Premiazioni 2018 - Pieve di Santa Giustina

PREMIO BRUNACCI – MONSELICE 

Storia (1984-2021)
PER LA PROMOZIONE DELLA STORIA PADOVANA E VENETA

Il Comune di Monselice (PD) per valorizzare e promuovere la storia regionale realizza un concorso storico denominato “PREMIO BRUNACCI – MONSELICE” con l’obiettivo di far conoscere e promuovere la storia padovana e veneta. Il concorso è rivolto alle scuole della provincia di Padova, alle tesi di laurea magistrali e alle pubblicazioni riguardanti il padovano e la  storia veneta.

I Premi Brunacci nacquero  nel 1984 fa per iniziativa  di un gruppo di professori dell’Università di Padova – coordinati dai prof. Antonio Rigon e Sante Bortolami – desiderosi di promuovere la conoscenza storica, valorizzando la storia locale nell’insegnamento scolastico, nella divulgazione, nella ricerca scientifica. Il clima era allora favorevole ad un simile tentativo: i programmi della scuola dell’obbligo incoraggiavano una didattica attenta al contesto ambientale, alle tradizioni e alle vicende relative al territorio nel quale vivevano ed operavano docenti e studenti; nelle università, anche per influsso di correnti storiografiche d’Oltralpe, insediamenti e vita quotidiana, mentalità e cultura materiale, campagne e lavoro contadino, città e centri minori erano oggetto di studi spesso innovativi anche sul piano metodologico.

 

I Premi Brunacci sono stati lo specchio fedele di questo vivace movimento culturale, favorendo l’incontro tra grandi maestri e giovani ricercatori, tra studiosi e studenti, tra storici di professione e storici dilettanti, tra insegnanti della scuola dell’obbligo, professori delle secondarie, docenti universitari impegnati nella didattica e nella ricerca storica in senso ampio, comprendente la cultura, le arti, la letteratura, il teatro, l’ambiente. I nomi dei premiati e le motivazioni con le quali sono stati attribuiti i premi nelle varie edizioni parlano da sé e dicono delle scelte rigorose operate nel corso degli anni dalla giuria, secondo un’idea alta degli studi, dell’insegnamento, della stessa divulgazione della conoscenza storica troppo spesso soggetta a strumentalizzazioni e distorsioni che nulla hanno a che fare con il lavoro dello storico. Le riunioni annuali, le discussioni vivaci, il confronto anche aspro, gli incontri conviviali sereni e frizzanti, le premiazioni animate dall’impaziente scalpitare dei ragazzi nella chiesa di Santa Giustina, o nel castello, o in una scuola o in un cinema o sotto un tendone appartengono ad un patrimonio di esperienze che credo ci abbiano reso tutti più ricchi. Se tutto ciò è stato possibile lo si deve all’appoggio delle amministrazioni che si sono susseguite alla guida del comune di Monselice. E stata una dimostrazione di civismo e di amore per la propria città e la propria terra: un bell’esempio di sensibilità culturale, un’ iniziativa che fa onore a Monselice.

 

Istituzione del premio e il gruppo culturale “Giovanni Brunacci”

Il premio “Brunacci” è stata un’iniziativa promossa dall’omonimo gruppo culturale, costituitosi a Monselice nel marzo 1983. Tra i soci fondatori troviamo Giuseppe Ruzzante – nominato subito presidente – Claudia Gonzato, Maria Berto Nella, Roberto Valandro, Adriana Bolzicco, Giorgina Giorgini, Giacomo Loreggian, Gianna Milani e Sergio Valandro.

Lo statuto indicava tra gli obiettivi della nuova associazione, la volontà di “sostenere, coordinare, promuovere e gestire attività rivolte alla valorizzazione del patrimonio culturale, sociale, storico, artistico e monumentale del Veneto”. L’atto notarile precisa che la nuova associazione doveva “sensibilizzare l’opinione pubblica con manifestazioni, conferenze, dibattiti di problemi di attualità finalizzate sempre all’educazione e al miglioramento del rapporto fra cittadini e le istituzioni. Un programma veramente impegnativo per la nuova associazione che poteva contare solamente sulle proprie risorse finanziarie per realizzare qualsiasi iniziativa.

