{"id":7767,"date":"2025-01-15T10:04:43","date_gmt":"2025-01-15T09:04:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/?p=7767"},"modified":"2025-11-13T08:51:40","modified_gmt":"2025-11-13T07:51:40","slug":"monti-sacri-transfert-di-sacralita-e-santuari-ad-instar-il-caso-di-monselice","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/monti-sacri-transfert-di-sacralita-e-santuari-ad-instar-il-caso-di-monselice\/","title":{"rendered":"Monti sacri, transfert di sacralit\u00e0 e santuari ad instar; Il caso di Monselice"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong>Mario Sensi,<\/strong>\u00a0<em>Monti sacri, transfert di sacralit\u00e0 e santuari ad instar; Il caso di Monselice<\/em><\/p>\n<p>Nel 2005 l&#8217;assessore alla Cultura Giovanni Belluco promosse un convegno intitolato <em>Tra monti sacri , &#8216;sacri monti&#8217; e santuari: il caso veneto, <\/em>coordinato dal compianto prof. Lionello\u00a0 Puppi\u00a0 nel quale \u00e8 stato studiato anche il nostro Santuario Giubilare. Tutto il convegno \u00e8 disponibile qui sotto in PDF.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>6 ^ volume<\/strong><\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3021 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.ossicella.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/sacri-monti-196x300.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 196px) 100vw, 196px\" srcset=\"https:\/\/www.ossicella.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/sacri-monti-196x300.jpg 196w, https:\/\/www.ossicella.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/sacri-monti.jpg 236w\" alt=\"\" width=\"196\" height=\"300\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<p><strong><em>Tra monti sacri, \u2018sacri monti\u2019 e santuari: il caso veneto,\u00a0<\/em>a cura di Antonio Diano e Lionello Puppi.<\/strong>\u00a0Poligrafo 2006 (Intero volume in formato PDF)\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ossicella.it\/archiviowp\/volume-TRA-MONTI-SACRI.pdf\">[vai\u2026]\u00a0<\/a><\/p>\n<p>Tra i numerosi interventi anche quello del teologo don <span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Mario Sensi,<\/strong><\/span> espressamente inviato dal Vaticano per approfondire le tematiche religiose connesse con il Santuario monselicense. Il saggio \u00e8 molto interessante e va studiato con molta attenzione, soprattutto la parte relativa alle indulgenze . Pi\u00f9 sotto in chiaro\u00a0 le pagine specifiche del nostro Santuario.<\/p>\n<p><em> Mario Sensi (1939 &#8211;\u00a0 2015), dottore in Teologia nonch\u00e9 in Lettere Moderne e Filosofia, prete della Diocesi di Foligno, parroco di Colfiorito (Foligno), cancelliere vescovile, canonico e priore del Capitolo dei Canonici della cattedrale di Foligno, consultore della Congregazione per le cause dei santi, membro del Pontificio Comitato di Scienze storiche, storico della Chiesa, professore alla Pontificia Universit\u00e0 Lateranense in Roma. Socio di innumerevoli sodalizi scientifici, era deputato ordinario della Deputazione di Storia Patria dell\u2019Umbria. <\/em>Per maggiori info\u00a0<a href=\"https:\/\/www.gentedituscia.it\/sensi-mario\/\">[ clicca qui&#8230;]<\/a><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-size: 14pt;\">Qui sotto la parte terminale del suo intervento<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li>Il caso di Monselice<\/li>\n<\/ol>\n<p>Il