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  • Presentazione, al castello di Monselice, del libro “Andavano per mare” di Marco Valle

    Presentazione, al castello di Monselice, del libro “Andavano per mare” di Marco Valle

    Presentazione, al castello di Monselice, del libro “Andavano per mare” di Marco Valle

    Giovedì 12 marzo 2026, presso il Castello di Monselice, è stato presentato il libro Andavano per mare di Marco Valle, nel quale vengono raccontate le vicende degli uomini che hanno promosso e diffuso la cultura del mare. Ha introdotto l’incontro Aldo Rozzi Marin, amministratore unico di Veneto Edifici Monumentali Srl.

    L’opera narra le storie di coloro che, in ogni epoca e a ogni latitudine, hanno solcato le onde per commercio, scoperta, gloria o conoscenza. Il mare ci consente di riscoprire una parte fondamentale della nostra identità – hanno precisato durante l’incontro al Castello – «perché leggere storie di viaggi, naufragi, scoperte, sconfitte e trionfi ci invita idealmente a salpare ancora una volta verso il mondo dell’avventura».

    L’autore ha esordito raccontando la storia – tutta veneta – del baccalà, iniziata nel 1432 grazie al naufragio del patrizio e commerciante Pietro Querini sulle isole Lofoten, in Norvegia. Durante la sua permanenza sull’isola scoprì lo stoccafisso, un merluzzo essiccato dai pescatori locali. Querini ne intuì il valore e lo portò in patria. Divenuto popolare anche grazie alle restrizioni alimentari del Concilio di Trento, è oggi un caposaldo della cucina veneziana. Naturalmente non è mancato un cenno alla Confraternita del Bacalà che, a Sandrigo (Vicenza), ne promuove la tradizione.

    L’incontro è poi proseguito ricordando alcuni personaggi che hanno legato la propria esistenza al profondo rapporto storico tra l’Italia e il mare. Nell’ordine sono stati citati, tra gli altri: Antonio Pigafetta, per aver partecipato alla prima circumnavigazione del globo tra il 1519 e il 1522; Amerigo Vespucci, il primo esploratore a rendersi conto, durante un viaggio al servizio del Regno del Portogallo nel 1501-1502, che le nuove terre recentemente scoperte facevano parte di un mondo nuovo; e infine lo sfortunato comandante Pietro Calamai, ricordato per essere stato l’ultimo comandante del transatlantico Andrea Doria, affondato il 26 luglio 1956 di fronte alle coste del Massachusetts, a circa 200 chilometri da New York.

     

     

     

    Non è mancata, infine, una critica alla scuola odierna, che spesso non fa conoscere adeguatamente questi personaggi agli studenti.

    La riunione si è conclusa con un accenno alla prossima America’s Cup, che si terrà a Napoli nel 2027, sarà la prima volta che la prestigiosa competizione si svolgerà in Italia. Con l’occasione si auspica che venga ulteriormente promossa anche la cultura del mare.

    Marco Valle, Triestino, viaggiatore instancabile e giornalista di lungo corso, ha diretto importanti riviste di viaggio e pubblicato numerosi saggi, tra cui Padova, Suez. Il Canale, l’Egitto e l’Italia e Patria senza mare. Una storia dell’Italia marittima. Nel nuovo libro, Valle esplora il legame storico dell’Italia con il mare, raccontando la vita e le imprese di marinai, mercanti, esploratori e visionari spesso poco noti.

    Un bel pomeriggio trascorso tra ‘naviganti’, sognatori e marinai.

    Monselice 13 marzo 2026


    © 2026 a cura di Flaviano Rossetto

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  • Ritrovata a Bergamo la Madonna con Bambino rubata dal castello di Monselice nel 1977

    Ritrovata a Bergamo la Madonna con Bambino rubata dal castello di Monselice nel 1977

    Per quasi 49 anni della «Madonna con Bambino» custodita nel Castello Cini, oggi chiamato Castello di Monselice, si erano perse le tracce. Il furto era stato denunciato il 10 marzo del 1977. Ora, quella preziosa statua lignea del XIV secolo è stata recuperata a Zogno, grazie anche all’impiego nelle indagini dell’intelligenza artificiale. L’operazione è stata condotta dai carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio culturale di Venezia, in collaborazione con i colleghi del Nucleo di Monza e con il coordinamento della Procura di Bergamo.

    L’opera recuperata è una scultura lignea a “tutto tondo”, alta 121 centimetri e poggiata su un basamento ottagonale. Riconducibile alla produzione delle botteghe pisano-lucchesi affini all’autore senese Francesco di Valdambrino, del quale assume le finezze stilistiche di produzione testimoniate dalle policromie e dai dettagli di lavorazione, la scultura si qualifica come un manufatto di peculiare rilevanza sotto l’aspetto artistico e devozionale. All’epoca del furto le fotografie della «Madonna con Bambino» furono inserite dai carabinieri nella banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, un archivio informatizzato che conserva quasi 8 milioni di manufatti censiti (di cui quasi 1 milione ancora da ricercare). Testo dal Corriere della Sera.

     

    Breve video sul ritrovamento di tv7
    Il Mattino di Padova del 5 marzo 2026 con un articolo del giornalista Nicola Cesaro dedica una intera pagina [ Clicca qui…]
    Mattino del 5 marzo 2026

    © 2026 a cura di Flaviano Rossetto

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  • Presentato il progetto di rigenerazione urbana dell’area ex Italcementi di Monselice

    Presentato il progetto di rigenerazione urbana dell’area ex Italcementi di Monselice

    Sabato 28 febbraio 2026, nel grande piazzale dell’ex Italcementi, è stato presentato ufficialmente il progetto di Rigenerazione Urbana Sostenibile dell’area dell’ex cementificio (chiuso dal 2015) e dell’annessa ex cava del Monte Fiorin di Monselice. L’intervento interesserà complessivamente 66 ettari e rappresenta uno dei più importanti progetti di rigenerazione urbana attualmente in corso nel Veneto.

