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  • Il palio 2025 di Luciano Zambolin

    Il palio 2025 di Luciano Zambolin

    A Luciano Zambolin è stata affidata la realizzazione del drappo ( pallium) della giostra 2025, 40^ edizione, che verrà consegnato alla contrada vincitrice della Quintana. Bravissimo Luciano, speriamo presto in una sua mostra a Villa Pisani.

     

    Il dipinto “Zeitgeist” (acrilico su tela, 200×120 cm), celebra la quarantesima edizione della Giostra inserendola idealmente nell’Anno Santo del Giubileo, mettendo in dialogo la storia medievale di Monselice con figure e momenti cardine del Rinascimento cittadino.

    L’opera è inesorabilmente legata all’Anno Santo Giubilare, ai personaggi e ai tempi che hanno creato dal nulla ” la Via Sacra di Monselice ” con la famosa Bolla di papa Paolo V Borghese del 1605. Non a caso, il titolo dell’opera è ” ZEITGEIST ” una locuzione tedesca che significa ” LO SPIRITO DEL TEMPO ”


  • Carlo Monticelli tra giornalismo e impegno civile (1857-1913)

    Carlo Monticelli tra giornalismo e impegno civile (1857-1913)

    Un nuovo libro sul monselicense Carlo Monticelli di Nicoletta Canazza

    Le vicende personali e il percorso professionale di Carlo Monticelli, intellettuale, anarchico, giornalista e drammaturgo, si svilupparono nel panorama politico, sociale e culturale della Bassa Padovana e sullo sfondo dei grandi scioperi agrari di fine Ottocento tra Basso Veneto, Polesine e Mantovano. Nato a Monselice il 25 ottobre 1857 e morto a Roma il 14 luglio 1913, fu una figura di riferimento per la storia del movimento anarco-socialista nazionale e internazionale della seconda metà dell’Ottocento.

     

    Il monselicense Carlo Monticelli

    Più volte incarcerato e obbligato anche a ripetuti spostamenti in Italia e all’estero, causati dai continui controlli ai quali era sottoposto dalla polizia, venne quasi dimenticato fino almeno agli anni ‘80 del Novecento, scontando anche un giudizio negativo della storiografia, che aveva attribuito la “svolta governativa” dei suoi ultimi anni a una sorta di doppiogiochismo. Gli studi più recenti hanno definito meglio l’evoluzione ideologica del personaggio, sempre in linea con il patrimonio di valori della Prima Internazionale. Al di là delle vicende personali, non esenti da scelte che potremmo oggi giudicare opportunistiche, resta lo spessore della figura di uno dei protagonisti della Sinistra di cui contribuì a formare mentalità e obiettivi sociali ancora attuali.

    PER ACQUISTARE: https://www.libroco.it/dl/Nicoletta-Canazza/Alba-Edizioni/9791281172487/Carlo-Monticelli-tra-giornalismo-e-impegno-civile-1857-1913/cw770474191981806.html

     

    Nicoletta Canazza

     

    Nicoletta è nata a Montagnana (Padova), vive a Rovigo, fa la  giornalista professionista. Due lauree, entrambe all’Università di Padova. La prima in Giurisprudenza (1990) con Livio Paladin, presidente della Corte Costituzionale, e una tesi su “La presidenza Einaudi”; la seconda in Scienze politiche (2003) con Filiberto Agostini e una tesi sul giornalista anarchico monselicense Carlo Monticelli. Prima di dedicarsi al giornalismo ha lavorato in campo legale.

    Scrive per Il Gazzettino. Come giornalista ha iniziato a Il Resto del Carlino, lavorando, tra gli altri, per Stern, La Difesa del Popolo, Il Mattino di Bolzano, Il Sole24Ore.

    Esordio nella narrativa nel 1998 con il racconto Il mistero di Morlupo nella raccolta Undici portieri e una riserva (Nabu Edizioni, Firenze). Primo romanzo nel 2004, Fortuna Brevis (Este Edition Ferrara), giallo atipico ambientato durante la Liberazione. Il secondo romanzo, La madre distratta, ragiona di maternità fuori dagli schemi e senza pregiudizi.  Il più recente è In viaggio con l’amore.

     


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  • Scavi sulla Rocca di Monselice – 2025. Alla ricerca dell’abitazione del comandante del Torrione.

    Scavi sulla Rocca di Monselice – 2025. Alla ricerca dell’abitazione del comandante del Torrione.

