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Sabato 6 dicembre 2025 la showgirl Samira Lui, protagonista del noto programma di canale 5 condotto da Gerry Scotti : “La Ruota della Fortuna”, ha inaugurato il villaggio di Babbo Natale e ha incantato grandi e bambini con la sua bellezza e la sua grande simpatia. Monselice apre così nel migliore dei modi il ricco programma di eventi in programma per il Natale della Città Giubilare 2025.
Tanta curiosità in città e fin da subito è iniziata la non facile impresa di rubarle una foto o un selfie, anche i nostri amministrazioni non si sono si sono sottratti al simpatico rituale. I buttafuori erano inflessibili e hanno contenuto chi voleva avvicinarsi alla modella. Dopo qualche parola durante l’inaugurazione delle bancherelle Lui, con tanto di ‘moroso’, ha passeggiato per il centro di Monselice, generando un corteo degno di un imperatore.
Tutto bene quindi, un po’ di allegria natalizia non fa male.



Monselice, 7 dicembre 2025

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Toni Cibotto è al Roncale di Rovigo nella mostra a lui dedicata nel Centenario della nascita. Sala dopo sala, è lui stesso a raccontarsi e raccontare il suo tempo, tra amore e disincanto, sempre in bilico tra un “paradiso perduto”, quello del Polesine e del Veneto d’un tempo. È una attualità nella quale si sente sempre più fuor d’acqua, tanto da invitare i suoi molti lettori ed estimatori a “consideralo estinto”, già molti anni prima di andarsene.
Ricordiamo che Cibotto ha fatto parte, attivamente, della giuria del premio Brunacci e promosso il premio di traduzione.
La mostra, curata da Francesco Jori, da una idea di Sergio Campagnolo, è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, con l’Accademia dei Concordi e il Comune.
Va subito detto che non si tratta della “solita” mostra su uno scrittore. Certo ci sono i suoi libri, le sue foto, il suo film, le sue macchine da scrivere… ma, nell’originale allestimento creato da Arcadia Arte, a guidare il visitatore è proprio lui, Toni, con le sue riflessioni, i suoi aforismi, i suoi ricordi. Sono spezzoni tratti da “Il viaggio di Toni”, il docufilm girato in quel mitico treno, “la Vacca mora”, tra Rovigo e Chioggia, che ricalca il titolo di uno dei suoi libri. Ad ogni “fermata”, ricordi biografici, la memoria del padre e di una infanzia isolata, lui unico maschio in un collegio femminile, l’oppressione della solitudine, poi la scoperta della libertà che coincide con la frequentazione di Legge all’Università di Padova. Una laurea che non metterà mai a frutto, preferendo il giornalismo e la scrittura. L’esordio difficile con “La coda del parroco” che finisce sotto la scure della Santo Uffizio, giudizio drammatico per lui che era il figlio di un deputato democristiano soprannominato il “Vicevescovo” di Rovigo. Poi la Grande Alluvione, che vive in prima persona e che racconta in un suo libro.
E ancora gli anni romani, quelli della Dolce Vita, vissuta intensamente accanto a scrittori come Pasolini, Sciascia, Moravia, il mondo dei cinema, Mastroianni, Fellini e l’esperienza della Fiera Letteraria. Ma l’inquietudine lo conduce a tornare a casa, in quel mondo di terra e acque che è il Polesine, che dalla Capitale gli appariva come l’unico luogo in cui potersi ritrovare. Qui ambienta “Scano Boa” da cui deriva un film diretto da Renato Dall’Ara con Carla Gravina.
Anche le esperienze milanesi vengono ricordate, con la sua voce, in mostra: l’orgoglio di aver contribuito al successo delle mitiche “Mille Lire”, l’esperimento editoriale forse di maggior successo nel Novecento italiano, la frequentazione di Arnoldo Mondadori e di Edilio Rusconi, poi il dar vita a Premi Letterari che fecero epoca: il Fiuggi, il Campiello, il Settembrini, il Comisso, tra i tanti, e le frequentazioni quotidiane con scrittori e editori. E a fare da fil rouge di quegli anni, il suo quotidiano, Il Gazzettino, che lo annoverava tra le sue firme e i “Diari Veneti”, la sua popolare rubrica fissa, poi raccolta in 4 volumi da Marsilio, il suo editore. Il teatro è la sua altra passione, vedendolo in veste di studioso del teatro di tradizione, promotore di compagnie teatrali amatoriali, poi la direzione del Goldoni.
Una vita straripante di incontri, relazioni, successi. Ma sotto questo scintillare, si avverte la profonda inquietudine di un uomo che non si sente mai risolto, che vede mutare il mondo secondo forme che gli sono estranee, che trova compagnia preferita in Fosca, la sua cagnetta. Di essa dice: “è la mia docente universitaria, giocando a palla mi ha insegnato il segreto della vita: non pensare”
Quando lo assale la melanconia sale sulla sua Mini bianca (anch’essa in mostra) per avventurarsi in viaggi solitari, o talvolta con fidati amici, nel suo Delta. Per rivedere una chiesetta abbandonata, perdersi nel mare d’erba o raggiungere il rifugio dell’Abbazia della Madonna del Pilastrello e fare due chiacchiere con l’amico Abate. A cercare di suggere linfa vitale da luoghi che gli erano nel cuore.



