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  • Concerto della banda in memoria di Silvano Burattin

    Concerto della banda in memoria di Silvano Burattin

    Si è svolto domenica 27 giugno 2021 un concerto della banda cittadina n memoria di Silvano Burattin per ricordare i suoi 70 anni di presenza in BANDA città di Monselice. Il presidente Lazzarin ha promesso un concorso per le scuole x ricordarne la memoria. Un personaggio (suonatore) cortese e discreto che ha fatto onore alla comunità di San Cosma. Un esempio per i giovani

  • Al pittore Ezio Arosio il premio di pittura della Pro Loco 23° – 2020

    Al pittore Ezio Arosio il premio di pittura della Pro Loco 23° – 2020

    PREMIAZIONE E INAUGURAZIONE 23° CONCORSO NAZIONALE DI PITTURA

    L’associazione Pro Loco di Monselice ha indetto e organizzato il 23° Concorso Nazionale di Pittura “Premio Città di Monselice”. Sono ben 135 i lavori che hanno preso parte al concorso, 16 in più rispetto alla scorsa edizione, realizzati da autori provenienti da diverse città fuori e dentro il Veneto. Una competente giuria artistica, composta da Gabriella Niero – Critico d’arte, Giorgio Laurenti – Pittore, Valerio Vivian-Critico d’arte, Massimo Betto – Collezionista, Mariagrazia Canazza- Presidente Pro Loco, ha esaminato i lavori d’arte contemporanea decretando una condivisibile classifica di merito che riportiamo:

    Primo premio al pittore EZIO AROSIO di Lissone (MB) con l’opera “Spazio Sinergetico”

    1° PREMIO al pittore EZIO AROSIO di Lissone (MB) con l’opera “Spazio Sinergetico”, con la seguente motivazione: “Per la forza espressiva della composizione che evidenzia particolari tagli prospettici valorizzati dai segni grafici e dalle sfumature chiaroscurali. In accordo con l’atmosfera silente e surreale danno vita a una suggestiva atmosfera visionaria”.

    2° PREMIO al pittore DONINO BORIN di Caorle per l’opera “Il tronco tra le reti”

    2° PREMIO a DONINO BORIN di Caorle per l’opera “Il tronco tra le reti”, con la seguente motivazione : “Per l’atmosfera malinconica data a uno scorcio della laguna da cui trapela un senso poetico che è tradotto simbolicamente dai colori attraverso la tecnica pastosa e tonale”.

    3° PREMIO alla pittrice MARINA BASAGLIA di Cerea (VR) con l’opera intitolata “ Proposte”

    3° PREMIO a MARINA BASAGLIA di Cerea (VR) con l’opera intitolata “ Proposte” con la seguente motivazione: “Per la delicata interpretazione di una figura femminile che esprime stilisticamente, attraverso una struttura lineare ed un contenuto romantico, lo stile personale dell’autrice”. Dal 5 al 20 settembre le opere partecipanti rimarranno esposte nel Chiostro di San Giacomo. La mostra è aperta dal martedi al venerdi 15:30-19:00 e sabato e domenica 9:30-12:30 15:30-19:00.

    Segnaliamo gli artisti monselicensi in gara Vittorio Guglielmo con i quadri intitolati “Dalla Torre” e “Tramonto” e Daniela Salmaso con “Magia”.

    A nostro gusto personale i quadri migliori sono stati “Interno” di Giampietro Cavedon da Thiene (VI) per la delicatezza, tranquillità e raffinatezza emanate dal suo salotto

    Cavedon Giampietro “Interno”

    e “Il silenzio di un paesaggio” di Carnevali Elio da Pegognaga (MN) per la pace trasmessa e per la precisione nei dettagli.

    Carnevali Elio “Il silenzio di un paesaggio”

  • Lorenzo Marini in mostra a Venezia dal 24 giugno al 30 agosto 2020

    Lorenzo Marini in mostra a Venezia dal 24 giugno al 30 agosto 2020

    E’ aperta dal 24 giugno al 30 agosto 2020 la mostra d’arte:  “Dal silenzio alla parola” sul percorso dell’illustre concittadino Lorenzo Marini (Monselice, 1958), fondatore della “TypeArt” e della “Type Visual”. Ogni elemento tradizionale delle lettere dell’alfabeto si presta a essere riletto dallo spirito creativo di Marini attraverso una ricerca a tutto campo. Ad esempio dall’ironia della piuma (lettera F) passa all’eleganza dell’incastro (lettera O) per includere la pennellata ispirata all’ideogramma orientale (lettera J).

