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  • Morato racconta la banda di Giuseppe Bedin

    Morato racconta la banda di Giuseppe Bedin

    Giovedi 24 novembre 2022 al parco Buzzaccarini di Monselice è stato presentato il libro Una scomoda amicizia. Il campione e la banda Bedin scritto Gian Antonio Costantini (Attilio Fraccaro Editore). Hanno colloquiato con l’autore Monica Canazza e Flaviano Rossetto.

    Il libro narra la storia di Antonio Morato, campione di ciclismo, che durante un soggiorno per lavoro in Francia conosce il bandito Giuseppe Bedin diventandone amico e forse anche complice in alcune rapine. L’opera ripercorre la loro storia e la tragica fine della Banda Bedin. Morato dopo torture e pestaggi da parte della polizia finirà per collaborare con le forze dell’ordine favorendo la cattura di alcuni componenti della banda. Nonostante il tardivo pentimento sconterà parecchi anni di galera nelle carceri italiane.

    Un libro molto interessante che racconta come Bedin ha operato sul territorio. Dalle notizie raccontate e dai processi è emerso una serie di collegamenti con la malavita locale. Ora restiamo in attesa del 3 volume nel quale saranno pubblicati i verbali delle udienze dei processi dai quali si spera di far luce su quanti hanno protetto la latitanza di Giuseppe Bedin.

     

      Maggiori notizie su Bedin https://www.ossicella.it/monselice/giuseppe-bedin-il-bandito-monselicense-che-imbarazzo-il-duce/  


     

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  • La trattoria di Monticelli senza Mario

    La trattoria di Monticelli senza Mario

    Ci ha lasciato ( il 25 novembre 2022) Mario Biasiolo. Sì, il mitico Mario che dà il nome alla celebre trattoria di Monticelli di Monselice, uno dei locali storici dei Colli Euganei.
    Mario ci lavorava dal 1945, da quando aveva solo 13 anni…
    La sua scomparsa ci lascia orfani di una presenza rassicurante e sincera, portatrice di valori genuini. Come lo sono sempre stato i piatti del suo locale.
    Mario aveva 89 anni, portati fino all’ultimo con grande spirito.
    Ho ricevuto ieri all’ora di pranzo la triste notizia da Davide, suo figlio. Colui che già da tempo fieramente porta avanti alla trattoria ‘Da Mario’ gli stessi valori. Che sono quelli di tutta la famiglia. Da sempre. Uomo accogliente, umanamente ricco, disponibile, mite…
    E chissà quanti altri amici saranno presenti: con tutti Mario sarà ancora una volta rassicurante. Raccomanderà loro di non preoccuparsi, perché lui, in quella sua amata trattoria, continuerà ad essere presente sempre… (Da un articolo di Renato Malaman)
     
    Sul suo prelibato musso vedi .[ Clicca qui…]
     
    Monselice 25 novembre 2022
     

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  • Gino Pesavento, un geniale grafico pubblicitario monselicense (1905-1984)

    Gino Pesavento, un geniale grafico pubblicitario monselicense (1905-1984)

    Gino Pesavento è nato a Monselice il 30 Luglio 1905, morirà a Rapallo nel 1984. Purtroppo non abbiamo sue immagini, sappiamo però che è stato un geniale grafico pubblicitario e scrittore eccellente. Gino esordisce come free lance nel mondo della pubblicità a Parigi nel 1928 e poi si trasferisce a Bruxelles. Nel 1932, rientrato in Italia, diventa direttore sviluppo dei periodici della Saev di Lotario Vecchi, con particolare attenzione al nascente settore per la gioventù. Come talent scout porta in casa editrice il giovane Gianluigi Bonelli detto Gino, come lui. Mantiene comunque i contatti con il mondo della pubblicità e in quegli stessi anni collabora con lo studio Navarra, lo studio Dalmonte di Luigi Dal Monte e la Ima.
    Nel 1944, in piena Repubblica Sociale, insieme al giornalista e linguista Ado Gabrielli, rileva la Editoriale Ultra, che era stata fondata da Francesco Palumbo nel 1934 e che dopo soli due anni aveva avviato la procedura di fallimento. Nella gestione di Palumbo in catalogo trovavano spazio collane librarie e il periodico I FILMI APPASSIONANTI, che ospitava novelization di Maria Cecchi Bertone.