    Un grande palco da concerto – con video e musica – installato sul piazzale della vecchia cementeria ha accolto i numerosi monselicensi che, nonostante la nebbia, hanno partecipato alla presentazione del progetto. Tutti erano in attesa di ascoltare dai relatori che l’“ecomostro”, chiuso da dieci anni, sarebbe stato presto demolito. Le loro speranze sono state subito esaudite, la vecchia fabbrica, precisano già dalle prime battute i relatori, verrà demolita.

    Erano presenti numerosi giornalisti e la Rai regionale, che ha realizzato due servizi andati in onda già nella stessa giornata. Tra gli intervistati anche alcuni ex operai che, con gli occhi lucidi, hanno raccontato la loro esperienza all’interno dello stabilimento.

    Sul palco sono intervenuti l’assessore Stefano Peraro, la consigliera regionale Giorgia Bedin, i rappresentanti della ditta che dovrà occuparsi della demolizione e ricostruzione e altri relatori interessati dai lavori. Tutti hanno illustrato il progetto – pur nella sua fase ancora embrionale – spiegandone obiettivi e strategie del programma di riqualificazione urbana, pensato per valorizzare un’area strategica di Monselice, all’ intero territorio dei Colli Euganei.

    LE INIZIATIVE

    Il piano prevede investimenti complessivi superiori ai 100 milioni di euro, di cui tra i 15 e i 25 milioni destinati alla sola demolizione e bonifica. Sono cinque gli interventi principali:

    • la destinazione di 20 ettari ad area produttiva con fabbricati alimentati da energie rinnovabili;

    • la realizzazione di un parco fotovoltaico su 24 ettari, capace di produrre circa 12 megawatt di picco;

    • la cessione al Comune di un’area a ridosso del campo sportivo di Marendole per nuovi impianti;

    • la creazione di una pista ciclabile lungo l’intero complesso;

    • la costruzione, interamente a carico del privato, del collegamento viario tra la bretella Italcementi e la nuova Strada regionale 10 all’altezza dell’ospedale di Schiavonia.

    UNA NUOVA STRADA

    Quest’ultimo intervento, del valore di circa sei milioni di euro, completerà l’ultimo tratto della circonvallazione dal quartiere Carmine all’ospedale, passando sotto la ferrovia Monselice–Mantova. Lungo la nuova strada sorgeranno anche impianti sportivi, piste ciclabili e una viabilità rinnovata.

    La ditta incaricata dei lavori ha precisato che nell’area non saranno ammesse aziende chimiche, inceneritori o attività incompatibili con la normativa ambientale del Parco dei Colli Euganei. La pianificazione della bonifica dovrà essere condivisa con Arpav e Ulss per le operazioni di caratterizzazione ambientale, passaggio necessario prima delle demolizioni.

    «Si tratterà del più vasto intervento di rigenerazione della nostra regione – ha dichiarato il vicesindaco Stefano Peraro – e di una svolta storica per il nostro territorio».

    L’iter burocratico è già stato avviato – precisano i responsabili – con il confronto con il Parco Regionale dei Colli Euganei per ottenere le necessarie autorizzazioni. È quindi tutto pronto per dare il via al cantiere che cambierà il volto dei 66 ettari dell’area dell’ex colosso Italcementi.

    I PRIMI LAVORI PROPEDEUTICI GIÀ INIZIATI

    Da alcuni mesi camion e operai stanno sistemando l’area verde e, da aprile, il progetto dovrebbe entrare nel vivo con le prime bonifiche e demolizioni, per trasformare il cementificio in un’area di produzione di energia fotovoltaica a servizio di nuovi stabilimenti produttivi.

    Tra circa un mese dovrebbero partire i lavori per la demolizione dell’ex cementeria (costo stimato: 25 milioni di euro), dove sorgeranno, su circa 20 ettari, insediamenti produttivi realizzati con tecnologie moderne e a basso impatto ambientale. Nuove aziende, bisognose di energia, per le quali è prevista, accanto, la realizzazione di un parco fotovoltaico di circa 24 ettari.

    L’impianto di produzione di energia fotovoltaica sorgerà nell’area della cava del Monte Fiorin, che vedrà anche una rimodulazione del terreno e la piantumazione di fasce verdi che contribuiranno a mitigare, dal punto di vista paesaggistico, la presenza dei pannelli. Il tutto sarà integrato da spazi verdi e da una riorganizzazione funzionale degli accessi.

    L’accordo prevede anche opere e ricadute pubbliche: al Comune sarà ceduta un’area di circa 15 mila metri quadrati destinata alla realizzazione di nuovi impianti sportivi.

    CONCLUSIONI

    Un grande progetto ambientale che interesserà una vasta area devastata per decenni dall’attività della cementeria e dal quale tutti si aspettano una vera rinascita.

    UN VIDEO

    I GIORNALI LOCALI

    Alleghiamo gli articoli dei giornali locali del 1° marzo 2026 (Il Mattino di Padova con Giada Zandonà e Il Gazzettino con Giovanni Brunoro), a testimonianza della complessità e dell’importanza del progetto.