complesso di Villa Duodo a Monselice apparentemente \u00e8 un luogo \u2018senza una storia\u2019, privo com\u2019\u00e8 di un evento epifanico, e tuttavia trattasi di una splendida pagina di storia della piet\u00e0, nell\u2019accezione data da don Giuseppe de Luca, che per piet\u00e0 intende \u201cquel quid che fa dell\u2019uomo qualcosa d\u2019unico col suo Dio e lo fa agire\u201d91. Questo santuario, con le sue cappelle <em>romanis basilicis pares<\/em>, beneficia di un triplice transfert di sacralit\u00e0: per le indulgenze ad instar elargite da Paolo V; per le reliquie prelevate dalle Sette basiliche romane; per le icone, con i santi titolari di dette basiliche, allogate in altrettante cappelle dedicate, nell\u2019ordine, a: Santa Maria Maggiore, San Giovanni in Laterano, Santa Croce in Gerusalemme, San Lorenzo fuori le mura, San Sebastiano e, la sesta, ai Santi Pietro e Paolo. Detta successione ripete e quindi rimanda alla devozione della \u201cVisita alle Sette chiese\u201d, secondo la rivisitazione fatta da San Filippo Neri, il quale istitu\u00ec tale devozione per togliere migliaia di persone dal carnevale romano, che riteneva un\u2019orgia pagana 92. La concep\u00ec come una gita-pellegrinaggio in compagnia della \u201cMadre dei cristiani\u201d.<\/p>\n<p>La visita doveva iniziare \u2013 secondo le direttive dello stesso San Filippo \u2013 in Santa Maria Maggiore, con l\u2019intonazione, da parte dei cantori, del Magnificat; quindi, proseguiva con la visita alle altre sei chiese \u2013 si badi bene, quelle ripetute, nello stesso ordine, a Villa Duodo \u2013 mentre lungo il percorso si lodava Maria, nel fare \u201corazione in comune, salmeggiando, cantando laudi, litanie e altre devozioni\u201d. Il rito, che occupava tutta la giornata, si concludeva \u201calla sera per il suono dell\u2019Ave Maria\u201d; quindi \u201cognuno tornava alle proprie case sereno e con il proposito di ritornarvi\u201d93.<\/p>\n<p>Giova ribadire che, con la sola eccezione della sesta cappella, intitolata ai due apostoli, anzich\u00e9 al solo apostolo Paolo \u2013 abbinamento dettato dalla chiesa di San Giorgio con cui si chiude il percorso \u00a0\u2013, la successione di Villa Duodo ripete il pellegrinaggio romano alle \u2018Sette chiese\u2019, rito che Dupront ricorda, per inciso, affermando che \u201cdi regola\u201d costitu\u00ec \u201cla pratica penitenziale dei giubilei romani\u201d94.<\/p>\n<p>Effettivamente questo pellegrinaggio si pratic\u00f2 nel Giubileo del 1575: fu ad esempio una delle devozioni che comp\u00ec lo stesso cardinale Borromeo, quando vi si rec\u00f2 per l\u2019apertura, nel dicembre del 1574 95, e nel Giubileo del 1600: la pratic\u00f2 mensilmente lo stesso Clemente VIII (\u2020 1605), nonostante i suoi attacchi di gotta 96.<\/p>\n<p>Tuttavia questo pellegrinaggio, attestato sin dal primo Cinquecento, \u00e8 legato ai Giubilei romani solo per il fatto che la visita alle basiliche maggiori di Roma \u2013 appunto, quattro delle \u2018Sette chiese\u2019 \u2013, dal tempo di Bonifacio IX, fu una delle condizioni per lucrare l\u2019indulgenza giubilare 97. Mentre le altre tre chiese sono rimaste sempre estranee ai percorsi obbligatori dei Giubilei romani.