     

    IV campagna di scavi 2025 sulla Rocca di Monselice

    Foto e info tratte dal sito del Castello di Monselice (=Veneto edifici Monumentali), dalla relazione della prof. Alexandra Chavarria ( Unipd) e dal sito Storie e Archeostorie [ clicca qui…]

    Dal 3 giugno al 4 luglio 2025 si è svolta la IV campagna di scavi archeologici sulla Rocca di Monselice con l’obiettivo di scavare  e investigare sul cocuzzolo della Rocca. I riflettori sono stati puntati sull’area a sud del mastio, dove da alcuni anni si indaga sull’antica chiesa romanica di Santa Giustina, demolita nel 1230 per far posto alla costruzione dell’attuale mastio. Qui è stato rinvenuto un cimitero medievale con oltre 40 sepolture, distribuite su diversi livelli e accompagnate da piani di calpestio in malta e terra battuta. I risultati delle analisi al radiocarbonio hanno permesso di datare l’uso dell’area funeraria tra I’VIII secolo e l’inizio del XIII, riscrivendo di fatto la storia del sito.

     

    Torrione federiciano (da..dal sito Storie e Archeostorie

     

    UNA DOMUS TURRITA ( Dal libro curato da Paolo vedovetto, Archeologia a Monselice..2023) e alla relazione del prof GP: Brogiolo

    A ovest della chiesa di Santa Giustina sono stati identificati una torre e un grande edificio, utilizzati per molti secoli. La torre  a pianta quadrata di 8 m di lato (nella foto) è addossata un grande edificio seminterrato a pianta irregolarmente rettangolare suddiviso da un muro in due ambienti di dimensioni diverse. L’équipe dell’Università di Padova, composta da archeologi specializzati nel Medioevo sotto la direzione della prof. Alexandra Chavarría, sta indagando su questi edifici. L’obiettivo è stabilire la cronologia della sua costruzione e la sequenza stratigrafica che ne ha caratterizzato l’evoluzione nel tempo. Gli scavi 2025 fanno ipotizzare che in quel posto ci fossero l’abitazione del capitano della fortezza e del suo staff. Dagli statuti del comune di  Padova apprendiamo che già dal 1275 un capitano e una ventina di soldati dovevano presidiare  con continuità il torrione, pronti a difenderlo da ogni attacco. Nello specifico gli archeologi hanno trovato le fondamenta di un locale di 10 m x 5 che potrebbe essere stato l’alloggio del comandante e dei soldati.

    Nella cartina qui sotto si notano i ruderi degli edifici citati, utilizzati in più occasioni dai religiosi e poi dai soldati di guardia al Torrione.

    Sopra la piantina della parte sommitale della Rocca. In rosso alcuni edifici (Una Domus e una torre) investigati  durante la IV campagna di scavo. Tratta dal libro ‘Archeologia a Monselice. Scavi sul colle della Rocca.’.  A cura di Paolo Vedovetto, 2023,  p. 25

    Qui sotto invece la situazione dell’area sommitale della Rocca prima della costruzione del torrione (ante 1230) dove si vede sullo sfondo l’imponente chiesa di Santa Giustina, demolita da Federico II e a sinistra un edificio che potrebbe essere stato utilizzato dai religiosi della chiesa (Tesi del prof. Brogiolo).

     

    Il 2 luglio 2025 si è svolto l’evento conclusivo del ciclo estivo di scavi aperti durante il quale i visitatori hanno potuto toccare con mano i risultati della IV  campagna di scavo condotta dall’Università di Padova con il supporto della Regione e della società Veneto Edifici Monumentali. «Gli scavi hanno portato alla luce nuovi e significativi dettagli sulla storia della Rocca  riportano gli archeologi coordinati da Alexandra Chavarria, direttrice degli scavi un luogo che custodisce secoli di eventi, credenze e vita quotidiana». Le indagini hanno restituito un tesoro di scoperte che danno un nuovo spaccato sulla storia del sito, offrendo una lettura inedita di otto secoli di vita sulla sommità del colle.

    Cosa hanno trovato ?

    • Oltre quaranta sepolture medievali attorno alla chiesetta romanica di Santa Giustina, demolita nel 1230 per far posto alla costruzione dell’attuale mastio. Qui è stato rinvenuto un cimitero medievale con oltre 40 sepolture, distribuite su diversi livelli e accompagnate da piani di calpestio in malta e terra battuta. I risultati delle analisi al radiocarbonio hanno permesso di datare l’uso dell’area funeraria tra I’VIII secolo e l’inizio del XIII, riscrivendo di fatto la storia del sito.
    Scavo di un tomba con il prof. GP Brogiolo 2024
    • La vecchia chiesa di Santa Giustina distrutta nel 1230 da Federico II per far posto al Torrione  – vedi link [ clicca]
    • Un edificio residenziale, forse appartenente al comandante della fortezza.
    • Numerosi frammenti di ceramica e un coltello con manico di osso.