    Brio e leggerezza, diventano parole chiave di questo alfabeto che propone l’arte come miglior antidoto contro noia e stress, dimostrando che anche gli aspetti della vita più scontati e consolidati si possono reinventare in modi prima impensati e impensabili. Le trenta opere in mostra negli spazi della “Fondazione Bevilacqua La Masa” dimostrano che bisogna ripartire dall’arte e dal bello. L’arte è per Marini un percorso di ricerca volto a trovare la ‘Parola’, quel senso che riesce a colmare ogni giorno il ‘silenzio’ della vita quotidiana. Con la sua opera-alfabeto dedicata a Venezia in cui è ricostruito un alfabeto partendo dalla rilettura dei simboli della città, l’artista è riuscito a cogliere pienamente il carattere veneziano, pieno di contrasti per il suo essere da sempre crocevia di mondi diversi. La mostra parte dalle opere concettuali degli anni Novanta, passando per il Manifesto per la Liberazione delle Lettere e concludendosi con AlphaCube, in cui l’artista crea un’opera profonda e interattiva. La sintesi dell’unione tra forma e contenuto, in continuo divenire, è stato raggiunto da Marini quando ha fuso il futurismo alla calligrafia orientale. Marini tralascia la corrispondenza tra significante e significato, guardando solo alla vicinanza di forma, che determina un nuovo alfabeto. Lorenzo Marini, tuttavia, che crede profondamente nello scorrere del tutto, starà già riflettendo sulla prossima idea geniale!

    Ci congratuliamo vivamente con Lorenzo per il traguardo raggiunto e invitiamo tutti i monselicensi ad andare a vedere la mostra e a seguire le ammirevoli performance dell’artista!

    https://www.rainews.it/tgr/veneto/video/2020/06/ven-Vene-Venezia-mostra-Lorenzo-Marini-Fondazione-Bevilacqua-La-Masa-3e5be35a-b651-4c47-989c-792fcdb634c6.html?fbclid=IwAR26apTCSiHqBUebs7Cxw9UKIdiN-mEtcqw7nddgw8z3rHfklll6y6YILwI

    Dal 24 Giugno 2020 al 30 Agosto 2020 Venezia

    Luogo: Fondazione Bevilacqua La Masa

    Indirizzo: Galleria di Piazza San Marco 71/c

    Orari: dal mercoledì alla domenica dalle 10.30 alle 17.30. Ingresso con prenotazione 348 4914746

    Curatori: Sabino Maria Frassà

    Costo del biglietto: ingresso gratuito

    E-Mail info: info@bevilacqualamasa.it

    A cura di Sara Pasqualato, volontaria del Servizio civile presso la biblioteca comunale.

  • La poesia ‘Incanto’ vince il concorso ‘Il poeta e il narratore’ 2019 – XII Edizione

    La poesia ‘Incanto’ vince il concorso ‘Il poeta e il narratore’ 2019 – XII Edizione

    La poesia ‘Incanto’ vince il concorso ‘Il poeta e il narratore’ 2019

    Si è svolta sabato 7 dicembre 2019 presso la sala Pianoforte dell’Istituto Kennedy la serata finale di premiazione della dodicesima edizione del concorso letterario nazionale Il poeta e il narratore. Memorial Prof. Paolo Bernardini, organizzato dall’associazione ‘Amici delle Arti’ con il patrocinio della città di Monselice. In questa occasione le opere in gara sono state interpretate dall’artista, attore e poeta Francesco Destro, accompagnato dalle musiche di Federico Flamini e presentato da Camilla Donato.

    Il concorso, a tema libero, era dedicato a lavori inediti, mai premiati prima e mai pubblicati. Tra le poesie ha vinto Incanto di Chiara Marchiori. Al secondo posto invece si è classificata Viaggio di Marika Brun, al terzo Meriggio estivo di Tristano Tamaro. Quarte e quinte rispettivamente Quei giorni di Raffaello Corti e Wonderful Life di Giuliano Gemo.

    Oltre alla sezione riservata ai componimenti in versi, c’era quella dedicata al racconto. Ad aggiudicarsi il gradino più alto del podio qui è stato Tanduri Mini Market di Ilaria Ferretti: un’originale, tragica e avvincente storia scritta in prima persona, ambientata a Roma. A seguire nell’ordine Tempo scaduto di Marina Scrivani, 7-6 al terzo di Barbara Benetti, Tutto il tempo dell’attesa di Monia Casadei, La banda dei mastini di Raffaele Montefusco. Ha ottenuto una menzione speciale Akebia di Melissa Mattei.