<\/p>\n<p>Quanto al numero delle chiese che si visitavano, Dupront si limita ad osservare come questa esplorazione dello spazio sacro \u00e8 contraddistinta \u201cdal numero sette, come i percorsi della Mecca\u201d98. Mentre commentando l\u2019incisione, con Le Sette chiese di Roma, eseguita forse da Stefano Dup\u00e9rac e pubblicata a Roma da Antonio Lafr\u00e9ry, nel 1575, in occasione dell\u2019anno santo, Marcello Fagiolo mette in relazione la citt\u00e0 devozionale delle \u2018Sette chiese\u2019 con la citt\u00e0 archeologica dei sette colli e, nella citt\u00e0 devozionale, ritrova la stessa ideologia che qualche anno pi\u00f9 tardi guid\u00f2 gli interventi di Sisto V sul tessuto urbano, il quale valorizz\u00f2 la rete basilicale, a spese della citt\u00e0 storica99.<\/p>\n<p>Fermo restando che la gita-pellegrinaggio coniata da San Filippo Neri \u2013 oggetto della nostra attenzione \u2013 \u00e8 una devozione antica, rivisitata in chiave mariana, e non un rito penitenziale da ricondurre agli anni santi100, ritengo che le ragioni del numero \u2018sette\u2019 vadano ricercate, in primo luogo, nella visita ai Sette altari della Basilica di San Pietro, devozione con la quale, ab antiquo, si riteneva di lucrare un santo perdono, ratificato da San Pio V (1566-1572) il quale, di notte, era solito scendere dal Palazzo vaticano in basilica, per compiervi questo pellegrinaggio101.<\/p>\n<p>Ma, stante la connotazione mariana, non \u00e8 fuori luogo ipotizzare un rimando anche a devozioni verso la Madonna, legate al numero settenario, come la corona dell\u2019Addolorata, o dei \u201cSette dolori\u201d102; n\u00e9 sono da escludere altre devozioni settenarie, come quella ai sette Angeli che don Antonio del Duca, un santo prete romano, contemporaneo a San Filippo Neri, leg\u00f2 al culto mariano, quando appunto il 15 agosto 1550 nel tepidarium delle Terme di Diocleziano, a piazza dell\u2019Esedra, eresse un santuario mariano dedicandolo a Santa Maria dei Sette Angeli, tempio che per\u00f2, il 5 agosto 1561, fu ridedicato a Santa Maria degli Angeli e dei martiri, per ricordare i 40.000 cristiani, in gran parte soldati delle legioni d\u2019Oriente, condannati a Diocleziano a costruire le terme 103.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\">CONCLUSIONI<\/span><\/p>\n<p>Chiarito che il complesso delle \u2018Sette chiese\u2019 a Villa Duodo \u00e8, a tutti gli effetti, un santuario, ci si chiede in quale delle quattro tipologie dei luoghi sacri, enumerate da Dupront, rientri e da dove derivi la sacralit\u00e0 del luogo. Va da s\u00e9 che, stanti l\u2019ubicazione e il paesaggio, debba escludersi la prima categoria, quella delle montagne e delle sorgenti sacre; come anche la seconda, quella dei luoghi che si riferiscono ad una storia tipologica e ai quali sono legati anche i Sacri Monti e lo stesso culto delle reliquie. Fatta eccezione per la pianta centrale \u2013 che per\u00f2 nella chiesa di San Giorgio sembra avere significato diverso dell\u2019Anastasis \u2013 nessun rimando alla Terra Santa si ha nella \u201cvia romana\u201d, o \u201cdelle Sette chiese\u201d. Mentre la sala retrostante l\u2019altare, costruita per accogliere le reliquie e i corpi santi, \u00e8 una realizzazione barocca e pertanto \u00e8 fuori luogo l\u2019ipotesi che il committente delle \u2018Sette chiese\u2019 abbia voluto sacralizzare il complesso con dette reliquie. Stante la funzione di cappella funeraria, che avrebbe dovuto svolgere la chiesa di San Giorgio, posta com\u2019\u00e8 al termine della \u201cvia romana\u201d, ritengo che, nell\u2019immaginario dei Duodo, il santuario dovesse \u2013 almeno inizialmente \u2013 rispondere alla nozione di \u201cluogo del compimento escatologico\u201d, dove si entra nella felicit\u00e0 beata, significata dalla stessa tipologia di San Giorgio, edificio a pianta centrale che rimanda agli Heroa, appunto la terza categoria nella classificazione del Dupront 104.