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  • Restauro della carta catastale del Gorzon (1633)

    Restauro della carta catastale del Gorzon (1633)

    IL COMUNE DI STANGHELLA CHIEDE AIUTO PER RESTAURARE LA CARTA CATASTALE DEL ‘RETRATTO DEL GORZON’- DATA 1633 – SCOPERTA NEGLI ANNI ’70 DAL PROF. CAMILLO CORRAIN. APPELLO AL COMUNE DI MONSELICE AFFINCHE’ ADERISCA ALL’INIZIATIVA.
    Il museo di Stanghella conserva una preziosa grande carta catastale, lunga ben 8 metri, disegnata dal perito, Hercole Peretti – incaricato dai Provveditori sopra li Beni Inculti di Venezia – attorno al 1633.
    Essa ‘fotografa’ il retratto del Gorzon ovvero il territorio bonificato dallo scavo del canale Gorzon, terminato nel 1558, e interessa una superficie di 36.800 campi padovani, situati tra gli altri, nei comuni di Este, Stanghella, Anguillara, ect. Il retratto tocca anche i confini del territorio monselicense.
    La grande carta riporta con precisione le proprietà terriere, la rete idraulica, i nomi dei proprietari e una serie di importantissime informazioni e dettagli storico-ambientali. Preziose sono le antiche vie di comunicazione, le vie d’acqua, gli acquitrini, le zone paludose del tempo. Utili sono le notizie sui centri abitati maggiori, i villaggi, i monasteri, le case padronali, nonché i terreni agrari e quelli incolti riprodotti nella mappa.
    Ricordiamo che anche il comune di Monselice ha contribuito economicamente nei primi del ‘500 allo scavo del canale Gorzon, a dimostrazione che anche le nostre acque confluiscono in quell’area.
    La carta ha bisogno di un attento restauro presso l’abbazia di Praglia dal costo di circa 90.000. Per recuperare tale la somma un eterogeno gruppo di Enti e appassionati ha promosso una pubblica sottoscrizione alla quale hanno già aderito molti comuni della zona.
    Visto che la carta interessa anche il nostro territorio, sarebbe opportuno che anche il comune di Monselice partecipasse economicamente al restauro conservativo della mappa.
    Monselice 10 agosto 2023

    Restauro ultimato
    Il progetto di restauro della Carta del Retratto sta per giungere alla fase finale. I restauratori di Praglia hanno concluso il loro lavoro e ora la Carta risplende di nuova luce! È stato stampato il nuovo quaderno dedicato alla Carta ( i vecchi sono ormai esauriti) e lo presenteremo il giorno SABATO 20 DICEMBRE 2025 alle ore 10.00 al Museo.

     


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  • Samira Lui inaugura gli eventi natalizi a Monselice 2025

    Samira Lui inaugura gli eventi natalizi a Monselice 2025

    Sabato 6 dicembre 2025 la showgirl Samira Lui, protagonista del noto programma di canale 5 condotto da Gerry Scotti : “La Ruota della Fortuna”, ha inaugurato il villaggio di Babbo Natale e ha incantato grandi e bambini con la sua bellezza e la sua grande simpatia.  Monselice apre così nel migliore dei modi il ricco programma di eventi in programma per il  Natale della Città Giubilare 2025.

    Tanta curiosità in città e fin da subito è iniziata la non facile impresa di rubarle una foto o un selfie, anche i nostri amministrazioni non si sono si sono sottratti al simpatico rituale. I buttafuori erano inflessibili e hanno contenuto chi voleva avvicinarsi alla modella. Dopo qualche parola durante l’inaugurazione delle bancherelle Lui, con tanto di ‘moroso’, ha passeggiato per il centro di Monselice, generando un corteo degno di un imperatore.

    Tutto bene quindi, un po’ di allegria natalizia non fa male.

     

    Gazzettino del 5 dicembre 2025

     

     

     

     

     

    Monselice, 7 dicembre 2025


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  • Cibotto si racconta a Rovigo, Palazzo Roncale, sino al 28 giugno 2026

    Cibotto si racconta a Rovigo, Palazzo Roncale, sino al 28 giugno 2026

    Toni Cibotto è al Roncale di Rovigo nella mostra a lui dedicata nel Centenario della nascita. Sala dopo sala, è lui stesso a raccontarsi e raccontare il suo tempo, tra amore e disincanto, sempre in bilico tra un “paradiso perduto”, quello del Polesine e del Veneto d’un tempo. È  una attualità nella quale si sente sempre più fuor d’acqua, tanto da invitare i suoi molti lettori ed estimatori a “consideralo estinto”, già molti anni prima di andarsene.

