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  • Secondo lo storico Francesco Jori a Ponso c’era il centro dei Veneti antichi

    Secondo lo storico Francesco Jori a Ponso c’era il centro dei Veneti antichi

    Il Mattino del 27 maggio 2026 ospitava un interessante articolo di Francesco jori sul Santuario Veneto-romano di Ponso recentemente rinvenuto in quel comune.
    I reperti archeologici, precisa subito Jori, emersi a Ponso, offrono una decisiva conferma che le radici del Veneto di oggi affondano in una sorta di triangolo virtuoso collocato tra le Basse padovana, polesana e veronese.
    La città di Este aveva già assunto il ruolo di vera e propria culla della civiltà veneta, esercitando una concreta supremazia culturale, economica e anche politica su un territorio che va dal versante occidentale degli Euganei a buona parte del territorio veronese, dal grande emporio greco-etrusco di Adria alla Slovenia. Anche in seguito agli stretti rapporti commerciali e culturali con il mondo etrusco, e agli insediamenti in area veneta di nuclei provenienti dall’Etruria, ha adottato a sua volta un alfabeto mutuato da quella realtà, di cui i suoi abitanti si servono per scrivere in una lingua di marcato carattere indoeuropeo, che prenderà il nome di venetico.
    È così divenuta il centro principale della produzione di bronzi decorativi, prezioso articolo da export; inoltre, accanto alle tradizionali attività agricole e di allevamento, ha sviluppato un’industria che lavora il ferro, la ceramica, il legno, la pietra, il vetro. Manterrà a lungo questa supremazia, prima di essere superata attorno al quarto secolo avanti Cristo dalla vicina Patavium. Commerciavano lungo l’Adige e facevano da collegamento con le attività lungo l’adriatico.
    ESTE LA CITTA’ DEI VENETI LUNGO L’ADIGE
    Este diventa il polo di riferimento di una vasta area lungo il corso dell’Adige, in cui assumono un ruolo primario i santuari, come quello emerso negli scavi di Ponso. Bisogna partire dalla considerazione che sul piano religioso i veneti dell’epoca sono fondamentalmente monoteisti: il loro riferimento primario è Reitia, dea-madre legata alla terra e alla natura, simbolo della fertilità, cui sono dedicati diversi luoghi di culto sparsi in tutto il territorio regionale.
    In questa geografia dello spirito Este esercita un ruolo primario, come testimoniano gli abbondanti e suggestivi reperti oggi raccolti nel Museo Nazionale Atestino. Si tratta di veri e propri ex-voto consistenti in modellini di armi e lamine di metallo, con incisi personaggi femminili, cui si aggiungono bronzetti raffiguranti uomini, donne, guerrieri a piedi e a cavallo, e oggetti di uso quotidiano quali fibule e bracciali.
    LE SACEDOTESSE ERANO DONNE E MAESTRE DI SCRITTURA
    Il tempio estense di Reitia è affidato alla cura di una classe sacerdotale per lo più femminile: oltre a esercitare la funzione di luogo di culto, garantisce ospitalità ai pellegrini dell’epoca, decisamente numerosi, a giudicare dall’elevata quantità di lastre votive, rinvenute in diverse migliaia di esemplari. I veneti antichi vi si recano comunque non solo per pregare, ma anche per una vera e propria opera di alfabetizzazione.
    Le sacerdotesse infatti affiancano alle pratiche del culto una scuola di scrittura venetica, come testimoniano i molti “stili scrittori” rinvenuti: si tratta in sostanza di punteruoli, con un’estremità allargata a spatola per le cancellature, utilizzati per incidere tavolette ricoperte di cera.
    Sono tutti luoghi sacri molto frequentati anche da persone che arrivano da lontano, e che vi si recano con tre finalità di fondo: invocare la protezione della dea, esprimere gratitudine per una grazia ricevuta, testimoniare la propria fede. La forma di devozione più spontanea e frequente è quella di offrire a Reitia un’immagine di sé con il proprio eventuale rango, età, ruolo nella società come testimonianza di fede e ringraziamento. Ci sono anche riti collettivi, specie in occasione di particolari festività: con momenti di purificazione e iniziazione celebrati attraverso sacrifici di animali.
    Estratto dal Mattino del 27 maggio 2026
  • La monselicense Irene Visentin alla mostra del libro di Torino 2026

    La monselicense Irene Visentin alla mostra del libro di Torino 2026

    La nostra Irene sarà presente al Salone Internazionale del Libro di Torino, in programma dal 14 al 18 maggio 2026, per presentare i primi tre volumi della collana di narrativa fantastica Scintille, promossa dalla casa editrice Lumien.