    Doppio brodo star, una delle sue pubblicità più indovinate

    Pesavento dà nuovo impulso all’attività editoriale della Ultra con titoli di pregio le cui copertine si distinguono per una particolare raffinatezza grafica. Sono di Carlo Dradi, uno dei fondatori del movimento Campo Grafico, quelle della collana Narratori di ieri e di oggi mentre è di Bruno Munari la cura grafica e redazionale del Catalogo Illustrato dell’Umorismo. Ervino Pocar cura invece la traduzione e la redazione di “In pieno sole” del tedesco Theodor Storm. Per Il flauto di Pan, Biblioteca del viver sapiente, scrivono lo stesso Gabrielli e il futuro editore Aldo Palazzi. Dal 1945 al 1946 è attivo anche nel campo del fumetto, con il marchio Edizioni U.P. – Ultra Pesavento – porta in edicola TESTA DI MARMO che vi resterà per ventidue uscite, in parte pubblicate come M.I.P.E. e poi dalle Grafiche Auria. Le avventure di questo baldo giovane dalla testa dura come un ariete sono scritte da Cesare Solini e disegnate da Carlo Cossio. Nel 1947 assieme a Sergio Franciscone crea la Ultra Pubblicità con la quale partecipa a diversi concorsi. Nel 1952, sciolta la società con Franciscone, fonda la Spinta pubblicità con Lubatti e Cravenna.

    E’ stato autore di molti libri tra i quali “Lo scrittore di pubblicità”, Milano, 1956; “Chi è in pubblicità”, Milano 1956, scritto con Antonio Palieri; “Il copywriter, oggi” (edizione ampliata e aggiornata di “Lo scrittore di pubblicità”) Milano, 1967: “La tecnica pubblicitaria di domani”, Milano 1970. Nel 1973 pubblica per Bietti “La ragazza che direde” e nel 1974 per Campironi “Pubblicità che ride” (con prefazione di Franco Michiara). Infine nel 1977 scrive il ricordo di un grande amico, “Il grafico Dradi”, Milano, 1977.
    Pesavento viene insignito del premio “Vita di Pubblicitario 1968”. Sua la celebre pubblicità del Doppio brodo Star – chi non ricorda il gingle di Carosello “”Se ti resta ancor un dubbio tanto semplice è provar, la minestra vale il doppio con il doppio Brodo Star”? – per la quale è ritenuto il più grande consulente creativo-strategico italiano.

    Bibliografia
    “Vita di pubblicitario 1968”, La Stampa. 20 luglio1968, n. 166, pag. 14;
    Falabrino G.L., “Effimera & Bella. Storia della pubblicità italiana Venezia 1691 – Roma 2001”, Milano 2001, pag 185;
    Colella D.,” La consulenza strategico-creativa di comunicazione. Un potente strumento di sviluppo commerciale per le aziende”, Milano 2002, pag 23.
    Caccia Patrizia (a cura di ), “Editori a Milano (1900-1945) Repertorio”, Milano 2013, p.313

    Materiale trovato nel web


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  • Il pellegrini del Cammino di Sant’Antonio, arrivano a Monselice

    Il pellegrini del Cammino di Sant’Antonio, arrivano a Monselice

    l Cammino 2022 sulle orme di Sant’Antonio e partito il 30 giugno da Capo Milazzo per arrivare il 9 ottobre alla Basilica del Santo a Padova. Viene percorso da un gruppo ristretto di pellegrini in 92 tappe, ma di volta in volta altri camminatori possono aggiungersi anche per brevi tratti. Tutti possono coinvolgersi negli eventi religiosi e culturali di arrivo tappa. Con le stesse modalità, nel 2021 sono state vissute le tappe da Montepaolo a Rimini e da Gemona del Friuli a Padova.

    Il “Cammino sulle orme di Sant’Antonio” ha fatto tappa oggi (sabato 8 ottobre 2022), con la reliquia “ex ossibus”, a Monselice.

     

     

     

    info sul cammino https://www.antonio2022.org/cammino/

     

  • Franca Cascadan, quando Monselice era la capitale dei giocattoli.

    Franca Cascadan, quando Monselice era la capitale dei giocattoli.