    Ricordiamo che Cibotto ha fatto parte, attivamente, della giuria del premio Brunacci e promosso il premio di traduzione.

    La mostra, curata da Francesco Jori, da una idea di Sergio Campagnolo, è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, con l’Accademia dei Concordi e il Comune.

    Va subito detto che non si tratta della “solita” mostra su uno scrittore. Certo ci sono i suoi libri, le sue foto, il suo film, le sue macchine da scrivere… ma, nell’originale allestimento creato da Arcadia Arte, a guidare il visitatore è proprio lui, Toni, con le sue riflessioni, i suoi aforismi, i suoi ricordi.  Sono spezzoni tratti da “Il viaggio di Toni”, il docufilm girato in quel mitico treno, “la Vacca mora”, tra Rovigo e Chioggia, che ricalca il titolo di uno dei suoi libri. Ad ogni “fermata”, ricordi biografici, la memoria del padre e di una infanzia isolata, lui unico maschio in un collegio femminile, l’oppressione della solitudine, poi la scoperta della libertà che coincide con la frequentazione di Legge all’Università di Padova. Una laurea che non metterà mai a frutto, preferendo il giornalismo e la scrittura. L’esordio difficile con “La coda del parroco” che finisce sotto la scure della Santo Uffizio, giudizio drammatico per lui che era il figlio di un deputato democristiano soprannominato il “Vicevescovo” di Rovigo. Poi la Grande Alluvione, che vive in prima persona e che racconta in un suo libro.

    E ancora gli anni romani, quelli della Dolce Vita, vissuta intensamente accanto a scrittori come Pasolini, Sciascia, Moravia, il mondo dei cinema, Mastroianni, Fellini e l’esperienza della Fiera Letteraria. Ma l’inquietudine lo conduce a tornare a casa, in quel mondo di terra e acque che è il Polesine, che dalla Capitale gli appariva come l’unico luogo in cui potersi ritrovare. Qui ambienta “Scano Boa” da cui deriva un film diretto da Renato Dall’Ara con Carla Gravina.

    Anche le esperienze milanesi vengono ricordate, con la sua voce, in mostra: l’orgoglio di aver contribuito al successo delle mitiche “Mille Lire”, l’esperimento editoriale forse di maggior successo nel Novecento italiano, la frequentazione di Arnoldo Mondadori e di Edilio Rusconi, poi il dar vita a Premi Letterari che fecero epoca: il Fiuggi, il Campiello, il Settembrini, il Comisso, tra i tanti, e le frequentazioni quotidiane con scrittori e editori. E a fare da fil rouge di quegli anni, il suo quotidiano, Il Gazzettino, che lo annoverava tra le sue firme e i “Diari Veneti”, la sua popolare rubrica fissa, poi raccolta in 4 volumi da Marsilio, il suo editore. Il teatro è la sua altra passione, vedendolo in veste di studioso del teatro di tradizione, promotore di compagnie teatrali amatoriali, poi la direzione del Goldoni.

    Una vita straripante di incontri, relazioni, successi. Ma sotto questo scintillare, si avverte la profonda inquietudine di un uomo che non si sente mai risolto, che vede mutare il mondo secondo forme che gli sono estranee, che trova compagnia preferita in Fosca, la sua cagnetta. Di essa dice: “è la mia docente universitaria, giocando a palla mi ha insegnato il segreto della vita: non pensare”

    Quando lo assale la melanconia sale sulla sua Mini bianca (anch’essa in mostra) per avventurarsi in viaggi solitari, o talvolta con fidati amici, nel suo Delta. Per rivedere una chiesetta abbandonata, perdersi nel mare d’erba o raggiungere il rifugio dell’Abbazia della Madonna del Pilastrello e fare due chiacchiere con l’amico Abate. A cercare di suggere linfa vitale da luoghi che gli erano nel cuore.

