colpisce i bambini malnutriti deformandone il viso) da inviarsi ai bagni marini. Deliber\u00f2 per\u00f2 di mantenere viva la celebrazione della festa realizzando \u201cla tradizionale illuminazione dei locali del municipio e col suono della Banda al mattino per le vie ed alla sera in piazza Vittorio Emanuele II\u201d. Nella nostra citt\u00e0 arrivavano sempre pi\u00f9 spesso brutte notizie dal fronte e i feriti causati dalle sanguinose battaglie sull\u2019Isonzo nelle quali perirono a decine i nostri soldati; gi\u00e0 le prime bombe cadevano su Padova. Nei primi mesi del 1916 i monselicensi sotto le armi erano circa 800, mentre il numero della famiglie bisognose sussidiate dallo Stato erano quasi 500. Lo spettro della sconfitta si faceva ogni giorno pi\u00f9 concreto. Il 20 gennaio 1918 arriver\u00e0 nella villa di Lispida S.M. il Re con il suo quartier generale e vi rester\u00e0 ben oltre la fine della guerra. Da l\u00ec partirono gli incitamenti alla resistenza, l\u00ec ebbe vivo alimento la fede nella vittoria, come ricorda con fin troppa enfasi il Mazzarolli. Nella grande guerra Monselice cont\u00f2 oltre 300 caduti, degnamente ricordanti nel monumento in marmo, opera del prof. Paolo Boldrin, inaugurato nel gennaio del 1926 sul piazzale intitolato \u2018Della Vittoria\u2019.<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Fine della guerra mondiale<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 3 novembre 1918 Monselice festeggi\u00f2 la fine della guerra con una solenne messa al Duomo e con un concerto in piazza. Alla perdita dei suoi figli la cittadinanza doveva aggiungere i disagi provocati dal conflitto e da una grave crisi alimentare. A guidare il malcontento popolare furono i locali dirigenti del partito socialista: Angelo Galeno e Archimede Brandelli, entrambi attivi protagonisti nella gestione della Banda. La difficile situazione economica creatasi dopo la guerra spinse la Giunta a dare le dimissioni, subito sostituita dal prefetto di Padova con dei Commissari. Dal 1919 al 1921 Monselice assistette a numerosi episodi di violenza e di protesta, che videro contrapposti da un lato i proprietari, riuniti attorno all\u2019associazione \u2018Agraria\u2019 di Augusto Calore e, dall\u2019altro, i braccianti affiancati dalle leghe sindacali e dal movimento socialista. Il clima di tensione crescente si trasform\u00f2 presto in tragedia. La sera del 24 settembre 1921 in piazza Mazzini fu ucciso Pasquale Usaggi da Montericco, aggredito dalla guardia del corpo di un tenente del fascio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>La scuola di violino<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel primo dopoguerra fu istituita anche una scuola di violino, presieduta dal procuratore del re Vittore Carleschi; era diretta dal prof. Vittore Fraccon di Rovigo il quale veniva a Monselice quasi tutte le sere per l&#8217;insegnamento. La scuola dur\u00f2 alcuni anni. Il maestro Fraccon, modesto ma appassionato professionista, accolse nella sua scuola una trentina di allievi, alcuni dei quali provenienti dai paesi limitrofi. Tra i pi\u00f9 virtuosi ricordiamo Vinicio Callegaro di Arqu\u00e0 Petrarca che \u201cper la sua intelligenza e fine comprensione artistica dilett\u00f2, ancora ragazzetto, il pubblico di parecchie citt\u00e0 tanto da essere chiamato, con compatibile esagerazione, il fanciullo prodigio. Altri allievi di quella scuola furono: Antonio Zaghi, Antonietta Tosello, Bruno Baso, Fedardo Temporin, Maria Gallo, Corrado Zuccarello, Bruna Giunta, Giuseppe Scarparo e Ugo Torre\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Riaprono le scuole monselicensi<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le scuole ripresero a funzionare il 1\u00b0 aprile 1919. L\u2019esame di maturit\u00e0 scolastica si svolse il 15 luglio 1919, complessivamente si presentarono 553 alunni. Il 10 agosto 1919 il direttore didattico scriveva.\u00a0 <strong>\u201c\u2026 Appare dannoso lo stato d\u2019inquietudine in cui vive la Societ\u00e0 dopo una guerra che ha sovvertito tutti i valori morali e una pace che non ne sa affermare di nuovi, n\u00e9 di vitali; e con la misera condizione intellettuale del popolo che lo rende inetto a valutare l\u2019importanza della scuola nella societ\u00e0 attuale. La situazione \u00e8 aggravata dallo stato di smarrimento spirituale in cui si perdettero gli insegnanti, scarsi di fede nell\u2019opera propria e nelle leggi che governano la scuola\u201d . <\/strong>La prima guerra mondiale aveva lacerato le coscienze e la vita dell\u2019Europa; ma al primo sarebbe seguito un secondo conflitto bellico, ben pi\u00f9 tragico.