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Ancora nessuna novità, i finanziamenti per il restauro non sono arrivati. Qui sotto il Mattino dell’11 aprile 2026 (GZ) che fa il punto della situazione








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La società milanese R. Capital ha presentato al protocollo comunale l’aggiornamento dettagliato dell’accordo pubblico privato per la rigenerazione dell’area ex Italcementi. Nel documento si prevede la cessione al Comune di 20mila metri quadrati per impianti sportivi e la realizzazione, a spese del privato, del collegamento stradale verso l’ospedale e Nuova Regionale 10. Il documento integra la proposta originaria del dicembre 2023 e rappresenta un passaggio fondamentale per quello destinato a diventare il più grande progetto di rigenerazione urbana nella provincia di Padova.

L’operazione prevede investimenti complessivi superiori ai 100 milioni di euro. Compresa nell’accodo la demolizione dello stabilimento e la bonifica dell’area, per una spesa compresa tra 115 e 125 milioni. Il cementificio ha cessato la produzione di klinker nel 2011 e chiuso definitivamente nel 2015.
IL PIANO DI INTERVENTI in 5 PUNTI
Primo punto: la destinazione dl 20 ettari corrispondenti all’area dello stabilimento da demolire, a zona produttiva con fabbricati alimentati da energie rinnovabili. Sono già attivi contatti con multinazionali interessate a fare grandi investimenti occupazionali a Monselice. La società ha precisato che non saranno ammesse aziende chimiche, inceneritori o attività Incompatibili con la normativa ambientale del Parco colli, ma solo realtà che hanno manifestato necessita di espandersi.
Secondo intervento: la realizzazione di un parco fotovoltaico su 24 ettari. Un Impianto di medie dimensioni capace di erogare dodici megawatt di picco, la cui energia sarà destituita in parte alle aziende insediate e in parte immessa nella rete nazionale.
Terzo elemento: la cessione al comune di Monselice di un’area di 2Ornila metri quadrati a ridosso del campo sportivo di Marendole per la realizzazione di nuovi impianti sportivi. concretizzando così la cittadella dello sport.
Quanto punto: la modifica della viabilità interna all’area con la creazione di una pista ciclabile che costeggerà l’intero complesso.
Quinto e ultimo Intervento, particolarmente rilevante per la viabilità territoriale: la realizzazione, completamente a carico della ditta R. del collegamento tra la bretella Italcementi e la nuova Strada regionale 10 all’altezza dell’ospedale di Schiavonia.
LA VIABILITA’ INTERNA ALL’AREA
Sono previsti interventi del valore di circa sei milioni di euro, completerà di fatto l’ultimo tratto della circonvallazione collegando il quartiere Carmine all’ospedale, passando sotto la linea ferroviaria Monselice Mantova.
L’iter amministrativo sta procedendo con intensificati incontri tra gli uffici comunali, Parco Colli. la Provincia, l’Arpav e la Regione Vendo per definire le necessarie procedure, precisano dal Comune.
II progetto ha già un nome operativo “Monselice technology park” frutto l’esperienza della ditta maturata in questo settore e rappresenta per l’amministrazione una garanzia di buon esito dell’operazione. La bonifica dell’ex Italcementi potrebbe iniziare dai primi mesi dell’anno prossimo.
Aspettiamo il progetto approvato.

Anche il periodico locale Tabloid di dicembre – gennaio (2025-’26) riprende l’argomento con un articolo di G. Brunoro

Monselice, 22 novembre 2025

Monselice ha voluto partecipare all’evento con due solenni cerimonie. La prima si è svolta il 20 maggio 2025 presso la Sala Consiliare del Comune di Monselice durante la quale è stato ufficialmente firmato il gemellaggio tra il Comune di Monselice e il Comune brasiliano di ‘Antonio Prado’, situato nello Stato del Rio Grande do Sul. La seconda ha avuto luogo il 5 novembre 2025 nella cittadina brasiliana ‘Antonio Prado’.
Maggiori info [ clicca qui…]