    Quando Monselice era la capitale dei giocattoli. Bambole Franca: da Cicciobello a Magamaghella, passando per i Puffi

    Intervista a Franca Cascadan – C’è stato un lungo periodo, prima che il secolo breve tramontasse, in cui Monselice era la capitale del giocattolo. Dalle fabbriche e dalle botteghe artigiane della Bassa Padovana uscivano milioni e milioni di pupazzi, tricicli, trenini, automobiline a pedali. Soprattutto bambole, soltanto la Effe ha prodotto 5 milioni di bambole ogni anno, per trent’anni di fila. Erano i tempi del miracolo economico e poi quelli di un’Italia che non si arrendeva. I giocattoli erano il regalo di Natale, la sorpresa di Pasqua, il dono del compleanno. E la televisione, quasi sempre in bianco e nero offriva nuovi eroi all’epopea del giocattolo, prima Topo Gigio e Maghemaghella e, poi, robot, giganti con alabarda spaziale, dischi volanti che si illuminavano. Infine i Puffi blu che si riproducevano a milioni. Quando il videogioco e la concorrenza asiatica uccisero quella fantasia, Monselice chiuse capannoni e botteghe. Dove c’era la fabbrica delle Bambole Franca con centinaia di dipendenti, terza in Europa per grandezza, e con un fatturato di 12 miliardi di lire, oggi c’è un centro commerciale. Per conservare la bellezza di quel passato qualcuno pensa a un Museo della Bambola e del giocattolo.

     

    Franca Cascadan, 90 anni appena compiuti, è testimone di quel passato. La chiamano la signora delle bambole: ha creato lei Maga Maghella resa popolare dalla Carrà e anche Cicciobello. Sposata con Erminio Margiotta di Brindisi che giocava terza linea con la maglia delle Fiamme Ore rugby di Padova, ha vinto qualche scudetto di fila tra gli anni ’50 e ’60 ed è stato anche convocato in azzurro. Tre figli: Rita, Marco e Simone, tre nipoti. Marco è stato nazionale di pallamano. La signora delle bambole ogni domenica va a pranzo con le sue amiche, molte sono ex dipendenti. Guida la sua auto: «Avevo anche la patente C che una volta mi serviva per girare Italia e Svizzera con furgoni pieni di giocattoli. Me l’hanno declassata a B per via dell’età».

    Signora Franca una vita per le bambole?

    «Ero una giovanissima artigiana, già nel 1952 facevo piccole bambole di tutti i tipi e le vendevo ai turisti che venivano a Monselice da Abano e dalla zona termale. Non facevo le solite, quelle che si sistemavano sul letto, col tulle attorno. Vestivo le mie bambole nei costumi caratteristici: le olandesi, le tirolesi Mamma Mafalda, che era una grande sarta, ci aveva iscritto da bambine al dopolavoro delle suore, dove abbiamo imparato a ricamare. Ho imparato dalla mamma e credo bene se, quando abbiamo fatto in fabbrica le bambole vestite con la linea Pierre Cardin, gli assistenti del grande sarto mi hanno proposto di andare a lavorare a Parigi. Ma torniamo alle nostre bambole: nel dopoguerra sono venuti quelli di Solesino che andavano in giro per l’Italia a comprare il ferro vecchio e in cambio davano le bambole, così ne acquistavano tante. Era un’Italia povera quella del dopoguerra, una bambola era un regalo sognato da molte bambine. Mio fratello Franco lavorava nel porto di Venezia coll’escavatore di famiglia, ne profittava per vendere le bambole ai marinai che ne chiedevano sempre di più. Aveva il senso degli affari e parlava il tedesco».

    Da artigiani diventano imprenditori

    «Grazie a Franco che è diventato il manager di quella che sarebbe stata la nostra azienda, una volta è volato negli Usa per comprare all’ingrosso il tulle occorrente a vestire le bambole da camera. Era tanto caro che conveniva andare in America. Papà Luigi era un imprenditore di trasporti e di cave di trachite a Monselice, c’è stato un dissesto e siamo rimasti senza niente. Io ero la più grande di quattro sorelle e Franco era già all’università. Il mondo si è capovolto. Ho incominciato ad assemblare e vestire le bambole che erano fatte a pezzi: compravo le componenti grezze da una ditta lombarda e le richieste erano così tante che è venuto l’ingegnere da Milano per offrirci l’acquisto di migliaia di pezzi dandoci un bel respiro per il pagamento. Da lì è iniziata la nostra espansione, l’imprenditorialità era in noi. Allora a Monselice c’erano tante piccole realtà, lavoravano tutti per fare qualcosa da vendere ai villeggianti delle Terme. Siamo partiti con un milione di lire avuto in prestito e con un parente che ci aiutava a scontare le cambiali, per commerciare ci voleva liquidità, bisognava pagare tutti i mesi gli operai in contanti. Le donne erano in maggioranza, tra sartoria e montaggio solo io ne avevo più di trecento. Gli autisti erano tutti maschi, avevamo comprato camion che portavano le nostre bambole in tutta Italia. I nostri pullmini ogni mattina passavano a prendere gli operai a Bagnoli, Conselve, Rovigo, Stanghella e la sera li riportavano a casa. C’era anche la mensa aziendale».

