News culturali

Un monumento ai nostri migranti in Brasile, opera di Domenico Travaglia

Sul piazzale del Duomo di Monselice è stata sistemata, per qualche settimana, ‘La pietra del migrante’ per ricordare il contributo che l’emigrazione italiana ha fornito alla cultura, all’economia e al carattere nazionale del Brasile. Da lontano 1874 più di un milione e mezzo di italiani sono stati protagonisti dello sviluppo del Paese sudamericano. La scultura realizzata dall’artista monselicense Domenico Travaglia prenderà la via della città di Antonio Prado, nella regione del Rio Grande do Sul, con cui Monselice è gemellata. Un’opera di oltre due tonnellate realizzata per celebrare i 150 anni dell’emigrazione italiana, e soprattutto veneta, ha richiesto più di un anno di lavoro. «Questo progetto è nato dalla volontà dei due Comuni gemellati, dei due Lions Club e delle rispettive Società Operaie, in collaborazione con la parrocchia di San Giuseppe Operaio – spiega l’avvocato Lucio Merlin, del Lions Club di Monselice dalle pagine del Gazzettino del 5 agosto 2026-. Antonio Prado è conosciuta come la città brasiliana con il maggior numero di abitanti di origine veneta. Ci sembrava giusto ricordare con un gesto concreto questo sentimento di vicinanza e di comunanza». Il gemellaggio fra Monselice e Antonio Prado venne siglato nel marzo dell’anno scorso. Il percorso per arrivare all’intesa mosse i primi passi nel novembre 2019, con un accordo tra la Società operaia di Monselice e la “Sociedade pradense de mutuo socorro” di Antonio Prado. L’opera, battezzata “La pietra dei migranti”, si legge partendo dalla base. Una barca carica di teste rappresenta il loro viaggio alla ricerca di nuove terre. […]

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Lo spettacolo ‘A passo di Danza’ 2026 a Monselice

Domenica 12 luglio 2026, in piazza Mazzini a Monselice, ha avuto luogo il bellissimo saggio-spettacolo della scuola “A Passo di Danza”. Sul palco si sono esibiti gli allievi della scuola con una decina di balletti ricchi di coreografie, accompagnati da luci colorate e da una musica coinvolgente. I giovani ballerini hanno dato il massimo, mettendo in luce quanto avevano appreso in mesi di studio e di impegno, guidati dalla straordinaria professionalità e dalla passione di Miriam Fornasiero, punto di riferimento della scuola. L’associazione “A Passo di Danza” è una storica associazione dilettantistica di Monselice dedicata all’insegnamento della danza. È specializzata in danza classica, danza moderna e contemporanea, hip hop e altre discipline accademiche e di urban dance. Nel corso degli anni la scuola ha organizzato numerosi saggi e spettacoli, diventando un punto di riferimento per la formazione di giovani ballerini nel territorio di Monselice e dei Colli Euganei. È stata una serata magica, fatta di musica, balletti travolgenti e tanta, tanta passione, durante la quale due giovani cantanti hanno interpretato anche alcuni brani di Marco Mengoni. Bravi tutti Purtroppo i negozi erano chiusi!!   Monselice 12 luglio 2026            

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Il nuovo Sindaco apre la porta romana