    Proponiamo di seguito il testo e un breve commento della poesia vincitrice.

    Incanto  di Chiara Marchiori

    Mi incanto.

    Dietro una finestra

    aperta sul mondo perfetto

    solo perché lontano.

    Potessi toccar con mano

    i ruvidi cipressi

    sentire sotto i piedi

    la terra granulosa

    respirare l’aria umida

    di un ciel non più terso

    allora finirei immerso

    nel pieno della vita.

    Ma troppa è la paura

    di uscire allo scoperto

    dell’esperienza oscena

    di tanta imperfezione.

    Ne resta un’illusione

    di solida fermezza

    di falsa onnipotenza

    su ciò che poi verrà.

    La brezza mi risveglia

    cigola lo scuro

    un querulo lamento:

    ritorno alla realtà.

    Sei strofe, tutte di quattro versi. La struttura del testo è dunque definita, ordinata, e sembra richiamare il concetto di perfezione espresso all’inizio. Ma si tratta di una perfezione solo apparente, quella di chi osserva il mondo da una finestra: la poetessa sa che la vita è altro, spesso procedere è faticoso e non sempre splende il sereno. Affrontare la quotidianità e i suoi dolori è un’idea che spaventa e ciò spinge a rifugiarsi nell’illusione di avere il controllo delle cose che ci accadranno, o di poterle gestire senza vacillare. Il doloroso cigolio del balcone distoglie l’autrice dalle sue riflessioni, facendola tornare alla realtà.

    Info nel sito http://www.illetterato.it

  • Le coppie di innamorati di Marina Zattin alla mostra dell’Auser in villa Pisani

    Le coppie di innamorati di Marina Zattin alla mostra dell’Auser in villa Pisani

    Le coppie di innamorati di Marina Zattin alla mostra dell’Auser in villa Pisani

    Si può visitare fino al 4 novembre 2019 nelle sale di Villa Pisani la Mostra di Pittura promossa dall’Auser di Monselice. L’esposizione si compone di numerose opere firmate da validi artisti come Valter Tamiazzo, Stefano Bizzaro, Claudio Tiberto, Roberto Garavello, Adriano Zogno, Vittorio Guglielmo, Luana Casotto, Bruno Donà, Stefano Carpanese, Lucia Maragno, Alessandra Rizzato, Marina Zattin, Gloria Parisotto, Graziano Marini, Teresa De Poli e molti altri. Vengono rappresentati con grande realismo alcuni tra gli scorci urbani e naturali più suggestivi del nostro territorio, ma c’è spazio anche per raffigurazioni differenti: dalle tele con protagonisti soggetti del mondo animale a quelle di carattere marcatamente astratto.

    Ci soffermiamo su due lavori di Stefano Bizzaro, nativo proprio di Monselice. Di professione disegnatore grafico, Bizzaro nel tempo libero ama dedicarsi alla pittura e in particolare ai ritratti. La sua arte si caratterizza per una straordinaria cura del dettaglio. Un elemento, questo, che risulta evidente anche osservando il suo Castello Cini Monselice. Il dispinto, realizzato con la tecnica dell’olio su tela, ci restituisce una bella istantanea dell’antico maniero, sul quale veglia il colle della Rocca. Il cielo limpido, il verde vivido della vegetazione e il glicine in fiore che orna l’entrata del complesso monumentale suggeriscono un’ambientazione primaverile. Significativo è poi Al di là del mare: Bizzaro propone qui la figura sensuale di una donna colta di spalle mentre si affaccia sul terrazzo, forse poco dopo il risveglio mattutino. Possiamo immaginare lo sguardo della giovane che si perde nel blu intenso del mare, facendo naufragare dolcemente in esso i pensieri.

    Attirano l’attenzione anche le coppie di innamorati rappresentate nelle opere di Marina Zattin. Il volto dei soggetti resta per scelta sempre indefinito. Ciò che più colpisce, però, è il sapiente uso del colore, che dà vita alle scene. Una coppia accostata a un muretto si bacia teneramente sotto la pioggia, al riparo di un ombrello che sembra isolarla dal resto del mondo. Un’altra, dopo una passeggiata in città, si concede qualche momento di intimità sotto l’ombra di un salice. In questo caso i corpi dei due innamorati appaiono quasi una cosa sola, stretti in un abbraccio appassionato. Un’altra coppia ancora attraversa una piazza affollata di gente, probabilmente alla fine di una giornata di lavoro. Con grande abilità pittorica e senso poetico Marina Zattin riesce a catturare attimi di sentimento che trovano spazio nella frenetica routine quotidiana.