<\/p>\n<p>Quando poi, per il \u201csantuario di Monselice\u201d, fu ottenuta l\u2019indulgenza, legata alla devozione delle \u2018Sette chiese\u2019, quella coniata da San Filippo Neri e che era di impostazione mariana, \u00e8 verosimile che abbia preso il sopravvento la devozione mariana: questa poteva costituire un atto di omaggio a Francesco, fondatore del primitivo oratorio, che si era distinto a Lepanto, come comandante di Galeazze; \u00e8 noto, infatti, come la vittoria di Lepanto sia legata alla Madonna del rosario. Di certo poi, gi\u00e0 prima del 1615, quasi a sottolineare la matrice mariana del percorso delle \u2018Sette chiese\u2019, l\u2019oratorio di San Giorgio ebbe un secondo appellativo, quello di Santa Maria di Loreto 105; ed \u00e8 probabile che, in un prosieguo di tempo, l\u2019icona di San Giorgio abbia ceduto il posto ad una raffigurazione della Madonna di Loreto, probabilmente da identificate con la pala oggi allogata nel duomo nuovo (fig. 6) 106. Rafforz\u00f2 infine la matrice mariana del santuario l\u2019indulgenza \u201cad instar Portiuncolae\u201d che si acquistava facendo il periplo attorno alla grotta sanfrancescana \u201cad instar Alverniae\u201d, incastonata nell\u2019esedra 107. La fase mariana del santuario ebbe per\u00f2 breve vita, in quanto subentr\u00f2 timidamente prima e quindi si afferm\u00f2, facendo del tutto obliterare il culto mariano, il culto delle reliquie, che si \u00e8 imposto a discapito delle precedenti funzioni, come sta a dimostrare la popolarit\u00e0 che ancor oggi gode San Valentino martire, il cui corpo santo occupa una posizione centrale rispetto alle altre reliquie. Mentre, dal punto di vista tipologico, il santuario di Monselice costituisce un interessante caso di trasferimento di sacralit\u00e0, fondato sull\u2019imitazione \u2013 mediante ricostruzione su modello del prototipo, da cui peraltro \u00e8 stata prelevata una reliquia autentica \u2013 e sulla rappresentazione iconica del titolare del luogo sacro, che \u2013 secondo la cultura orientale \u2013 non solo lo rappresenta, ma lo rende anche presente.<\/p>\n<p>Santuario a tutti gli effetti, ancorch\u00e9 dal difficile linguaggio simbolico, nelle \u2018Sette chiese\u2019 di Monselice confluiscono elementi propri del pellegrinaggio \u2013 il percorso per la visita alle chiese \u2013 e della montagna, simboleggiata dalla chiesa di San Giorgio che costituisce il vertice ideale del cammino, a sua volta metafora del pellegrinaggio della vita umana.<\/p>\n<p><strong>MENTRE ALMENO TRE I RUOLI SVOLTI: INIZIALMENTE SORSE COME SANTUARIO DINASTICO, PER L\u2019AUTOCELEBRAZIONE FAMILIARE, UNA TIPOLOGIA SU CUI, FINORA, NON SI \u00c8 PRESTATA LA DOVUTA ATTENZIONE; CI FU POI LA FASE MARIANA, PER CONFIGURARSI, DA ULTIMO, COME SANTUARIO LEGATO ALLE RELIQUIE. LA FASE INTERMEDIA \u00c8 LA PI\u00d9 INTERESSANTE, PER AVER DATO LUOGO A UN\u2019ARCHITETTURA, SUPPORTATA DA \u2018ICONE\u2019, CHE AVEVA LO SCOPO DI RENDERE VISIBILE UN TRANSFERT DI SACRALIT\u00c0, FACENDO COS\u00cc DEL SANTUARIO UN UNICUM.