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>5\u00b0 CAPITOLO : <\/strong><strong>Presidente Raimondo Steiner (1919 &#8211; 1923) &#8211; 2\u00b0 mandato <\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Elezioni delle nuove cariche sociali della filarmonica<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Domenica 14 settembre 1919 la Banda militare esegu\u00ec, nel teatro cittadino, un concerto vocale e strumentale per raccogliere fondi per i soldati mutilati in guerra. L\u2019organizzatore dell\u2019evento fu il tenente Emilio Clave del 58\u00b0 comando di fanteria. Da questa nota possiamo facilmente dedurre che la nostra Banda non era attiva. La guerra era finita su tutti i fronti, ma molti monselicensi erano ancora prigionieri o dispersi chiss\u00e0 dove. In citt\u00e0 si sentiva la necessit\u00e0 di ritornare alla normalit\u00e0, di dimenticare la terribile guerra. In molti speravano di risentire le note della Banda sulle piazze e per le vie del paese. Anche questa volta un gruppo di volenterosi si mise al lavoro per trovare tanti piccoli contribuenti in grado, con poco, di finanziare le attivit\u00e0 della Banda. L\u2019impresa riusc\u00ec e finalmente il 21 dicembre 1919 si svolsero le elezioni generali per il rinnovo delle cariche sociali dell\u2019Istituzione filarmonica. Fatto lo spoglio, risultarono eletti: l\u2019inossidabile Raimondo Steiner, prof. Cesare Ghiraldini, Archimede Brandelli, dott. Enrico Chiavellati, Sante Scarso e Severino Marzola. Il presidente Steiner chiese al Comune di nominare un membro del Consiglio Comunale con il compito di \u2018rappresentare\u2019 il governo cittadino nel direttivo della Banda, come previsto dallo statuto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Monsignor Gnata (1920-1945)<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il 24 gennaio 1920 il vescovo Pellizzo nomin\u00f2 abate mitrato di Santa Giustina monsignor Luigi Gnata, gi\u00e0 parroco di Galzignano; egli rester\u00e0 alla guida dei fedeli della Rocca fino al 1945, anno della sua morte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Alla ricerca di un locale per la Banda<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 9 aprile 1920 il presidente Raimondo Steiner chiese al Commissario prefettizio che guidava il Comune di disporre un servizio di vigilanza durante le esibizioni dei Filarmonici, per contenere le grida dei monelli che infastidivano i musicisti. Il Commissario, dopo avere rassicurato il presidente, gli rifer\u00ec delle lamentele della cittadinanza per il disturbo provocato alla popolazione dalle esercitazioni serali della Banda, facendogli notare che la sede per le prove doveva essere spostata in una posizione periferica della citt\u00e0. Qualche giorno pi\u00f9 tardi il presidente Raimondo Steiner \u2013 raccogliendo il Consiglio del Commissario &#8211; chiese al Comune di poter usufruire, anche temporaneamente, di un nuovo locale come sede per la Banda e suggeriva uno dei magazzini comunali nella chiesa di Santo Stefano o un locale alla Regia Pretura. Il 31 maggio 1920 il Comune accolse la richiesta e deliber\u00f2 di cedere all\u2019Istituto filarmonico, in uso gratuito fino al 31 dicembre 1920, la navata di destra dell\u2019ex chiesa di Santo Stefano \u201cper l\u2019istruzione dei bandisti a condizione che l\u2019istituzione provveda alla pulizia e alla manutenzione del locale, rendendola responsabile di eventuali danni\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Bilancio della Banda per l\u2019anno 1920<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Preciso e puntuale il presidente Steiner present\u00f2 al Comune il conto consuntivo per l\u2019anno 1920 della Societ\u00e0 filarmonica, regolarmente sottoscritti dal segretario Secco e dai due revisori: Giuseppe Ferrari e Guido Antenori. In sintesi l\u2019Associazione scriveva nero su bianco che le entrate erano state 8.831 lire (contributi sociali 3.979 lire; il contributo comunale 4.329 lire; proventi diversi 377 lire). Le uscite ammontavano a 7.537 lire ( stipendio al maestro 2.760 lire; stipendio al segretario 720; salario al bidello 50; corrispettivo di esazioni, fitto locali, stampati ed oggetti di cancelleria 1.000; acquisto e copiatura della musica, acquisto e riparazioni strumenti 1518; trasporto piattaforma 100; spese varie 1389). I dati evidenziavano un passivo di 1.294 lire, ma tutti speravano che fosse il Comune a farvi fronte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Elezioni comunali del 1920<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 20 ottobre 1920 si svolsero le elezioni amministrative. Da una parte i socialisti con Angelo Galeno come capolista; dall\u2019altra i popolari sorretti dagli agrari che sperimentavano una nuova alleanza coordinati dal conte padovano Leopoldo Corinaldi, un esponente di rilievo a livello provinciale, proprietario della Villa di Lispida. Il giorno della votazioni Monselice era presiediata da almeno un centinaio di uomini fra carabinieri e soldati a cavallo; fatto lo spoglio i risultati furono: 1.353 voti per la lista agrario-popolare e 1.348 per i socialisti. Galeno non partecip\u00f2 alla votazione \u2013 forse per le intimidazioni subite in quei giorni &#8211; alimentando la delusione e i sospetti della sinistra monselicense.