     

    Ritrovamenti 2024
    Sul Colle della Rocca di Monselice gli archeologi hanno trovato molti oggetti. I più importanti ora sono sottoposti a studio e restauro. Altri meno importanti ma non meno interessanti sono stati mostrati durante la visita guidata. Monete, cucchiai, fibbie, un proiettile di piombo; dadi e pettini d’osso, cocci di ceramica e terracotta e tanti altri piccoli oggetti di uso comune.

     

    Le indagini

    L’attività si è concentrata nell’esplorazione di un antico cimitero medievale con oltre 40 sepolture, le cui datazioni al radiocarbonio vanno dall’VI secolo fino al 1230. Quest’ultima data segna la distruzione della chiesa di Santa Giustina, rinvenuta durante la passata campagna di scavi, e del cimitero per fare spazio alla costruzione del mastio.

    La Rocca ha svelato anche un altro segreto: un grande edificio residenziale, probabilmente legato al comandante, è stato oggetto di un’indagine approfondita. Gli archeologi stanno ancora studiando la datazione e la stratigrafia complessa di questa struttura, che potrebbe portare alla luce nuovi dettagli sulla vita quotidiana nella sommità della Rocca e sul ruolo politico e sociale che vi si svolgeva.

    Attorno al torrione viveva il capitano della fortezza con tutto il suo staff. C’erano altri soldati, viveri e munizioni per resistere agli assesi più lunghi.

    Questa scoperta è particolarmente interessante per il fatto che la Rocca non è solo un sito di fortificazioni e difesa, ma un centro vitale dove si intrecciavano politica, strategia e vita privata. Allo scavo hanno partecipato studenti da Italia, Spagna e Cina.

    Prospettive future

    Ci sembra di capire che lo scavo continuerà e solo una piccola parte del sito è stata studiata/scavata. Si spera che tutto il materiale rinvenuto possa essere esposto in un museo locale.

    Un ringraziamento alla Prof. Alexandra Chavarria e dal suo team di esperti, che hanno fatto rivivere il passato con passione e competenza.

     

    Dal Gazzettino del 10 luglio [ clicca qui…]

     


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  • Palazzo Ca’ Emo di Monselice, riparte il restauro

    Palazzo Ca’ Emo di Monselice, riparte il restauro

    CA’ EMO, (RI) PARTE IL RESTAURO COMPLESSIVO
    Nella seconda metà degli anni ‘90 del secolo scorso una porzione di Ca’ Emo è stata oggetto di un parziale intervento di restauro e risanamento conservativo per destinarlo a sede dell’Ente Parco dei Colli Euganei.
    Purtroppo il progetto non andò completamente in porto e tutto si insabbiò. Ora l’amministrazione riprende in mano il vecchio progetto e pensa al 2^ stralcio dell’intervento relativo alla porzione edilizia costituita dall’edificio a due piani e relative pertinenze esterne che non furono mai state interessate da interventi edilizi manutentivi tanto da innescare un processo di decadimento che ha portato all’attuale stato di rischio strutturale.
    Per risolvere il problema economico l’Amministrazione comunale ha inserito l’intervento di recupero della porzione edilizia di Ca’ Emo tra quelli proposti per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), ottenendo un contributo di € 856.000,00;
    Con il finanziamento si prevede il recupero-restauro dell’intero corpo edilizio, con particolare attenzione al primo piano dove era in funzione la celebre palestra della Zanellato.
    I lavori di progettazione sono stati affidati ad una ditta di Cologna Veneta (VR) per una spesa di € 103.428,00, mentre la gara d’appalto per i lavori di  restauro conservativo dell’edificio è stata vinta da una ditta di  Sant’Urbano, per una spesa  di € 597.000,00.

    Complessivamente, con le spese per la progettazione, l’intervento comporta una spesa di € 856.000,00, coperto grazie ad un contributo ottenuto con il PNRR.

    Tutto bene quindi, finalmente la vecchia scuola sarà recuperata e restituita alla comunità. I tempi naturalmente saranno un po’ lunghi, ma noi monselicensi sappiamo aspettare.