    Tra i lavori più curiosi in esposizione vanno annoverati quelli di Adriano Zogno. Mediante fili di metallo uniti con saldatura e brasatura a stagno, quindi colorati con tinte acriliche e bronzi liquidi ricoperti di vernice trasparente, l’artista raffigura una serie di scene campestri. Ecco allora la meravigliosa ruota di un pavone, un gallo che razzola su un prato con alcune galline e tre farfalle che si posano delicatamente sui loro fiori. La particolare tecnica utilizzata trasmette maggiore realismo, dando all’osservatore quasi la sensazione di assistere agli episodi in maniera diretta.

    La mostra merita una visita. Risulta apprezzabile anche l’allestimento nell’incantevole cornice di villa Pisani, che dà ulteriore risalto alla bellezza dei quadri proposti. Inaugurata sabato 26 ottobre 2019, l’esposizione è aperta tutti i giorni fino al 4 novembre con orario 9-12 e 15-19.

  • L’acquerello di Roberto Scantamburlo vince il 22° Concorso di pittura 2019 della Pro Loco di Monselice

    L’acquerello di Roberto Scantamburlo vince il 22° Concorso di pittura 2019 della Pro Loco di Monselice

    L’acquerello di Roberto Scantamburlo vince il 22° Concorso di pittura 2019

    È Pausa, acquerello di Roberto Scantamburlo, l’opera vincitrice della ventiduesima edizione del Concorso nazionale di pittura Città di Monselice, promosso dalla Pro Loco e dal Comune. La premiazione e l’inaugurazione si sono svolte nel pomeriggio di sabato 7 settembre 2019 presso villa Ca’ Emo. A presentare la cerimonia è stata la critica d’arte Gabriella Niero, che componeva la giuria assieme al collega Valerio Vivian, al pittore Giorgio Laurenti, al collezionista Massimo Betto e alla presidente della Pro Loco Maria Grazia Canazza. Proprio Niero non ha mancato di sottolineare come sia raro che un acquerello batta la tecnica ad olio: il successo di Scantamburlo acquista quindi un valore ancora maggiore.

    Ben 119 i lavori che hanno preso parte al concorso, realizzati da autori provenienti da diverse regioni. La commissione artistica, dopo un accurato esame, ha deciso di aggiungere un premio in più rispetto a quelli originariamente previsti, a testimonianza dell’alta quantità ma anche qualità dei dipinti pervenuti. Questi rimarranno esposti a Ca’ Emo fino a domenica 22 settembre. La mostra è visitabile tutti i giorni escluso il lunedì con i seguenti orari: dal martedì al venerdì dalle 15,30 alle 19, il sabato e la domenica dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 19. Di seguito l’elenco completo degli artisti segnalati e di quelli premiati.

    Primo premio: Roberto Scantamburlo (opera 21, Pausa). Motivazione: per l’originale composizione data da quattro acquerelli che evidenziano i diversi piani prospettici colonizzati dalla luce e dalle sfumature chiaroscurali. In accordo con il disegno danno vita a suggestive conversazioni di interne (Foto in alto)

    Roberto Scantamburlo,vincitore del concorso di pittura 2019 della Pro Loco di Monselice

    Secondo premio: Marina Basaglia (opera 25, Ragazza dai capelli rossi). Motivazione: per l’atmosfera fiabesca data dalle figure che traducono simbolicamente attraverso la tecnica sfumata un tema legato alla gioiosità dell’infanzia.

    Marina Basaglia, Ragazza dai capelli rossi)

    Terzo premio: Gianni Gueggia (opera 1). Motivazione: per la delicata trattazione di gruppo femminile che esprime stilisticamente attraverso una struttura compatta e una espressività romantica la grafia tutta personale dell’autore.

    Gianni Gueggia

    Quarto premio: Giacomo Minutello (opera 115, Magico mattino). Motivazione: per la trattazione elegante e contemporanea di uno scorcio paesaggistico pervaso da elementi lirici tradotti con sintesi formale.