<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Nomina del nuovo sindaco Leopoldo Corinaldi (1920-\u201925)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Consiglio Comunale nomin\u00f2 nuovo sindaco, con 20 voti a favore e 1 scheda bianca, il conte Leopoldo Corinaldi, in carica dal 20 novembre 1920 al 18 agosto 1925. I nuovi assessori furono: Pietro Uccelli (lavori pubblici), Edoardo Zanovello (commercio), Edoardo Caruso (sanit\u00e0, igiene e beneficienza) e Mario Ramor (finanza e dazio). Dedicheremo un po\u2019 di spazio al Ramor perch\u00e9 sar\u00e0, per almeno quattro anni, presidente della Banda cittadina. Il Corinaldi, di religione ebraica, aveva acquistato la villa di Lispida e produceva ottimi vini che commercializzava ovunque. In carica per 5 anni, la Giunta Corinaldi dovette affrontare la protesta delle forze di sinistra e la crisi del sistema liberale, poi abbattuto dalla dittatura fascista. Tra le iniziative del tempo segnaliamo l\u2019approvazione di un progetto per la realizzazione di una zona industriale a Monselice (nell\u2019attuale area ex ABB). Fatto il sindaco, il presidente della Banda si mise al lavoro per contattarlo con l\u2019obiettivo di ottenere i tradizionali contributi senza i quali la Banda non avrebbe potuto operare. L\u201911 marzo 1921 prepar\u00f2 il terreno, informandolo che la Societ\u00e0 filarmonica aveva ricevuto dal Comune incentivi, per gli anni 1917-1919, pari a 2.323 lire, mentre quello del 1920 ammontava a 2.000 lire. Nel frattempo Sante Scarso fu eletto dal Consiglio Comunale a rappresentare il parlamentino monselicense nel Consiglio direttivo della Societ\u00e0 filarmonica per il triennio 1921-1923. Nel novembre 1921 fu bandito un concorso pubblico per un posto di maestro di musica. Il sindaco segnal\u00f2 al presidente della Banda il maestro GB. Tenan di Rovigo. Ma sorsero subito dei contrasti \u2013 a noi ignoti &#8211; tra gli stessi componenti della Banda con il risultato che molti soci e suonatori abbandonarono l\u2019Istituzione, pregiudicandone il funzionamento. La situazione non sfugg\u00ec al sindaco che accus\u00f2 il Presidente di aver interrotto l\u2019attivit\u00e0 concertistica. La smentita arriv\u00f2 nel giro di pochi giorni. Lo scambio di accuse termin\u00f2 con la concessione alla Banda dell\u2019ex chiesa di San Filippo, da utilizzare per prove musicali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Nascita del partito Fascista a Monselice<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1921 nasceva a Monselice il partito Fascista da una comune alleanza tra gli agrari e le prime squadre fasciste del movimento mussoliniano, presente per lo pi\u00f9 nelle citt\u00e0 urbane. Chiamate dagli agrari per impedire scioperi e tutelare il proprio lavoro, le squadre si resero protagoniste di numerosi atti di violenza contro la popolazione; qualche episodio si verific\u00f2 anche a Monselice. Nell\u2019ottobre del 1920, per vendicare un\u2019aggressione subita dal giovane agrario Armidio Fornasiero, i fascisti organizzarono la prima spedizione punitiva nella zona. Nell\u2019aprile del 1921 venne inaugurata a Monselice la locale sezione del movimento fascista, poi trasformatasi in sede del PNF, finanziata dagli agrari locali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Il maestro Tenan di Rovigo guida la Banda <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presidente della Banda Raimondo Steiner invi\u00f2 il 1\u00b0 agosto 1922 al sindaco copia del resoconto finanziario 1920 \u201cscusandosi di non potere unire anche quello del 1921 in quanto non era ancora stato approvato dall\u2019assemblea generale dei soci\u201d. Con la stessa nota comunic\u00f2 che dal 1\u00b0 agosto era stato incaricato, per un anno, il maestro rodigino Giovanbattista Tenan di seguire il corpo bandistico. Il sindaco rispose seccamente che nessun accordo economico era intercorso tra le due istituzioni per la nomina del maestro e quindi le spese dovevano essere supportate dalla filarmonica. Nonostante l\u2019atteggiamento diffidente del sindaco la Banda inizi\u00f2 a lavorare tra mille difficolt\u00e0. Dal voluminoso carteggio di quel periodo trascriviamo una relazione sugli interventi in programma per ridare efficienza al corpo bandistico, prontamente inviata al Corinaldi:\u00a0 <strong>\u201cPer primo il Consiglio direttivo deliber\u00f2 una graduale ricostituzione del corpo eliminando tutto ci\u00f2 che era in contrasto con il vero indirizzo dell\u2019istituzione al fine di mettere in funzione una scuola di allievi con buona e seria disciplina in modo da avere in poco tempo un corpo bandistico ben ordinato. Il numero degli allievi frequentante l\u2019istituzione \u00e8 abbastanza considerevole e il maestro Tenan con tenacia e amore seppe ottenere in breve tempo soddisfacente profitto.