    Moltissimi sono i monselicensi che hanno studiato in quell’edifico che ha ospitato la scuola di avviamento commerciale, la scuola media inferiore e infine della sezione distaccata del liceo Ferrari di Este fino al 1985.
     

    I LAVORI DA FARE

    L’intervento prevede il consolidamento dello storico palazzo cinquecentesco, il rifacimento del tetto ormai compromesso e la messa in sicurezza dell’intero complesso monumentale. L’edifico sarà dotato di un accesso autonomo alla sala riunioni situata al primo piano, con un nuovo ingresso da via Scalone. 

    I lavori costituiranno un primo passo per un recupero più ampio e articolato di tutto l’edificio.

    COME SARA’ UTILIZZATO

    L’obiettivo dell’amministrazione è restituirlo alla comunità monselicense come spazio polifunzionale, con uffici comunali al piano terra e sale riunioni al livello superiore.

    ALLA RICERCA DI UN SECONDO FINANZIAMENTO

    Per completare l’opera servirà tuttavia un secondo stralcio da sette-ottocento mila euro destinato a impianti e finiture: senza questi fondi aggiuntivi l’edificio non sarà agibile. Il Comune ha già individuato un bando ministeriale a cui candidarsi per reperire le risorse necessarie al completamento, anche se l’esito della domanda resta incerto.

    UN PO’ DI STORIA

    L’edificio di via Santo Stefano Superiore, costruito nel Cinquecento su fondamenta medievali, ha vissuto molte vite nel corso dei secoli: da ospedale civile fino al 1923 a scuola di avviamento professionale, poi sede della media Zanellato e infine sezione staccata del liceo Ferrari. Dal 1985 l’immobile versava in stato di abbandono, con un parziale recupero per ospitare temporaneamente gli uffici del Parco Colli poi trasferiti a Este.

    Tutte le info storiche su Ca’ Emo in https://www.ossicella.it/monselice/ca-emo-e-ostello/

    Anche la rivista monselicense Tabloid, nel mese di luglio 2025,  riprende la notizia, ecco la pagina relativa in pdf  ca’emo

     
     
     
     

     
  • I dipinti ferraresi del conte Vittorio Cini presentati  al castello di Monselice

    I dipinti ferraresi del conte Vittorio Cini presentati  al castello di Monselice

    I dipinti ferraresi del conte Vittorio Cini presentati  al castello di Monselice *

    Il 4 giugno 2025 presso il castello di Monselice ha avuto luogo una interessante conferenza dal titolo “Il gusto dei ferraresi. Il collezionismo di Vittorio Cini”, promossa dalla Fondazione Giorgio Cini in collaborazione con Complesso Rocca di Monselice. Alessandra Pattanaro, docente di Storia dell’arte moderna all’Università di Padova (tra i massimi studiosi di pittura ferrarese del Cinquecento) ha presentato, con un immagini, una ventina di grandi dipinti cinquecenteschi acquistati dal Cini su consiglio dell’amico Nino Barbantini, celebre  critico d’arte. Il loro incontro a Ferrara nel 1934, all’indomani della grande mostra sulla pittura del Rinascimento estense, segnò l’inizio di un sodalizio che porterà alla nascita della collezione di dipinti “ferraresi”, destinati in origine ad arredare il  Castello di Monselice.

    A partire dal 1941 e fino al 1970, Cini mise insieme un nucleo straordinario di opere ferraresi, consigliato prima da Barbantini e poi da Federico Zeri, altro grande nome della critica d’arte italiana.

    La dott. Pattanaro ha ricostruito le tappe affascinanti della collezione ferrarese di Vittorio Cini, figura centrale nella storia culturale del Novecento italiano che ha dato il via al museo del Cini in via San Vio a Venezia.

    Protagonista dell’incontro è stata l’Allegoria dell’Abbondanza, una raffinata tela attribuita a Camillo Filippi, pittore della scuola ferrarese, oggi esposta (e visitabile) nel Castello di Monselice

     

    l’Allegoria dell’Abbondanza, una raffinata tela attribuita a Camillo Filippi, pittore della scuola ferrarese, presentata nel Castello di Monselice

     

    Oltre all’Allegoria dell’Abbondanza, la collezione Cini comprende capolavori come il San Giorgio di Cosmè Tura, le tavolette di Ercole de’ Roberti e la celebre Zuffa di Dosso Dossi, parte della decorazione originaria della camera di Alfonso I d’Este a Ferrara. Non mancava infine l’imponente Annunciazione di Garofalo, oggi conservata presso la sede veneziana della Fondazione.