Un secolo e mezzo di storia veneta viene studiata e rivalutata con l’istituzione del gemellaggio tra Monselice e Antonio Prado, cittadina di 15mila abitanti nello Stato di Rio Grande do Sul, considerata la più italiana di tutto il Brasile. Tutto questo serve x ricordare il 150° anniversario della grande emigrazione dal Veneto verso le terre sudamericane. Un esodo che ha trasformato intere regioni del Brasile in avamposti di cultura veneta, con il Taliàn – dialetto di fine Ottocento che mischia vicentino, trevigiano e padovano – ancora parlato quotidianamente da migliaia di discendenti di quegli emigranti. L’avventura dei nostri emigranti è stata spesso drammatica e ricca di imprevisti in una terra povera e selvaggia. Pagine tristi della storia di tanti italiani in cerca di ‘fortuna’ in un paese pieno di insidie e lontano dal mondo.
La firma dell’accordo è avvenuta il 20 maggio 2025 presso la sala consigliare del comune di Monselice alla presenza del Sindaco di ‘Antonio Prado’, Roberto Dalle Molle, in previsione delle celebrazioni previste per il 150° anniversario dell’arrivo dei primi immigrati italiani in Brasile. Un momento di grande significato storico e simbolico che rafforza i profondi legami tra l’Italia e il Brasile e rende omaggio alla memoria di coloro che, partiti dal Veneto e da altre regioni italiane, hanno costruito nuove comunità oltreoceano.

2^ parte del gemellaggio in brasile
Antônio Prado e Monselice siglano un accordo di gemellaggio in una cerimonia storica in Rio Grande Do Sul.
La seconda parte del gemellaggio, tra le due città, ha avuto luogo direttamente in Brasile mercoledì 5 novembre 2025 nella cittadina di Antônio Prado. Hanno firmato il documento l’Assessore di Monselice Elisabetta Volpito e il Sindaco di ‘Antonio Prado’ Roberto Dalle Molle. La Prof.ssa Elisabetta Volpito è stata delegata ufficialmente a rappresentare il Comune di Monselice alla manifestazione prevista in Brasile per i 150 anni dell’immigrazione italiana nel Rio Grande do Sul.
Alla cerimonia hanno partecipato il presidente del Consiglio comunale di Antônio Prado, Maicon Soso; il presidente del Comitato di servizio del Lions Club di Monselice, coordinatore del progetto di costruzione del monumento dedicato all’immigrazione nel Rio Grande do Sul e membro della Società di mutuo soccorso di Monselice, Lucio Merlin; la rappresentante del Lions Club e della Società di mutuo soccorso di Monselice, Rosella Baratto; la consigliera di Monselice, Giulia Rosina; i membri della Società di mutuo soccorso di Monselice, Antonio Baldon e Anna Rosa Favaro; la consigliera di Rotzo, Loretta Slaviero Tondello e la rappresentante di Rotzo, Anna Slaviero; lo scrittore, documentarista e membro del Club Vacamora, Gaetano Dal Santo; e il presidente del Circolo culturale italo-brasiliano di Antônio Prado, José Panisson. Il coordinatore del Progetto Memoria e presidente dell’Agenzia per lo Sviluppo del Patrimonio Culturale e Naturale di Antônio Prado, Fernando Roveda, rappresentanti di Filó, segretari comunali e altre autorità.
La partecipazione della delegazione Monselicense si inserisce nel contesto delle attività di collaborazione e di scambio culturale con la Città di Antônio Prado in Brasile.

Si tratta di un momento di grande valore simbolico e culturale, volto a rafforzare i legami storici e di amicizia tra le due comunità.