    Info https://www.remweb.it/news/eventi/cibotto-si-racconta-a-rovigo-palazzo-roncale-sino-al-28-giugno-343.html

     

     

     

     

     


     

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  • Ostello di Monselice, cercasi imprenditore con voglia di investire

    Ostello di Monselice, cercasi imprenditore con voglia di investire

    L’Amministrazione comunale cerca di individuare un operatore economico a cui affidare la ristrutturazione e la gestione del Venetian Hostel. L’edificio è dotato di ben 100 posti letto suddivisi in 19 camere dislocate su tre piani in via Santo Stefano superiore. La struttura è stata inaugurata il 27 novembre 1999 ( nella foto il Sindaco Fabio Conte) recuperando un edificio cinquecentesco dei nobili Tassello, utilizzando i finanziamenti previsti per il giubileo del 2000 integrati con propri fondi. Tutti pensavano che diventasse un volano per il turismo giovanile italiano, ma in verità subito emersero problemi strutturali e la gestione risultò subito in perdita. Lentamente la struttura incominciò a degradarsi. Il colpo finale arrivò quando la cooperativa che lo aveva in gestione invece dei turisti ospitò numerosi migranti sbarcati nel nostro paese, con il risultato di far fuggire gli ospiti che avevano prenotato.
    L’edificio venne di fatto chiuso 5 anni fa dall’amministrazione comunale xchè non aveva le risorse finanziarie per fare la manutenzione ordinaria e straordinaria.
    Ora parte questo esperimento alla ricerca di un imprenditore che sia in grado di far quadrare i conti. Certo tutte le speranze di attivare il turismo giovanile sono sparite nel tempo. Comunque attendiamo l’esito del bando con un po’ di fiducia.
    Il sindaco Fabio Conte inaugura l’ostello di Monselice, 27 novembre 1999

     

     


    Ancora nessuna novità, i finanziamenti per il restauro non sono arrivati. Qui sotto il Mattino dell’11 aprile 2026 (GZ) che  fa il punto della situazione

     

     

     

     


     

  • Renato Malaman è la legge n.1097/71 che 54 anni fa salvò i Colli Euganei.

    Renato Malaman è la legge n.1097/71 che 54 anni fa salvò i Colli Euganei.

    Giovedi 27 novembre 2025, per l’università per il tempo libero (Anteas) di Monselice, il giornalista Renato Malaman ha relazionato – anche con l’aiuto di immagini e testimonianze – sulla legge che ha salvato i nostri Colli. Erano presenti circa 300 persone incantate dalle parole del noto giornalista del ‘Mattino’, autore ( con altri) di un fortunato libro “I colli ritrovati : gli Euganei a cinquant’anni dalla legge che fermò le cave”. Ottimo il coordinamento di Ester Besusso, nella foto assieme al giornalista.
    Renato ha iniziato proiettando un vecchio video Rai nel quale erano presentate le problematiche di quel tempo derivanti dalle cave e soprattutto le ragioni di un gruppo di giovani – ‘ambientalisti, diremo oggi’ – che per primi sensibilizzarono la popolazione sui disastri che i cavatori stavano causando al paesaggio dei colli.
    Negli anni ’70 non c’erano leggi che tutelavano l’ambiente e neppure una coscienza ambientale, ha precisato il giornalista. Senza tante formalità chiunque poteva scavare il sasso dei Colli da utilizzare per il sottofondo di strade, argini dei fiumi o per farne cemento da utilizzare nelle costruzioni civili e industriali. Per velocizzare la produzione di cemento era stata ideata perfino una teleferica che avrebbe dovuto portare il sasso da Baone fino ai cementifici di Monselice; per fortuna si sono limitati a farne solo un modellino.
    Centinaia erano i lavoratori che ‘vivevano’ del lavoro con le cave (cavatori, meccanici e autisti et.). Per loro la chiusura delle cave avrebbe comportato la perdita del posto di lavoro.
    On Romanato
    Nonostante le tensioni sociali, la legge che bloccava le cave fu approvata, grazie a due coraggiosi parlamentari (Romanato e Fracanzani), appoggiati da un valoroso gruppo di giovani locali (Sandon e altri…) che ha alimentato nella cultura di quel tempo la tutela dell’ambiente, come noi oggi la conosciamo.
    Un pomeriggio piacevole con un relatore vivace e motivato che è riuscito a darci uno stimolo in più per ‘amare’ i nostri colli. 
    Lavoro in una cava di trachite