    La conferenza al Castello di Monselice ha restituito così il senso profondo di un collezionismo colto, identitario e affettivo, in cui ogni opera parla non solo di arte, ma anche di radici e visioni condivise.

    Ottima iniziativa

    *  da un articolo di M. D.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     


     

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  • La vecchia chiesetta di San Cosma in via Vanzo a Monselice

    La vecchia chiesetta di San Cosma in via Vanzo a Monselice

    In una ‘carta’ del 1213 si parla « de terra de sancto Cosme » in quel di Monselice. La chiesetta prendeva il nome dell’ « ecclesia Cosme et Damiani de Montesilice ». Due secoli dopo il vescovo Barozzi il 22 ottobre 1489 così la descriveva: “Era lunga neppure 10 metri e larga circa cinque; si trovavano ben quattro altari; accanto aveva una casetta e attorno un po’ di terra”. E’ probabile che attorno alla chiesa ci fosse anche un piccolo cimitero destinato ai primi abitanti del luogo.
    Neanche un secolo dopo, il 19 maggio 1571 la visitò anche il vescovo Ormaneto: aveva un solo altare ed era unita alla chiesa di S. Matteo di Vanzo, però figurava sotto la cura della parrocchia di S. Martino di Monselice.
    La chiesetta compare adibita a romitorio già al tempo della visita di S. Gregorio Barbarigo il 14 ottobre 1665 e continuò ad essere abitata da uno o più eremiti fin dopo la metà del secolo seguente. Fu eretta in curazia sussidiaria di S. Martino il 12 aprile 1915 e il 27 aprile 1919 diventò curazia autonoma per il territorio forese della soppressa parrocchia di S. Martino di Monselice, il beneficio e la fabbriceria della quale il 9 febbraio 1925 furono trasferiti definitivamente nella nuova chiesa dei SS. Cosma e Damiano, elevata a parrocchiale, inaugurata il 27 settembre 1926.
    La vecchia chiesetta venne demolita nel 1947, ‘oramai decadente’ (commentava il parroco), con la precisazione che il materiale recuperato venga utilizzato per i nuovi lavori nella chiesa (asilo parrocchiale).
    Dopo 7 secoli, durante i quali la vecchia chiesa ha raccolto le preghiere di moltissimi stortolani, cessava di esistere. Un vero peccato.
    Lo spazio ha ospitato – subito dopo – un casolin (di Ovietto!), poi è passato ai Capovilla, infine sopra le fondamenta della chiesa ha trovato posto una avviata pizzeria. Ora sembra che una parte sia di proprietà dell’imprenditore Breggie ! che ha costruito li vicino un edificio residenziale.!
    UNA SPERANZA X IL CENTENARIO DELLA NUOVA CHIESA
    Ora si auspica che sul luogo dove è stata edificata nel medioevo la chiesetta ( nella foto) venga collocata una croce o una targa, affinché non se ne perda la memoria.

    cartina ottocentesca che indica il luogo dove esisteva la vecchia chiesetta campestre di San Cosma

     


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  • Capitello di San Giovanni Battista sulla salita per il Montericco

    Capitello di San Giovanni Battista sulla salita per il Montericco

     
    Una bella tradizione locale – da conservare – racconta che il 24 di giugno di ogni anno, giornata dedicata al santo, i montericcani partecipavano alla processione sino al capitello. Dopo la celebrazione della messa, salivano sul Monte Ricco per raccogliere la rugiada per mescolarla con la farina, in modo da ottenere un pane dal sapore particolare e delizioso, ‘il pane di San Giovanni’. 
     
    La famiglia Belluco sta cercando di mantenere viva la tradizione storica ed il 24 giugno nei pressi del capitello fa celebrare una santa messa in ricordo della cerimonia di un tempo. Poi la giornata termina con una cena di ringraziamento in ricordo del pane di San Giovanni Battista; protettore di albergatori, sarte, lavoranti del cuoio.
     
    STORIA DEL CAPITELLO
    Bella immagine con sullo sfondo la stalla e la casa della famiglia Rosa Antonio (1950/60). La loro abitazione si intravvede dietro al capitello in alto.  Il Montericco è stato acquistato da Giorgio Cini nei primi del Novecento per estrare il sasso utilizzato come sottofondo nelle aree portuali e nelle strade di mezzo veneto. Il figlio Vittorio Cini finita la seconda guerra mondiale vende il monte ad altri cavatori: Mardegnan e poi Rizzi. Nel 1990 il capitello e la casa sullo sfondo vengono acquistati da Giovanni Belluco. Giovanni ricostruisce la casa ( un po’ più alto)  e ristruttura il capitello.  Da ricordare che dentro al capitello c’era una statua in trachite di San Giovanni che purtroppo è stata rubata.
     