\u00a0 <\/strong>Nonostante le incomprensioni, il 29 novembre 1922 la Giunta presieduta dal conte Leopoldo Corinaldi erog\u00f2 un contributo di 4.000 lire alla Banda precisando \u201cche la met\u00e0 venisse corrisposta subito, la rimanente al termine dell\u2019esercizio finanziario\u201d. L\u201911 marzo 1923 la Societ\u00e0 filarmonica chiese al sindaco un nuovo contributo per acquistare nuovi strumenti per un importo di 3.000 lire, al fine \u201cdi facilitare l\u2019inizio dei pubblici concerti\u201d. La Giunta ne concesse 1.500 quale anticipo per l\u2019anno 1923: \u201conde avere il tempo per accertare se la sottoscrizione dei soci sar\u00e0 tale da integrare il fabbisogno per il funzionamento della Banda e della scuola di musica\u201d, precis\u00f2 il Corinaldi, sempre cauto e un po\u2019 diffidente nei confronti della Banda. Con la bella stagione iniziarono i concerti in piazza Vittorio Emanuele II; \u00e8 rimasta memoria di una esibizione della Banda avvenuta alle ore 21 del 15 luglio 1923 per la quale il presidente chiese un servizio di vigilanza \u201conde proibire alla ragazzaglia di trastullarsi sulla piattaforma (palco)\u201d. Il 27 luglio 1923 la Giunta municipale accolse la richiesta della Societ\u00e0 polisportiva che da tempo chiedeva la sala della chiesa di Santo Stefano per adibirla a palestra di ginnastica e spost\u00f2 la Societ\u00e0 filarmonica, che utilizzava lo stesso spazio, nell\u2019immobile appena acquistato dal Comune denominato \u2018San Filippo\u2019 (l\u2019attuale via San Filippo Neri) in cui si trovava una chiesetta appena restaurata. Il Comune si fece carico di tutte le spese necessarie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Termine del mandato al presidente Raimondo Steiner<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Come da statuto, scadeva nel 1923 il mandato del presidente Steiner, il direttivo della Filarmonica inizi\u00f2 subito le pratiche per ricostruire un nuovo sodalizio. Non era una cosa semplice; bisognava prima trovare un buon numero di soci sostenitori che si obbligassero a versare una lira al mese per tre anni o cinque anni. Il 23 agosto 1923 il vice-presidente della Societ\u00e0 filarmonica Cesare Ghiraldini avvi\u00f2 l\u2019iter chiedendo al sindaco che gli venisse concesso per domenica 26 agosto l\u2019uso del locale al piano terra della stanza attigua della caserma delle guardie municipali per la convocazione dell\u2019assemblea dei soci (un edificio nell\u2019attuale via Roma).<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>I monselicensi disertarono le votazioni per il rinnovo delle cariche sociali<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 6 settembre 1923 il vice presidente convoc\u00f2 l\u2019assemblea della Societ\u00e0 filarmonica per procedere al rinnovo delle cariche sociali. Purtroppo parteciparono alle votazioni solamente 29 soci \u2013 di questi 26 erano gli stessi filarmonici &#8211; un terzo degli aventi diritto. Dallo spoglio delle schede risultarono comunque eletti: Cesare Ghiraldini, Archimede Brandelli e due nuove figure: Daniele Sold\u00e0 e Pietro Norsiano. Ma i nuovi componenti del direttivo nell\u2019esaminare i documenti contabili maturarono la decisione di rassegnare le dimissioni motivandole ufficialmente con la mancanza di mezzi per provvedere al funzionamento della Banda e rimisero nelle mani del sindaco il futuro dell\u2019istituzione. Diligentemente ricordarono al sindaco che rimanevano da pagare lo stipendio al maestro di lire 350 e il salario al bidello di 20 lire.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Licenziamento del maestro Tenan<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come abbiamo visto il maestro Tenan era stato assunto per un solo anno, ma vista la difficile situazione che si era creata, il direttivo della Banda non gli rinnov\u00f2 il contratto e lo licenzi\u00f2 il 20 ottobre 1923. Ricevuta la lettera di licenziamento, il maestro protest\u00f2 vivacemente e chiese un congruo indennizzo minacciando, in caso contrario, di \u201cricorrere agli atti giudiziari\u201d. Il sindaco Corinaldi rispose seccamente che il maestro \u201caveva gi\u00e0 avuto delle agevolazioni non dovute\u201d e le nuove richieste gli sembravano inopportune. Come promesso il maestro si fece aiutare da un avvocato per far valere i propri diritti, ma non ottenne nulla. Per evitare altre lungaggini il 16 novembre 1923 il sindaco Corinaldi ordin\u00f2 ai componenti della Banda di consegnare, entro 3 giorni, gli strumenti musicali in dotazione. Risposero prontamente Angelo Girotto che consegn\u00f2 il clarino e il berretto, Amedeo Margine il bombardino, Alessandro Molari il trombone, Filippo Sattin il clarino e il berretto, Ottavio Tosello il contrabbasso ed Ernesto Valeri il violoncello. Vista la penosa situazione della Banda, il professore di violino Vito Fraccon n\u00e9 approfitt\u00f2 e chiese di poter usufruire dei locali gi\u00e0 occupati dalla Societ\u00e0 per poter continuare le lezioni di violino e viola ai suoi allievi. Ma il Corinaldi, che sicuramente aveva in mente altri progetti, rigett\u00f2 la richiesta e neg\u00f2 pure all\u2019ex componente della Banda Natale Margini la concessione in uso del bombardino, di propriet\u00e0 della filarmonica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Aumento del dazio e rivolta degli esercenti<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il quotidiano <em>Il Veneto<\/em> dei primi di gennaio del 1924 riportava la rivolta dei negozianti monselicensi allarmati dalla proposta comunale di appaltare ad una ditta privata la riscossione del dazio. A Roma, nel frattempo, il Gran Consiglio del Fascismo nomin\u00f2 un comitato elettorale (composto da Michele Bianchi, Cesare Rossi, Giacomo Acerbo, Aldo Finzi e Francesco Giunta) che doveva formare una lista di 356 candidati da presentare alle elezioni