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  • Anche gli archeologi sulla frana di San Tommaso

    Anche gli archeologi sulla frana di San Tommaso

    Proseguono i lavori per la sistemazione della frana di San Tommaso. La ditta incaricata dovrebbe posare una conduttura x catturare l’acqua che scende dalla Rocca, responsabile quest’ultima del cedimento franoso ai piedi del piccolo colle. Per evitare sorprese la Soprintendenza ha chiesto un monitoraggio degli scavi per la posa delle tubazioni. Dallo scavo potrebbe emergere qualche manufatto antico. La chiesa di San Tommaso Apostolo è una delle più antiche di Monselice, viene citata per la prima volta in un documento riferito all’anno 828 nel quale Gregorio IV papa conferma al monastero di Santa Giustina di Padova la proprietà dei beni.
    Speriamo… che trovino qualche altro pezzetto di Monselice nascosto sotto la roccia trachitica. Da quelle parti dovrebbe esserci la grande fattoria delle monache di San Zaccaria che nei documenti veniva citata come corte di Petriolo !
    Sulle monache di san Zaccaria [ clicca qui…]
    (Da un articolo del Mattino di sabato 29 marzo ’25)
  • Salve le mura medievali confinanti con l’ex fabbrica Besutti e sistemazione dell’area circostante

    Salve le mura medievali confinanti con l’ex fabbrica Besutti e sistemazione dell’area circostante

    Dopo le proteste, anche la nostra, è arrivata la saggia decisone dell’amministrazione comunale di accantonare la proposta di autorizzare un nuovo supermercato nell’area dell’ex fabbrica di bambole Besutti, da anni abbandonata, e di sottoscrivere – invece – un accordo con il proprietario del terreno sul quale sorgerà un nuovo quartiere, con particolare attenzione al restauro della cinta muraria medievale.
     
    NASCE IL NUOVO QUARTIRE ‘BESUTTI’ – Nuove abitazioni quindi alle porte della città che contribuiranno alla qualificazione di tutta l’area tra via Marco Santarello e via Marconi, grazie al cambio di destinazione: da commerciale a residenziale. La proposta porterà anche ad un miglioramento dell’assetto viario delle strade, per garantire l’accesso e l’uscita in sicurezza dalle nuove abitazioni.
     
    RECUPERO DELLA CINTA MURARIA – Il nuovo progetto prevede, tra l’altro, il restauro e la valorizzazione delle mura “carraresi” e di porta “Vallesella”, ancora parzialmente leggibili da via Marconi. La vecchia fabbrica le aveva utilizzate come pareti per i suoi capannoni: ‘edificazione in appoggio alle mura’, così viene definita dai tecnici. Già nel catasto austriaco del 1845 erano presenti, così come pure nel catasto del Regno d’Italia (primi ‘900): la stessa struttura muraria appare oggi segnata dall’utilizzo disinvolto avvenuti nei secoli scorsi. Purtroppo quella serie di aperture e fori praticati sulle vecchie mura sono diventati ora in qualche modo “definitivi“.
    Durante il restauro verranno invece rimossi gli elementi incongrui più recenti e contemporaneamente si procederà ad una “riabilitazione” dei corpi lineari addossati con particolare riguardo alla parte residua della torre ( ora mozzata ).
     
    NUOVO PARCHEGGIO – Luogo Via G. Marconi saranno realizzati un parcheggio, uno spazio a verde privato a favore delle unità residenziali condominiali limitrofe (orti e giardini) e una piccola pista ciclabile. Lungo le vecchie mura verrà realizzato un percorso a carattere pedonale privato di uso pubblico parallelo, con accesso da via Santarello.
     
    PLUSVALORE – Dall’ operazione deriverà per il Comune un plusvalore di 130mila euro, derivate dal cambiamento d’uso dell’area, che saranno impegnati nella costruzione di utilità per la città: strade, edifici, asfaltature.
     
    IL NOSTRO PARERE – Non ci resta che esprimere un parere positivo su tutto il progetto, soprattutto per il recupero del tratto di mura medievale, ora vergognosamente abbandonato.
     