    Giacomo Minutello Magico mattino

    Segnalati: Claudio Tiberto (opera 66), Mara Barotti (opera 34), Federico Lupi (opera 84)

    Premi di rappresentanza:  targa del Comune di Monselice a Elisabetta Olivio (opera 63, Svolte inaspettate) ;  targa della Provincia di Padova a Lucio Trabucco (opera 78, Grigi in alto mare) ;  targa della Pro Loco di Monselice a Isidoro Busana (opera 81, Chiaro di luna)

    Quinto premio ex aequo:

    – Elena Greggio (opera 58, Aes Lander)

    – Egidio Granzo (opera 93, Paesaggio onirico)

    – Nevio Canton (opera 98, Paesaggio italiano)

    – Claudio Pompeo (opera 94, Pozzanghere)

    – Carlo Panzavolta (opera 43, Cinchis vincit)

    – Gian Manet (opera 69, Prime nebbie)

    – Giampietro Cavedon (opera 54, Interno controluce)

    – Diego D’Ambrosio (opera 50, Alfabeti rubati)

    Complimenti alla Proloco per l’ottima iniziativa

    ¢ A cura di Flaviano Rossetto e dei volontari di servizio civile assegnati alla biblioteca

  • Gli originali racconti dello scrittore monselicense Giacomo Mainardi

    Gli originali racconti dello scrittore monselicense Giacomo Mainardi

    Tra gli autori più prolifici del panorama culturale locale c’è Giacomo Mainardi. Scrittore e poeta, nasce a Monselice nel 1934 in una famiglia numerosa: è infatti il terzultimo di nove fratelli. Nel 1965 si trasferisce a Este. Ha all’attivo numerose pubblicazioni. Tra queste: Il grillo in bottiglia, poesie (Padova, Zielo, 1981); Il berretto: poesie per burla o del distacco (Este, Grafica Atestina, 1988); Cronache dal Monte Cecilia (Este, Grafica Atestina, 1990); Bosco a mezzogiorno: poesie (Padova, Zielo 2002); Tre novelle (ovvero delle infedeltà coniugali): lettera sullo sport monselicense (2004); La palla d’oro: racconti minimi. (Padova, Zielo, 2006); I racconti di Carmine (Padova, Zielo, 2008); Il Sergente GB: due mesi in prima linea; gli operai, il ministro: 2 soci in vacanza (2010); Giudicate voi e altri racconti (Padova, Zielo, 2012). Anselmo Bucci, pittore volante e un Sant’Antonio mancato (Este, Grafica Atestina, 2012); Fiori di Roccia: versi residui (Padova, Zielo, 2013).

    In particolare prendiamo in esame La palla d’oro, raccolta di brevi racconti di cui Mainardi stesso in apertura di libro chiarisce la genesi. Lo scrittore spiega che l’idea di pubblicare questo libro è nata dopo aver recuperato per caso tre novelle e una lettera del padre. Si tratta di componimenti ispirati a episodi realmente accaduti all’autore, per lo “più cronache di avvenimenti curiosi, alcuni dei quali costituirono per lunghi periodi motivo di ilare intrattenimento nelle serate fra amici”. Tra i brani presenti nell’opera ne selezioniamo alcuni sui quali ci soffermiamo brevemente di seguito.

    A pagina 79 c’è Incontri al mercato. Qui viene descritto un significativo episodio verificatosi un sabato mattina al mercato settimanale di Este. Lo scrittore è con un amico musicista quando è attirato dal suono di un sassofono che giunge dalle vicinanze. Insieme i due raggiungono il luogo e fanno la conoscenza di un uomo dalla storia particolare: non si tratta, infatti, di un semplice artista di strada qualunque, bensì di un ex componente di un’orchestra di Timisoara, città della Romania, ora costretto a fare affidamento sulla generosità dei passanti. Il racconto, dall’architettura semplice ma ben curata, lascia affiorare un senso di tristezza e umana compassione. Il lettore è invitato a riflettere sulle alterne fortune della vita e sul fatto che essa non ci concede troppe certezze: si può salire in alto e poi essere costretti dalle circostanze a scendere repentinamente in basso.

    Un avvenimento risalente ai primi mesi del Dopoguerra è al centro di Una manciata di pallottole, a pagina 93. Protagonista di questo racconto, ambientato a Monselice, è un Mainardi ragazzino che, assieme ad alcuni amici, mentre lentamente la situazione torna alla normalità dopo lunghi mesi di bombardamenti aerei, decide di far brillare per gioco alcuni proiettili di fucile in uno scantinato. Trascorrono alcuni minuti, ma non si verifica nessuno scoppio. I bambini allora tornano a controllare ed ecco che, arrivati a pochi metri da dove hanno lasciato le pallottole, vengono investiti da una scarica di crepitii e sibili assordanti. Spaventati, si danno alla fuga. Solo per un caso fortuito nessuno rimane ferito. Un evento simile a quanto capita a San Cosma (e chissà in quanti altri luoghi d’Italia) in quello stesso periodo. Nella frazione, però, l’esplosione di alcuni ordigni causerà la morte di quattro ragazzi innocenti: una tragedia ricordata nel cortometraggio Il gioco del silenzio.