     
    Capitello Belluco sulla salita x il Montericco
     
     

    La tradizione nel giorno del solstizio

    A metà dell’anno scoccava puntuale, in una delle notti magiche del calendario agrario europeo durante il quale si concedeva spazio a rituali dal sapore paganeggiante e preistorico. La rugiada della notte era ritenuta miracolosa, usata per impastare el levadin, il lievito fermentante per il pane di tutto l’anno, così come raccogliere le erbe atte a liberare da malattie e malefici evidenziava antiche pratiche terapeutiche. Nella cappelletta dedicata a San Giovanni sulla vetta, da quando la famiglia Cini s’era impossessata del colle, si celebrava messa anche per i loro braccianti e operai; in realtà, come ha dimostrato Antonio Rigon, la dedicazione della chiesuola fondata nel 1203 spettava a San Giovanni Evangelista, onorato il 16 maggio e il 27 dicembre: un tentativo, forse, di sovrapporsi alla primitiva tradizione volendola cancellare o sminuire con la presenza di un piccolo monastero e di un santo omofono, concorrente per ufficialità di culto e di prestigio.

    Nella cappelletta che si credeva dedicata da sempre a s. Giovanni Battista, sulla vetta del Monte Ricco, da quando la famiglia Cini s’era impossessata del colle celebravano il rito anche per tutti gli operai delle cave. I giardinieri iniziavano il lavoro di preparazione molti giorni avanti, sistemando le aiuole e i viali che conducevano alla villa, applicando un’estesa illuminazione in modo che la folla, controllata dai sorveglianti, non uscisse dai percorsi stabiliti. Quella notte lo spettacolo era fantastico: sembrava di vivere in un altro mondo. Recitata la santa messa mattutina, usciva ‘el frate barbon’: agli uomini offriva da bere e ai bambini regalava frutta di stagione. Nella notte di S. Giovanni, oltre a raccogliere la rugiada per il lievito del pane, tutti
    versavano l’albume di un uovo in una bottiglia colma d’acqua, deponendola in un prato vicino a casa. ‘Co ’l sguasso’ l’albume si trasformava in una culla, dove mettere a dormire s. Giovannino. Otto giorni prima e sera dopo sera veniva fatto suonare ‘el batòcio’ della campanella dalla vetta del colle, sonoro avviso che la festa si approssimava.
    La vigilia, a mezzanotte in punto, la gente cominciava a salire, chi a piedi chi in carretto, ‘cargo de ogni bendedio’, chi sull’asinello. Una volta sul cocuzzolo, cominciava la sagra: alcuni suonatori intonavano musiche e canzoni e le coppie iniziavano a ballare. Per chi non si scatenava nella danza, c’era la grande abbuffata sistemati i commensali su lunghe tavole (questo al tempo dei Cini): dentro enormi pentoloni, ‘i calièri’, venivano cotti ‘i subiòti’ e conditi con sugo di pomodoro. E per l’intera notte continuavano ad affluire persone, giovani e vecchi donne e uomini. I montericcani andavano fieri di questa loro usanza perché molti arrivavano dai paesi vicini, per vedere e partecipare. Restavano alzati ‘tutanote’ e, dopo la messa mattutina, chi aveva ancora energie da spendere proseguiva la baldoria fino alla mezzanotte successiva. Poi la cuccagna cessava come d’incanto e ognuno tornava da dove era arrivato. Il fenomeno-festa presentava dunque i caratteri tipici di una visione del mondo che collimava con una concezione ciclica del tempo esemplata sul calendario cristiano, con in più la straordinarietà (la capacità cioè di uscire dal quotidiano senza tuttavia negarlo) e lo spessore ludico, trovando in se stessa le motivazioni gratificanti

    Il nome Monte Ricco è documentato per la prima volta nel secolo 13°, anche nei testamenti del cardinale Simone Paltanieri. Il termine Ricco (di origine longobarda) viene a sostituire nelle pergamene notarili la denominazione Mons Vinearum (Monte delle vigne).