    Quando è nata la ‘Bambole Franca’ ?

    «La Bambole Franca è nata nel 1953 ed è diventata Effe Bambole nel 1960 con l’acquisto di forni per le materie plastiche. Facevamo tutto per conto nostro, non dovevamo comprare componenti in giro per l’Italia, eravamo in grado di arrivare al prodotto finito. Col tempo abbiamo anche diversificato: biciclette e tricicli, carrozzine, macchinette a pedali e anche i peluche. A un certo punto avevamo un migliaio di dipendenti tra interni e esterni e attorno c’era un grosso indotto. I binari della ferrovia arrivavano fino alla fabbrica, ogni giorno partivano sette vagoni carichi e in ogni vagone c’erano tremila bambole. La nostra espansione maggiore è stata tra gli anni ’50 e ’60, col boom economico, spedivamo bambole in tutto il mondo».

     

    Quali sono le bambole più famose

    «Ho lavorato anche per la televisione, allora c’era solo la Rai e tutto in bianco e nero, andavo a Roma quasi ogni settimana. La bambola Fanella lanciata da Raffaele Pisu era nostra. Come pure Maga Maghella legata alla Carrà e alla sua canzone. Era nostra anche Susanna che veniva regalata con i punti di chi acquistava un famoso formaggino ed era protagonista di un Carosello. E Cicciobello. I primi pupazzi dei Puffi li abbiamo fatti noi. E anche la serie dei pupazzi dei campioni del calcio, da Rivera a Mazzola, a Riva e Juliano. I pupazzi e i peluche li facevamo con le mie sorelle Luisa e Adriana».

    Quando è finito quel mondo

    «Con gli anni Ottanta. Forse con l’arrivo dei cinesi che hanno invaso il mercato a prezzi bassi, ma non solo per quello: la Barbie, per esempio, era fatta in Cina e offriva prezzi con i quali era difficile competere. Ma la nostra crisi delle bambole è incominciata davvero con l’avvento di Khomeini in Iran e nel mondo islamico. Noi esportavamo tantissimo nei paesi arabi e la bambola era il prodotto più forte. L’integralismo ha vietato l’importazione. Nel momento della crisi nessuno ci ha dato una mano, c’erano problemi anche con i sindacati che non hanno capito che se si fermava il distretto del giocattolo si fermava Monselice. Metà della popolazione lavorava per noi, l’altra metà per tanti piccoli artigiani che facevano giocattoli. Adesso non ci sono più artigiani e aziende di giocattoli e nessuno fa più bambole. Anche a livello nazionale non è rimasto quasi nessuno, oggi le cose non possono andare bene: c’è crisi di natalità e poi una bambina può scegliere tra una bambola e il telefonino».

    La sua più grande soddisfazione

    «Quando vengono a trovarmi le mie ragazze che ricordano tutte quel tempo. È stato un periodo bellissimo, quando si sposavano mettevo a disposizione la mia Mercedes bianca con autista e le mie nipotine facevano le damigelle. Poi la soddisfazione quando, nel 2008, tutti i sindaci del circondario hanno organizzato una serata dedicata a me e alla Città delle Bambole. Io sono contenta della mia vita, mi piacerebbe che andasse avanti l’idea del museo della bambola».

    Tratto dall’articolo a firma di Edoardo Pittalis per il Gazzettino del 3 Ottobre 2022

    Sulle bambole a  Monselice clicca qui sotto:

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  • Lo zafferano made in Monselice

    Lo zafferano made in Monselice

    Diamo spazio ad una eccellenza monselicense ovvero la coltivazione dello zafferano in via canaletta a Monselice. A occuparsi della prelibata spezia è Cinzia Giraldin, titolare di “La saggezza della terra”, una delle poche imprenditrici che hanno scelto questa produzione su una superficie di circa un ettaro.

    Lo zafferano è utilizzato per realizzare particolari creme pasticcere, panne cotte, confetture e soprattutto dei buonissimi risotti.