     Singolare è invece a pagina 129 Racconti e novelle, testo in cui Mainardi si propone simpaticamente di chiarire la differenza tra il racconto e la novella. Il primo, scrive l’autore, è maschile e dovrebbe, necessariamente, narrare vicende solide e ben piantate. Quanto alla seconda, dovrebbe concentrarsi  su storielle più leggere e di colore tra il rosa e il bianco, con una spruzzatina di grigio tenue. Riflessioni di carattere metaletterario si rintracciano anche altrove. Ad esempio nella parte iniziale de La foglia, a pagina 135. Qui ci si interroga sulla scrittura: può essa distogliere l’attenzione da un pensiero dal quale una persona non riesce a liberarsi, oppure è facile che invischi ancora di più in quel pensiero?

    La palla d’oro rappresenta nel complesso una ricca e interessante lettura, niente affatto pesante, piacevole per il lettore e capace anche di sorprenderlo con alcune riflessioni tutt’altro che banali.

  • Il poeta Pietro Gattolin

    Il poeta Pietro Gattolin

    Storie, luoghi e personaggi della Bassa Padovana del primo Novecento nei ricordi di Pietro Gattolin

    Pietro Gattolin è stato uno dei custodi della memoria della Bassa Padovana. Nato a Este nel 1924 da una famiglia di contadini, emigra in Libia, ma l’invasione inglese lo costringe a tornare in Italia. Conosce la leva e la durezza della prigionia: dopo l’8 settembre 1943, infatti, viene catturato e deportato in Germania. Nel Dopoguerra si stabilisce a Monselice, dove si sposa e vive per oltre mezzo secolo lavorando nel settore dell’edilizia. Si spegne nel 2014, all’età di 89 anni. La sua istruzione si è fermata alla licenza di quinta elementare, ma negli anni Gattolin non rinuncia a formarsi culturalmente da autodidatta. Già da piccolo si accosta alle avventure di Salgari e Collodi, iniziando a scrivere sui pezzi di carta che la mamma usa per accendere il camino. È autore di numerose poesie, sia in italiano che in dialetto, di centinaia di articoli per la rivista “Quatro ciacoe” e anche di alcuni libri che ci restituiscono una preziosa testimonianza della vita quotidiana nel nostro territorio nei primi decenni del Novecento.

    Uno di questi è I porteghi dea Bassa – Ai nostri tempi (Casalserugo, Nuova cartotecnica, 2004), nel quale l’autore racconta una serie di episodi, tradizioni e costumi di un passato che senza l’impegno di Gattolin avrebbero rischiato di andare irrimediabilmente perduti. Come precisa il professor Manlio Cortelazzo nella sua premessa al volume, non siamo di fronte all’opera di un letterato, bensì a quella di «un uomo semplice, di pochi studi, che ha sentito l’esigenza di far partecipi gli altri dell’esperienza esistenziale della prima parte della sua vita, quella dell’infanzia». I porteghi dea Bassa, insomma, non cerca la rigorosa perfezione della forma: l’uso di grammatica e punteggiatura mette in luce, anzi, alcune comprensibili lacune. Conta però la sostanza. Attraverso una scrittura vivace, sincera e spontanea, Gattolin trasmette la nostalgia di un’epoca in cui la gente era povera ma, forse, più serena, e coltivava valori come dignità, rispetto e solidarietà. Di seguito riportiamo una parte del paragrafo dedicato a La fiera dei Santi a Moseexe.

    «Ogni ano el dì dei Santi (el primo de novenbre) dal tenpo dei tenpi, se torna a Moseexe a visitare la fiera, co giostre e banchi, ma soratuto el marcà del bestiame, che la ga senpre caraterisà sto avenimento. Na festa ndove se se scanbiava de tuto, e se catava de tuto, la gente de canpagna par conprare attressi, scanbiare merce, incontrare mediatori (de bestiame, de vin, de biave, de pajia e fen, de vendere canpi e conprare canpi, conprare porsei picoli per l’ano drio, ma anca attressi par lavorare la tera, e so la piassa se catava senpre le persone interesate (e marangoni, selari, favari, marascalchi, conbinare afari, ma anca vendare de tuto) come pele de bestie strasse e anca ossi, fero vecio, la fiera dei Santi la jera proprio na combinasion, i miliatori na categoria che no se podea proprio de farghene de manco, (lori i conosea i pressi, i gheva senpre on afare da sugerire, e co la parlantina che i se catava de sicuro i conbinava li afari) ma a la fiera ghe jera anca tanti artigiani che giustava pignati scarpari e falegnami, banchi che vendeva sgalmare e sopei, stramassari, (che i scanbiava merce come pena de polame e piumin de oca) […] Le strade e le piasse le xè incalcà de bancarele che se vende de tuto, na marea de gente che compra de tuto, el canpo de fiera pien de giostre, musica a tuto volume che te stornisse le rece, e bisogna desbrigarse se se vole vedare calcossa in meso a tanta confusion, ma sta fiera la ga anca calcossa de positivo! […] La fiera che fa incontrare la xènte, e che i possa parlarse, e volerse ben e vivare in bona armonia come se viveva ai tempi nostri».