    Mattino del 1° marzo 2026

     

     

    Gazzettino del 1° marzo 2026

    LA DIFESA DEL POPOLO

    Anche la Difesa del Popolo riprende l’argomento [ clicca qui…]


    QUALCHE IMMAGINE

     

     

    Il vecchio cementifico

     

     

     

     


    © 2026 a cura di Flaviano Rossetto

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  • La casa Rossa sul Montericco affidata in gestione agli Scout di Monselice

    La casa Rossa sul Montericco affidata in gestione agli Scout di Monselice

    LA CASA ROSSA SUL MONTERICCO AFFIDATA IN GESTIONE AGLI SCOUT DI MONSELICE
    Ci fa piacere rilanciare un articolo de Il Mattino di Padova del 25 febbraio 2026, nel quale viene commentato l’affidamento della Casa Rossa del Montericco agli scout.
    UN PO’ DI STORIA
    Si tratta di un edificio un tempo utilizzato dai «custodi» del colle – ai tempi del conte Cini – per curare la manutenzione del Montericco e dei suoi giardini. Le cronache raccontano che una cinquantina di giardinieri si occupavano della cura del Monte Ricco, attrezzato con grandi terrapieni dove venivano coltivati migliaia di fiori. Tra i loro compiti rientrava anche la gestione di alcuni animali che pascolavano liberamente nelle aree vicine.
    Il conte Cini trasformò l’intera sommità del colle in un giardino colorato e fece costruire una grande villa sulla cima, servita da una teleferica utilizzata per portare cibo e vivande in grande quantità per gli ospiti eccellenti.
    Nei mesi estivi la famiglia Cini si trasferiva al Montericco e vi ospitava il bel mondo italiano. Regina delle feste era la moglie del conte, l’attrice del cinema muto Lyda Borrelli.
    Nel Novecento il colle ha sempre ospitato giovani monselicensi, la tradizione continua ancora con la nuova proprietà dell’area. Buon segno
    L’ARTICOLO DEL MATTINO
    Qui sotto in chiaro, l’articolo della giornalista Giada Zandonà pubblicato nel Mattino del 25 febbraio 2026
    La Casa Rossa è uno dei simboli del Monte Ricco: si nota in lontananza e da sempre è la prima meta di chi percorre i tornanti con l’obiettivo di arrivare alla terrazza dell’Ercole. Da domenica quel luogo, per anni avvolto da un’aura quasi misteriosa, ha un nome e una targa ufficiale: “Eremo Santa Maria degli Angeli – Casa Rossa”. E soprattutto una nuova destinazione: una base per gli scout.
    Le sue origini affondano nei secoli, quando era un semplice casolare a servizio delle coltivazioni del colle. Negli anni Venti, dopo l’acquisizione dell’area da parte del conte Vittorio Cini, che fece realizzare sulla cima la sua residenza, l’edificio venne sistemato per ospitare custodi e manutentori. Nel tempo ha conosciuto utilizzi diversi, con periodi di presenza religiosa, esperienze dei gruppi cattolici, fasi di abbandono e interventi di recupero. Oggi, anche se resta una proprietà privata, si apre a essere un punto stabile per le attività scout di Monselice e non solo. La posizione, a pochi passi dalla stazione ferroviaria, la rende infatti facilmente raggiungibile anche da gruppi provenienti da altre città.
    Escursioni, orientamento, campi di formazione, lavori e momenti di riflessione: queste sono solo alcune delle attività che troveranno dimora.
    «Per noi la Casa Rossa non è soltanto una sede», spiega Giovanna Cardin, capogruppo degli scout di Monselice, «ma un luogo da costruire insieme ai ragazzi. Vogliamo che diventi uno spazio dove vivere il metodo scout: imparare facendo, prendersi cura degli ambienti, rispettare la natura». La gestione è stata affidata a una pattuglia dedicata e la manutenzione ordinaria entrerà a far parte del percorso educativo.
    L’esperienza è iniziata subito: domenica un centinaio di scout hanno pulito i tornanti, rimosso sassi e sistemato i sentieri. Carlo Bovo, a nome del proprietario Angelo Mandato, durante la presentazione della targa con il nuovo nome ha ricordato gli scout che trent’anni fa utilizzavano la vicina Casa Bianca, realizzando manufatti in legno ancora presenti. «Auguriamo ai ragazzi di oggi di sentire il Monte Ricco come la loro casa, mettendosi al servizio del bene comune».
    Alla cerimonia erano presenti anche l’assessore e sindaco reggente Stefano Peraro, che ha ringraziato famiglie e ragazzi per aver scelto lo scoutismo come percorso di crescita, e padre Alberto Tortelli, superiore della Comunità San Francesco, che ha richiamato la figura di san Francesco nell’anno dell’ottocentesimo anniversario della morte: il santo che ammansì il lupo con parole di pace e cantò la bellezza della natura (GZ)
    Anche la Difesa del Popolo riprende l’argomento [ Clicca qui…]
    Info sulla Villa del Montericco [ Clicca qui….]
    Monselice 1 marzo 2026

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  • Alessandro Tasinato, uno scrittore d’ambiente

    Alessandro Tasinato, uno scrittore d’ambiente

    Nell’ambito della rassegna 𝐔𝐍 𝐁𝐎𝐒𝐂𝐎 𝐃𝐈 𝐂𝐔𝐋𝐓𝐔𝐑𝐀 venerdì 27 febbraio 2026 si è svolto l’incontro con lo scrittore d’ambiente 𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐨 𝐓𝐚𝐬𝐢𝐧𝐚𝐭𝐨 durante il quale è stato presentato il suo ultimo libro “𝐈𝐥 𝐟𝐮𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐚𝐦𝐛𝐢𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞”, pubblicato da Edizioni Alegre: un romanzo civile potente e necessario che affronta il tema della crisi ambientale in un territorio segnato dalla contaminazione degli Inquinanti Eterni e dalla presenza di impianti che bruciano migliaia di tonnellate di rifiuti.