    Dobbiamo precisare che in sede di approvazione dell’accordo in CC, in data 23 aprile 2024, la minoranza consigliare ha precisato che nell’area confinante con via Marconi doveva essere costruita la stazione per le corriere e che in ogni caso ci sarà una notevole diminuzione dell’area destinata a verde pubblico.
     
     
    Fonte delibera n 24 del 29-02-2024
    Info sulle bambole di Aldo Besutti (1924) https://www.ossicella.it/…/storia-delle-bambole-e-dei…/
     

    La rivista monselicense Tabloid riprende l’argomento  [ clicca qui…]


     
     
     
    Monselice, 24 aprile 2025
     
     

    AGGIORNAMENTO SULLA SISTEMAZIONE DELL’AREA (maggio 2025)

    Il Gazzettino dell’11 maggio 2025 pubblica un interessante articolo che riguarda la sistemazione dell’area attorno a via Santarello che comprende anche lo spazio dell’ex Consorzio agrario che sarà oggetto di uno specifico intervento dell’amministrazione comunale. Il tutto sarà definito in  una seduta del Consiglio comunale. Alleghiamo l’articolo firmato da G Brunoro dal titolo: ‘Nuova vita per i vuoti urbani del centro. Il comune sta mettendo mano alle zone più degradate attorno all’ospedale…’   merita una attenta lettura. [ Clicca qui…]


     

     

    L’argomento ha sollevato molta discussione ben riassunte riassunte nell’articolo del Mattino di maggio 2025 nel quale l’assessore Stefano Peraro precisa e spiega il futuro della vasta area che coinvolgerà anche altri spazi monselicensi,  di seguito l’articolo citato [ Clicca qui…]


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  • Casa Cattin e i locali dell’ex enoteca al castello saranno restaurati

    Casa Cattin e i locali dell’ex enoteca al castello saranno restaurati

    A fianco del Castello, in via del Santuario, si trova un grande ed elegante edificio trecentesco, a due piani di proprietà della Regione. Lo stabile è carico di storia, noto ai monselicensi come ‘casa Cattin’ (l’ultimo custode del castello di Monselice). La Regione nel suo progetto lo chiama ‘Casa Salotto’.
    UN PO’ DI STORIA
    Pochi sanno che l’edificio è stato anche la dimora anagrafica, fino agli anni ‘50, della moglie del Cini Lyda Borelli. Non gradiva dormire nella sua magnifica villa sul Montericco, ma a Monselice a due passi dal castello. Ogni mattina con una piccola carrozza, trainata da un cavallo, si faceva portare sul Montericco. Per lei il conte aveva immaginato una passerella aerea che univa la casa con il castello.
    I locali hanno ospitato, successivamente,  la redazione di un mensile pattinato di GA. Cibotto e l’enoteca al castello, gestita dai celebri Chiari/Berti (?): un eccentrico locale con un ampio giardino esterno.  Per decenni l’edificio, realizzato in pietra e caratterizzato da un grande e antico portone in legno, ha ospitato una curiosa enoteca, dove i visitatori potevano sostare tra reperti d’epoca, armature, oggetti medievali e godere della quiete di un piccolo e accogliente giardino avvolto da mura storiche.
    E’ rimasta nel web la pagine fb dell’enoteca.

    IL RESTAURO
    Il progetto più ambizioso riguarda Casa Salotto (nota come Casa Cattin), edificio trecentesco  riceverà 2 milioni di euro per una completa riqualificazione. L’immobile, abitato fino agli anni ottanta e poi passato alla Regione, versa in condizioni critiche con cinque punti di infiltrazione dal tetto e gravi carenze strutturali. Il restauro conservativo trasformerà l’edificio in una struttura ricettiva di pregio con cinque’ stanze e una suite panoramica all’ultimo piano. Entro novembre è atteso il progetto esecutivo, i lavori dovrebbero partire a giugno 2026 con chiusura entro la fine del 2028.
    L’architetto Giorgio Galeazzo ha precisato che l’edificio sarà destinato a bed and breakfast. Il piano interrato sarà dedicato alle cucine e alla colazione, il piano terra all’accoglienza, mentre il primo piano e l’ultimo accoglieranno tre camere da letto e una suite. Ora i lavori di progettazione si stanno concentrando sul consolidamento della parte strutturale e poi sarà rifatto completamento il tetto con nuove travature.