politiche del 29 gennaio 1924. Dal lavoro di questo comitato uscir\u00e0 il \u2018famoso listone\u2019, nel quale si raccoglieranno oltre ai fascisti anche la maggior parte dei liberali e molti cattolici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Le elezioni politiche del 1924<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 23 marzo 1924 Mussolini convoc\u00f2 a Roma tutti i sindaci d\u2019Italia per informarli sul suo programma politico, mentre sulle piazze italiane furono organizzati dei comizi per promuovere la causa fascista. Da noi, dal poggiolo del municipio intervenne il sacerdote don Antonio Simionato suscitando \u2013 dicono i giornali \u2013 \u201cgrande entusiasmo tra la gente\u201d, anche perch\u00e9 era la prima volta che un sacerdote si schierava apertamente in favore del governo. La piazza cittadina era diventata una \u2018selva\u2019 di bandiere, gagliardetti, inni, canti patriottici, acclamazioni al Re e a Mussolini. Il giorno prima della votazione a Monselice la campana della torre civica chiam\u00f2 a raccolta il popolo per gli ultimi appelli. La vittoria della lista nazionale era prevista con largo margine anche nella nostra citt\u00e0. In questo clima di esaltazione collettiva si svolsero le elezioni politiche del 6 aprile 1924 che videro in Italia la vittoria del \u2018listone\u2019 fascista con il 65% dei voti. Furono eletti deputati per la provincia di Padova Giovanni Battista Alezzini, Emilio Botrero, Augusto Calore e Giovanni Milani. Alezzini, che tra un po\u2019 citeremo, prima della grande guerra era stato insegnante elementare a Valle S. Giorgio con l\u2019appoggio del Duce era diventato un esponente autorevole del fascismo padovano. A Monselice per\u00f2 la vittoria della lista fascista fu di stretta misura tanto che Giovanni Alezzini intervenne il 5 maggio 1924 con una nota indirizzata al sindaco, al Fascio di combattimento, al Fascio femminile e a Gilberto Steiner (responsabile politico del partito fascista a Monselice e fratello di Raimondo), anticipando misure urgenti a proposito dello scarso risultato elettorale che si concretizzarono con numerose \u2018ginniche adunate\u2019 nei sabato pomeriggio in piazza Vittorio Emanuele II.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>VI Capitolo &#8211; <\/strong><strong>Presidente Mario Ramor (1925 -1929)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong>Mario Ramor, nato a Padova nel 1882, era l\u2019agente e il <em>factotum<\/em> dell\u2019azienda del conte Oddo; secondo il Carturan era \u201cintelligente, furbo ed attivo\u201d. Dopo qualche anno di proficua collaborazione, il Conte lo licenzi\u00f2 per divergenze nella gestione dei suoi beni. Con l\u2019arrivo del podest\u00e0 Mazzarolli, Ramor abbandon\u00f2 Monselice e si ritir\u00f2 a Padova dove mor\u00ec nel 1933.<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>La ricostruzione della Banda di Mario Ramor (1925-1929)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una deliberazione della Giunta municipale del 22 giugno 1925, presieduta dal sindaco Leopoldo Corinaldi, ci informa che l\u2019assessore al bilancio Mario Ramor chiese di essere incaricato di ricostruire la Banda, con la precisazione che provveder\u00e0 con gli stessi allievi e suonatori alla retribuzione del maestro\u201d. La Giunta fece propria la proposta dell\u2019assessore Ramor nella convinzione che \u201cquando la Banda si sarebbe rimessa in efficienza riuscir\u00e0 facile ricostituire anche la Societ\u00e0 e ottenere i fondi necessari al buon funzionamento\u201d; tuttavia nell\u2019atto deliberativo si sottolineava \u201cche il Comune non avrebbe sostenuto alcuna spesa finch\u00e9 la nuova Banda non sarebbe stata in condizione di prestare servizi musicali\u201d. Al nuovo presidente furono affidati tutti gli strumenti musicali che erano stati depositati in Comune. L\u2019unico riferimento alla sua attivit\u00e0 bandistica la troviamo nel 1926 durante un discorso sui \u2018Natali di Roma\u2019 tenuto da don Luigi Barbierato, parroco di Ca\u2019 Oddo, terminato al suono dell\u2019inno \u2018Giovinezza\u2019. Per la nostra storia segnaliamo che l\u2019assessore cav. Mario Ramor era diventato il capo del gruppo caoddano (gruppo di fascisti abitanti nella frazione di Ca\u2019 Oddo) ed aveva assunto virtualmente le redini della nuova amministrazione comunale. Il 13 novembre 1925, la Giunta erog\u00f2 un contributo di 3.000 lire alla Banda del Ramor, ma per problemi di bilancio ne fu erogato solo la met\u00e0, scatenando l\u2019ira del Presidente che port\u00f2 il Comune in tribunale, come vedremo tra un po\u2019.