     


    Qualche giorno dopo Renato riprende la sua esperienza con l’Auser di Monselice in un suo post su FB, ecco il testo con in allegato molte sue foto:
    Al ritorno da Tokyo, ancora un po’ “suonato” per il fuso orario, mi aspettava, la scorsa settimana, una bella esperienza. Tenere una lezione all’Università per il Tempo Libero di Monselice su un argomento che mi è caro: la legge 1097/71, quella che 54 anni fa salvò i Colli Euganei dalla devastazione delle cave.
    Un’esperienza bellissima, la lezione. Sia perché gli organizzatori, Anteas e Comune, sono stati carinissimi (in particolare Ester Besusso, il
    presidente Mauro Finesso e i loto più stretti collaboratori); sia perché ho visto una sala del Redentore di Monselice pienissima; sia perché rispolverare quella pagina di storia locale semidimenticata è sempre un piacere.
    Un piacere che stavolta ho visto riflesso anche in chi ascoltava. Eravamo a Monselice, il cuore di quella battaglia civile. Laddove si scontravano in modo ancora più forte le fazioni: di quelli favorevoli alle cave, perché portatrici di lavoro. E di quelli che invece volevano farle chiudere perché stavano distruggendo irrimediabilmente l’ambiente.
    Trascuro il resto, per non dilungarmi troppo. Ma l’emozione più forte, a parte la presenza di alcuni dei protagonisti di una parte e dell’altra (i fratelli Gianni e Franco Sandon, alcuni ex operai o trasportatori), è stata quella di ascoltare più di qualche testimonianza durante la pausa e alla fine dell’incontro.
    I celebri fratelli Gianni e Franco Sandon
    C’è chi mi ha avvicinato per dirmi che dopo mezzo secolo si è reso conto di aver cambiato idea: che davvero quella legge ci voleva. Perché le cave hanno causato tanti danni ai Colli, perché hanno portato malattie professionali gravi, perché non avrebbero garantito alcun futuro economico se non il beneficio immediato…
    Anziani che si sono avvicinati timidamente con la voglia di raccontarmi la propria esperienza. Qualcuno per raccontarmi che il cognato che lavorava in cava è morto di silicosi, per aver respirato la polvere dei frantoi di pietra. Per confessarmi come è maturato il proprio ravvedimento su un tema così importante e allora così divisivo…
    “E’ stata la cultura a salvare i Colli”, mi ha detto una donna. “Sì, la cultura. Allora non capivamo. A tutti interessava solo difendere il posto di lavoro, senza accorgersi del valore che avevano i Colli. Che poi abbiano imparato ad apprezzare, frequentandoli, ammirandoli, vivendoli”.
    Me ne sono uscito dalla sala con la consapevolezza che su quella storia esemplare, su quella prima legge ambientale in Italia, la 1097/71 “Romanato – Fracanzani”, ancora c’è molto da “scavare”, da riflettere, da scoprire…
    Magari coinvolgendo i giovani di oggi, ricordando loro che furono i loro coetanei di allora a salvare gli amati Colli Euganei… Prima del Parco, prima del riconoscimento Unesco, prima di questa più consona percezione del valore dell’ambiente
    I protagonisti della legge: in piedi a sinistra l’onorevole Fracanzani e poi i f.lli Sandon e Romanato

     


    Sulle vicende storiche e personali dell’onorevole Giuseppe Romanato si invitano i lettori a leggere l’articolo del figlio Gianpaolo autore di un saggio dal titolo ‘Il salvataggio dei colli Euganei’ che potete trovare qui (assieme ad altri articoli)  a pagg. 279-291)  [Vai…]
    Monselice 28 novembre 2025

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  • Bonifica dell’ Ex Italcementi: Si lavora sul progetto di rigenerazione

    Bonifica dell’ Ex Italcementi: Si lavora sul progetto di rigenerazione

    La società milanese R. Capital ha presentato al protocollo comunale l’aggiornamento dettagliato dell’accordo pubblico privato per la rigenerazione dell’area ex Italcementi. Nel documento si prevede la cessione al Comune di 20mila metri quadrati per impianti sportivi e la realizzazione, a spese del privato, del collegamento stradale verso l’ospedale e Nuova Regionale 10. Il documento integra la proposta originaria del dicembre 2023 e rappresenta un passaggio fondamentale per quello destinato a diventare il più grande progetto di rigenerazione urbana nella provincia di Padova.