    Dalla Difesa del Popolo dell’ 11 agosto 2025 riportiamo una interessante recensione

    Laurea in Scienze ambientali a Ca’ Foscari, Alessandro Tasinato è un cinquantenne che misura la scrittura con l’attualità delle “catastrofi ecologiche”. Dopo Il fiume sono io con cui ha vinto il Premio Gambrinus Mazzotti nel 2018 raccontando del Fratta Gorzone, sempre per i tipi di Bottega Errante Edizioni ha appena pubblicato Il funerale dell’esperto ambientale (160 pagine, 17 euro) con l’eco della vicenda Pfas. Comincia al cimitero, dove il custode attende una donna. Ma la storia vira nella vita standard del protagonista, travolto dal cataclisma della realtà. «La tutela dell’ambiente (o l’esatto suo contrario) è oggi basata su modelli totalmente rappresentativi. Un conto sono i dati ambientali come i valori di un campione d’acqua prelevata da un fiume. Un altro è l’uso che se ne fa. Posso considerare quei dati oppure ignorarli, a seconda degli interessi che voglio privilegiare. Si arriva così al paradosso del marchio ecologico di cui certe industrie si vanno fregiando, pur essendo responsabili della morte biologica del fiume che ne riceve gli scarichi» afferma Tasinato. Tornano l’attenzione al vocabolario, il peso delle parole, il disvelamento della propaganda. Il funerale dell’esperto ambientale è un romanzo di cronache devastanti che il Nord Est ha sperimentato insieme alla mitologia della “locomotiva”.

    Se, come e quanto la “letteratura” cambia la vita quotidiana di chi scrive e legge?
    «Il libro si apre e si chiude con due citazioni. La prima, in apertura, è di Vitaliano Trevisan e riguarda lo “sguardo esterno”, lo sguardo “altro da noi”, quello che – secondo lo scrittore vicentino – consente di osservare con spirito critico la realtà in cui viviamo e che, proprio per il fatto di esservi immersi, neanche siamo più capaci di analizzare. La seconda, in chiusura, è della critica letteraria tedesca Anna Vollmer. All’ultimo Festival della letteratura di Mantova ha commentato le recenti opere di narrativa italiana tacciando i nostri scrittori di glissare il presente e di temere il contemporaneo. Ho sentito che il mio compito, in questo libro, era di affrontare il presente e vincere la paura del contemporaneo. E di offrire uno sguardo “esterno” che, attraverso uno stile autoironico e auto-dissacrante, consentisse al protagonista di raccontare la realtà in modo nuovo, arrivando a una critica, anche spietata se vogliamo, della nostra società. Con tutte le implicazioni e i rischi del caso che una simile scrittura – disturbante, perturbante – comporta. È questo, a mio avviso, il compito dello scrivere».

    Affiora anche una scrittura “militante”?
    «Fornire una chiave di lettura inedita sulla realtà, che demolisca le false certezze, limitandosi a questo più che tracciare insegnamenti o morali. Tuttavia, ciò presuppone una personalità dello scrittore, che sappia immergersi nella realtà che racconta, ma che allo stesso tempo sopporti il fatto di viverci come un estraneo, con uno sguardo che – costantemente, 24 ore su 24 – è appunto “altro”. Se tutto questo significa essere uno scrittore militante, allora sì, mi definisco scrittore militante. Ma militante per chi? Mi chiedo. Allo stesso tempo, chi legge il “prodotto”, ha la facoltà di lasciarsi disturbare o meno, di sopportare questa perturbazione o di rifiutarla. Di aprire il suo sguardo o abbassarlo. E’ un esperimento interessante che si innesca tra scrittore e lettore».

    Autore e insieme professionista del settore, forse è così che scaturisce uno sguardo acuto e spietato?
    «Ho scritto con una certa urgenza, attingendo alle conoscenze che derivano dalla mia esperienza professionale di “esperto ambientale”, ma utilizzando chiavi di lettura che ho acquisito soprattutto da Ivan Illich. Questo filosofo, già dalla metà degli anni Settanta, sosteneva come alla società basata sulle persone si stesse sostituendo una società basata sui servizi in cui persone e comunità erano sempre più alienate e incapaci di reagire».

    In Il funerale dell’esperto ambientale si può leggere una sorta di caccia al greenwashing… «Inganna i consumatori, distorce la concorrenza tra aziende, rallenta la transizione ecologica e fornisce alibi politici. Tuttavia, le comunità sembrano non accorgersene oppure, appaiono inermi».

    Pagine in cui la lingua quotidiana sbatte sul costrutto scientifico. E poi c’è l’attivismo che smaschera lo stereotipo dell’esperto. Una lotta senza fine?
    «È proprio così. Il linguaggio specialistico e settoriale degli esperti ambientali, unito al rimpallo di competenze e procedure tra gli enti e le amministrazioni, viene spesso usato all’esplicito scopo di inferiorizzare le comunità locali. Ma ci sono realtà in cui le competenze trasversali allestite in modo spontaneo, ma strutturato, dagli attivisti locali, hanno consentito di appropriarsi del medesimo lessico e di interloquire in modo autorevole, talvolta mettendo in crisi le competenze degli stessi esperti istituzionalmente preposti».

    Fa ormai scuola il caso delle Mamme No Pfas che hanno anche strappato una sentenza giudiziaria storica.
    «Per arrivarci, tuttavia, è servito uno sconvolgimento interiore. Nel caso di quelle mamme è stato scoprire che i Pfas, assunti nel proprio corpo bevendo acqua del rubinetto contaminata, li avevano riversati nel sangue dei figli mediante l’allattamento. La madre che avvelena il figlio è stato il paradosso che ha scardinato le certezze, consapevolizzandole del fatto di essere “vittime”. Sono un esempio di comunità di esperti-attivisti che resiste, che è viva, che ha smesso di delegare la tutela dell’ambiente agli esperti ambientali».

    Pfas trovato nelle acque di scolo della Pedemontana

    Ispra e Arpav hanno confermano la presenza di Pfas (Pfba) nelle acque di scolo delle gallerie della Pedemontana Veneta. Il rischio di contaminazione riguarda falde e acquedotti e l’inquinamento deriva da materiali usati nei cantieri.