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\">NOTE al TESTO<\/span><\/p>\n<p>91 G. DE LUCA, Introduzione alla storia della piet\u00e0, Roma 1962, pp. 25-26; si veda inoltre la lettera che De Luca scrisse a Prezzolini il 21 gennaio 1961, edita in G. DE LUCA &#8211; G. PREZZOLINI, Carteggio: 1907-1962, a cura di G. PREZZOLINI, Roma 1975, pp. 274-275.<\/p>\n<p>92 I pellegrini che, negli anni santi, per lucrare l\u2019indulgenza plenaria, dal 1373, erano tenuti a visitare, oltre alle basiliche di San Pietro, San Paolo e San Giovanni in Laterano, anche Santa Maria Maggiore (cfr. Bollario dell\u2019Anno Santo. Documenti di indizione dal Giubileo del 1300, a cura di E. LORA, Bologna 1998, pp. 38-43), nel secolo XV avevano aggiunto, per propria devozione \u2013 alle quattro, dette maggiori \u2013, altre basiliche. Di certo, nella seconda met\u00e0 del secolo XV, era invalso l\u2019uso di pellegrinare dal santuario mariano di Santa Maria \u2018de Popolo\u2019 a San Sebastiano. \u00c8 quanto si apprende dalla seguente disposizione testamentaria dettata a Foligno, il 18 settembre 1481: \u201cd. Elena uxor qn. Filippi ser Andree de Varinis de Fulgineo et sotietate crucis* Item, reliquit quod infr. Iohannes Mactias, eius filius et heres universalis [&#8230;] teneatur et debeat fieri facere iter S. Sebbastiani de Urbe, cum hoc: quod ille qui accedet ad dictum iter faciendum, videlicet discedendo ab ecclesia S. Marie de Populo, debeat ire nudis pedibus, videlicet ad ecclesiam S. Sebbastiani usque ad altare maius prefate ecclesie S. Sebbastiani, teneatur ire genuflessum ac etiam visitari ecclesias maiores dicte Urbis civitatis\u201d: ASF, Not., 36, Andrea di Feperliciano di Buono (1481-1483). Mentre un riprova della frequentazione, da parte dei pellegrini, della basilica di Santa Croce in Gerusalemme, dove si conserva la pi\u00f9 importante reliquia della Croce, \u00e8 l\u2019incisione fatta, nel 1495, da Israel van Meckenem (1440-1503) dell\u2019Imago pietatis, copia dell\u2019icona-mosaico quivi venerata. Vi si legge: \u201cHec ymago contrefacta est ad instar et similitudinem illius prime imaginis pie\/ tatis custodite in ecclesia S. Crucis in Urbe romana, quam fecerat de\/pingi sanctissimus Gregorius papa Magnus, post habitam ac sibi ostensam desuper visionem \/ Israel v(an) M(eckenem)\u201d: cfr. il catalogo di M. LEHR, Geschichte und kritischer Katalog der deutschen, niederl\u00e4ndischen und franz\u00f6sischen Kupferstiche im XV. Jahrhundert, n. 677, tav. 28; inoltre BELTING, L\u2019arte e il suo pubblico&#8230;, cit., pp. 216 e 223. Il fatto che San Lorenzo diacono sia il protomartire di Roma spiega, infine, l\u2019inserimento di questa chiesa nel pellegrinaggio devoto alle \u2018Sette chiese\u2019, devozione che si praticava gi\u00e0 prima di San Filippo Neri, come attesta Marin Sanudo, uno degli oratori inviati da Venezia, nel 1522, a Roma, al neoeletto pontefice Adriano VI per fargli \u201cobedientia\u201d: detti oratori \u201candarono a 7 chiese dove sono le stazioni de devotioni belissime\u201d: M. SANUDO, I diarii (1496-1533), a cura di R. DUFLIN et al., Venezia 1879-1902 (rist. anast. Bologna 1969), passo riferito da VALANDRO, Il monte sacro&#8230;, cit., p. 109. Stesse le basiliche, solo che l\u2019ordine di successione e lo spirito del pellegrinaggio non sono quelli imposti dalla devozione filippina, di cui appresso.