Monselice ricorda i tanti veneti che sono emigrati in Brasile

Gemellaggio tra Monselice e  la cittadina brasiliana di ‘Antonio Prado’ nello Stato di Rio Grande do Sul

L’avvocato Lucio Merlin, dei Lions di Monselice, ha promosso presso il nostro comune un gemellaggio con il comune brasiliano di ‘Antonio Prado’, situato nello Stato di Rio Grande do Sul. L’iniziativa si propone di partecipare alle celebrazioni previste per la «Giornata dell’Immigrante italiano» che si svolgono per ricordare il 150° anniversario dello sbarco in Brasile di un gruppo di 386 lavoratori italiani con le loro famiglie, giunte nel paese americano a bordo del vapore Sofia.
L’evento vuole rendere omaggio al contributo che l’emigrazione italiana ha fornito alla cultura, all’economia e al carattere nazionale del Brasile. Da quel lontano 1874 più di un milione e mezzo di italiani sono stati protagonisti dello sviluppo del Paese sudamericano. Oggi, in Brasile risiede la più grande collettività di italo-brasiliani al mondo, stimata in circa 32 milioni di persone, cui si aggiungono, al 31.12.2022, circa 680.000 cittadini con passaporto italiano.

Monselice ha voluto partecipare all’evento con due solenni cerimonie. La prima si è svolta il  20 maggio 2025 presso la Sala Consiliare del Comune di Monselice durante la quale è stato ufficialmente firmato il gemellaggio tra il Comune di Monselice e il Comune brasiliano di ‘Antonio Prado’, situato nello Stato del Rio Grande do Sul. La seconda ha avuto luogo il 5 novembre 2025 nella cittadina brasiliana ‘Antonio Prado’.

 

 

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Raccolta del caffe in brasile

Un secolo e mezzo di storia veneta viene studiata e rivalutata con l’istituzione del gemellaggio tra Monselice e Antonio Prado, cittadina di 15mila abitanti nello Stato di Rio Grande do Sul, considerata la più italiana di tutto il Brasile. Tutto questo serve x ricordare  il 150° anniversario della grande emigrazione dal Veneto verso le terre sudamericane. Un esodo che ha trasformato intere regioni del Brasile in avamposti di cultura veneta, con il Taliàn – dialetto di fine Ottocento che mischia vicentino, trevigiano e padovano – ancora parlato quotidianamente da migliaia di discendenti di quegli emigranti. L’avventura dei nostri emigranti è stata spesso drammatica e ricca di imprevisti in una terra povera e selvaggia. Pagine tristi della storia di tanti italiani in cerca di ‘fortuna’ in un paese pieno di insidie e lontano dal mondo.

La Cerimonia a Monselice

La firma dell’accordo è avvenuta il 20 maggio 2025 presso la sala consigliare del comune di Monselice  alla presenza del Sindaco di ‘Antonio Prado’, Roberto Dalle Molle, in previsione delle celebrazioni previste  per il 150° anniversario dell’arrivo dei primi immigrati italiani in Brasile. Un momento di grande significato storico e simbolico che rafforza i profondi legami tra l’Italia e il Brasile e rende omaggio alla memoria di coloro che, partiti dal Veneto e da altre regioni italiane, hanno costruito nuove comunità oltreoceano.

 

Firma del protocollo d’intesa a Monselice

 

2^ parte del gemellaggio in brasile

Antônio Prado e Monselice siglano un accordo di gemellaggio in una cerimonia storica in Rio Grande Do Sul.

La seconda parte del gemellaggio, tra le due città, ha avuto luogo direttamente in Brasile mercoledì 5 novembre 2025 nella cittadina di Antônio Prado. Hanno firmato il documento  l’Assessore di Monselice Elisabetta Volpito e il Sindaco di ‘Antonio Prado’ Roberto Dalle Molle. La Prof.ssa Elisabetta Volpito è stata delegata ufficialmente a rappresentare il Comune di Monselice alla manifestazione prevista in Brasile per i 150 anni dell’immigrazione italiana nel Rio Grande do Sul.