     

    L’operazione prevede investimenti complessivi superiori ai 100 milioni di euro. Compresa nell’accodo la demolizione dello stabilimento e la bonifica dell’area, per una spesa compresa  tra 115 e 125 milioni. Il cementificio ha cessato la produzione di klinker nel 2011 e chiuso definitivamente nel 2015.

    IL PIANO DI INTERVENTI in 5 PUNTI

    Primo punto: la destinazione dl 20 ettari corrispondenti all’area dello stabilimento da demolire, a zona produttiva con fabbricati alimentati da energie rinnovabili. Sono già attivi contatti con multinazionali interessate a fare grandi investimenti occupazionali  a Monselice. La società ha precisato che non saranno ammesse aziende chimiche, inceneritori o attività Incompatibili con la normativa ambientale del Parco colli, ma solo realtà che hanno manifestato necessita di espandersi.

    Secondo intervento: la realizzazione di un parco fotovoltaico su 24 ettari. Un Impianto di medie dimensioni capace di erogare dodici megawatt di picco, la cui energia sarà destituita in parte alle aziende insediate e in parte immessa nella rete nazionale.

    Terzo elemento: la cessione al comune di Monselice di un’area di 2Ornila metri quadrati a ridosso del campo sportivo di Marendole per la realizzazione di nuovi impianti sportivi. concretizzando così la cittadella dello sport.

    Quanto punto: la modifica della viabilità interna all’area con la creazione di una pista ciclabile che costeggerà l’intero complesso.

    Quinto e ultimo Intervento, particolarmente rilevante per la viabilità territoriale: la realizzazione, completamente a carico della ditta R. del collegamento tra la bretella Italcementi e la nuova Strada regionale 10 all’altezza dell’ospedale di Schiavonia.

    LA VIABILITA’ INTERNA ALL’AREA

    Sono previsti interventi del valore di circa sei milioni di euro, completerà di fatto l’ultimo tratto della circonvallazione collegando il quartiere Carmine all’ospedale, passando sotto la linea ferroviaria Monselice Mantova.

    L’iter amministrativo sta procedendo con intensificati incontri tra gli uffici comunali, Parco Colli. la Provincia, l’Arpav e la Regione Vendo per definire le necessarie procedure, precisano dal Comune.

    II progetto ha già un nome operativo “Monselice technology park”  frutto l’esperienza della ditta maturata in questo settore e rappresenta per l’amministrazione una garanzia di buon esito dell’operazione. La bonifica dell’ex Italcementi potrebbe iniziare dai primi mesi dell’anno prossimo.

    Aspettiamo il progetto approvato.

     


    Articolo del Mattino del 20 novembre 2025, di G. Zandonà

     

    Anche il periodico locale Tabloid di dicembre – gennaio (2025-’26) riprende l’argomento con un articolo di G. Brunoro

     

     

    Monselice, 22 novembre 2025


     

  • Monselice ricorda i tanti veneti che sono emigrati in Brasile

    Monselice ricorda i tanti veneti che sono emigrati in Brasile

    Gemellaggio tra Monselice e  la cittadina brasiliana di ‘Antonio Prado’ nello Stato di Rio Grande do Sul

    L’avvocato Lucio Merlin, dei Lions di Monselice, ha promosso presso il nostro comune un gemellaggio con il comune brasiliano di ‘Antonio Prado’, situato nello Stato di Rio Grande do Sul. L’iniziativa si propone di partecipare alle celebrazioni previste per la «Giornata dell’Immigrante italiano» che si svolgono per ricordare il 150° anniversario dello sbarco in Brasile di un gruppo di 386 lavoratori italiani con le loro famiglie, giunte nel paese americano a bordo del vapore Sofia.
    L’evento vuole rendere omaggio al contributo che l’emigrazione italiana ha fornito alla cultura, all’economia e al carattere nazionale del Brasile. Da quel lontano 1874 più di un milione e mezzo di italiani sono stati protagonisti dello sviluppo del Paese sudamericano. Oggi, in Brasile risiede la più grande collettività di italo-brasiliani al mondo, stimata in circa 32 milioni di persone, cui si aggiungono, al 31.12.2022, circa 680.000 cittadini con passaporto italiano.