    Tra questi anche il suo nuovo libro Cora (dicono che sia ambientato a Monselice, ma tra poco lo sapremo).

    Durante l’evento, Lumien offrirà un’anteprima esclusiva delle prime tre novelle che daranno vita a Scintille. Gli appassionati potranno acquistare le opere nello stand della casa editrice e, successivamente, online, in libreria e sui principali store digitali.

    Profilo dell’autrice

    Irene è una giovane autrice monselicense che si sta facendo conoscere nel panorama horror, weird e distopico italiano. Nelle interviste ha raccontato che l’atmosfera di Monselice – con la nebbia, i colli, gli ossari e le suggestioni medievali – ha influenzato profondamente la sua immaginazione narrativa.

    Ha esordito pubblicando racconti horror e sceneggiature; nel 2019 il suo testo Le Carnee è stato selezionato tra i finalisti del Torino Horror Fantastic Film Fest.

    Opere principali

    • I Tredici (2020)
    • Buie (2021/2022)
    • La scogliera (2025): una storia post-apocalittica ambientata sul mare, nata dall’idea di una nuova pandemia con elementi zombie e psicologici.

    Tanti auguri, in attesa di leggere il suo libro!

    Monselice 15 maggio 2026


    © 2026 a cura di Flaviano Rossetto

    I siti WEB Monselice Antica e Ossicella raccolgono immagini, documenti e ricordi della storia di Monselice: vie, persone, monumenti, eventi e memoria collettiva, per conservare e condividere l’identità della mia città.

    Vedi anche:

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  • Inaugurato il Centro studi Eremo di Santa Domenica sul Montericco

    Inaugurato il Centro studi Eremo di Santa Domenica sul Montericco

    Il Mattino del 24 aprile 2026 – con un articolo di G. Zandonà – dà notizia dell’inaugurazione avvenuta il giorno precedente di un ‘Centro studi Eremo di Santa Domenica: Natura, cultura, scoperta’, sul Monte Ricco. Si tratta dell’attivazione di uno spazio per i giovani dal quale sarà possibile valorizzare il Montericco che già custodisce alcuni libri dello storico Roberto Valandro, donata alla collettività dopo una vita di studi e ricerche.

    All’inaugurazione erano presenti le studentesse e gli studenti dell’istituto Kennedy, gli scout, i rappresentanti dell’Università di Padova, del Comune di Monselice, la consigliera regionale Giorgia Bedin e il proprietario del complesso del Monte Ricco, Angelo Mandato. Una partecipazione ampia che ha restituito l’immagine di un progetto capace di mettere in rete istituzioni, scuola e realtà associative.

    Al centro, un’idea chiara: l’eremo come luogo della memoria per i monselicensi, ma anche come spazio destinato a diventare punto di incontro tra storia, natura, formazione e ricerca.

    Un progetto che affonda le radici nella storia raccontata nel libro “Viaggio attorno al Monte Ricco. Il passato e il domani”, di Roberto Valandro e  foto di Donata Previato.

    La mattinata è stata intervallata da diversi interventi, tra cui quello del docente Lucio Montecchio, che ha posto l’attenzione sul valore della natura come elemento centrale, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche educativo e culturale.

    Sul Monte Ricco stanno intanto prendendo forma nuove iniziative, come la pulizia della segnaletica dei tornanti e la prossima installazione di pannelli informativi dedicati alla storia e all’ambiente del territorio. L’eremo ospita già da oltre un anno attività con studenti di scuole, accademie e università, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente le occasioni di studio e collaborazione.

    Maggiori info sulle attività sul Montericco    www.montericco.it

     

    INFO SUL WEB

    https://www.lapiazzaweb.it/news/bassa-padovana/425559/monselice-due-oasi-naturalistiche-sul-monte-ricco-per-progetti-di-educazione-ambientale.html

     


    © 2026 a cura di Flaviano Rossetto

    Vedi anche:

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  • Partono i lavori per la messa in sicurezza del porto fluviale di Monselice

    Partono i lavori per la messa in sicurezza del porto fluviale di Monselice

    Il porto di Monselice si sviluppava dal Ponte della Pescheria fino a poco oltre il Campo della Fiera. Entrò in funzione nel XIII secolo con lo scavo del canale Bisatto, voluto dal Comune di Padova per collegare la Bassa Padovana con la città patavina. Grazie a un efficiente sistema di canalizzazione, le imbarcazioni potevano raggiungere anche Chioggia.