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  • Una tela di Bortoloni della Pieve di santa Giustina sarà esposta a Treviso

    Una tela di Bortoloni della Pieve di santa Giustina sarà esposta a Treviso

    La parrocchia del Duomo ha comunicato che la tela di  𝙈𝘼𝙏𝙏𝙄𝘼 𝘽𝙊𝙍𝙏𝙊𝙇𝙊𝙉𝙄, 𝑪𝒓𝒊𝒔𝒕𝒐 𝒊𝒏 𝑪𝒓𝒐𝒄𝒆, 𝑴𝒂𝒅𝒅𝒂𝒍𝒆𝒏𝒂 𝒆 𝑺𝒂𝒏 𝑩𝒆𝒏𝒆𝒅𝒆𝒕𝒕𝒐 (1730-1732), olio su tela, 213 x 95 – dopo un breve restauro – sarà esposta dal 5 aprile al 13 giugno 2025 all’interno della mostra 𝙈𝘼𝘿𝘿𝘼𝙇𝙀𝙉𝘼 𝙀 𝙇𝘼 𝘾𝙍𝙊𝘾𝙀, 𝘼𝙈𝙊𝙍𝙀 𝙎𝙐𝘽𝙇𝙄𝙈𝙀, presso il Museo di Santa Caterina a Treviso.

    La mostra, che affronta temi universali quali passione, sofferenza, devozione, redenzione, amore, vuole mettere in luce le figure di Cristo e Maria Maddalena, esplorandone lo straordinario potenziale emotivo. La tela è incentrata sulla figura della Maddalena che regge la croce.

     

    𝙈𝘼𝙏𝙏𝙄𝘼 𝘽𝙊𝙍𝙏𝙊𝙇𝙊𝙉𝙄

    QUALCHE NOTIZIA SU BORTOLONI (Canda di Rovigo, 1696 – Mondovì, 1750),

    Bortoloni è stato un pittore italiano del periodo del rococò, attivo prevalentemente nelle aree di Bergamo e Venezia. Dipinse un ciclo di 104 pannelli ad affresco per la Villa Cornaro-Gable, una villa palladiana presso Piombino Dese, Padova, caratterizzati da visioni prospettiche e da giochi figurativi manieristici. Dipinse anche i soffitti della Ca’ Rezzonico di Venezia, nonché affreschi di Palazzo Visconti di Brignano Gera d’Adda. Altri esempi dei lavori del Bortoloni si possono ritrovare in molti monumenti del Veneto e della Lombardia, incluse le chiese parrocchiali di Castelguglielmo e Fratta Polesine, e i soffitti della Chiesa di San Nicola da Tolentino (il presbiterio, c. 1730) con la Gloria di S. Gaetano nel quale dimostra di aver imparato la lezione del Tiepolo e di aver impreziosito la gamma cromatica, della Villa Vendramin-Calergi e del Palazzo Brentano di Corbetta, dove collaborò con Giovanni Angelo Borroni. Le sue opere sono state rintracciate anche nelle chiese ferraresi e nel Polesine, e tra i suoi lavori si annoverano l’ Adorazione dei Pastori e l’ Adorazione dei Magi realizzate nel 1734. Assieme a Giuseppe Galli Bibiena e Felice Biella, tra il 1746 ed il 1748, Bortoloni completò gli affreschi del Santuario di Vicoforte dove dimostrò un avvicinamento allo stile del Crosato. Bortoloni conobbe varie correnti artistiche e nella sua duttilità fu pronto ad assimilarle, rimanendo nello stesso tempo autonomo e indipendente. Grazie ai suoi caratteri estrosi e stravaganti che resero la sua pittura al limite del grottesco. Maggiori info [ clicca qui…]

     

    𝙈𝘼𝙏𝙏𝙄𝘼 𝘽𝙊𝙍𝙏𝙊𝙇𝙊𝙉𝙄, 𝑪𝒓𝒊𝒔𝒕𝒐 𝒊𝒏 𝑪𝒓𝒐𝒄𝒆, 𝑴𝒂𝒅𝒅𝒂𝒍𝒆𝒏𝒂 𝒆 𝑺𝒂𝒏 𝑩𝒆𝒏𝒆𝒅𝒆𝒕𝒕𝒐

     