    I mercati di Este, il sentiero del Principe che portava (e porta tuttora) a Calaone, la bellezza dei Colli Euganei deturpata dalle cave, la stagione della vendemmia, “El vecio Mijorin”, “La ciara stea”: l’opera di Gattolin rievoca luoghi, momenti e personaggi, ma non mancano neppure proverbi, modi di dire, paure, superstizioni e storie che venivano tramandate di generazione in generazione. Ecco un estratto del racconto “El resteo sensa sangue”.

    «No stè credare che na volta i putei i ndesse in leto se no ghe se contava calcossa. E me vien in mente quando c’à ghe disea a me mama de contarne la storia del resteo sensa sangue. Na volta ghe jera on puteo ch’el gheva paura del scuro, e che vegnesse sù el resteo sensa sangue, alora sò mama la ghe metea on socato in parte del leto, e stò puteo el se sentiva consolà, el se indormessava come on’angieto. Ma co jera meza note a se sentiva na vose come che la vegnesse da l’inferno, e la disea “a sò sol primo scain”. E so mama la ghe disea: fichete soto, fichete soto! E sto puteo el se ficava soto, senpre pì soto […] A la matina drìo i ga visto par tera on mucio de fasoeti, e so mama la ga dito: “rancuremoi e metemoi in pignata”, e stì fasoeti i bogiva e i bogiva, ma no i se cusinava mai, e cussì i ga butà via pignata e fasoeti. Ma nissun saeva che i jera i denti del resteo sensa sangue, che morsegando el socato in parte del leto de Tonin, e li gheva persi tuti […] Fiaba che me contava me nona, che so nona de me nona la ghe la contava a me nona, e so nona de me nona la ghe la contava so nona de la nona de so nona de me nona».

    Libri come I porteghi dea Bassa rappresentano un patrimonio importante della collettività, in quanto assolvono un compito ben preciso: ci permettono di mantenere viva la memoria delle nostre radici. Ci invitano inoltre a riflettere sugli anni che passano e le cose che cambiano, sulle difficoltà di una volta, su quelle di adesso. E ci stimolano a farlo proprio oggi che, come scriveva Pietro Gattolin, «col progresso la frenesia el consumismo nessuno ga pì tenpo de fermarse a pensare».

    Si può vedere un breve video di Pietro Gattolin seguendo questo link: https://www.youtube.com/watch?v=K1Q9jwrPNoE

  • Il poeta Massimo Guercini vincitore della 4^ edizione dei poeti della Rocca in fiore

    Il poeta Massimo Guercini vincitore della 4^ edizione dei poeti della Rocca in fiore

    VITE SPEZZATE di Massimo Guercini 
    Dopo il secondo posto ottenuto nel 2018, con questo splendido componimento Massimo Guercini si è aggiudicato la quarta edizione della gara poetica indetta dalla Biblioteca di Monselice. Grande amante della natura, il poeta di Albignasego gestisce da alcuni anni il blog "I miei sentieri", dove attraverso parole e immagini racconta la bellezza dei Colli Euganei. "Vite spezzate" affronta invece la complessa tematica del carcere, luogo nel quale l'esistenza quotidiana è costretta a fare i conti con l'emarginazione, la malinconia, il dolore e la difficoltà a vedere un futuro "oltre le invalicabili mura senza nome". Il brano, formato da trenta versi divisi in sette strofe, ha la capacità di proiettare con forza il lettore all'interno della prigione assieme ai condannati. L'autore propone una serie di immagini significative che evocano efficacemente la dura condizione di chi è recluso. Tra queste il "ferreo tintinnio di chiavi" che accompagna "il misurato passo di una guardia", oppure il "lento rituale della pagina sfogliata con devozione" e il "sordo eco" che risuona "nell'orrido corridoio". In tutto questo la sofferenza di chi ha visto la propria vita andare in frantumi si manifesta tramite "inascoltate grida", mentre "affannose speranze" si alternano al "pianto amaro della solitudine". I gabbiani che affollano il cortile in cerca di cibo ricordano i detenuti affamati di libertà durante l'ora d'aria. Il carcere concede dunque anche "attimi d'innocente evasione": ma sono, appunto, solo "attimi".
    (brano vincitore della quarta edizione del concorso "I poeti della Rocca in Fiore")
    
    
    Si apre il cancello
    nel lento rituale della pagina
    sfogliata con devozione.
    