    Monselice ha voluto partecipare all’evento con due solenni cerimonie. La prima si è svolta il  20 maggio 2025 presso la Sala Consiliare del Comune di Monselice durante la quale è stato ufficialmente firmato il gemellaggio tra il Comune di Monselice e il Comune brasiliano di ‘Antonio Prado’, situato nello Stato del Rio Grande do Sul. La seconda ha avuto luogo il 5 novembre 2025 nella cittadina brasiliana ‘Antonio Prado’.

     

     

    Maggiori info [ clicca qui…]

     

    Raccolta del caffe in brasile

    Un secolo e mezzo di storia veneta viene studiata e rivalutata con l’istituzione del gemellaggio tra Monselice e Antonio Prado, cittadina di 15mila abitanti nello Stato di Rio Grande do Sul, considerata la più italiana di tutto il Brasile. Tutto questo serve x ricordare  il 150° anniversario della grande emigrazione dal Veneto verso le terre sudamericane. Un esodo che ha trasformato intere regioni del Brasile in avamposti di cultura veneta, con il Taliàn – dialetto di fine Ottocento che mischia vicentino, trevigiano e padovano – ancora parlato quotidianamente da migliaia di discendenti di quegli emigranti. L’avventura dei nostri emigranti è stata spesso drammatica e ricca di imprevisti in una terra povera e selvaggia. Pagine tristi della storia di tanti italiani in cerca di ‘fortuna’ in un paese pieno di insidie e lontano dal mondo.

    La Cerimonia a Monselice

    La firma dell’accordo è avvenuta il 20 maggio 2025 presso la sala consigliare del comune di Monselice  alla presenza del Sindaco di ‘Antonio Prado’, Roberto Dalle Molle, in previsione delle celebrazioni previste  per il 150° anniversario dell’arrivo dei primi immigrati italiani in Brasile. Un momento di grande significato storico e simbolico che rafforza i profondi legami tra l’Italia e il Brasile e rende omaggio alla memoria di coloro che, partiti dal Veneto e da altre regioni italiane, hanno costruito nuove comunità oltreoceano.

     

    Firma del protocollo d’intesa a Monselice

     

    2^ parte del gemellaggio in brasile

    Antônio Prado e Monselice siglano un accordo di gemellaggio in una cerimonia storica in Rio Grande Do Sul.

    La seconda parte del gemellaggio, tra le due città, ha avuto luogo direttamente in Brasile mercoledì 5 novembre 2025 nella cittadina di Antônio Prado. Hanno firmato il documento  l’Assessore di Monselice Elisabetta Volpito e il Sindaco di ‘Antonio Prado’ Roberto Dalle Molle. La Prof.ssa Elisabetta Volpito è stata delegata ufficialmente a rappresentare il Comune di Monselice alla manifestazione prevista in Brasile per i 150 anni dell’immigrazione italiana nel Rio Grande do Sul.

    Alla cerimonia hanno partecipato il presidente del Consiglio comunale di Antônio Prado, Maicon Soso; il presidente del Comitato di servizio del Lions Club di Monselice, coordinatore del progetto di costruzione del monumento dedicato all’immigrazione nel Rio Grande do Sul e membro della Società di mutuo soccorso di Monselice, Lucio Merlin; la rappresentante del Lions Club e della Società di mutuo soccorso di Monselice, Rosella Baratto; la consigliera di Monselice, Giulia Rosina; i membri della Società di mutuo soccorso di Monselice, Antonio Baldon e Anna Rosa Favaro; la consigliera di Rotzo, Loretta Slaviero Tondello e la rappresentante di Rotzo, Anna Slaviero; lo scrittore, documentarista e membro del Club Vacamora, Gaetano Dal Santo; e il presidente del Circolo culturale italo-brasiliano di Antônio Prado, José Panisson. Il coordinatore del Progetto Memoria e presidente dell’Agenzia per lo Sviluppo del Patrimonio Culturale e Naturale di Antônio Prado, Fernando Roveda, rappresentanti di Filó, segretari comunali e altre autorità.