Ad onor del vero, bisogna ammettere che in quel tempo mancava a Monselice il sostegno pubblico alle associazioni che si prodigavano nella realizzazione di attività culturali per tutta la popolazione e soprattutto mancavano i locali e i luoghi dove coltivare qualsiasi espressione intellettuale. Purtroppo dal Dopoguerra le opportunità culturali a Monselice erano veramente poche. La mancanza di spazi teatrali e la destinazione ad altri usi delle numerose sale private che nei primi anni del Novecento ospitavano spettacoli culturali di vario genere determinarono una diffusa apatia tra la popolazione, d’altronde la necessità di ricostruire l’apparato produttivo danneggiato dalla guerra era diventata una priorità per l’Amministrazione comunale.

Le nuove idee del ‘68 arrivarono, anche se molto diluite, anche a Monselice e con loro una nuova classe dirigente – capitanata dal neoeletto sindaco Mario Balbo e dall’Assessore alla Cultura Vittorio Rebeschini – vincitrice delle elezioni locali con un ambizioso programma amministrativo che privilegiava l’esigenza di scuotere Monselice dal diffuso torpore culturale e contemporaneamente indicava le strategie per sensibilizzare la popolazione ai problemi della cultura.

In questa ottica nasceva il “matrimonio” con l’Università di Padova e in particolare con il giovane professore di Padova Gianfranco Folena che condivideva con Leone Traverso e Diego Valeri lo studio sui problemi della traduzione, intesa come forma di contatto e di confronto tra culture diverse.

Già nei primi contatti si avvertiva la volontà degli amministratori locali  di inserire la Città di Monselice nel giro degli interessi culturali dell’Università di Padova mentre Folena trovava nella disponibilità monselicense le strutture logistiche per realizzare i convegni sui problemi della traduzione ovvero un eccezionale supporto per la sua attività di studioso.

L’Amministrazione comunale volle subito dare la massima attenzione al premio inserendolo in un nutrito programma di manifestazioni culturali denominato i “Maggi monselicensi” che quasi naturalmente spingevano verso il crescendo del Premio, la cui proclamazione dei vincitori concludeva le iniziative  culturali primaverili.

Tanti sforzi furono subito premiati con l’arrivo a Monselice dei maggiori poeti italiani del ‘900 (Sereni, Giudici, Fortini, Luzi e altri) che sono riusciti a raccogliere le molte energie latenti nella comunità di Monselice.

Non mancarono, però, negli anni successivi contestazioni e incomprensioni soprattutto con il Centro Sociale che accusava il Premio di traduzione di essere troppo “lontano” dagli interessi della gente. Le critiche, in parte vere, costrinsero gli organizzatori a rivedere le norme di partecipazione introducendo significative innovazioni nello svolgimento della manifestazione.

Negli anni ’80 del secolo scorso iniziò un nuovo “rinascimento” per Monselice, favorito da una nuova sensibilità dell’Amministrazione comunale per le attività culturali che si concretizzarono nell’istituzione di specifici capitoli di bilancio per finanziare le attività culturali. Mentre per volontà di privati, oltre al gruppo Brunacci, (ri)nasceva la Pro Loco, veniva istituita la Giostra della Rocca e il gruppo filatelico riprendeva nuovo vigore,  dimostrando quante energie positive Monselice era in grado di esprimere e quante vitalità ci sia tra la gente che ritrova nell’amore per la propria città e nello studio della storia locale un nostrano orgoglio per la propria terra.

In questo contesto si muoveva anche il gruppo culturale “Brunacci” La prima iniziativa del gruppo è stata la realizzazione di un premio che valorizzasse la ricerca storica a tutti i livelli, dalla scuola elementare all’opera edita – precisa la Segreteria organizzativa dalle pagine della Difesa del Popolo del 28 settembre 1984 – privilegiando l’apporto di studenti, ricercatori e divulgatori che affiancano questa passione del conoscere ad attività professionali le più varie. Filo conduttore della manifestazione è l’intento di mettere in luce la ricerca compiuta anche da persone più o meno anonime, quali studenti e appassionati, che con amoroso impegno indagano su quella gente e quegli eventi che la storia ufficiale non riesce a comprendere in sé.