    L’opera di Mattia Bortoloni, datata 1730, è ritornata a casa nei primi di ottobre 2025 e subito  riconsegnato alla comunità di monselicense e ricollocato nella Pieve di Santa Giustina, nella parete sinistra della chiesa. Alcune fonti storiche,  riferiscono che la tela di Monselice sia stata eseguita per la chiesa di Santa Rosa di Monselice e collocata dove ora la si vede durante i restauri del secolo scorso.  L’occasione della mostra di Treviso ha così dato l’opportunità di un maggiore studio dell’opera e una più ampia visibilità turistica, nonché un puntuale restauro.

     

     

    UNA PRECEDENTE MOSTRA A ROVIGO DI BORTOLONI

    Nel 2010 la nostra opera di Bortoloni è stata esposta alla mostra  “Bortoloni Piazzetta Tiepolo: il 700 Veneto” a Rovigo nei primi del 2010. Info  [ clicca qui…]

    Info sulle tele della pieve di Santa Giustina di Monselice [ clicca qui…]

    Ottima iniziativa che vuole far conoscere il nostro patrimonio artistico nel Veneto.

    Monselice 21 febbraio 2025

     


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  • Nuovo libro di Valandro sulle 7 chiesette

    Nuovo libro di Valandro sulle 7 chiesette

    Giovedi 13 febbraio 2025 è stato presentato al castello di Monselice l’ultimo libro di Roberto Valandro: ‘Sul Santuario delle sette chiesette e la grotta dei due San Francesco’. Valandro questa volta ha sviluppato la storia del nostro monte sacro, concentrandosi sull’intricata vicenda della grotta dei ‘due’ san Francesco sull’esedra scamozziana. Costruita dai Duodo per San Francesco d’Assisi è stata utilizzata anche per il santo missionario San Francesco Saverio. Tante notizie e tante immagini che valorizzano la nostra storia cittadina.
    Tra le novità segnaliamo una scheda con immagine della perduta chiesuola/oratorio dei Cappuccini, esistente in via Santarello, dedicata a San Giovanni Battista. Apparteneva alla famiglia Malipiero e faceva parte della loro sontuosa villa in via M. Carboni.
    Valandro precisa che l’oratorio fu donato dai Malipiero ai religiosi francescani nel 1614 affinché fosse destinato ad ospitare i frati Cappuccini e Francescani che passavano per Monselice.
    L’ospizio espletò la sua specifica funzione fino alla soppressione napoleonica del 1810. Un ultimo documento del 24 novembre 1827 ci fa conoscere che oratorio e luoghi annessi, erano già nelle mani di privati.
    Nella preziosa foto quello che rimaneva dell’edificio religioso squarciato da una bomba verso la fine della 2° guerra mondiale. Per fortuna l’altare è stato recuperato e ricomposto nel convento di San Giacomo. Del vecchio oratorio ora però non esiste più nulla.

     

    Monselice, 14 febbraio 2025


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  • Ritornano a splendere le vetrate nella chiesetta di San Giorgio di Monselice

    Ritornano a splendere le vetrate nella chiesetta di San Giorgio di Monselice

    Vetrai, elettricisti e muratori si alternano velocemente nella chiesetta di San Giorgio per ultimare i lavori di restauro nell’oratorio dei Duodo. Le vetrate – novecentesche- sono appena state riparate dalla ditta De Poli e riposizionate con cura al loro posto. Gli elettricisti hanno installato un nuovo e potente impianto di illuminazione, mettendo in sicurezza tutto l’edificio religioso.
    Ci accompagna nella visita Don Paolo Marzellan, il rettore del Santuario che – soddisfatto – ci informa che la spesa di circa 50.000 euro sarà interamente coperta da donazioni.
    Tutto sarà pronto per sabato 15 febbraio 2025, giorno dell’inaugurazione. Infine chiediamo a Don Paolo come sta andando l’anno Giubilare. ‘Bene – risponde – vedo tanto entusiasmo, ma tanti vengono per una passeggiata dimenticando che le 7 chiesette sono un Santuario, un luogo di preghiere all’aperto’. Speriamo che l’anno giubilare rinnovi anche la religiosità della Bassa Padovana, aggiungiamo noi. Nel frattempo godiamoci i colori della nuove vetrate che rimandano luci coloratissime nella vecchia chiesetta, illuminando anche i ‘nostri’ martiri romani. Anche per loro sarà una festa ‘colorata’.
    Inaugurazione delle vetrate restaurate presso l’Oratorio di San Giorgio è avvenuta il 15 febbraio 2025. La benedizione da parte di don Francesco Vicario Foraneo di Monselice, coadiuvato da Mons. Paolo Marzellan e don Alessandro Fusari. Tra i contributi  per il restauro anche l’associazione amici dei musei di Monselice
    Dalla Difesa del popolo del 18 febbraio 2026