    La partecipazione della delegazione Monselicense si inserisce nel contesto delle attività di collaborazione e di scambio culturale con  la  Città di Antônio Prado in  Brasile.

     

    Si tratta di un momento di grande valore simbolico e culturale, volto a rafforzare i legami storici e di amicizia tra le due comunità.

     

    Coordinatore del progetto di costruzione del monumento dedicato all’immigrazione nel Rio Grande do Sul e membro della Società di mutuo soccorso di Monselice, Lucio Merlin;

     

     

     

     


     

     

    Ora aspettiamo alcune iniziative culturali in modo da rendere costruttivo il ‘legame’ con cittadina di Antônio Prado.

    Utile il libro: Romanato, Gianpaolo – Herédia, Vania Beatriz Merlotti L’emigrazione italiana nel Rio Grande do Sul brasiliano (1875-1914)

    Abstract: La grande emigrazione dall’Italia di fine Ottocento coincise con la richiesta di emigranti da parte del Brasile, un Paese enorme, spopolato, poco coeso. Una parte di quanti arrivavano in Brasile dall’Italia furono smistati nel Rio Grande do Sul, il territorio più meridionale e abbandonato. Qui, nella zona di montagna, in un’area boschiva e disabitata, estesa approssimativamente come la Valle Padana, furono delimitate quattro zone coloniali, destinate esclusivamente ai nostri immigrati, dove affluirono, tra fine ‘800 e inizi del ‘900, più di centomila italiani, provenienti per la maggior parte dal Veneto. Erano contadini, artigiani, braccianti, molti analfabeti, tutti dialettofoni, che furono quasi abbandonati a se stessi. Per sopravvivere dovettero difendersi dagli animali selvatici, disboscare la foresta, costruire le case, avviare le coltivazioni, aprire delle strade, creare una rete commerciale. La solitudine rafforzò l’unione di questi coloni che da allora hanno conservato fino a oggi tutte le peculiarità dei primi arrivati, a partire dalla lingua: il dialetto veneto, che si è mescolato al portoghese e ha dato vita ad una koinè linguistica tutta particolare. Si tratta di un caso che ha pochi uguali nella storia migratoria, non soltanto italiana: un gruppo sociale che si è perfettamente integrato nel Paese d’arrivo, il Brasile, di cui oggi rappresenta l’élite, mantenendo però le caratteristiche e le particolarità del Paese d’origine e soprattutto della regione di provenienza, il Veneto. L’odissea di questa comunità fu seguita attentamente dalle autorità diplomatiche italiane. Le loro relazioni, apparse allora su pubblicazioni del Ministero degli Esteri, vengono qui riproposte integralmente, come testimonianza diretta e drammatica di una pagina di eroismi e sofferenze della quale possono andare fieri tanto l’Italia quanto il Brasile. Presentazione di Roberto Ciambetti

     

    Monselice, 11 novembre 2025


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  • A cinquant’anni dalla legge che ha salvato i colli Euganei

    A cinquant’anni dalla legge che ha salvato i colli Euganei

    A cinquant’anni dalla legge che ha chiuso le cave sui Colli Euganei, percorriamo la salita che porta al Montericco dove sono visibili le ferite provocate dalle ruspe, fermate dalla legge 29 novembre 1971, n. 1097.  Senza tale legge chissà come sarebbero ridotti oggi i colli Euganei. Del monte Cero, del monte Ricco, del monte Rusta, del monte Cinto e di tanti altri ancora, se si fosse continuato a scavare ai ritmi infernali degli anni 1960-’70, non ci sarebbe rimasto più nulla.

    E’  ancora vivo in noi il  ruolo decisivo che ebbe avuto in tutta la vicenda dall’on. Giuseppe Romanato, il parlamentare della vicina città di Rovigo, a quel tempo Presidente della Commissione Pubblica Istruzione della Camera. L’on. Romanato non è stato solo formalmente il primo presentatore della legge, ma è stato soprattutto il parlamentare che con più coerenza e coraggio la legge l’ha voluta. 