    Una leggenda racconta che nei tempi antichi un cercatore trovò sul colle tracce di oro, infatti sembra che un carro tutto d’oro ricoperto da pietre preziose fosse stato sommerso da una frana. Molti da allora si misero sulle tracce del fantomatico carro dell’oro, ma le ricerche non diedero alcun risultato, rimase però il nome del colle che da allora si sarebbe chiamato Monte Ricco (Dal libro di Romolo Brugiolo ‘Preghiere di strada).

    Maggiori info sulla chiesetta in cima al Montericco e sulle tradizioni collegate in https://www.ossicella.it/monselice/montericco/
     
     
    San Giovanni Battista sulla salita per il Montericco
     

     


    Sulle iniziative per San Giovanni segnalo un bell’articolo pubblicato nel Mattino del 19 Giugno 2025 nel quale si fa una breve panoramica delle ‘feste’ nel Veneto e si sofferma a raccontare come la ricorrenza viene ricordata anche nel LAGO DI LISPIDA tra le sirena del lago [ clicca qui…] 
     

     

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    Alla ricerca del pozzo perduto in via Pozzetto a San Cosma

    ALLA RICERCA DEL POZZO PERDUTO IN VIA POZZETTO
    Via Pozzetto è una lunga via che inizia dal cimitero di San Cosma e porta a Tribano. Una leggenda vuole che l’area sia stata bonificata dai ‘benedettini’ (forse di San Salvaro, ora agenzia Trieste) scavando il canale la Rovega, che faceva e fa defluire le acque verso la Monselesana. I buoni religiosi avrebbero costruito anche il famoso pozzo a beneficio di un gruppo di abitazioni rurali.
    Tutto bene quindi, ma il vecchio pozzo ora non c’e’ più. Dell’importante e storica fonte d’acqua potabile si è persa ogni memoria. Inutili sono state le ricerche effettuate sul posto: Emanuele, Antonio e Roberto: nati e cresciuti in quella via non lo ricordano.
    Solo Nazzareno (classe 1937) rammenta un vecchio pozzo in muratura situato. all’incirca, dove ora c’è un nuovo capitello. Da giovane, confessa, di aver attinto dal vecchio manufatto l’acqua per irrorare le sue viti. Ma ammette che quell’ antico pozzo è stato chiuso e interrato anni fa per far posto a una nuova abitazione. La storica fonte che dà ancora il nome alla via è stata cancellata dalla storia di quella contrada.
    Auspichiamo ora che ci sia un ripensamento tra quella brava gente e che la vecchia fonte venga ripristinata e magari sia possibile prendere l’acqua di falda come facevano un tempo i laboriosi fraticelli.
    Sulla fattoria benedettina a San Cosma vedi [ clicca qui…]

    Casa Marchelle – Sigolotto in via Pozzetto

    Terreni alla Stortola


    © 2025 a cura di Flaviano Rossetto

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  • Ricordo delle cave a Monselice, di Pietro Gattolin

    Ricordo delle cave a Monselice, di Pietro Gattolin

    LA CAVA
    Sentà so l’oro de la cava bandonà, me vien in mente quando qua ghe jera tanta poara gente che lavorava, solo el sole ardente de istà, e al fredo de inverno, soto el ragiauro co on masso de diese chili, co in pansa do fete de polenta e na fetela de panseta,
    i pi jovani tacà via co na corda a butare zo i sassi pericolosi che no jera cascà co le mine
    (le disgrassie le jera a l’órdine del giorno).
    Ma se gheva bisogno e bisognava tirare vanti, careti e caretieri a cargare sassi e masegne, e altri a spénsare carèi col materiale de scarto, co le camise tute sbrinsolà, onte de sudore e de tera crea, come ca diséa!
    I tosati pi zóvani e pi lesieri i faséa i mestieri pi pericolosi; tacà de picolon co on palanchin longo tre metri par butare zo i reassi in pericolo par la gente che lavorava de soto.
    A me ricordo de na frase che na dona de Calaon la ghe diséa al paron de la cava del monte Murale, quanto che ‘l ghe dava al dì, el paron el ghe domandava quanti ani che ‘l gheva! “Quindeze sior! Alora a ghe dago siè franchi al di”.
    “Eh nò, sior, el me Tilio (el nome del toso) par siè franchi, corda a pico e palanchin taca via, gnente da fare sior, almanco oto, almanco oto!”.
    Ma lavoro el jera poco e bisognava tirare queo che i te daséa.
    De inverno la cava la stava sarà anca par tre o quatro mesi, e la gente i ‘ndava a botega in dèbito, e l’ano dopo co na stagion in cava no i jera gnanca boni de pagare i dèbiti de l’ano prima.
    De le volte el prete de Calaon el se metéa in meso par védare se el jera bon che i loghesse calche altro omo in cava, diséndoghe che ‘l jera stufo de sonare canpane da morto par quei che se copava soto el ragiauro o par qualche reasso che vegneva zo inproviso, ma se sà che na volta la jera cussì.
    So l’oro de la cava!
    Vardo zo: la pianura ‘ndove la gente ga tribolà calcossa de manco, i canali che slusega, i treni sensa la sia de fumo che gheva na volta le locomotive, sơ’ I canale Bisato no se vede pi i cavali che tirava i burci.
    A xe fadiga orientarse romai, a ste robe qua romai no se varda gnanca pi, tuti core, strade nove, màchine dapartuto, xe sparia la fame, la miseria, el sopruso, e anca la nostra vita, che romai a semo rivà al traguardo, e la tristessa la te ciapa co on gropo in gola, no solamente parché a semo veci, ma parché a semo nati in te na bruta era: guere, carestie, miseria e soprusi de tuti i colori.
    Pietro Gattolin
    Dal Mattino del 24 febbraio 2014