     


    Interessante e partecipata presentazione di un libro su un tema di grande attualità. Dalle osservazioni di Alessandro mi è sembrato di cogliere un certo sconforto: quello di un tecnico che pensava di poter arginare il degrado ambientale, ma  dopo anni di lavoro, si rende conto che nei fatti finisce per avallare il moderno modello industriale, ovvero il suo stesso funerale.

    Monselice 1 marzo 2026

    © 2026 a cura di Flaviano Rossetto

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  • Le suore di clausura mettono in vendita il monastero di Monselice

    Le suore di clausura mettono in vendita il monastero di Monselice

    LE SUORE DI CLAUSURA METTONO IN VENDITA IL MONASTERO DI MONSELICE
    Dopo il ‘Mattino’ anche il ‘Gazzettino’ dà notizia della vendita del monastero di clausura delle carmelitane scalze situato in via San Biagio a Monselice.
    L’annuncio è comparso qualche giorno fa su un famoso sito web che si occupa di intermediazioni immobiliari: l’ordine religioso, proprietario del lotto, ha dato mandato per la gestione delle trattative ad un’agenzia di Milano. Il monastero occupa una superficie di 1.750 metri quadri e di un parco di 1,2 ettari ai piedi della Rocca, sfuggito miracolosamente alle cave.
    Il monastero è valutato due milioni di euro e potrebbe essere adibito a casa, albergo o sede di qualche ricca istituzione. Naturalmente è alto anche il fardello delle tasse che si porta dietro. L’acquirente dovrà fare un po’ di conti tenendo presente la realtà monselicense e la tortuosa stradina che lo collega alla città.
    Dopo i frati di San Giacomo e quelli del Montericco, ora anche le suore lasciano Monselice a conferma delle difficoltà degli ordini religiosi a gestire il loro immenso patrimonio immobiliare.
    Le 5 sorelle verranno trasferite – precisa il Gazzettino – alla Casa Bortignon, che si trova all’interno dell’Opera della provvidenza Sant’Antonio di Padova. Dicono di essere serene, il loro mondo fatto di contemplazione e di silenzi continuerà nel nuovo rifugio. Di certo mancherà a noi il suono della loro campanella, in cima alla chiesetta che scandisce da 72 anni le ore della preghiera.
    Moltissimi sono ancora i monselicensi che ad ogni ora del giorno portano un po’ generi di conforto e tanta solidarietà alle sorelle. Un pezzetto di Monselice se ne va.
    Monselice, 14 luglio 2024

    Il Mattino del 10 febbraio 2026 riprende l’argomento

    Il Mattino del 10 febbraio 2026, con un interessante articolo di Giada Zandonà, fa il punto sulla vendita del monastero carmelitano di via San Biagio. L’ex convento, chiuso definitivamente nel 2024 e subito messo in vendita, avrebbe attirato l’attenzione di un soggetto già attivo sul territorio, impegnato nella gestione di servizi. Buon segno, ma nulla di concreto per il momento.

    UN PO’ DI STORIA
    Il monastero occupa una superficie di 1.750 metri quadri e dispone di un parco di 1,2 ettari, ai piedi della Rocca, sfuggito miracolosamente alle cave. Sorge sulle fondamenta della villa del Pretore Secco, attivo a Monselice durante la Seconda guerra mondiale. Per volere di monsignor Cerato, agli inizi degli anni ’50 la villa è stata trasformata in convento affinché – precisava l’austero religioso – le suore potessero “pregare” per la salvezza dei monselicensi.

    L’articolo citato è allegato qui sotto.

    Flaviano Rossetto  Vecchia Monselice
    Monselice, 11 febbraio 2026

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  • Contributo di 184.000 euro dal GAL al museo San Paolo di Monselice

    Contributo di 184.000 euro dal GAL al museo San Paolo di Monselice

    Il Mattino di Padova del 6 febbraio 2026 accenna all’erogazione, da parte del GAL Patavino, di un contributo di 184 mila euro al Museo comunale di Monselice. Il progetto approvato prevede la realizzazione di iniziative finalizzate a favorire l’aggregazione educativa e sociale dei giovani all’interno del Museo San Paolo.

    COME VERRÀ UTILIZZATO

    L’obiettivo è duplice: da un lato l’attivazione di laboratori pensati per coinvolgere attivamente gli studenti delle scuole primarie e secondarie, rendendo il museo un luogo di formazione vivo; dall’altro la creazione di uno spazio dedicato a mostre culturali, artistiche e scientifiche, sviluppato in collaborazione con l’università e le istituzioni locali.

    Parte del contributo verrà utilizzata per realizzare importanti lavori di manutenzione alla vecchia chiesa, che prevedono il rifacimento della pavimentazione con un sistema integrato di riscaldamento. A questi interventi seguiranno l’installazione di un impianto audiovideo di ultima generazione e di un videoproiettore professionale, a supporto della narrazione multimediale e dei laboratori.

    Sono inoltre previsti l’efficientamento energetico dell’illuminazione e altri interventi per migliorare l’accessibilità esterna per i gruppi scolastici. Si auspica infine che i giovani possano essere coinvolti anche nella gestione delle visite guidate al museo.

    UN PO’ DI STORIA DEL (TRAVAGLIATO) MUSEO DI MONSELICE

    Tra il 1985 e il 1987 il francescano padre Ferrari e l’archeologo della Soprintendenza Sandro Salvatori iniziarono a indagare sotto il pavimento della chiesa di San Paolo di Monselice alla ricerca del leggendario “tempio di Giove”. Lentamente, però, vennero alla luce le strutture primitive dell’antica chiesa, risalenti all’alto Medioevo (VI-VIII secolo).

    Tra il 2003 e il 2006 l’Amministrazione comunale provvide al definitivo restauro della chiesa e al suo parziale allestimento, rendendola accessibile grazie alla costruzione di un sistema di passerelle e di montacarichi interni.