Ora aspettiamo alcune iniziative culturali in modo da rendere costruttivo il ‘legame’ con cittadina di Antônio Prado.
Utile il libro: Romanato, Gianpaolo – Herédia, Vania Beatriz Merlotti L’emigrazione italiana nel Rio Grande do Sul brasiliano (1875-1914)
Abstract: La grande emigrazione dall’Italia di fine Ottocento coincise con la richiesta di emigranti da parte del Brasile, un Paese enorme, spopolato, poco coeso. Una parte di quanti arrivavano in Brasile dall’Italia furono smistati nel Rio Grande do Sul, il territorio più meridionale e abbandonato. Qui, nella zona di montagna, in un’area boschiva e disabitata, estesa approssimativamente come la Valle Padana, furono delimitate quattro zone coloniali, destinate esclusivamente ai nostri immigrati, dove affluirono, tra fine ‘800 e inizi del ‘900, più di centomila italiani, provenienti per la maggior parte dal Veneto. Erano contadini, artigiani, braccianti, molti analfabeti, tutti dialettofoni, che furono quasi abbandonati a se stessi. Per sopravvivere dovettero difendersi dagli animali selvatici, disboscare la foresta, costruire le case, avviare le coltivazioni, aprire delle strade, creare una rete commerciale. La solitudine rafforzò l’unione di questi coloni che da allora hanno conservato fino a oggi tutte le peculiarità dei primi arrivati, a partire dalla lingua: il dialetto veneto, che si è mescolato al portoghese e ha dato vita ad una koinè linguistica tutta particolare. Si tratta di un caso che ha pochi uguali nella storia migratoria, non soltanto italiana: un gruppo sociale che si è perfettamente integrato nel Paese d’arrivo, il Brasile, di cui oggi rappresenta l’élite, mantenendo però le caratteristiche e le particolarità del Paese d’origine e soprattutto della regione di provenienza, il Veneto. L’odissea di questa comunità fu seguita attentamente dalle autorità diplomatiche italiane. Le loro relazioni, apparse allora su pubblicazioni del Ministero degli Esteri, vengono qui riproposte integralmente, come testimonianza diretta e drammatica di una pagina di eroismi e sofferenze della quale possono andare fieri tanto l’Italia quanto il Brasile. Presentazione di Roberto Ciambetti
Monselice, 11 novembre 2025
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A cinquant’anni dalla legge che ha chiuso le cave sui Colli Euganei, percorriamo la salita che porta al Montericco dove sono visibili le ferite provocate dalle ruspe, fermate dalla legge 29 novembre 1971, n. 1097. Senza tale legge chissà come sarebbero ridotti oggi i colli Euganei. Del monte Cero, del monte Ricco, del monte Rusta, del monte Cinto e di tanti altri ancora, se si fosse continuato a scavare ai ritmi infernali degli anni 1960-’70, non ci sarebbe rimasto più nulla.
E’ ancora vivo in noi il ruolo decisivo che ebbe avuto in tutta la vicenda dall’on. Giuseppe Romanato, il parlamentare della vicina città di Rovigo, a quel tempo Presidente della Commissione Pubblica Istruzione della Camera. L’on. Romanato non è stato solo formalmente il primo presentatore della legge, ma è stato soprattutto il parlamentare che con più coerenza e coraggio la legge l’ha voluta.
Oggi la vegetazione lentamente sta ricoprendo le ferite. Ma fatti pochi passi lungo la salita – dopo il capitello di Belluco – scorgiamo quello che rimane delle cave: un capannone in cemento e un capiente frantoio in cemento con 6 enormi vasconi dove si frantumava il sasso del Montericco per ridurne le dimensioni. Il tempo in quei luoghi si è fermato, quasi a testimoniare per l’eternità il sacrilegio compiuto.
Gli anziani ricordano ancora il frastuono delle mine che a mezzogiorno sbriciolavano la roccia. I sassi cadevano sul piazzale della cava in grandi quantità. Le ruspe lo caricavano sui camion che lo portavano sul Po, per ripararne gli argini (1951) o lungo il tracciato delle autostrade in costruzione A13 (Padova – Bologna) e A1 (la celebre autostrada del sole) .
Speriamo che i nostri colli ritornino a vivere in pace con noi.
Maggiori info e significative immagini delle proteste nel Blog di Maurizio De Marco [Clicca qui… ]
Sulle vicende storiche e personali dell’onorevole Giuseppe Romanato si invitano i lettori a leggere l’articolo del figlio Gianpaolo autore di un saggio dal titolo ‘Il salvataggio dei colli Euganei‘ che potete trovare qui assieme ad altri articoli a pagg. 279-291) [Vai…]

Per ricordare l’onorevole Romanato

Una iniziativa che sta prendendo piede x ricordare Giuseppe Romanato

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Sono terminati da qualche giorno i primi lavori per la messa in sicurezza di via San Tommaso, per una spesa di oltre 550mila euro, finanziati con fondi PNRR. Da oltre dieci anni una frana minacciava il versante nordest del colle della Rocca e in particolare la stradina che porta alla vecchia chiesa. Una ditta specializzata ha realizzato una barriera con pali di cemento e consolidando i muri con barre auto perforanti in acciaio lungo il fronte interessato dal dissesto.
Contestualmente è stata posata una nuova linea fognaria a servizio delle abitazioni della zona, mentre sono state rifatte le pavimentazioni stradali.
Aspettiamo ora le risorse per il II stralcio, che riguarderanno la messa in sicurezza della frana a monte della chiesetta, finanziati anch’essi con contributi regionali, provinciali e comunali. Speriamo che l’intervento comprenda anche la riparazione del tetto della vecchia chiesa. Da mesi la pioggia bagna gli affreschi medievali.
Parco di San Tommaso
A conclusione dei lavori sarà possibile percorre gli antichi sentieri che girano attorno alla Rocca tra le antiche – e per fortuna abbandonate – cave di trachite.
Monselice, 8 novembre 2025

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