    Si è spento lunedì, all’età di 89 anni, il poeta Pietro Gattolin, figura molto nota a Monselice. Autore di migliaia di componimento poetici, in italiano e dialetto, Gattolin aveva pubblicato vari volumi di poesie: l’ultima raccolta, “Alle volte il cuore”, era apparsa nel 2010 per Proget edizioni. Autore anche di due libri sulla bassa padovana, dal 1990 ha scritto oltre 250 articoli per la rivista “Quatro ciacoe”. Costretto a interrompere gli studi alla quinta elementare per iniziare a lavorare, Gattolin ha continuato la sua formazione culturale da autodidatta.

    Per poi vincere numerosi premi come poeta. I suoi componimenti sono sempre caratterizzati da una sensibilità capace di cogliere il lato più nascosto delle cose e dall’amore per il territorio. Nella sua intensa vita anche l’esperienza della guerra e la deportazione in Germania dopo l’8 settembre. Lo scorso dicembre aveva ricevuto una benemerenza dal Comune. Lascia la moglie Vanna, i figli Norberto, Leonardo, Ettore, le nuore, i nipoti. I funerali domani alle 15.30 in Duomo. (f.se.)

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  • Scavi sulla Rocca di Monselice, presentazione del libro

    Scavi sulla Rocca di Monselice, presentazione del libro

    L’ 8 settembre 2023 presso il Castello di Monselice è stato presentato il volume “Archeologia a Monselice. Scavi sul Colle della Rocca e ricerche sull’abitato medioevale”. E’ un opuscolo divulgativo, edito dal Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova, di 50 pagine illustrate con contenuti di carattere divulgativo dedicato a scuole, cittadini di Monselice e turisti,  curato da Paolo Vedovato. Il libro contiene una sintesi dei risultati delle campagne di scavo svolte tra il 1988 e il 1996 curate da Gian Pietro Brugiolo e dal 2021-2022 a cura di Alexandra Chavarria Arnau. Le indagini però proseguiranno – hanno subito precisato – almeno fino al 2025, grazie alla proficua collaborazione tra gli enti interessati e dall’importanza dei ritrovamenti che stanno riscrivendo la storia antica di Monselice
    Come sappiamo gli scavi hanno riguardato la chiesa antica di Santa Giustina, situata in cima alla Rocca. Nelle fonti la chiesa appare citata già in epoca carolingia (750-987). Ma dalle indagini archeologiche si ipotizza un rapporto più antico e stretto addirittura con l’omonima chiesa di Santa Giustina di Padova, costruita da un generale della corte di Teodorico. Monselice a quel tempo era una fortificazione militare – costruita nel VI secolo – a difesa di Ravenna, anticipano gli studiosi.
    La prof. Chavarria dell’Università di Padova ha relazionato sulle prossime campagne di scavo a testimonianza dell’importanza storica del sito di Monselice, dal VI fino al XIII secolo. Con la caduta di Ezzelino, Monselice perderà la sua importanza militare e sarà Padova a dominare il territorio: dal punto di vista politico ed economico.
    Il libro è disponibile presso il castello di Monselice.
    Alcune info sulla Rocca sono già disponibili qui https://it.wikipedia.org/wiki/Rocca_di_Monselice

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