    Il porto era utilizzato principalmente per il carico e lo scarico di legname, pietre, trachite e altri materiali destinati a Padova e Venezia.

    Durata e declino

    Il porto rimase attivo per circa otto secoli. Dopo la Seconda guerra mondiale, con il potenziamento del trasporto su gomma e lo sviluppo delle autostrade, perse progressivamente importanza fino a essere abbandonato.

    Attualità e uso turistico

    Oggi l’area dell’antico porto è dotata di un pontile fisso e galleggiante, oltre a uno scivolo (scalo), per favorire il turismo fluviale. La memoria storica del porto resta viva nella toponomastica e nella tradizione locale. Sono inoltre rimaste numerose fotografie che documentano l’intensa attività commerciale svolta lungo il canale.

    Le preoccupazioni del Genio Civile e non solo

    Negli ultimi mesi il Genio Civile regionale ha sollecitato la realizzazione di un argine in grado di contenere eventuali esondazioni del canale Bisatto lungo via Argine Destro, nel tratto compreso tra il Ponte di Ferro e la Cavana. Attualmente manca anche una banchina di sicurezza sul lato destro, con gravi rischi sia per le auto in transito sia per i bambini che potrebbero avvicinarsi eccessivamente al canale. In passato, infatti, alcune automobili sono finite nelle acque del Bisatto.

    Il progetto

    Per risolvere le criticità evidenziate, l’amministrazione comunale ha incaricato un tecnico qualificato di Montagnana della progettazione di un’opera idraulica per il contenimento delle acque del Bisatto in caso di esondazione, seguendo le indicazioni del Genio Civile. In termini semplici, è prevista la realizzazione di una protezione (muretto) tra il Ponte di Ferro e la Cavana.

    Il Comune ha inoltre stabilito di intervenire sull’intera area portuale con un importante progetto di valorizzazione urbana, volto a rendere lo spazio più accessibile e funzionale. Sono previste una nuova pavimentazione, la creazione di un’area di sosta per ciclisti e la posa di alcune panchine, al fine di migliorare la fruibilità complessiva dell’area.

    L’intervento, del valore di 270.000 euro, sarà finanziato con fondi del PNRR. I lavori sono già stati affidati a una ditta di Masi.

    Viabilità attorno a Villa Pisani

    Con un secondo intervento da finanziare con fondi propri è prevista una nuova viabilità attorno a Villa Pisani (vedi nella foto)

    Per maggiori info sul porto di Monselice segnalo la pagina due pagine:

     

    Interventi attorno a Villa Pisani

     

    Porto di Monselice anni ’40

    Monselice 25 aprile 2026

  • Ritrovato un santuario veneto-romano a Ponso (PD)

    Ritrovato un santuario veneto-romano a Ponso (PD)

    Sono almeno una dozzina i cippi fin qui individuati nell’area di scavi della variante della Strada regionale 10 della Bassa Padovana, in quello che appare essere il sito archeologico più promettente di questo secolo in Veneto, nel territorio del Comune di Ponso (Padova).
    Tutti iscritti con caratteri dei veneti antichi, i “Venetkens”, tra il quinto e quarto secolo avanti cristo, fino all’arrivo dei romani intorno al primo secolo avanti Cristo.
    Il sito, scoperto durante le operazioni di bonifica da residuati bellici, è ora all’attenzione della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le province di Padova, Treviso e Belluno, che sta lavorando per capire tipologia e perimetro del ritrovamento. È rimasto praticamente intatto per circa due millenni a causa di una alluvione dell’Adige, che ha conservato per tutto questo tempo il materiale lapideo sotto uno strato di due metri di fango.
    Sotto il coordinamento della funzionaria archeologa Carla Pirazzini, gli archeologi della ditta Sap (Società archeologica Srl) hanno portato alla luce cippi con iscrizioni nella lingua dei veneti antichi ma anche un grande cippo con iscrizione latina, segno della sedimentazione in almeno cinque secoli delle costruzioni in questo che appare un centro florido almeno fino all’età repubblicana. Rinvenute anche le vestigia di un interessante tempio circondato da colonne.
    Nel loro insieme, i dati finora acquisiti suggeriscono una continuità di frequentazione del luogo con trasformazioni nel tempo, piuttosto che un semplice abbandono. Il sito sembra infatti conservare una funzione significativa anche in età romana, pur con modalità e linguaggi diversi rispetto alla fase precedente.
    Le indagini sono attualmente in corso e consentiranno di definire con maggiore precisione l’organizzazione dell’area e le diverse fasi di utilizzo.