    Nel 2012 la giunta comunale approva il progetto di valorizzazione, costo complessivo 121.000 euro tra finanziamento del GAL e fondi propri del Comune.

    Nel 2013, con un successivo finanziamento regionale, si rimise mano all’allestimento trasformando San Paolo nel Museo della Città. Il progetto scientifico venne affidato all’archeologa Simonetta Pirredda, con il duplice obiettivo di valorizzare l’ex chiesa di San Paolo e allestire un piccolo museo archeologico con i reperti rinvenuti sul territorio.

    La prima parte del complesso museale fu inaugurata l’11 marzo 2017.

     

    Inaugurazione museo san Paolo 11 marzo 2017

     

    Purtroppo moltissimi ritrovamenti storici sono ancora conservati nei magazzini comunali e nell’Archivio storico. Si spera che in futuro vengano finanziate anche le sezioni destinate alla storia dell’arte monselicense e alla storia ambientale (Rocca e sue cave, ecc.).

    Tutto bene quindi: ben vengano tutte le iniziative di promozione del nostro passato cittadino.

    Monselice, 8 febbraio 2026


     

  • San Valentino 2026 a Monselice

    San Valentino 2026 a Monselice

    COMUNICATO STAMPA DEL COMUNE
    ll 14 febbraio una tradizione secolare porta migliaia di persone a percorrere la Via Giubilare delle Sette Chiese e raggiungere l’Oratorio di San Giorgio per rendere omaggio a San Valentino e ricevere le preziose “chiavette” dorate.

    Da tempo immemore nel giorno di San Valentino, migliaia di monselicensi e di visitatori salgono la celebre via delle Sette Chiese, il percorso votivo che si snoda lungo le pendici del Colle della Rocca, per recarsi all’oratorio di San Giorgio – dichiara l’assessore al turismo Stefano Peraro.

    A Monselice il culto di San Valentino affonda le radici nel Seicento grazie dalla presenza nell’Oratorio di San Giorgio dei resti di ‘un’ San Valentino qui traslato con le spoglie di altri martiri cristiani qui traslati nel XVII secolo dalle catacombe romane.

    A spingere i moderni pellegrini un atto di devozione e d’amore – continua l’assessore Peraro: presso la piccola chiesa si riceve la “chiavetta” dorata una piccola chiave benedetta che secondo la tradizione popolare protegge la salute, in particolari dall’insorgere dell’epilessia nei bambini. Oggi la chiavetta è divenuta simbolo di buon auspicio.

    Di anno in anno il pellegrinaggio è diventato sempre più popolare e accanto al San Valentino
    protettore dei bambini si festeggia il San Valentino degli innamorati con un ricco programma di eventi e iniziative culturali e ludiche dedicato a tutti coloro che si vogliono bene.

    “La Festa di San Valentino rappresenta uno dei momenti più identitari e sentiti per la nostra comunità: una tradizione che unisce fede, storia e affetti, capace di richiamare ogni anno migliaia di cittadini e visitatori lungo la suggestiva via delle Sette Chiese. – commenta l’assessore al Turismo Stefano Peraro – Monselice custodisce da secoli un culto unico, legato alla chiavetta dorata, simbolo di protezione e oggi anche di buon auspicio e amore. Con il programma 2026 abbiamo voluto valorizzare questa eredità, affiancando al pellegrinaggio e ai riti religiosi un calendario di iniziative culturali, ludiche e commerciali pensate per tutte le età e per tutte le forme di amore. È un invito a vivere la nostra città in modo autentico, condividendo un San Valentino che parla di tradizione, accoglienza e bellezza.”

    San Valentino a Monselice” è un’iniziativa di Comune di Monselice, realizzata in collaborazione con Pro Loco di Monselice, Ascom, Parrocchia di San Giuseppe Operaio.

     

    PROGRAMMA 2026: la Festa si svolgerà sabato 14 e domenica 15 febbraio con i seguenti appuntamenti: 

    La Piazza del Cuore: Mercatino delle golosità a tema San Valentino a cura della Pro Loco Monselice

    Apertura straordinaria dei negozi con vetrine a tema e promozioni speciali

    Sabato 14 e domenica 15 a partire dalle 14:30: Pellegrinaggio spontaneo al Santuario Giubilare con rito di benedizione dei presenti e consegna della chiavetta dorata, a cura della Parrocchia San Giuseppe (Duomo)

    Visite guidate alla Pieve di Santa Giustina (Sabato 14 pomeriggio) e al Santuario Giubilare delle Sette Chiese (domenica 15 mattina) a cura degli Amici della Pieve di Santa Giustina

    Musei e monumenti aperti: Castello di Monselice con visite guidate, Museo SanPaolo, Villa Pisani

    Sabato 14, ore 14.30-18.00 Stand di consegna del cuoricino a cura degli Amici dei Musei

    Laboratorio di Ceramica “Piattino di San Valentino” a Villa Pisani sabato 14 febbraio mattina (prenotazione obbligatoria info@villapisanimonselice.it +39 0429 1902460)

    Iniziativa social “La Foto del Cuore”

    Monselice vi aspetta per vivere un San Valentino tra fede, tradizione e amore 💕

    La storia di San Valentino a Monselice e un video [ Clicca qui…]

     

    Sulla ricostruzione del volto di San Valentino  https://www.ossicella.it/il-volto-del-san-valentino-di-monselice/

    Dal Gazzettino dell’11 febbraio 2026, un ottimo articolo su San Valentino (qui sotto con qualche correzione)

    Sabato la città della Rocca tornerà ad ospitare il San Valentino alle Sette chiese, la tradizione secolare che ogni 14 febbraio richiama centinaia tra monselicensi e visitatori lungo il percorso giubilare fino all’oratorio di San Giorgio.