Sabato mattina 13 giugno, tra la sorpresa generale ha deciso di aprire e chiudere di persona l’accesso che sale verso il santuario delle Sette Chiese e la sommità del colle della Rocca. Una scelta – precisa il Sindaco –  dettata dall’urgenza, dopo che la società che gestisce il complesso per conto della Regione ha annunciato lo stop al servizio. In una nota il Sindaco precisa: Giovedì 11 giugno mi è arrivata una mail di Veneto Edifici Monumentali (VEM), indirizzata alla parrocchia del Duomo nella persona di mons. Paolo Marzellan e, per conoscenza, a me. La società – che gestisce per conto della Regione il complesso monumentale della Rocca – comunica che, a partire da sabato 13 giugno, non potrà più provvedere all’apertura e alla chiusura del complesso, un servizio che qualifica come reso in via straordinaria. Le ragioni indicate sono la carenza di personale e la necessità di assicurare ai dipendenti le turnazioni per le ferie. Contestualmente, è stato rimosso il cartello indicante gli orari di accesso alle Sette Chiese. Il rischio immediato è la chiusura del santuario giubilare, nel pieno della stagione turistica. Non si possono privare la città e i turisti della possibilità di accedere alla Rocca e di visitare un luogo che tutta Italia ci invidia. Ho pertanto ritenuto doveroso assumermi io stesso la responsabilità di aprire e chiudere la Porta Romana: in una sola giornata era impossibile organizzare un servizio sostitutivo. La aprirò e la chiuderò fino a quando la questione non sarà definita. L’onere dell’apertura […]

Edifici Storici - Restauri

Un libro per i cent’anni della chiesa di San Cosma di Monselice

Un libro per i cent’anni della chiesa di San Cosma Quest’anno la parrocchia di San Cosma celebra il centenario della costruzione della chiesa. Per l’occasione il parroco e alcuni fedeli hanno programmato una serie di iniziative con l’obiettivo di festeggiare e condividere questo importante anniversario con tutti gli abitanti della piccola frazione. La storia della nuova chiesa ebbe inizio il 6 gennaio 1920, quando l’allora parroco, don Domenico Favaro, riunì i capifamiglia per proporre la costruzione di un nuovo edificio religioso in una posizione più centrale rispetto alla chiesetta già esistente fin dal 1200. La proposta fu accolta con favore dalla comunità, che si mise subito all’opera contribuendo come poteva ai lavori: chi offrendo manodopera, chi donando i prodotti della campagna, come grano, uova e altri beni in natura. In breve tempo il progetto ottenne il sostegno della diocesi di Padova e il 18 aprile 1922 il vescovo Luigi Pellizzo benedisse la prima pietra. Il 27 settembre 1926, in occasione della festa dei santi Cosma e Damiano, una solenne processione trasportò il Santissimo Sacramento dalla vecchia chiesetta campestre al nuovo edificio, inaugurando di fatto la nuova parrocchia. La soddisfazione fu grande, anche se mancava ancora il campanile, costruito soltanto alcuni anni più tardi. Da quel momento la nuova chiesa divenne il centro delle iniziative religiose e della vita comunitaria della frazione. L’intera vicenda della chiesa di San Cosma, dal 1926 al 2026, è stata raccolta in un libro dallo storico Riccardo Ghidotti, intitolato San Cosma – Antica Stortola. Nel Centenario centenario […]

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Secondo lo storico Francesco Jori a Ponso c’era il centro dei Veneti antichi

Il Mattino del 27 maggio 2026 ospitava un interessante articolo di Francesco jori sul Santuario Veneto-romano di Ponso recentemente rinvenuto in quel comune. I reperti archeologici, precisa subito Jori, emersi a Ponso, offrono una decisiva conferma che le radici del Veneto di oggi affondano in una sorta di triangolo virtuoso collocato tra le Basse padovana, polesana e veronese. La città di Este aveva già assunto il ruolo di vera e propria culla della civiltà veneta, esercitando una concreta supremazia culturale, economica e anche politica su un territorio che va dal versante occidentale degli Euganei a buona parte del territorio veronese, dal grande emporio greco-etrusco di Adria alla Slovenia. Anche in seguito agli stretti rapporti commerciali e culturali con il mondo etrusco, e agli insediamenti in area veneta di nuclei provenienti dall’Etruria, ha adottato a sua volta un alfabeto mutuato da quella realtà, di cui i suoi abitanti si servono per scrivere in una lingua di marcato carattere indoeuropeo, che prenderà il nome di venetico. È così divenuta il centro principale della produzione di bronzi decorativi, prezioso articolo da export; inoltre, accanto alle tradizionali attività agricole e di allevamento, ha sviluppato un’industria che lavora il ferro, la ceramica, il legno, la pietra, il vetro. Manterrà a lungo questa supremazia, prima di essere superata attorno al quarto secolo avanti Cristo dalla vicina Patavium. Commerciavano lungo l’Adige e facevano da collegamento con le attività lungo l’adriatico. ESTE LA CITTA’ DEI VENETI LUNGO L’ADIGE Este diventa il polo di riferimento di una vasta area lungo […]