<\/p>\n<p>93 Esercizi dell\u2019Oratorio, Roma, Stamperia Pagliarini 1785, pp. 134 sgg. Su questa pia pratica vedi, inoltre, M. ARMELLINI, La visita alle Sette chiese e San Filippo Neri, Roma 1894; L.V. PASTOR, Storia dei papi, IX: Gregorio XIII (1572-1585), Roma 1925, p. 130; A. LAZZARINI &#8211; C. GASBARRI, La spettacolarit\u00e0 del \u2018Gaudium\u2019 e la visita filippina alle Sette chiese, Roma 1947; Il primo processo per San Filippo Neri, edito e annotato da G. INCISA DELLA ROCCHETTA e N. VIAN, con la collaborazione di C. GASBARRI, 4 voll., Citt\u00e0 del Vaticano 1957-1963; A. VENTUROLI, San Filippo Neri. Vita, contesto storico e dimensione mariana, Casale Monferrato 1988, p. 116; Viaggio nell\u2019Italia dell\u2019anno santo. Giubileo 2000, a cura di G. MONETA, Torino 1999, pp. 121-123 (L\u2019Itinerario di san Filippo Neri, con luogo di partenza, \u201cSanta Maria in Vallicella, la Casa dei Filippini e la sede dell\u2019Oratorio\u201d, e prima visita alla basilica di San Pietro, che per\u00f2 nella gita-pellegrinaggio di San Filippo faceva da conclusione).<\/p>\n<p>94 DUPRONT, Il sacro&#8230;, cit., p. 407.<\/p>\n<p>95 Ecco quanto riferisce un contemporaneo del santo: \u201ccominci\u00f2 la visita alle chiese deputate andandovi sempre a piedi e alcune volte anche a piedi ignudi [&#8230;] Oltre le chiese deputate per il Giubileo, visit\u00f2 ancora tutte le altre dove era qualche segnalata reliquia o che sono in particolar devozione presso il popolo. Visit\u00f2 similmente a piedi le Sette chiese pi\u00f9 volte e quasi ogni giorno faceva genuflesso la scala santa\u201d: il passo \u00e8 riferito da P. BREZZI, Storia degli anni santi: da Bonifacio VIII al Giubileo del 2000, Milano 19972, pp. 96-97. Su questo pellegrinaggio da Milano a Roma, fatto tutto a piedi, impiegandovi tredici giorni, vedi inoltre G.D. GORDINI, Storie di pellegrini, di briganti e di anni santi, Torino 1974, p. 168, L. ZANZI, S. Carlo e l\u2019et\u00e0 barocca, in L\u2019Alto Milanese all\u2019epoca di Carlo e Federico Borromeo. Societ\u00e0 e territorio, Atti del Convegno di studi (Gallarate, 1984), Gallarate 1987, pp. 491 sgg.; ID., Metamorfosi dei pellegrinaggi dal\u2019et\u00e0 medievale all\u2019et\u00e0 moderna, in Medioevo in cammino. L\u2019Europa dei pellegrini, Atti del Convegno internazionale di studi (Orta San Giulio, 1987), Orta San Giulio 1989, p. 183.<\/p>\n<p>96 L.V. PASTOR, Storia dei papi, XI: Clemente VIII (1591-1605), Roma 1929, p. 516.<\/p>\n<p>97 Cfr. Bollario dell\u2019Anno Santo. Documenti di indizione dal Giubileo del 1300, cit., indice analitico, p. [32].<\/p>\n<p>98 DUPRONT, Il sacro&#8230;, cit., p. 407.<\/p>\n<p>99 M. FAGIOLO, La citt\u00e0 delle basiliche, in Roma Sancta&#8230;, cit., pp. 266-268. Per l\u2019incisione pubblicata nel 1575 cfr. supra, n. 17.<\/p>\n<p>100 Un flash sulle \u2018Sette chiese\u2019 (le quattro giubilari pi\u00f9 il percorso allargato, proposto da San Filippo Neri) in G. PALUMBO, Giubileo giubilei. Pellegrini e pellegrine, riti, santi, immagini per una storia dei sacri itinerari, con prefazione di S. BOESCH GAJANO, Roma 1999, pp. 174-191. BREZZI, Storia degli anni santi&#8230;, cit., p. 93, ricorda, per il giubileo del 1575, la visita alle \u2018Sette chiese\u2019: \u201cpratica non nuova, ma allora ripristinata e, dopo qualche ostilit\u00e0 iniziale, molto apprezzata, diffusa e praticata anche dai pontefici\u201d. Mentre non trovo ricordo di questa devozione filippina nella relazione di M. LOCONSOLE, Luoghi e liturgie della \u201cGerusalemme romana\u201d, in L\u2019Europa dei pellegrini, a cura di L. VACCARO, Milano 2004, pp. 83-104: dal titolo dell\u2019intervento ci si sarebbe aspettati almeno la citazione di questa devozione, laddove ad esempio si illustra la basilica di Santa Maria Maggiore (pp. 94 sgg.).