    Freddi alveari,
    grondano l’insipido
    miele della sofferenza,
    alzando al cielo
    inascoltate grida.
    
    Nella penombra della stanza,
    un ferreo tintinnio di chiavi
    accompagna il misurato 
    passo di una guardia; 
    sordo eco che rimbomba 
    nell’orrido corridoio privo di orizzonti.
    
    Rigorose inferriate vestono
    l’effigie scarlatta del peccato 
    in un fagocitante intermezzo
    di affannose speranze.
    
    Voci di vite spezzate 
    rimbalzano nell’aria 
    con malinconia calma,
    nascondendo tra le mani 
    il pianto amaro della solitudine.
    
    Bianchi gabbiani,
    affaccendati a trovar cibo,
    si affollano stridenti
    nell’angusto cortile assolato.
    
    Attimi d’innocente evasione, 
    in cui l’anima vola libera
    oltre le invalicabili mura senza nome.
    
    
  • L’arte di Adriano Zogno alla mostra dell’Auser

    L’arte di Adriano Zogno alla mostra dell’Auser

    Suggestivi angoli cittadini, paesaggi naturali che ristorano l’anima, figure femminili piene di grazia ed eleganza, ma non solo. È indubbiamente una significativa vetrina per gli artisti del territorio la mostra di pittura allestita dall’Auser presso l’ex libreria di via XXVIII aprile a Monselice. Vi si trovano esposte opere di numerosi autori: tra loro Alberto Polato, Teresa De Poli, Claudio Tiberto, Giancarlo Brancalion, Roberto Garavello, Carla Baldon, Tarcisia Bettin, Leonardo Rizzo, Gloria Parisotto e Nicoletta Contran.

    Incuriosiscono in modo particolare il visitatore le creazioni di Adriano Zogno. L’artista, di Este, utilizza fili di metallo (rame, ferro e ottone) uniti tramite una saldatura e una brasatura a stagno, quindi colorati con tinte acriliche e bronzi liquidi ricoperti di vernice trasparente. In questa mostra sono presenti tre opere da lui realizzate. La principale raffigura una spiaggia divisa in due. A sinistra si vedono un bagnante sdraiato sotto l’ombrellone e un altro impegnato nel windsurf: ci sono, dunque, il relax, la spensieratezza e il divertimento tipici di una vacanza. A destra invece si riconosce il corpicino esanime di Aylan, il bimbo siriano trovato morto in riva al mare nel settembre 2015 dopo essere annegato mentre assieme alla famiglia tentava di raggiungere l’Europa a bordo di un barcone. Il contrasto tra queste immagini, evidenziato anche dal colore plumbeo assunto dal cielo nella seconda scena, è stridente e drammatico. A spezzare in due il quadro è il volto stilizzato di Cristo, percorso da un filo spinato che parte dalle nubi e si conficca nella sabbia come una lama. Un viso che per metà è anonimo, quasi a richiamare un sentimento di indifferenza, e per metà è sofferente, tanto da versare lacrime di sangue che vanno pietosamente a posarsi sul cadavere del piccolo Aylan.

    Di spirito molto diverso le altre due opere di Zogno esposte. Entrambe comunicano vitalità, bellezza e serenità: rappresentano rispettivamente una veduta del centro storico di Monselice (Loggetta e Torre civica) e la famosa Barcolana che si tiene nel Golfo di Trieste. Da segnalare sono poi gli acquerelli di Valter Tamiazzo, le vedute del castello del Catajo e di Cà Marcello dipinte da Bruno Donà, i quadri di Vanni Tosello, caratterizzati da un’eccezionale cura del dettaglio, i colori vivaci di Vittorio Guglielmo e gli scorci di Monselice di Stefano Bizzaro, eseguiti a carboncino e capaci di riprodurre in maniera fedele fotografie d’archivio dei primi dell’Ottocento. In sala si possono infine ammirare alcuni modellini ben conservati di vascelli che solcavano i mari nei secoli scorsi: un galeone, una cocca veneta e una polacca. Inaugurata ufficialmente sabato 13 aprile, la mostra è aperta fino al 29 dello stesso mese tutti i giorni dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 19.