    Due giorni di eventi, sabato 14 e domenica 15, per una festa che affonda le proprie radici nel Seicento e che negli ultimi anni ha consolidato il suo ruolo di appuntamento tra i più attesi della Bassa padovana. Il vicesindaco reggente e assessore al Turismo Stefano Peraro in quadra la portata della ricorrenza: «La festa di San Valentino rappresenta uno dei momenti più identitari e sentiti per la no stra comunità, una tradizione che unisce fede, storia e affetti, capace di richiamare ogni anno tante persone lungo la via delle Sette chiese».

    PROGRAMMA PER TUTTI

    L’edizione 2026 si colloca nel solco di Monselice Città Giubilare 2025, riconosciuto evento di interesse regionale, e rilancia con un programma pensato per tutte le età. «Abbiamo voluto valorizzare questa eredità  prosegue Peraro  affiancando al pellegrinaggio e ai riti religiosi un calendario di iniziative culturali, ludiche e commerciali.

    È un invito a vivere la nostra città in modo autentico, condividendo un San Valentino che parla di tradizione, accoglienza e bellezza». Il cuore della festa resta il pellegrinaggio spontaneo al santuario giubilare. Sabato e domenica, a partire dalle 14.30, i sacerdoti della parrocchia di San Giuseppe accoglieranno i fedeli nell’oratorio di San Giorgio con il rito di benedizione e la consegna della chiavetta dorata, la piccola spilla a forma di chiave che da generazioni accompagna la devozione dei monselicensi. Quella chiavetta porta con sé una storia antica che precede di gran lunga il marketing degli innamorati. Il suo significato originario è legato alla protezione dalla malattia: la chiave serviva ad abbassare la lingua dei bambini colpiti da crisi epilettiche, impedendo che si riversasse all’indietro col rischio di soffocarli. Valentino, del resto, deriva dal latino valere, cioè stare bene. E poco importa se il corpo del santo custodito a San Giorgio non è quello del celebre vescovo di Terni, bensì quello di un giovane (  meglio consultare https://www.ossicella.it/il-volto-del-san-valentino-di-monselice/), probabilmente convertitosi alla fede in un’epoca in cui professarsi cristiani comportava dei rischi.

    Le sue spoglie raggiunsero Monselice verso il 1750, provenienti dalle catacombe dei santi Marcellino e Pietro, andando ad arricchire un reliquiario già presente nel santuario giubilare per volontà di papa Paolo V. Oggi la chiavetta è divenuta anche simbolo di buon auspicio e d’amore, e la festa si è ampliata ben oltre il rito devozionale. Ai piedi della Rocca, i banchi della Piazza del Cuore proporranno golosità e artigianato a tema, a cura della Pro lo co, mentre i negozi del centro storico apriranno in via straordinaria con vetrine allestite per l’occasione grazie al coordinamento dell’Ascom.

    Sabato mattina Villa Pisani proporrà un laboratorio di ceramica per realizzare il Piattino di San Valentino, su prenotazione, e nel pomeriggio gli Amici dei Musei consegneranno un cuoricino ai visitatori. Chi preferisce la cultura potrà scegliere tra le visite guidate alla pieve di Santa Giustina, in calendario sabato pomeriggio, e quelle al santuario giubilare, previste domenica mattina, organizzate dagli Amici della Pie ve.

    Resteranno aperti il Castello con visite guidate, il Museo San Paolo e Villa Pisani. Torna anche l’iniziativa social “La Foto del Cuore”, che nel le edizioni passate ha coinvolto famiglie e giovani coppie invita ti a scattarsi un selfie romantico tra le vie e le piazze della città (G. Brunoro)

     


    © 2026 a cura di Flaviano Rossetto

    Vedi anche:

      Per news su Monselice https://www.ossicella.it/

     Per arte e architettura https://www.ossicella.it/monselice/

    Per storia di Monselice https://www.monseliceantica.it/

    Info e segnalazioni scrivimi qui flaviano.rossetto@ossicella.it


  • Il volto (ricostruito) del San Valentino di Monselice

    Il volto (ricostruito) del San Valentino di Monselice

    Il corpo del presunto San Valentino conservato a Monselice era un uomo alto un metro e sessantasei centimetri, vissuto in un periodo compreso tra 119 e 338 d. C e morto quando aveva tra i 20 e i 25 anni. Dicono gli esperti che non sarebbe stato decapitato e non presenterebbe segni di martirio. Si sta parlando del San Valentino di Monselice, il cui volto è stato ricostruito in un convegno che ha avuto luogo nel 2017  presso la sala Buonamorte del museo San Paolo.

    Le spoglie del santo, custodite nell’oratorio di San Giorgio ? sono state analizzate da un team interdisciplinare composto da studiosi dell’Università di Padova (Alberto Zanatta, Nicola Carrara e Cinzia Scaggion del Centro di Ateneo per i Musei, Fabio Zampieri del Dipartimento di Scienze Cardiologiche, Toraciche e vascolari, e Monica Panetto) e dell’Arc-Team (Luca Bezzi e Cicero Moraes). Il progetto ha permesso di avere informazioni scientifiche di grande valenza: per esempio si è stabilito che la morte non è avvenuta per decapitazione, a differenza del San Valentino più famoso, quello di Terni.

    Il lavoro, autorizzato dal vescovo di Padova Claudio Cipolla e seguito dal parroco del duomo di Monselice don Sandro Panizzolo, è iniziato il 10 maggio 2017, in seguito a una proposta di ricognizione scientifica subito accolta dall’Amministrazione comunale. Gli studiosi hanno svolto un’indagine antropologica dei resti scheletrici per risalire allo stile di vita e a eventuali patologie. Hanno prelevato campioni di tessuto osseo per effettuare una datazione radiometrica dello scheletro ed eseguito rilievi fotografici del cranio, ottenendo alla fine una ricostruzione attendibile in 3D del volto del San Valentino monselicense, che è stato traslato dalle catacombe romane tra Seicento e Settecento.