<\/p>\n<p>101 I sette altari della basilica vaticana sono: la Madonna detta la Gregoriana, Santi Processo e Martiniano, San Michele Arcangelo, Santa Petronilla Vergine, Madonna della Colonna, Santi apostoli Simone e Giuda, San Gregorio Magno: A. L\u00c9PICIER, Le indulgenze, Vicenza 1931, pp. 528-530.<\/p>\n<p>102 S. MAGGIANI, Addolorata, in Nuovo Dizionario di Mariologia, cit., pp. 3-16: 9. Altre devozioni settenarie, le \u201cSette angosce e allegrezze\u201d e i \u201cSette mercoled\u00ec\u201d, in onore di San Giuseppe: cfr. Direttorio su piet\u00e0 popolare e liturgia, cit., p. 222.<\/p>\n<p>103 Cfr. M. DEJONGHE, Roma santuario mariano, Bologna 1969, p. 251.<\/p>\n<p>104 DUPRONT, Il sacro&#8230;, cit., pp. 400-402.<\/p>\n<p>105 VALANDRO, Il monte sacro&#8230;, cit., p. 92, scrive che Mons. Marco Corner, nella visita pastorale effettuata a Monselice nel 1615, \u201cregistra compiute, con espressioni d\u2019elogio per la bella forma, le sei chiesine e dichiara co-titolare dell\u2019oratorio la Madonna di Loreto\u201d.<\/p>\n<p>106 L\u2019ipotesi \u00e8 che questa pala d\u2019altare con soggetto lauretano, agli inizi del secolo XIX attestata nella chiesa di Santa Giustina, provenga dal santuario delle \u2018Sette chiese\u2019, cos\u00ec come il reliquiario: ambedue finiti tra gli arredi del duomo. La pala d\u2019altare rappresenta, in primo piano, la Madonna di Loreto, statica, ma in atto di essere trasportata in cielo da quattro angeli; indossa l\u2019abito rituale della dalmatica (veste di forma trapezoidale che ricopre il corpo per intero, dal collo ai piedi) e la corona, secondo l\u2019iconografia che si afferm\u00f2 dopo la peste del 1498, manca per\u00f2 il tabernacolo marmoreo ad arco. Al racconto di fondazione del santuario \u2013 traslato da Nazareth a Loreto \u2013 si allude con la struttura della Santa Casa, al centro del dipinto e portata da due angeli, mentre in basso si vede la sponda italiana dell\u2019Adriatico, meta del volo angelico; il tutto in scala minore, rispetto alle figure di primo piano. La pala, attualmente conservata nella cappella invernale del duomo nuovo di Monselice, nell\u2019inventario, redatto nel 1815, dal canonico mansionario Giacomo Ferretto, viene registrata per la chiesa di Santa Giustina, suggerendo il nome di Palma il Giovane. Di recente, per\u00f2, la tela \u00e8 stata attribuita all\u2019ambito della bottega dei Maganza: cfr. P.L. FANTELLI, Le cose pi\u00f9 notabili riguardo alle belle arti che si trovano nel territorio di Padova, \u201cPadova e la sua provincia\u201d, 27 (1981), n. 4, pp. 21-23: 22 (anche G.A. MOSCHINI, Viaggio per l\u2019antico territorio di Padova fatto da Gianantonio Moschini l\u2019anno 1809 in traccia di monumenti alle persone di studio, a cura di P.L. FANTELLI, Padova 1993, p. 29); C. CESCHI, Chiese, conventi e monasteri: una rassegna del patrimonio artistico tra Settecento e Ottocento, in Monselice&#8230;, cit., pp. 565-593: 566, fig. 1, 568-569.<\/p>\n<p>107 VALANDRO, Il monte sacro&#8230;, cit., pp. 87, 97.