IL VENETO E LA MONTAGNA
Sul crinale tra istituzioni e territorio, curato da Stefano Piazza, edito dalla casa editrice Giappichelli nel 2016
Partecipa alla 35° edizione del Premio Brunacci 2020: Il Veneto e la montagna. Sul crinale tra istituzioni e territorio, curato da Stefano Piazza, edito dalla casa editrice Giappichelli nel 2016.
Il libro approfondisce l’esplorazione dei complessi rapporti tra istituzioni e territori assume un interesse analitico particolare quando è effettuata in riferimento a contesti peculiari come quello montano. Nel ricostruire le vicende riguardanti le politiche istituzionali destinate, nel Veneto, alle aree montane, questo volume appronta un’indagine di tipo interdisciplinare su questioni, tuttora in auge, che insistono sulle comunità della montagna veneta, ancora alle prese con mai sopite tensioni tra i diversi livelli istituzionali che le investono ed inesausti aneliti di sviluppo autonomo ed autopropulsivo delle loro realtà socio-territoriali. Dal tratteggio analitico che ne consegue si deduce la persistenza di problematiche, ancora irrisolte, sia sul versante delle dinamiche di “innovazione istituzionale”, sia su quello della protezione delle specificità territoriali delle aree montane del Veneto, per le quali rimane intatta l’esigenza di allestire politiche conformi al patrimonio storico, culturale, comunitario e identitario che le connota (tratto dalla quarta di copertina).
Stefano Piazza (Specialista in Istituzioni e tecniche di tutela dei diritti umani presso l’Università di Padova, Dottore di ricerca in Pianificazione territoriale e politiche pubbliche del territorio -IUAV -Venezia), è stato Tutor coordinatore di Discipline giuridiche ed economiche presso il TFA (Tirocinio formativo attivo) dell’Università degli Studi di Verona, per l’anno accademico 2014-2015. Ha insegnato, con docenze a contratto, alle Università di Trieste e di Padova e alla SSIS del Veneto (sede di Verona).

Il libro è stato segnalato con le seguente motivazione: Per l’accurata analisi delle recenti problematiche storico-sociali della montagna veneta e degli interventi pubblici in materia, sviluppata con ampiezza di approccio e con capacità di cogliere i risvolti critici del rapporto tra ambiente, popolazione e istituzioni. Il volume si articola in sette densi capitoli e ambisce a tracciare una via percorribile per coniugare l’esigenza di politiche che sappiano rispondere agli attuali e spesso urgenti problemi dell’ambiente e della società di montagna, con le possibilità di uno sviluppo compatibile. In particolare, l’approfondita analisi del ruolo delle comunità montane e del Progetto montagna della Regione Veneto (capitoli IV e V) conduce a evidenziare gli esiti «spesso claudicanti» delle specifiche politiche adottate, che non sono apparse in grado almeno finora di valorizzare concretamente le potenzialità di autogoverno e di auto-sviluppo dei diversi ambienti che compongono la montagna veneta (che è senza dubbio un grave errore concettuale considerare come un unicum omogeneo passibile di identici sviluppi e soluzioni e che fu una delle carenze fondamentali del Progetto regionale). Inoltre, l’improvvisazione delle scelte, gli interessi partitocratici, la visione della montagna come periferia e spesso come mero oggetto turistico hanno contribuito a depotenziare gli esiti di un piano di interventi che è stato per altri versi originale e innovativo. Il saggio conduce infine a interessanti considerazioni e proposte riguardo a un nuovo rapporto tra stato (nelle sue diverse e spesso sovrapposte entità istituzionali) e territorio, nel senso di un’accurata esplorazione degli elementi identitari locali e dei residui ambiti di autogoverno, in vista della preservazione del patrimonio storico e culturale che contraddistingue le ‘terre alte’. La parziale disattenzione degli attori politici e la tendenza centralizzatrice nei confronti delle esigenze espresse dal basso possono essere superate solo rimettendo al centro la questione montagna, o meglio montagne, attraverso una nuova fase di studio, di ascolto e di dibattito circa il destino e le traiettorie identitarie di queste realtà, cui non potrà più essere estranea la consapevolezza del percorso storico recente, ma anche di quella di più lungo periodo, nell’ambito della Serenissima, della dominazione asburgica e del Regno d’Italia sabaudo (Walter Panciera).