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Insediamento del podest\u00e0 Annibale Mazzarolli<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le novit\u00e0 amministrative del periodo fascista c\u2019era anche la sostituzione del sindaco con i podest\u00e0 di nomina prefettizia. Ambizioni, speranze, illusioni si misero in moto un po\u2019 ovunque. Anche per Monselice la scelta non era delle pi\u00f9 semplici. I Caoddani durante una riunione di amici e conoscenti avanzarono la candidatura del loro capo, il cav. Mario Ramor e inviarono propri delegati a Padova dal federale Alezzini per sostenere il loro candidato. Ma \u00e8 stato tutto inutile. A prevalere fu Annibale Mazzarolli che ricopr\u00ec la carica di podest\u00e0 ininterrottamente per sedici anni. La mancata nomina di Ramor caus\u00f2 la fine della sua carriera politica e il lento declino della Banda. L\u2019insediamento del nuovo podest\u00e0 ebbe luogo il 3 aprile 1927. Alle 9.30 dal piazzale della stazione part\u00ec il corteo che accompagn\u00f2 il podest\u00e0 in sala Garibaldi, sede del Consiglio comunale, dove avvenne il discorso ufficiale durante il quale Mazzarolli precis\u00f2 &#8230; \u201cche avrebbe tagliato tutte le spese superflue\u201d per risanare il bilancio comunale. Fu di parola e la prima associazione a cui neg\u00f2 ogni finanziamento fu proprio la Banda.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Il Ramor porta il Comune in tribunale<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo la lite tra il Comune e il Ramor, causata dalla mancata erogazione della seconda met\u00e0 del contribuito alla Banda, arriv\u00f2 in tribunale nel novembre 1927. Il Comune resistette in giudizio contro l\u2019ormai ex presidente della Banda cittadina. Dopo lo scambio dei primi atti ufficiali prevalse il buon senso da entrambe le parti e il l5 aprile 1929 l\u2019avvocato del Ramor, Giovanni Carestiato, inform\u00f2 Mazzarolli che il suo assistito ritirava la denuncia a condizione che il Comune versasse subito il rimanente contributo alla Banda. Infatti poco dopo il podest\u00e0 deliberava in data 12 aprile 1929 l\u2019erogazione del sospirato contributo di 1.500 lire alla Societ\u00e0 filarmonica \u201cnelle mani del sig. cav. Mario Ramor\u201d. Ricevuto il contributo il presidente iniziava una nuova controversia con il Comune perch\u00e9 si rifiutava di restituire gli strumenti della Banda e chiedeva che fosse un rappresentante dell\u2019amministrazione a ritirarli personalmente dalla sua abitazione. Ne segu\u00ec una folta corrispondenza che dur\u00f2 per qualche mese e alla fine prevalse, anche questa volta, il buon senso. Ma la Banda ne usciva distrutta e senza nessun appoggio politico. Lo apprendiamo anche da una nota del 15 luglio 1929 inviata dal maestro di musica Domenico Strazzabosco di Vicenza al podest\u00e0 Mazzarolli nella quale precisava: <strong>\u201csapevo che in codesta cittadina, anni or sono, esisteva un corpo bandistico che ora non vive pi\u00f9, ma sono tuttora conservati e tenuti sotto di lei tutti gli strumenti per la formazione del corpo bandistico. Io in qualit\u00e0 di insegnante e direttore della Banda di Asiago chiedo se fosse possibile ricostruire il corpo bandistico con elementi giovanili, speranza buona del domani. Le mie pretese sono assai modeste e preciso che in questo modo sarei sollevato dalla disoccupazione, avendo buona volont\u00e0 al lavoro. Sono ex combattente ed ex mutilato di guerra.\u201d <\/strong>Il podest\u00e0 rispose che purtroppo prima di istituire la Banda era necessario \u201crisolvere il problema del finanziamento\u201d e l\u2019insolita richiesta del \u2018ex\u2019 mutilato di guerra non ebbe seguito. Durante il suo mandato il podest\u00e0 era ossessionato dai problemi di bilancio, tanto da limitare o eliminare tutte le spese che lui riteneva superflue. Forse per questo motivo della Banda non sentiremo pi\u00f9 parlare fino alla fine della seconda guerra mondiale. Nel frattempo le piazze di Monselice \u2013 ma anche quelle italiane \u2013 furono occupate dalle manifestazioni del regime e altre \u2018musiche\u2019 sostituirono le festose note della Banda con i risultati che tutti conosciamo. Il 3 settembre 1929 il maestro della scuola di musica \u2018G. Puccini\u2019 di Monselice, prof. Vito Fraccan, chiese di utilizzare la grancassa della oramai ex scuola filarmonica per l\u2019orchestra della locale scuola di violino. Durante il fascismo esisteva una scuola di strumenti ad arco da cui uscirono numerosi elementi che formarono negli anni trenta il circolo mandolinistico. In quel periodo agiva anche l\u2019orchestra \u2018Labbra\u2019 o \u2018Accorsi-Labbra\u2019 che si guadagnava da vivere suonando nei veglioni o nelle serate danzanti. Molti monselicensi si cimentavano nella composizione, primo fra tutti Mario Accorsi il quale, con i vari Danese e Simionato, scrisse molte opere e inni patriotici.<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Raduno bandistico a Teolo nel 1933 senza Monselice<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella primavera del 1933 ebbe luogo un \u2018raduno\u2019 ovvero un concorso bandistico e corale a Teolo riservato ai comuni Euganei al quale parteciparono le Bande di Tramonte, Teolo, Praglia, Montemerlo, Vo\u2019, Galzignano, Selvazzano e Arqu\u00e0 Petrarca. Altri concorsi bandistici furono organizzati in quegli anni a Praglia, Abano, Ponte di Brenta e videro la partecipazione non solo dei complessi dei Comuni dei Colli, ai quali si aggiunse Cinto Euganeo, ma anche Bande provenienti da altre province come Schio e Nove di Bassano che ottennero a Praglia, rispettivamente, un primo e un secondo premio.