    I bulbi che verranno raccolti tra ottobre e novembre forse saranno leggermente più piccoli delle annate precedenti a causa del terreno che è rimasto arido per lungo tempo: «I nostri terreni, in parte sabbiosi, costituiscono l’habitat ideale per lo sviluppo di questa pianta, che non ha bisogno di venire irrigata regolarmente

    Si raccolgono solo i pistilli del fiore e non devono essere rovinati, per questo le operazioni vanno eseguite manualmente, da addetti specializzati. Una mansione in cui sono impegnate quasi esclusivamente le donne.

    Per produrre mezzo chilo prodotto sono necessari 80 mila fiori e 500 ore di lavoro. Complimenti alla signora Cinzia e buon risotti a tutti

    Info https://www.facebook.com/lasaggezzadellaterra

    Domenica 19 novembre 2023 RAI 1 con la trasmissione linea verde ha dedicato un video allo zafferano di Monselice

    https://www.facebook.com/lasaggezzadellaterra/videos/360807823067685

     

     

  • Giuseppe Fochesato vince la 25^ edizione del premio di pittura della Pro Loco di Monselice

    Giuseppe Fochesato vince la 25^ edizione del premio di pittura della Pro Loco di Monselice

    GIUSEPPE FOCHESATO VINCE LA 25° EDIZIONE 2022 DEL PREMIO DI PITTURA DELLA PRO LOCO
    Nel chiostro del convento di San Giacomo sabato 3 settembre 2022 si è tenuta l’inaugurazione della 25^ edizione della mostra nazionale di pittura organizzata dalla Pro Loco di Monselice.
    Sono stati ben 96 i quadri che hanno preso parte al concorso realizzati da pittori provenienti da diverse città fuori e dentro il Veneto. Una competente giuria artistica, guidata da Gabriella Niero ha assegnato il premio maggiore di 1200 euro al pittore vicentino Giuseppe Fochesato autore del quadro che vedete più sotto, ‘senza titolo’ con la seguente motivazione: “ Per la composizione rigorosa e bilanciata usata x rappresentare una fabbrica abbandonata. Il taglio prospettico e accentuato da fasci di luce che accentuano lo sguardo dello spettatore in una visione severa e poetica”. Maggiori info sul pittore https://www.facebook.com/giuseppe.fochesato.9

    Giuseppe Fochesato autore del quadro che vedete più sotto, ‘senza titolo

    Al secondo posto Callegaro Gianpaolo con l’opera ‘luce nel sottoportico’. Maggiori info https://www.beniculturalionline.it/post.php?n=1112

    Callegaro Gianpaolo con l’opera ‘luce nel sottoportico’

    Tra tutte le opere in gara a noi è piaciuta l’opera di Doriano Tosarelli  ‘Paesaggio euganeo’ di Rovigo http://www.tosarelliart.it/artista.html

    Doriano Tosarelli  ‘Paesaggio euganeo

    Una bella iniziativa che richiederebbe una sede + adeguata. Ottima la realizzazione complessiva della manifestazione guidata dalla presidente della Pro loco Mariagrazia Canazza.

  • Consolidamento della mura della chiesa di San Martino di Monselice

    Consolidamento della mura della chiesa di San Martino di Monselice

    Dopo anni di attesa – in questi giorni – è arrivata la buona notizia del finanziamento relativo alla sistemazione della mura di contenimento della chiesa di San Martino. Il manufatto da tempo mostrava pericolosi segni di cedimento e profonde crepe che allarmavano i residenti e passanti.
    Il muro costituisce una barriera di contenimento del soprastante terrazzamento su cui sorge la chiesa di San Martino e prosegue verso via Tassello fino all’incrocio con la Statale n. 16;
    I lavori sono stati affidati a una ditta di Cornedo Vicentino (VI) che utilizzerà barre autoperforanti passive del tipo “SIRIVE” per mettere in sicurezza il prezioso e storico muro di contenimento, per una spesa di circa 54.000 euro.
    Ora speriamo che non ci siano altri ostacoli e che l’attenzione dell’amministrazione si sposti di qualche metro dove anche le mura cittadine che portano alla torre di San Giorgio mostrano profonde fessurazioni. Monselice settembre 2022
  • Restaurato il murales di Morini

    Restaurato il murales di Morini

    Nel corso dei miei pellegrinaggi in bicicletta attorno a Monselice sono passato più volte davanti al murale di via del Porto, che rappresenta Monselice e ricorda la Giostra della Rocca.