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Ritrovato un santuario veneto-romano a Ponso (PD)

Sono almeno una dozzina i cippi fin qui individuati nell’area di scavi della variante della Strada regionale 10 della Bassa Padovana, in quello che appare essere il sito archeologico più promettente di questo secolo in Veneto, nel territorio del Comune di Ponso (Padova). Tutti iscritti con caratteri dei veneti antichi, i “Venetkens”, tra il quinto e quarto secolo avanti cristo, fino all’arrivo dei romani intorno al primo secolo avanti Cristo. Il sito, scoperto durante le operazioni di bonifica da residuati bellici, è ora all’attenzione della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le province di Padova, Treviso e Belluno, che sta lavorando per capire tipologia e perimetro del ritrovamento. È rimasto praticamente intatto per circa due millenni a causa di una alluvione dell’Adige, che ha conservato per tutto questo tempo il materiale lapideo sotto uno strato di due metri di fango. Sotto il coordinamento della funzionaria archeologa Carla Pirazzini, gli archeologi della ditta Sap (Società archeologica Srl) hanno portato alla luce cippi con iscrizioni nella lingua dei veneti antichi ma anche un grande cippo con iscrizione latina, segno della sedimentazione in almeno cinque secoli delle costruzioni in questo che appare un centro florido almeno fino all’età repubblicana. Rinvenute anche le vestigia di un interessante tempio circondato da colonne. Nel loro insieme, i dati finora acquisiti suggeriscono una continuità di frequentazione del luogo con trasformazioni nel tempo, piuttosto che un semplice abbandono. Il sito sembra infatti conservare una funzione significativa anche in età romana, pur con modalità e linguaggi diversi rispetto […]

News culturali

La forma del Suono del pittore Luciano Zambolin in mostra fino a Maggio ’26

A Monselice, presso lo showroom ‘Idea Uno Arreda, è allestita la mostra “La forma del Suono. Musicisti classici e contemporanei” del pittore Luciano Zambolin, visitabile fino a maggio 2026. L’esposizione raccoglie quindici acquarelli di grande formato dedicati a musicisti e cantanti, appartenenti sia al repertorio classico sia a quello contemporaneo. Le opere si distinguono per l’uso di tonalità intense, attraverso le quali l’artista tenta di costruire un dialogo tra i volti dei protagonisti e la musica da essi interpretata o prodotta. I soggetti sono ritratti con attenzione realistica, ma al tempo stesso inseriti in atmosfere animate da improvvise incursioni cromatiche di matrice astratta. Le pennellate danno vita a ritmi visivi, toni dominanti e richiami cromatici ricorrenti, capaci di evocare emozioni e suggestioni. Il tratto raffinato e l’uso espressivo del colore caratterizzano l’intera produzione esposta, restituendo immagini in cui la musica sembra prendere forma attraverso la pittura. Ne emerge una sorta di sinestesia visiva, in cui l’osservatore ha l’impressione di “ascoltare” ciò che vede: non semplici ritratti, ma interpretazioni artistiche capaci di tradurre in immagini il linguaggio sonoro. La mostra rappresenta un’occasione per appassionati e visitatori di confrontarsi con un dialogo tra arti diverse e di conoscere il lavoro di un artista che continua a raccontare il presente con sensibilità e profondità. Si consiglia una visita In una elegante e colorata brochure è riassunto il suo percorso artistico: Luciano Zambolin, docente di Discipline Pittoriche nei licei artistici statali e profondo conoscitore della Storia dell’Arte Antica e Contemporanea, è Pittore, Incisore, Scultore […]