    La relazione citata dell’Università di Padova sull’indagine è disponibile qui  [ Clicca qui…]

    Sull’argomento è stato fatto un servizio Rai disponibile qui. https://www.facebook.com/watch?v=945850792256961

    La riproduzione della testa è collocata in un’apposita teca, ora al museo San Paolo (?). Quella legata a San Valentino è una tradizione importante nella città della Rocca: ogni 14 febbraio centinaia di persone vanno in pellegrinaggio alle Sette Chiesette per ricevere la chiave benedetta che protegga i bambini dall’epilessia.

    LA  PRIMA INDAGINE SCIENTIFICA

    Dei corpi presenti nell’oratorio, tra cui Valentino, venne fatta una prima ricognizione negli anni Ottanta del Novecento da un team coordinato da Vito Terribile Wiel Marin, allora docente all’università di Padova, pubblicate in un libro, Ricognizione dei corpi santi della chiesa di S. Giorgio in Monselice (Padova) / C. Corrain, V. Terribile Wiel Marin, F. Mayellaro (Monselice : Grafiche Manoli, stampa 1989)  Disponibile in PDF  [vai…]

    Di questa prima indagine è disponibile uno studio di Monica Panetto, Vito Terribile Wiel Marin, La ricognizione sui presunti martiri cristiani del santuario di Monselice(1982-1983); p. 99-122 anch’essa disponibile in PDF nel libro Il culto di San Valentino nel veneto. A cura di Flaviano Rossetto. Poligrafo 2009 Intero volume in formato PDF (1,5 MB circa) [vai…]

     

     

    UN PO’ DI STORIA

    Il corpo di san Valentino giunse nella città della Rocca dai “cimiteri romani” intorno al 1720 grazie all’interessamento di Nicolò Duodo che lo ottenne da papa Clemente XI insieme a reliquie di altri martiri. Inizialmente le ossa erano custodite in grandi casse, vennero esposte al pubblico solamente alla fine del ‘700 con l’inaugurazione del Santuario  e collocale negli armadi dove ora si trovano. Il culto x San Valentino a Monselice inizia quindi nei primi del ‘800, grazie al sacerdote Gaetano Cognolato che curò l’allestimento della chiesetta di San Giorgio. Il Cognolato pubblicò un libro sul Santuario contenente anche l’elenco delle reliquie custodite.

     

    Immagine tratta da Web, senza collegamento a una pagina precisa, relativa forse all’indagine compiuta nel 2017.

    Le tecniche di indagine oggi a disposizione  suggeriscono  tuttavia di continuare dove allora non era stato possibile. Il resto lo fa la fede.

    Ulteriori notizie in https://www.ossicella.it/monselice/il-san-valentino-di-monselice/

     


    © 2026 a cura di Flaviano Rossetto  per  https://www.ossicella.it/

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  • Successo per il Giubileo a Monselice, ma restano i problemi di manutenzione del Santuario

    Successo per il Giubileo a Monselice, ma restano i problemi di manutenzione del Santuario

    Con una processione solenne, aperta da don Giacinto, si è concluso nel migliore dei modi l’Anno giubilare a Monselice. Il parroco, già qualche giorno prima della chiusura ufficiale dell’evento, aveva comunicato (con molta soddisfazione)  dal pulpito del Duomo che oltre 20.000 pellegrini avevano percorso il Cammino giubilare delle Sette Chiesette.

    Per tutta la durata dell’evento la parrocchia del Duomo ha profuso ogni energia per sostenere cristianamente l’Anno Santo. Ottimi i volantini e i video realizzati per informare sulle modalità di visita del nostro Santuario.

    Pregevoli gli interventi di restauro delle vetrate di San Giorgio e significativa la collaborazione del Comune di Monselice, che ha supportato tutte le iniziative.

    Restano però le problematiche di sempre relative alla manutenzione del Santuario (ad esempio Porta Romana con vistose cadute di intonaco) e la carenza di servizi logistici ai fedeli. Bisognerebbe creare delle zone di sosta e ristoro dei pellegrini attorno alla chiesetta di San Giorgio.

    Un ringraziamento – però –  è doveroso ai tanti volontari che hanno contribuito alla buona riuscita della manifestazione, nella speranza che il nostro Santuario sia inserito tra i maggiori luoghi di culto del Veneto, con l’aiuto anche delle autorità ecclesiastiche.

    Speriamo per il prossimo Giubileo.

     

    Dalla Difesa del Popolo del 2 gennaio 2026

    L’anno giubilare a Monselice si è concluso con una celebrazione intensa e partecipata. La processione si è tenuta sabato 27 dicembre partendo dall’Oratorio di San Giorgio, in una cornice naturale splendida, baciata da un sole che scendeva all’orizzonte. Don Paolo Marzellan, arciprete del Duomo, ha guidato la preghiera, percorrendo all’inverso la via delle Sette Chiese – uno dei luoghi giubilari della Diocesi – fino a raggiungere la Porta romana che è stata chiusa, come tradizione, al suono del corno. Per le centinaia di fedeli, giunti da tutto il vicariato, la celebrazione si è conclusa nella pieve di Santa Giustina, alla presenza dei sindaci di Monselice e Stanghella e di alcuni amministratori del territorio. «Si chiude un anno giubilare ma il cammino di fede continua – ha detto don Paolo Marzellan – custodendo i frutti di quanto è stato fatto in questo periodo».

     

     

    Alleghiamo il Gazzettino del 6 gennaio 2026 che riassume a consuntivo il buon risultato dell’evento Giubilare a Monselice.

     

     

    Monselice 30 gennaio 2026