<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>La nuova Casa del Fascio a Monselice<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel marzo del 1935 il Fascio monselicense esprimeva in modo tangibile la sua forza inaugurando la grande Casa del Fascio dotata di un teatro per la filodrammatica e per le serate danzanti, di una sala di lettura, di campi da bocce e da tennis e di ampi spazi per ospitare le numerose organizzazioni e i sindacati del regime. L\u2019edificio era diventato il centro culturale e di svago della citt\u00e0, ed era controllata direttamente dai gerarchi fascisti del tempo.<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>La triste testimonianza del Carturan sui beni della Banda<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Scriveva Celso Carturan, poco dopo la fine della seconda guerra mondiale. <strong>\u201cOra gli strumenti bandistici consegnati per la fine del Sodalizio al Comune giacciono abbandonati ed incustoditi nei magazzini municipali e la ricca raccolta di partiture musicali \u00e8 in balia dei topi per passare indubbiamente e presto nelle panche dei venditori ambulanti, destinate ad incartocciare la merce venduta poich\u00e9 \u00e8 destino per Monselice che tutto quanto si attiene ad archivi o raccolte municipali, debba andare immancabilmente disperso\u201d.<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Cenni sulla storia della Banda nel secondo dopoguerra<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concludiamo la nostra storia con un veloce riassunto delle vicende bandistiche degli ultimi anni, precisando che ritorneremo sull\u2019argomento appena possibile. La Banda fu ricostruita quasi dal nulla il 2 ottobre 1949, grazie agli sforzi del presidente Antonio Tanci e del maestro Pietro Ruzzarin che riuscirono ad interessare ben 115 allievi. Dirigenti e maestro si impegnarono con passione e competenza per trovare il giusto coordinamento e affiatamento. La prima uscita ebbe luogo il 29 aprile 1950, dopo soli sette mesi di prove.\u00a0 Nel 1955 al maestro Ruzzarin subentr\u00f2 il maestro Mario Accorsi (1899-1978) al quale si devono numerose strumentazioni, soprattutto di vecchie canzoni. Accorsi profuse ogni energia nell\u2019educare alla musica i giovani monselicensi e pi\u00f9 in generale va segnalato per la sua lunga attivit\u00e0 nel campo musicale. Degne di nota sono state le sue partecipazioni al \u2018Maggio monselicense\u2019 e in particolare all\u2019indimenticato concerto del 17 giugno 1972 durante il quale diresse la corale \u201cCitt\u00e0 di Monselice\u201d nella pieve di Santa Giustina. Il Consiglio Comunale il 16 giugno 1972 gli confer\u00ec una medaglia d\u2019oro con una pergamena. Nel 1960 la direzione venne affidata al giovane maestro Ulderico Lovato che seppe animare anche una buona scuola con la quale aliment\u00f2 la Banda di giovani leve, mentre la presidenza pass\u00f2 a Giovanni Andolfo. Nel 1968 fu costituito il gruppo Majorettes per volont\u00e0 di Olivo Bettin. Per Monselice fu una novit\u00e0 che attir\u00f2 molte ragazze incuriosite dalle musiche americane e dai ritmi moderni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-8719 size-large\" src=\"https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Lovato-Ulderico-maestro-1024x768.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"768\" srcset=\"https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Lovato-Ulderico-maestro-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Lovato-Ulderico-maestro-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Lovato-Ulderico-maestro-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Lovato-Ulderico-maestro-678x509.jpg 678w, https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Lovato-Ulderico-maestro-326x245.jpg 326w, https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Lovato-Ulderico-maestro-80x60.jpg 80w, https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Lovato-Ulderico-maestro.jpg 1080w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019agosto del 1973 al maestro Lovato successe il maestro Orfeo Lion il quale oper\u00f2 per il rinnovamento del repertorio fino al termine del suo incarico avvento nel 1982. Poco dopo il compito di dirigere la Banda fu affidato allo strumentista Pietro Pietrobon. Nello stesso anno la presidenza pass\u00f2 a Benito Turrin e gi\u00e0 nell\u2019ottobre dello stesso anno venne chiamato a dirigere il giovane maestro Francesco Belluco. Nel 1988 il gruppo bandistico era composto da 25 strumentisti e da 30 majorettes con un repertorio tradizionale e moderno; si esibiva in concerti, sfilate, manifestazioni civico-patriottiche e religiose. Il 15 giugno 1989 venne eletto presidente Alberto Polato. Poco dopo fu rinnovato anche lo statuto nel quale, al punto n.4, furono ulteriormente precisati gli scopi della Banda che consistevano nel \u201cpromuovere gratuitamente tra i giovani la conoscenza della musica attraverso corsi di orientamento musicale che insegnino l\u2019uso di strumenti a fiato e percussione\u201d. L\u201911 ottobre 1991 fu eletto presidente Giorgio Manin, seguito nel 1995 da Massimiliano Lombardo. Poi si alternarono varie persone tra cui ricordiamo Claudio Bagno, Virgilio Vallerini, Beppino Bevilacqua e Fabrizio Baratella.