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Presentata al Castello di Monselice la “Madonna con il Bambino” trafugata cinquant’anni fa

Presentata al Castello di Monselice la “Madonna con il Bambino” trafugata cinquant’anni fa Venerdì 27 marzo 2026, nell’aula Businaro del Castello di Monselice, si è tenuta la cerimonia ufficiale di restituzione della statua raffigurante una madonna con bambino, di mano toscana, trafugata il 10 marzo 1977. La Madonnina, scultura lignea policroma appartenente alla collezione del conte Vittorio Cini, è stata recuperata grazie alle indagini dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Venezia. Si trovava in un museo diocesano del Bergamasco. La storica dell’arte Federica Siti (a sinistra nelle foto), durante la presentazione, ha precisato che l’opera – in legno intagliato e dipinto, alta 122 cm – era entrata a far parte delle collezioni di Vittorio Cini nel 1941. Il conte l’aveva acquistata dall’antiquario romano Alfredo Barsanti. All’epoca venne collocata, con ogni probabilità, nella cosiddetta “Sala dell’angelo” della Casa romanica del castello monselicense. L’esperta la attribuisce, pur con cautela, allo scultore senese Francesco di Valdambrino, attivo in Toscana tra la fine del Trecento e i primi decenni del secolo successivo.   Valdambrino (Siena, seconda metà del XIV secolo – 1435 ca.) fu uno dei principali scultori senesi attivi tra la fine del Trecento e i primi decenni del Quattrocento. Formatosi a Siena nella bottega di Piero d’Angelo, padre di Jacopo della Quercia, operò prevalentemente in Toscana, distinguendosi soprattutto nella scultura lignea policroma. Partecipò nel 1401 al concorso per la porta del Battistero di Firenze, momento centrale della cultura artistica del tempo, e ricoprì anche importanti incarichi pubblici nella città di […]

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Ritrovata a Bergamo la Madonna con Bambino rubata dal castello di Monselice nel 1977

Per quasi 49 anni della «Madonna con Bambino» custodita nel Castello Cini, oggi chiamato Castello di Monselice, si erano perse le tracce. Il furto era stato denunciato il 10 marzo del 1977. Ora, quella preziosa statua lignea del XIV secolo è stata recuperata a Zogno, grazie anche all’impiego nelle indagini dell’intelligenza artificiale. L’operazione è stata condotta dai carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio culturale di Venezia, in collaborazione con i colleghi del Nucleo di Monza e con il coordinamento della Procura di Bergamo. L’opera recuperata è una scultura lignea a “tutto tondo”, alta 121 centimetri e poggiata su un basamento ottagonale. Riconducibile alla produzione delle botteghe pisano-lucchesi affini all’autore senese Francesco di Valdambrino, del quale assume le finezze stilistiche di produzione testimoniate dalle policromie e dai dettagli di lavorazione, la scultura si qualifica come un manufatto di peculiare rilevanza sotto l’aspetto artistico e devozionale. All’epoca del furto le fotografie della «Madonna con Bambino» furono inserite dai carabinieri nella banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, un archivio informatizzato che conserva quasi 8 milioni di manufatti censiti (di cui quasi 1 milione ancora da ricercare). Testo dal Corriere della Sera.   Breve video sul ritrovamento di tv7 https://fb.watch/FHtGnEIQxM/ Il Mattino di Padova del 5 marzo 2026 con un articolo del giornalista Nicola Cesaro dedica una intera pagina [ Clicca qui…] © 2026 a cura di Flaviano Rossetto Vedi anche:   Per news su Monselice https://www.ossicella.it/  Per arte e architettura https://www.ossicella.it/monselice/ Per storia di Monselice https://www.monseliceantica.it/

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