    Una caldissima giornata dei primi di agosto mi sono soffermato a guardarlo e mi sono accorto che era in grave stato di degrado. Una parte di intonaco si era già staccato ed era caduto a terra, buona parte del rimanente era “incartellato” come si dice in gergo, e sarebbe venuto via entro poco tempo.

    Così ho pensato di chiamare a raccolta gli amici del gruppo “Lasciateci Restaurare” per un intervento di salvaguardia e restauro. Detto e fatto si sono subito mobilitati Graziano, che è artigiano di mano fina, e ha rifatto la parte caduta dell’intonaco, poi con lui, Maurizio, Valter e Sergio, abbiamo fatto dei fori nell’intonaco, iniettando una bella quantità di resina per solidificarlo. Quindi la parola, anzi i pennelli, sono passati agli artisti del gruppo: Domenico, e Giorgia Merlin convocata per l’occasione che ha accettato ben volentieri di far parte del gruppo di volontari.

    Loro hanno “rinfrescato” con nuove tinte buona parte del Murale ed hanno aggiunto alcuni motivi ornamentali, ben visibili nell’immagine in alto che rappresenta il lavoro finito.

    Il murale è nato nel 2007 da un’idea e dalla abile mano di di Primo Paolo Morini, agente della polizia locale di Monselice e artista per passione. A lui si deve la prima stesura del lavoro. Poi quasi 10 anni dopo, nel 2016, il murale è stato sottoposto ad un primo restauro per opera dello stesso Morini, coadiuvato questa volta da Giorgia Merlin. L’anno successivo purtroppo Primo Morini è venuto a mancare in età ancora giovane, lasciando in eredità ideale alla città questo suo pregevole lavoro.

    Ed è anche in sua memoria che abbiamo voluto attuare questo restauro, sperando che l’opera possa durare per un altro buon numero di anni. Se vi fermate davanti al murale e guardate sul lato di destra, alla base della chiesa di San Giorgio, vedrete che ci sono tre bollini bianchi con tre date e i nomi di Morini, Merlin e Travaglia, gli artisti che hanno realizzato l’opera (da un post di Max Vinella)

  • La poetica strada dei tigli a Monselice sta scomparendo

    La poetica strada dei tigli a Monselice sta scomparendo

    Pochi ricordano che negli anni ’30 del secolo scorso le automobili e i camion che arrivavano da Padova per andare a Rovigo erano costretti a passare per il centro cittadino. Possiamo immaginare il traffico lungo l’attuale via Roma!. Il problema fu risolto nel 1936 con la costruzione di una nuova circonvallazione (vie Galilei, Statale 16 e Marconi) che aggirava la Rocca per immettersi sulla strada che portava a Rovigo (all’altezza del vecchio ospedale), senza dover passare per il centro cittadino
    Il progetto fortemente voluto dal podestà Mazzarolli prevedeva – tra l’altro – che ai lati della nuova strada fossero piantumati numerosi tigli che ci regalano – ancora ad ogni primavera – terapeutici fiori e odorosi profumi. L’aromatica strada non è sfuggita al poeta Giorgio Bassani che in una celebre poesia (1942) ricorda i nostri tigli.
    Il tempo è passato anche per i nostri alberi, già alcuni sono stati sacrificati per favorire il traffico stradale, quest’anno però ben 5 sono stati tagliati, sicuramente erano in cattive condizioni vegetative, altri non stanno meglio.
    Ci sembra opportuno chiedere che tutte le piante ‘abbattute’ vengano sostituite con esemplari della stessa specie e che il duplice filare di tigli venga riconosciuto come monumento naturalistico monselicense, xchè rappresenta una delle suggestive e storiche presenze arboree del territorio dei Colli Euganei.
    Qui sotto la poesia citata di Giorgio Bassani
    A Monselice il vento va
    sempre come dal mare.
    Gira il treno al largo, non sa
    forse come approdare.
    Monselice, colle celeste,
    fronte pura e lontana,
    ricordo, di te, fra le meste casupole,
    una fontana.
    A Monselice, anche di giugno,
    la primavera non è senza nebbie.
    Con foglie e foglie l’autunno.
    L’inverno è tutto una sera.
    Ma, l’estate, i tigli lungo la strada
    di Rovigo? Al loro quieto
    stormire la luna m’amava,
    quand’ero ragazzo, in segreto.

    Monselice 14 febbraio 2022


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