<\/p>\n<table style=\"width: 100%; border-collapse: collapse; background-color: #98edd9;\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"width: 100%;\"><strong>Tutto il saggio in PDF &#8211; Mario Sensi,<\/strong>\u00a0<em>Monti sacri, transfert di sacralit\u00e0 e santuari ad instar;\u00a0<\/em><strong>un interessante studio\u00a0 sulle caratteristiche del nostro Santuario delle 7 chiesette <\/strong><em>\u00a0;<\/em><a href=\"http:\/\/www.ossicella.it\/archiviowp\/2024\/sensi_monselice.pdf\"><strong>[ clicca qui\u2026]<\/strong><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_7766\" aria-describedby=\"caption-attachment-7766\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-7766\" src=\"https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/mario-sensi.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"256\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-7766\" class=\"wp-caption-text\">Teologo Mario Sensi<\/figcaption><\/figure>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a9 2024 <strong>a cura di Flaviano Rossetto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Vedi anche:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0\u00a0Per\u00a0news su Monselice <a href=\"https:\/\/www.ossicella.it\/\">https:\/\/www.ossicella.it\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0Per\u00a0arte e architettura <a href=\"https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/\">https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Per storia di Monselice <a href=\"https:\/\/www.monseliceantica.it\/\">https:\/\/www.monseliceantica.it\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Info e segnalazioni scrivimi qui flaviano.rossetto@ossicella.it<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/flaviano.rossetto\">https:\/\/www.facebook.com\/flaviano.rossetto<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\">Mario Sensi,\u00a0Monti sacri, transfert di sacralit\u00e0 e santuari ad instar; Il caso di Monselice Nel 2005 l&#8217;assessore alla Cultura Giovanni Belluco promosse un convegno intitolato Tra monti sacri , &#8216;sacri monti&#8217; e santuari: il caso veneto, coordinato dal compianto prof. <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/monti-sacri-transfert-di-sacralita-e-santuari-ad-instar-il-caso-di-monselice\/\" title=\"Monti sacri, transfert di sacralit\u00e0 e santuari ad instar; Il caso di Monselice\">[&#8230;]<\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":7825,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[15,326],"tags":[327,310],"class_list":["post-7767","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-chiese-monselicensi","category-santuario-giubilare-7-chiesette","tag-mario-sensi-teologo","tag-santuario-giubilare-di-monselice"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Monti sacri, transfert di sacralit\u00e0 e santuari ad instar; Il caso di Monselice -<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.ossicella.it\/monselice\/monti-sacri-transfert-di-sacralita-e-santuari-ad-instar-il-caso-di-monselice\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Monti sacri, transfert di sacralit\u00e0 e santuari ad instar; Il caso di Monselice -\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Mario Sensi,\u00a0Monti sacri, transfert di sacralit\u00e0 e santuari ad instar; Il caso di Monselice Nel 2005 l&#8217;assessore alla Cultura Giovanni Belluco promosse un convegno intitolato Tra monti sacri , &#8216;sacri monti&#8217; e santuari: il caso veneto, coordinato dal compianto prof. 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