    Sono state restaurate e sono ritornate in questi giorni al loro posto le vetrate dell’oratorio di San Giorgio sul colle della Rocca, a Monselice. Una cappella progettata dall’architetto Vincenzo Scamozzi e che è parte integrante dell’originalissimo santuario dedicato alle Sette chiese giubilari. Il sito sulle pendici del colle fu concepito infatti da Pietro Duodo, nobile veneziano, come un luogo di culto e pellegrinaggio ispirato alle sette maggiori basiliche romane. Include sei cappelle lungo il percorso che si conclude con l’oratorio di San Giorgio, ognuna delle quali ospita opere di Palma il Giovane che raffigurano le grandi chiese cui sono dedicate.

    Nel 1605 il complesso ottenne da Papa Paolo V il privilegio dell’indulgenza plenaria a chi visitava le cappelle, paragonabili per merito alle basiliche di Roma: cosa che ancora oggi rappresenta una sorta di unicum. La chiesa di San Giorgio, esistente già prima e restaurata dalla famiglia Duodo, dal 1651 accoglie le spoglie di molti santi martiri. Nel 1715 vi furono traslate anche le reliquie di un san Valentino, venerato come protettore dei bambini dall’epilessia, motivo per cui il 14 febbraio il sito è meta di pellegrinaggi. La storia delle vetrate è più difficile da ricostruire, in quanto non è chiaro se esse risalgano ai miglioramenti estetici del 1715 oppure all’inaugurazione del 1791. Lo stile, più vicino a quello ottocentesco, fa propendere per la seconda ipotesi.

    Le vetrate oggetto di intervento sono dieci, quattro ottagonali con lati obliqui curvati verso l’interno, due mezzelune e quattro pannelli rettangolari inseriti nelle ante delle due porte laterali di ingresso. Tutte sono legate a piombo e decorate a grisaglia, con disegno geometrico-floreale. Erano apparse fin da subito in avanzato stato di degrado, con collasso parziale di alcune tessere vitree riconducibile a scarsa protezione degli infissi, esposti a piogge e sollecitazioni.

    L’intervento è stato totalmente finanziato da offerte private, e realizzato nei laboratori della ditta Arte Poli di Verona dalla restauratrice Elena Fattore, dove si è provveduto alla sostituzione dei pezzi irrimediabilmente deteriorati, all’integrazione delle tessere con mancanze, alla saldatura di quelle fratturate con resina acrilica o alla loro sostituzione secondo l’uso delle vetrate antiche con grisaglia, alla pulizia dei vetri e brunitura della legatura dei piombi.

    Sono stati recuperati anche gli infissi lignei e, per l’occasione, è stato rifatto anche l’impianto di illuminazione.

    Monselice, 17 febbraio 2025

     


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  • Decorazione del soffitto della prima chiesetta del Santuario giubilare di Monselice

    Decorazione del soffitto della prima chiesetta del Santuario giubilare di Monselice

    Sappiamo che le 7 chiesette hanno avuto un lungo percorso architettonico: dal 1605 a fine 700. Diversi architetti si sono alternati secondo i voleri dei Duodo. Sicuramente era prevista anche la decorazione dei soffitti delle 6 cappelle, ma fatta la prima i lavori si sono interrotti.