    Il sito potrebbe essere stato collegato a una strada romana che da Carceri conduceva a San Pietro Viminario e Cartura.
    Gli scavi hanno restituito colonne, basamenti, pavimentazioni e alcune statuette votive, elementi che fanno ipotizzare un utilizzo prevalentemente religioso.
    Va ricordato che nella stessa zona era già noto un prezioso santuario paleoveneto, situato nei pressi dell’abbazia di Santa Maria delle Carceri.
    Su questo periodo storico è utile la lettura di “I veneti : società e cultura di un popolo dell’Italia preromana” / di Loredana Capuis. Milano : Longanesi, copyr. 1993.
    Si attendono ora le relazioni ufficiali della Soprintendenza per approfondire la storia e l’importanza del ritrovamento. Nel frattempo, tutte le novità sono state riportate nell’articolo di Cesaro sul Mattino di Padova del 3 aprile 2026.
    LINK UTILI
    Sulla romanizzazione del monselicense (siamo nello stesso periodo storico) segnalo la mia pagina  https://www.monseliceantica.it/quando-i-romani-conquistarono-monselice/ 
    Monselice 6 aprile 2026

  • In vendita la villa Emo Capodilista, quella di Rivella, a Monselice

    In vendita la villa Emo Capodilista, quella di Rivella, a Monselice

    Villa Emo Capodilista a Rivella ancora in vendita: prezzo dimezzato

    Nel luglio 2023 il quotidiano Il Gazzettino segnalava la messa in vendita della villa palladiana Emo Capodilista, conosciuta come “La Rivella”, al prezzo di 5,9 milioni di euro. La storica dimora sorge a Monselice, ai piedi dei Colli Euganei, ed è una delle più prestigiose ville venete del territorio, risalente al Cinquecento e attribuita all’architetto Vincenzo Scamozzi .

    A distanza di tempo, l’immobile risulta ancora sul mercato, ma con una significativa riduzione del prezzo: oggi viene proposto a 3,2 milioni di euro.

    La villa è nota anche al grande pubblico per aver ospitato, in passato, il giovane Carlo d’Inghilterra e la principessa Margaret. L’edificio, realizzato in stile palladiano e caratterizzato da una pianta quadrata tipica dell’architettura scamozziana , è stato oggetto di un importante intervento di ristrutturazione nel 1966 ad opera dei conti Andrea Emo Capodilista e Giuseppina Pignatelli.

    Oggi si presenta come una residenza di grande fascino, circondata da giardini all’italiana con peschiere, roseti, viali alberati e ampi spazi verdi . Il complesso comprende inoltre una barchessa e una dépendance, oltre a ulteriori ambienti da ristrutturare.

    Tra gli elementi più interessanti figura la presenza di una fonte d’acqua termale all’interno della proprietà, potenzialmente valorizzabile per un utilizzo turistico-ricettivo.

    Nonostante il ribasso, si tratta comunque di una cifra importante: un’occasione per pochi, che per molti resta, almeno per ora, soprattutto un sogno.

    Qui sotto l’articolo del Gazzettino del 2023


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  • La forma del Suono del pittore Luciano Zambolin in mostra fino a Maggio ’26

    La forma del Suono del pittore Luciano Zambolin in mostra fino a Maggio ’26

    A Monselice, presso lo showroom ‘Idea Uno Arreda, è allestita la mostra “La forma del Suono. Musicisti classici e contemporanei” del pittore Luciano Zambolin, visitabile fino a maggio 2026.

    L’esposizione raccoglie quindici acquarelli di grande formato dedicati a musicisti e cantanti, appartenenti sia al repertorio classico sia a quello contemporaneo. Le opere si distinguono per l’uso di tonalità intense, attraverso le quali l’artista tenta di costruire un dialogo tra i volti dei protagonisti e la musica da essi interpretata o prodotta.