Intervento del comune

La seconda edizione, realizzata direttamente dal gruppo culturale Brunacci, si è svolta ripetendo il già consolidato percorso, sebbene siano venuti a mancare il supporto e l’apporto economico dell’ente morale Opera Immacolata Concezione di Padova. A sostenere l’iniziativa intervenne il Comune di Monselice che finanziò parte dei premi. Era evidente quindi che il premio Brunacci, nella nuova e più accattivante formulazione che prevedeva riconoscimenti in denaro per oltre cinque milioni di lire, aveva bisogno di continui e costanti finanziamenti nonché di un adeguato supporto logistico che il gruppo culturale Brunacci non poteva sopportare a lungo. Per dare continuità alla manifestazione, ci racconta il socio fondatore Giuseppe Ruzzante, era indispensabile coinvolgere l’assessorato alla cultura. La prima significativa svolta nella vita dei Premi Brunacci, quindi, porta la data del 26 luglio 1986. In quel giorno infatti la Giunta comunale con provvedimento n. 655 prende atto che il “Gruppo culturale Brunacci intende cedere completamente l’iniziativa al comune di Monselice nella convinzione che questo possa  garantire la continuità e la promozione” della manifestazione” e decide di  “adottare completamente l’iniziativa” per cui il comune  ne diventa così proprietario a tutti gli effetti, “riservandosene ogni diritto”.  Oltre all’aspetto formale la Giunta dispone che la segreteria sia affidata al responsabile della biblioteca

 

Il premio Brunacci e l’Amministrazione comunale

 

Il segreto della longevità dei premi Brunacci va ricercato nella formula con cui si svolgono, che assicura sia l’indipendenza della giuria nella valutazione delle opere in concorso che la libertà dell’Amministrazione comunale nel gestire la cerimonia di proclamazione dei vincitori e tutte le iniziative di pubblicizzazione dell’evento. Si sono alternati molti sindaci sindaci (Learco Vettorello, Gianni Baraldo, Antonio Bettin, Fabio Conte, Francesco Lunghi e  Giorgia Bedin ) e altrettanti assessori alla cultura succedutesi nella ventennale storia dei Brunacci, lo hanno sostenuto, appoggiato e finanziato cercando contributi anche economici tra gli imprenditori di Monselice o presso gli enti pubblici provinciali e regionali.

Ma la vera lotta avviene ogni anno nella predisposizione del bilancio comunale quando viene accantonata la somma necessaria per realizzare la manifestazione. Non sempre il finanziamento è stato semplice; alcuni anni esigenze di bilancio e di opportunità hanno imposto drastiche riduzione di spese, ma mai è venuto meno l’impegno dell’Amministrazione.

Il regolamento dei Brunacci prevede che l’assessore alla cultura entri di diritto nella giuria, per assicurare i necessari collegamenti con l’amministrazione locale e con le altre istituzioni che finanziano la manifestazione. Una presenza discreta la sua, quasi di cortesia, che termina automaticamente allo scadere del mandato politico, per far posto al suo successore.

Al primo assessore Vittorio Bertazzo che ha partecipato ai lavori di sei edizioni della manifestazione, dal 1984 al 1990, è succeduto Giannino Scanferla, dal 1991 al 1995 per complessive 5 annate. Dal 1996 al 1998 è stato il turno della signora Carla Montelatici, che ha lasciato il testimone a Riccardo Ghidotti dal 1999 al 2003. Poi Giovanni Belluco e Andrea Parolo.

 

Sulle iniziative realizzate a Monselice utile il link al saggio di Monica Panetto intitolato Monselice per la Cultura contenente le iniziative realizzate a Monselice dal 1980 al 2010www.ossicella.it/archiviowp/2026/monselice_cultura%202010.pdf

Opuscolo con la storia dei primi vent’anni del premio Brunacci in PDF  [ vai…]

Giuria storica del  Brunacci    [ vai…]

 

 


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© 2026 a cura di Flaviano Rossetto

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