    La storica dell’arte Elisabetta Antoniazzi ha studiato la prima chiesetta decorata al soffitto con una finta balaustra, festoni e cherubini. Dopo una attenta analisi ha riscontrato che la tipologia pittorica è molto simile a quella praticata nel settecento nelle ville venete. Forse i Duodo hanno incaricato un frescante attivo nelle vicine ville. Secondo la studiosa gli affreschi sono stati eseguiti nei primi del ‘700, in questo caso sarebbero stati commissionati da Nicolò Duodo.

    Sul santuario giubilare di Monselice [ Clicca qui…]


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  • Il poeta Giorgio Bassani sul belvedere delle 7 chiesette di Monselice

    Il poeta Giorgio Bassani sul belvedere delle 7 chiesette di Monselice

    Si arricchisce di una nuova esperienza il Parco letterario Francesco Petrarca e dei Colli Euganei gestito da Confesercenti: è stata inaugurata una targa che cita la poesia raccolta nel volume “Primi versi” che un giovanissimo Giorgio Bassani ha dedicato nel 1942 a Monselice e al suo «colle celeste». Questo idillio malinconico da ieri fa bella mostra di sé sul belvedere della Rotonda, poco prima dell’area sacra del Santuario Giubilare delle Sette Chiesette. Si tratta di un ulteriore “tassello” emozionale che completa il percorso che il Parco letterario Francesco Petrarca e dei Colli Euganei, l’unico nel Veneto, sta facendo vivere riportando, per ricrearne le suggestioni, i testi dei grandi scrittori che si sono ispirati al paesaggio euganeo.

    A leggere la poesia è stato il professor Paolo Gobbi, co-autore del libro “Di pensier inpensier, di monte in monte” (antologia di testi letterari dedicati ai Colli Euganei) che collabora con Confesercenti dal 2012, anno in cui il Parco è nato grazie all’adesione di quest’ultima alla rete nazionale Parchi letterari italiani. Si tratta a tutti gli effetti di costruire, facendo rete, un prodotto turistico in grado di valorizzare il territorio con l’invito alle amministrazioni a far vivere queste targhe.

    Ecco la poesia

    A Monselice il vento va
    sempre come al mare.
    Gira il treno al largo, non sa
    forse come approdare.

    Monselice, colle celeste,
    fronte pura e lontana,
    ricordo, di te, fra le meste
    casupole, una fontana.

    A Monselice, anche di giugno,
    la primavera non è senza nebbia.
    Con foglie e foglie l’autunno.
    L’inverno è tutto una sera.

    Ma, l’estate, i tigli lungo la strada
    di Rovigo? Al loro quieto
    stormire la luna m’amava,
    quand’ero ragazzo, in segreto.

    Giorgio Bassani, Monselice da L’alba ai vetri, Poesie 1942-1950

     

    Lo scrittore Riccardo Ghidotti ha stampato un interessante opuscolo sulla poesia con un buon commento dal titolo Monselice colle celeste. Omaggio a Giorgio Bassani.

     

    Il belvedere è stato costruito da Nicolò Duodo . Di seguito un saggio su Nicolò di Cristina Bertazzo  [ clicca qui…]

     

     


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  • Stupendo piviale all’apertura del giubileo monselicense 2025

    Stupendo piviale all’apertura del giubileo monselicense 2025

    STUPENDO PIVIALE ALL’APERTURA DEL GIUBILEO MONSELICENSE
    Oltre un migliaio di persone hanno partecipato all’apertura dell’anno giubilare, celebrata e presieduta dal vicario episcopale don Lorenzo Celi, dal rettore del Santuario Giubilare delle Sette Chiese don Paolo Marzellan e da Don Giacinto Costalunga.