Alla cerimonia hanno partecipato il presidente del Consiglio comunale di Antônio Prado, Maicon Soso; il presidente del Comitato di servizio del Lions Club di Monselice, coordinatore del progetto di costruzione del monumento dedicato all’immigrazione nel Rio Grande do Sul e membro della Società di mutuo soccorso di Monselice, Lucio Merlin; la rappresentante del Lions Club e della Società di mutuo soccorso di Monselice, Rosella Baratto; la consigliera di Monselice, Giulia Rosina; i membri della Società di mutuo soccorso di Monselice, Antonio Baldon e Anna Rosa Favaro; la consigliera di Rotzo, Loretta Slaviero Tondello e la rappresentante di Rotzo, Anna Slaviero; lo scrittore, documentarista e membro del Club Vacamora, Gaetano Dal Santo; e il presidente del Circolo culturale italo-brasiliano di Antônio Prado, José Panisson. Il coordinatore del Progetto Memoria e presidente dell’Agenzia per lo Sviluppo del Patrimonio Culturale e Naturale di Antônio Prado, Fernando Roveda, rappresentanti di Filó, segretari comunali e altre autorità.

La partecipazione della delegazione Monselicense si inserisce nel contesto delle attività di collaborazione e di scambio culturale con  la  Città di Antônio Prado in  Brasile.

 

Si tratta di un momento di grande valore simbolico e culturale, volto a rafforzare i legami storici e di amicizia tra le due comunità.

 

Coordinatore del progetto di costruzione del monumento dedicato all’immigrazione nel Rio Grande do Sul e membro della Società di mutuo soccorso di Monselice, Lucio Merlin;

 

 

 

 


 

 

Ora aspettiamo alcune iniziative culturali in modo da rendere costruttivo il ‘legame’ con cittadina di Antônio Prado.

Utile il libro: Romanato, Gianpaolo – Herédia, Vania Beatriz Merlotti L’emigrazione italiana nel Rio Grande do Sul brasiliano (1875-1914)

Abstract: La grande emigrazione dall’Italia di fine Ottocento coincise con la richiesta di emigranti da parte del Brasile, un Paese enorme, spopolato, poco coeso. Una parte di quanti arrivavano in Brasile dall’Italia furono smistati nel Rio Grande do Sul, il territorio più meridionale e abbandonato. Qui, nella zona di montagna, in un’area boschiva e disabitata, estesa approssimativamente come la Valle Padana, furono delimitate quattro zone coloniali, destinate esclusivamente ai nostri immigrati, dove affluirono, tra fine ‘800 e inizi del ‘900, più di centomila italiani, provenienti per la maggior parte dal Veneto. Erano contadini, artigiani, braccianti, molti analfabeti, tutti dialettofoni, che furono quasi abbandonati a se stessi. Per sopravvivere dovettero difendersi dagli animali selvatici, disboscare la foresta, costruire le case, avviare le coltivazioni, aprire delle strade, creare una rete commerciale. La solitudine rafforzò l’unione di questi coloni che da allora hanno conservato fino a oggi tutte le peculiarità dei primi arrivati, a partire dalla lingua: il dialetto veneto, che si è mescolato al portoghese e ha dato vita ad una koinè linguistica tutta particolare. Si tratta di un caso che ha pochi uguali nella storia migratoria, non soltanto italiana: un gruppo sociale che si è perfettamente integrato nel Paese d’arrivo, il Brasile, di cui oggi rappresenta l’élite, mantenendo però le caratteristiche e le particolarità del Paese d’origine e soprattutto della regione di provenienza, il Veneto. L’odissea di questa comunità fu seguita attentamente dalle autorità diplomatiche italiane. Le loro relazioni, apparse allora su pubblicazioni del Ministero degli Esteri, vengono qui riproposte integralmente, come testimonianza diretta e drammatica di una pagina di eroismi e sofferenze della quale possono andare fieri tanto l’Italia quanto il Brasile. Presentazione di Roberto Ciambetti

 

Monselice, 11 novembre 2025


© 2025 a cura di Flaviano Rossetto

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