    I soggetti sono ritratti con attenzione realistica, ma al tempo stesso inseriti in atmosfere animate da improvvise incursioni cromatiche di matrice astratta. Le pennellate danno vita a ritmi visivi, toni dominanti e richiami cromatici ricorrenti, capaci di evocare emozioni e suggestioni.

    Il tratto raffinato e l’uso espressivo del colore caratterizzano l’intera produzione esposta, restituendo immagini in cui la musica sembra prendere forma attraverso la pittura. Ne emerge una sorta di sinestesia visiva, in cui l’osservatore ha l’impressione di “ascoltare” ciò che vede: non semplici ritratti, ma interpretazioni artistiche capaci di tradurre in immagini il linguaggio sonoro.

    La mostra rappresenta un’occasione per appassionati e visitatori di confrontarsi con un dialogo tra arti diverse e di conoscere il lavoro di un artista che continua a raccontare il presente con sensibilità e profondità.

    Si consiglia una visita

    In una elegante e colorata brochure è riassunto il suo percorso artistico:

    Luciano Zambolin, docente di Discipline Pittoriche nei licei artistici statali e profondo conoscitore della Storia dell’Arte Antica e Contemporanea, è Pittore, Incisore, Scultore e Medaglista. Ha studiato Pittura, Tecniche Incisorie e Calcografiche presso l’Accademia delle Belle Arti di Venezia, dove si è laureato e ha approfondito il suo interesse per le antiche tecniche della Pittura, del Restauro e dell’Incisione.

    Autore di una vasta opera Pittorica e Grafica, molto importante e intensa è la sua attività nel campo dell’Arte Sacra e dell’Illustrazione, specialmente di testi di Storia locale e veneta. Significativi sono i lavori di Luciano Zambolin nel campo della medaglistica, alcuni dei quali promossi dalla Fondazione Ruzzante di Monselice, dove emergono chiaramente le sue abilità scultoree e plastiche del resto già apprezzate nelle grandi mostre presso i Musei Civici agli Eremitani di Padova (2005-2010), Palazzo Zuckermann (2010) e ancora a Palazzo Zuckermann “I colori del suono” (luglio 2022).

    Particolarmente interessante è la medaglia dedicata a “Santa Chiara da Montefalco” (Perugia, 2008) dove la personalità della grande mistica umbra, viene esaltata da un modellato forte, costruito e originalissimo, sia nel “recto” che nel “verso” dell’opera, richiestissima da amatori e collezionisti.

    Disegnatore formidabile, coerente con la sua personale concezione estetica dell’immagine, sintesi dell’antica sapienza e della ricerca contemporanea, Luciano Zambolin propone una pittura alta, colta, nobile e solenne attraverso un linguaggio (le parole del silenzio), potente ed espressivo, luogo/contenitore plurisensoriale e di infiniti altri linguaggi, simbolo massimo del pensiero umano.(LZ)

    SEDE – Presso “Idea Uno Arreda” in via Colombo,53 a Monselice, dal 28 marzo a fine maggio 2026,  Entrata libera e gratuita. Orari di apertura: Aperti tutti i giorni dalle 9.30-12.30  15.30-19.30 – Martedì mattina e domenica chiuso.

    Monselice 31 marzo 2026

     

     


     

  • Presentata al Castello di Monselice la “Madonna con il Bambino” trafugata cinquant’anni fa

    Presentata al Castello di Monselice la “Madonna con il Bambino” trafugata cinquant’anni fa

    Presentata al Castello di Monselice la “Madonna con il Bambino” trafugata cinquant’anni fa

    Venerdì 27 marzo 2026, nell’aula Businaro del Castello di Monselice, si è tenuta la cerimonia ufficiale di restituzione della statua raffigurante una madonna con bambino, di mano toscana, trafugata il 10 marzo 1977.

    La Madonnina, scultura lignea policroma appartenente alla collezione del conte Vittorio Cini, è stata recuperata grazie alle indagini dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Venezia. Si trovava in un museo diocesano del Bergamasco.

    La storica dell’arte Federica Siti (a sinistra nelle foto), durante la presentazione, ha precisato che l’opera – in legno intagliato e dipinto, alta 122 cm – era entrata a far parte delle collezioni di Vittorio Cini nel 1941. Il conte l’aveva acquistata dall’antiquario romano Alfredo Barsanti. All’epoca venne collocata, con ogni probabilità, nella cosiddetta “Sala dell’angelo” della Casa romanica del castello monselicense.

