Capitello di San Giovanni Battista sulla salita per il Montericco

Capitello di San Giovanni Battista sulla salita per il Montericc
 
Una bella tradizione locale – da conservare – racconta che il 24 di giugno di ogni anno, giornata dedicata al santo, i montericcani partecipavano alla processione sino al capitello. Dopo la celebrazione della messa, salivano sul Monte Ricco per raccogliere la rugiada per mescolarla con la farina, in modo da ottenere un pane dal sapore particolare e delizioso, ‘il pane di San Giovanni’. 
 
La famiglia Belluco sta cercando di mantenere viva la tradizione storica ed il 24 giugno nei pressi del capitello fa celebrare una santa messa in ricordo della cerimonia di un tempo. Poi la giornata termina con una cena di ringraziamento in ricordo del pane di San Giovanni Battista; protettore di albergatori, sarte, lavoranti del cuoio.
 
STORIA DEL CAPITELLO
Bella immagine con sullo sfondo la stalla e la casa della famiglia Rosa Antonio (1950/60). La loro abitazione si intravvede dietro al capitello in alto.  Il Montericco è stato acquistato da Giorgio Cini nei primi del Novecento per estrare il sasso utilizzato come sottofondo nelle aree portuali e nelle strade di mezzo veneto. Il figlio Vittorio Cini finita la seconda guerra mondiale vende il monte ad altri cavatori: Mardegnan e poi Rizzi. Nel 1990 il capitello e la casa sullo sfondo vengono acquistati da Giovanni Belluco. Giovanni ricostruisce la casa ( un po’ più alto)  e ristruttura il capitello.  Da ricordare che dentro al capitello c’era una statua in trachite di San Giovanni che purtroppo è stata rubata.
 
 
Capitello Belluco sulla salita x il Montericco
 
 

La tradizione nel giorno del solstizio

A metà dell’anno scoccava puntuale, in una delle notti magiche del calendario agrario europeo durante il quale si concedeva spazio a rituali dal sapore paganeggiante e preistorico. La rugiada della notte era ritenuta miracolosa, usata per impastare el levadin, il lievito fermentante per il pane di tutto l’anno, così come raccogliere le erbe atte a liberare da malattie e malefici evidenziava antiche pratiche terapeutiche. Nella cappelletta dedicata a San Giovanni sulla vetta, da quando la famiglia Cini s’era impossessata del colle, si celebrava messa anche per i loro braccianti e operai; in realtà, come ha dimostrato Antonio Rigon, la dedicazione della chiesuola fondata nel 1203 spettava a San Giovanni Evangelista, onorato il 16 maggio e il 27 dicembre: un tentativo, forse, di sovrapporsi alla primitiva tradizione volendola cancellare o sminuire con la presenza di un piccolo monastero e di un santo omofono, concorrente per ufficialità di culto e di prestigio.

Nella cappelletta che si credeva dedicata da sempre a s. Giovanni Battista, sulla vetta del Monte Ricco, da quando la famiglia Cini s’era impossessata del colle celebravano il rito anche per tutti gli operai delle cave. I giardinieri iniziavano il lavoro di preparazione molti giorni avanti, sistemando le aiuole e i viali che conducevano alla villa, applicando un’estesa illuminazione in modo che la folla, controllata dai sorveglianti, non uscisse dai percorsi stabiliti. Quella notte lo spettacolo era fantastico: sembrava di vivere in un altro mondo. Recitata la santa messa mattutina, usciva ‘el frate barbon’: agli uomini offriva da bere e ai bambini regalava frutta di stagione. Nella notte di S. Giovanni, oltre a raccogliere la rugiada per il lievito del pane, tutti
versavano l’albume di un uovo in una bottiglia colma d’acqua, deponendola in un prato vicino a casa. ‘Co ’l sguasso’ l’albume si trasformava in una culla, dove mettere a dormire s. Giovannino. Otto giorni prima e sera dopo sera veniva fatto suonare ‘el batòcio’ della campanella dalla vetta del colle, sonoro avviso che la festa si approssimava.
La vigilia, a mezzanotte in punto, la gente cominciava a salire, chi a piedi chi in carretto, ‘cargo de ogni bendedio’, chi sull’asinello. Una volta sul cocuzzolo, cominciava la sagra: alcuni suonatori intonavano musiche e canzoni e le coppie iniziavano a ballare. Per chi non si scatenava nella danza, c’era la grande abbuffata sistemati i commensali su lunghe tavole (questo al tempo dei Cini): dentro enormi pentoloni, ‘i calièri’, venivano cotti ‘i subiòti’ e conditi con sugo di pomodoro. E per l’intera notte continuavano ad affluire persone, giovani e vecchi donne e uomini. I montericcani andavano fieri di questa loro usanza perché molti arrivavano dai paesi vicini, per vedere e partecipare. Restavano alzati ‘tutanote’ e, dopo la messa mattutina, chi aveva ancora energie da spendere proseguiva la baldoria fino alla mezzanotte successiva. Poi la cuccagna cessava come d’incanto e ognuno tornava da dove era arrivato. Il fenomeno-festa presentava dunque i caratteri tipici di una visione del mondo che collimava con una concezione ciclica del tempo esemplata sul calendario cristiano, con in più la straordinarietà (la capacità cioè di uscire dal quotidiano senza tuttavia negarlo) e lo spessore ludico, trovando in se stessa le motivazioni gratificanti

Il nome Monte Ricco è documentato per la prima volta nel secolo 13°, anche nei testamenti del cardinale Simone Paltanieri. Il termine Ricco (di origine longobarda) viene a sostituire nelle pergamene notarili la denominazione Mons Vinearum (Monte delle vigne).

Una leggenda racconta che nei tempi antichi un cercatore trovò sul colle tracce di oro, infatti sembra che un carro tutto d’oro ricoperto da pietre preziose fosse stato sommerso da una frana. Molti da allora si misero sulle tracce del fantomatico carro dell’oro, ma le ricerche non diedero alcun risultato, rimase però il nome del colle che da allora si sarebbe chiamato Monte Ricco (Dal libro di Romolo Brugiolo ‘Preghiere di strada).

Maggiori info sulla chiesetta in cima al Montericco e sulle tradizioni collegate in https://www.ossicella.it/monselice/montericco/
 
 
San Giovanni Battista sulla salita per il Montericco
 

 


Sulle iniziative per San Giovanni segnalo un bell’articolo pubblicato nel Mattino del 19 Giugno 2025 nel quale si fa una breve panoramica delle ‘feste’ nel Veneto e si sofferma a raccontare come la ricorrenza viene ricordata anche nel LAGO DI LISPIDA tra le sirena del lago [ clicca qui…] 
 

 

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