\u00a0 (Tutti i diritti sono riservati all\u2019autore).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Bibliografia consultata: <\/strong><\/p>\n<ol>\n<li>CARLESSO, <em>Monselice dall\u2019Unit\u00e0 alla Repubblica<\/em> in <em>Monselice nei secoli<\/em> (a cura di A. RIGON). Monselice 2009, p. 95-117;<\/li>\n<li>CARNIELLO, <em>Monselice tra Sette e Ottocento <\/em>in <em>Monselice. Storia, cultura e arte di un centro \u201cminore\u201d del Veneto<\/em> (a cura di A. RIGON). Monselice 1994, p. 301-331;<\/li>\n<li>CARTURAN, <em>Storia di Monselice<\/em>, dattiloscritto di 3399 cartelle (fine stesura 1950). Disponibile in formato PDF nel sito della Biblioteca comunale.<\/li>\n<li>MAULI, D. VICENTINI, <em>Veneto bandistico. <\/em>Verona, 1985;<\/li>\n<li>MERLIN, <em>Storia di Monselice<\/em>. Padova 1988;<\/li>\n<li>MERLIN, <em>Il ventennio fascista<\/em> in <em>Monselice. Storia, cultura e arte di un centro \u201cminore\u201d del Veneto<\/em> (a cura di A. RIGON). Monselice 1994, p. 333-377;<\/li>\n<li>ROSSETTO, <em>Da Monselice a Mauthausen.<\/em> Monselice 2005;<\/li>\n<li>ROSSETTO, <em>Monselice nella seconda guerra mondiale.<\/em> Monselice 2009;<\/li>\n<li>ROSSETTO, <em>Da Goffreddo Pogliani a Giuseppe Bovo. Quattro sindaci per ricostruire Monselice (1945-1954), \u201c<\/em> Terra d\u2019Este\u201d, 40(2010), p.147-164;<\/li>\n<li>SARTORI, <em>Fra Gontarino<\/em>. Monselice 1880;<\/li>\n<li>SILVANO, <em>Austria a Monselice 1815-1866<\/em> in <em>Monselice nei secoli<\/em> (a cura di A. RIGON), Monselice 2009, p. 79-93;<\/li>\n<li>VALANDRO, <em>Monselice e gli anni del Risorgimento. 1848-1866<\/em>. Monselice 2011;<\/li>\n<li>VERONESE, <em>Storia del Gabinetto di lettura di Monselice<\/em>. Tesi di laurea discussa presso l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Venezia, a.a. 2001-\u201812, relatore prof.ssa Dorit Raines;<\/li>\n<\/ol>\n<p>*Versione estesa della storia della banda di Monselice<\/p>\n<hr \/>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Il testo impaginato con le foto in PDF\u00a0 nel link<\/strong><\/span>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ossicella.it\/archiviowp\/2024\/bandarossetto.pdf\">[ clicca qui&#8230;]<\/a><\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-7595\" src=\"https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/flaviano.png\" alt=\"\" width=\"78\" height=\"78\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a9 2024 <strong>a cura di Flaviano Rossetto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Vedi anche:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0\u00a0Per\u00a0news su Monselice <a href=\"https:\/\/www.ossicella.it\/\">https:\/\/www.ossicella.it\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0Per\u00a0arte e architettura <a href=\"https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/\">https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Per storia di Monselice <a href=\"https:\/\/www.monseliceantica.it\/\">https:\/\/www.monseliceantica.it\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Per l\u2019archivio storico\u00a0\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.monseliceantica.it\/archivio\/\">https:\/\/www.monseliceantica.it\/archivio\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Info e segnalazioni scrivimi qui flaviano.rossetto@ossicella.it<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\">STORIA DELLA \u00a0BANDA E DELLE MAJORETTES DI MONSELICE (1857 &#8211; 2024)* di Flaviano Rossetto La Monselice ottocentesca Nella met\u00e0 dell\u2019ottocento Monselice era sotto la dominazione austriaca, contava circa 9.000 abitanti, la maggioranza della popolazione si dedicava all\u2019agricoltura, soprattutto al bracciantato. <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/storia-della-banda-e-delle-majorettes-di-monselice\/\" title=\"Storia della Banda e delle Majorettes di Monselice\">[&#8230;]<\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":7629,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[13,7],"tags":[319,178,320],"class_list":["post-1022","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-lavoro-industria-e-societa","category-storia","tag-gabinetto-di-lettura-di-monselice","tag-storia-della-banda-e-delle-majorettes-di-monselice","tag-storia-di-monselice-1857-2024"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Storia della Banda e delle Majorettes di Monselice -<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/storia-della-banda-e-delle-majorettes-di-monselice\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Storia della Banda e delle Majorettes di Monselice -\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"STORIA DELLA \u00a0BANDA E DELLE MAJORETTES DI MONSELICE (1857 &#8211; 2024)* di Flaviano Rossetto La Monselice ottocentesca Nella met\u00e0 dell\u2019ottocento Monselice era sotto la dominazione austriaca, contava circa 9.000 abitanti, la maggioranza della popolazione si dedicava all\u2019agricoltura, soprattutto al bracciantato. 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