    L’esperta la attribuisce, pur con cautela, allo scultore senese Francesco di Valdambrino, attivo in Toscana tra la fine del Trecento e i primi decenni del secolo successivo.

     

    Valdambrino (Siena, seconda metà del XIV secolo – 1435 ca.) fu uno dei principali scultori senesi attivi tra la fine del Trecento e i primi decenni del Quattrocento. Formatosi a Siena nella bottega di Piero d’Angelo, padre di Jacopo della Quercia, operò prevalentemente in Toscana, distinguendosi soprattutto nella scultura lignea policroma. Partecipò nel 1401 al concorso per la porta del Battistero di Firenze, momento centrale della cultura artistica del tempo, e ricoprì anche importanti incarichi pubblici nella città di Siena.

    La sua produzione, legata al gusto tardogotico, si caratterizza per eleganza formale, morbidezza del modellato e attenzione al naturalismo, particolarmente evidente nella resa delle figure sacre. Tra le opere più significative si ricordano i busti dei santi patroni per il Duomo di Siena (1409), l’Annunciazione (ca. 1410-1411) e il San Pietro in trono a Montalcino.

    Nel corso della cerimonia tutti gli intervenuti hanno sottolineato come la felice conclusione dell’operazione rappresenti un ulteriore straordinario risultato della sinergia tra diversi enti, impegnati nella valorizzazione del Castello e della città di Monselice.

    Erano presenti i rappresentati: della Regione del Veneto, attuale proprietaria del Castello di Monselice; Veneto Edifici Monumentali Srl, ente gestore del complesso; la Fondazione Giorgio Cini, proprietaria della scultura e il sindaco del Comune di Monselice. La preziosa scultura è  esposta nel castello di  Monselice fino alla primavera del 2027.

    L’interessante mattinata si è conclusa con un brindisi beneaugurale promosso da Aldo Rozzi Marin, amministratore unico di Veneto Edifici Monumentali Srl.

     

     

    Monselice, 30 marzo 2026


    © 2026 a cura di Flaviano Rossetto

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  • Lavori urgenti per la quattrocentesca chiesa del Carmine di Monselice

    Lavori urgenti per la quattrocentesca chiesa del Carmine di Monselice

    Lavori urgenti per la quattrocentesca chiesa del Carmine di Monselice

    L’amministrazione comunale ha approvato, in data 20 marzo 2026, un provvedimento urgente per intervenire sul tetto e sulle facciate della Chiesa del Carmine, situata in via Trento Trieste. L’edificio religioso – si legge nel provvedimento – versa in uno stato di grave degrado ed è stato dichiarato inagibile già da alcuni anni (vedi foto del tetto). L’immobile è stato riconosciuto di interesse culturale ed è quindi un bene tutelato ai senti del D.Lgs. 42/2004

    Purtroppo, un progetto di manutenzione straordinaria, con una previsione di spesa di circa 500.000 euro, non ha ottenuto finanziamento per mancanza di fondi.

    Negli ultimi mesi si sono verificate infiltrazioni di acqua piovana che hanno causato danni non solo al tetto della chiesa, ma anche ai soffitti e alle pareti interne delle abitazioni limitrofe.

    Prendono ora avvio i primi interventi per la messa in sicurezza dell’edificio e delle abitazioni ad esso adiacenti. I lavori – anticipati dal Comune di Monselice – sono stati affidati a una ditta di Solesino per un importo di circa 15.000 euro.

    È opportuno precisare che la chiesetta costituisce un’eredità del disciolto Ente di Valorizzazione dei Colli Euganei ed è attualmente in multiproprietà tra otto enti, con le seguenti quote: Comune di Este (31%), Comune di Monselice (22%), Comune di Baone (7%), Comune di Battaglia Terme (8%), Comune di Montegrotto Terme (15%), Comune di Galzignano Terme (6%), Comune di Cinto Euganeo (7%) e Comune di Lozzo Atestino (4%).

     

     

    Ogni intervento dovrebbe essere cofinanziato da tutti i proprietari, ma è facile immaginare quanto sia complesso ottenere risposte positive da tutti i comuni coinvolti.

    Purtroppo, anche la chiesa di San Tommaso si trova nella medesima situazione patrimoniale: per entrambe le strutture sarebbe urgente chiarire l’assetto proprietario e approvare un progetto organico di manutenzione e valorizzazione.

    Maggiori info https://www.ossicella.it/monselice/antica-chiesa-del-carmine/

    Monselice, 24 marzo 2026