    Oggi la vegetazione lentamente sta ricoprendo le ferite. Ma fatti pochi passi lungo la salita – dopo il capitello di Belluco – scorgiamo quello che rimane delle cave: un capannone in cemento e un capiente frantoio in cemento con 6 enormi vasconi dove si frantumava il sasso del Montericco per ridurne le dimensioni. Il tempo in quei luoghi si è fermato, quasi a testimoniare per l’eternità il sacrilegio compiuto.

    Gli anziani ricordano ancora il frastuono delle mine che a mezzogiorno sbriciolavano la roccia. I sassi cadevano sul  piazzale della cava in grandi quantità.  Le ruspe lo caricavano sui camion che lo portavano sul Po, per ripararne gli argini (1951) o lungo il tracciato delle autostrade  in costruzione A13 (Padova – Bologna) e A1 (la celebre autostrada del sole) .

    Speriamo che i nostri colli ritornino a vivere in pace con noi. 

    Maggiori info e significative immagini delle proteste nel Blog di Maurizio  De Marco [Clicca qui… ]


    Sulle vicende storiche e personali dell’onorevole Giuseppe Romanato si invitano i lettori a leggere l’articolo del figlio Gianpaolo autore di un saggio dal titolo ‘Il salvataggio dei colli Euganei‘ che potete trovare qui assieme ad altri articoli  a pagg. 279-291)   [Vai…]

     

    l’0norevole Giuseppe Romanato

     

    Per ricordare l’onorevole Romanato

     

     

    Una iniziativa che sta prendendo piede x ricordare Giuseppe Romanato

     


     

    © 2025 a cura di Flaviano Rossetto

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  • Trovati nuovi ornamenti e disegni medioevali nella chiesa di Santo Stefano

    Trovati nuovi ornamenti e disegni medioevali nella chiesa di Santo Stefano

    Il Mattino di mercoledi 28 agosto 2024 pubblica un documentato articolo sulle decorazioni medievali rinvenute durante i restauri della chiesa di Santo Stefano. Le nuove scoperte sono riprodotte all’esterno della chiesa in appositi panelli che per comodità alleghiamo qui sotto. Semplificando sono scritte, stemmi, volti di santi o benefattori, frutto dell’attività religiosa della chiesa dominicana. Naturalmente sarà necessario evidenziare nel progetto definitivo i nuovi affreschi e pitture. I lavori termineranno nel 2026 per una spesa di circa 2,4 milioni di euro.
    La vecchia chiesa romanica diventerà una sala x concerti e spettacoli.
     
     
     
     

    Alleghiamo il Mattino del 28 agosto 2024
     
     
    Anche il periodico monselicense Tabloid di Ottobre 2024 tratta l’argomento
     
     
     
     
     
    Utili notizie anche nel sito di una ditta che ha curato il restauro della copertura [ Clicca qui…]
     
    Monselice, 29 agosto 2024

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  • Terminato il primo intervento sulla frana che minacciava la Chiesa di San Tommaso.

    Terminato il primo intervento sulla frana che minacciava la Chiesa di San Tommaso.

    Sono terminati da qualche giorno i primi lavori  per la messa in sicurezza di via San Tommaso, per una spesa di oltre 550mila euro, finanziati con fondi PNRR. Da oltre dieci anni una frana  minacciava il versante  nordest del colle della Rocca e in particolare la stradina che porta alla vecchia chiesa. Una ditta specializzata ha realizzato una barriera con pali di cemento e consolidando i muri con barre auto perforanti in acciaio lungo il fronte interessato dal dissesto.

    Contestualmente è stata posata una nuova linea fognaria a servizio delle abitazioni della zona, mentre sono state rifatte le pavimentazioni stradali.

    Aspettiamo ora le risorse per il II stralcio, che riguarderanno la messa in sicurezza della frana a monte della chiesetta, finanziati anch’essi con contributi regionali, provinciali e comunali. Speriamo che l’intervento comprenda anche la riparazione del tetto della vecchia chiesa. Da mesi la pioggia bagna gli affreschi medievali.

    Parco di San Tommaso

    A conclusione dei lavori sarà possibile percorre gli antichi sentieri che girano attorno alla Rocca  tra le antiche – e per fortuna abbandonate – cave di trachite.

    Monselice, 8 novembre 2025


     


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