    Manifesto che promuove l’apertura

    Don Celi indossa un prezioso piviale in broccato  di seta policroma, lavorato con oro  filato e oro riccio. Il tutto lavorato a telaio, di proprietà della Pieve di Santa Giustina, utilizzato nel tempo dai vari arcipreti per le funzioni religiose pubbliche. Un vero tesoro che andrebbe valorizzato e fatto conoscere. Tra i paramenti sacri troviamo una vasta gamma di articoli utilizzati dai sacerdoti: casule, camici, pianete, piviali, stole e molto altro. Tutti erano molto belli e sono stati utilizzati per secoli nella chiesa monselicense. La pieve aveva dei paramenti sacri degni di un vescovo. Sembra che quello nella foto sia datato 1940 in questo caso sarebbe stato indossato da mons. Gnata che reggeva la Pieve durante la seconda guerra mondiale.
    (Il broccato generalmente, soprattutto in passato, si intende un tessuto molto prezioso, per via dell’utilizzo della seta e delle trame metalliche in oro e argento.)
    Anche questo è giubileo.
    I GIORNALI PROMUOVONO IL GIUBILEO
    L’evento è stato molto seguito dai giornali locali e dalle tante agenzie WEB. Un apposito comitato, composto da tutti i soggetti  e associazioni civili e religiose, ha preparato nel migliore dei modi l’evento. Presentiamo alcuni articoli tratti dal Mattino e dal Gazzettino che hanno contribuito al successo della manifestazione.
    Il Mattino del 5 gennaio 2025 [ clicca qui…]
    Il Mattino del 6 gennaio 2025 [ clicca qui…]
    Gazzettino del 6 gennaio 2025 [ clicca qui…]
    IL LOGO DEL GIUBILEO DI MONSELICE
    Riccardo Ghidotti illustra il marchietto del Giubileo di Monselice


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  • Ca’ Sandri – Turetta a San Bortolo di Monselice

    Ca’ Sandri – Turetta a San Bortolo di Monselice

    Ca’  SANDRI – TURETTA a SAN BORTOLO

    Vicino alla rotonda di San Bortolo si intravede la storica abitazione dei fratelli Turetta, che nel secolo scorso gestivano, in affitto, ben 80 campi dell’ospedale di Monselice. Ca’ Sandri-Turetta risale ai primi decenni del XVII secolo ed è affiancata da una grande barchessa, oggi in pessime condizioni, anch’essa dello stesso periodo. Fino al XIX secolo la cartografia la indica come Ca’ Sandri; in seguito passa in proprietà all’ospedale civile di Monselice, che a sua volta la cede in affitto alla famiglia Turetta, rimasta lì fino agli anni ’80 del XX secolo. La villa, al suo interno, presenta elementi decorativi di pregio ed è tutelata dalla Soprintendenza ai beni storici e artistici.

     

    I fratelli Turetta erano molto conosciuti perché militavano attivamente nel Partito fascista. Svolsero un’intensa attività politica, usando spesso le maniere forti. Per quanti volessero approfondire, rimando al mio libro sulla Seconda guerra mondiale, disponibile su www.ossicella.it.

    La loro casa, oggi in stato di abbandono, è la classica villa padronale veneta. Si tratta di un complesso composto da una casa di abitazione a due piani e da un’ampia barchessa, dove si svolgevano tutte le attività agricole del tempo, dalla stalla al fienile. L’immobile è tutelato dalla Soprintendenza: era una piccola cittadella rurale attorno alla quale lavoravano e vivevano un centinaio di persone dedite alla conduzione del fondo agricolo. Le attività erano favorite dalla strada regia che portava a Rovigo.

    Attualmente la struttura si presenta in pessime condizioni. È stata messa all’asta più volte senza risultato. La stima del Tribunale era di 510 mila euro. Finalmente, all’inizio dell’anno, l’immobile è stato acquistato da una società immobiliare della zona, che ha già avviato le prime operazioni di pulizia e presentato in Comune alcune ipotesi di restauro.

    La struttura potrebbe diventare un punto di riferimento logistico per la Bassa padovana. Ho potuto visitare l’edificio qualche anno fa ed era davvero imponente. Peccato che ora sia circondato dalle fabbriche della zona industriale, privandolo dello spazio per “respirare”. Speriamo che il nuovo proprietario possa investire nel complesso, inventandogli un futuro compatibile con il suo passato.

     

    Il Mattino di venerdi 12 gennaio 2024, pubblicava una bella scheda sull’abitazione dei fratelli Turetta firmata da Giada Zandonà, un edificio al centro della storia del primo novecento a Monselice. lo riportiamo integralmente

     

    Un bel video con la storia e foto d’archivio è disponibile qui…  [ clicca qui…]

    Monselice, 26 giugno 2026 – A cura di Flaviano Rossetto

     


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