Un nuovo progetto per la dimenticata canonica di Marendole

Il Mattino del 1° settembre 2026 ha dato notizia dell’intenzione dell’Amministrazione comunale di partecipare a un bando dell’ANCI che mette a disposizione fino a 200 mila euro per progetti finalizzati alla rivitalizzazione di immobili pubblici inutilizzati.

L’edificio interessato potrebbe essere l’ex canonica di Marendole, che potrebbe diventare uno spazio destinato ai giovani, con l’obiettivo di sviluppare nuove attività e creare opportunità di lavoro.

Una notizia importante per un immobile che, purtroppo, negli ultimi anni è stato al centro di una complessa vicenda amministrativa, legata soprattutto alla definizione della sua proprietà.

Alla fine venne raggiunto un accordo tra Comune e Curia e fu approvato un progetto di recupero, del valore complessivo di circa 800 mila euro. Il progetto prevedeva la realizzazione, al piano terra, di una sala pubblica destinata alla frazione e di proprietà comunale, mentre i piani superiori sarebbero rimasti nella disponibilità dell’Istituto religioso, con la previsione di ricavarvi quattro appartamenti.

Durante l’Amministrazione Lunghi iniziarono i lavori al piano terra, ma il progetto non venne completato. Per varie ragioni, infatti, non furono realizzati gli interventi previsti ai piani superiori.

Di fatto, l’antica canonica è diventata, nel corso degli anni, uno dei simboli dell’abbandono. Ora la speranza è che il nuovo progetto possa finalmente riportare l’attenzione su questo importante edificio e consentirne il definitivo recupero.

UN PO’ DI STORIA

La chiesa di Marendole risulta documentata già nel 1276. Nel corso del Cinquecento, tuttavia, le visite pastorali attestano che non esisteva ancora una canonica stabile e che il rettore risiedeva a Monselice.

Secondo la tradizione e le notizie storiche disponibili, precedenti edifici destinati all’abitazione del sacerdote sarebbero stati distrutti o gravemente danneggiati, anche a causa di incendi e inondazioni.

Un ruolo importante nella storia della località sembra essere stato svolto dalla famiglia Buzzaccarini, alla quale sarebbero collegati alcuni interventi di ricostruzione e la disponibilità di edifici nella zona.

Anche il Comune di Monselice partecipò alla ricostruzione ottocentesca della canonica. Rimane tuttavia da chiarire a quale titolo avvenne questo intervento: si trattò di un semplice contributo alla parrocchia oppure il Comune vantava già allora qualche diritto di proprietà sull’immobile?

Nel corso del tempo, infatti, si è persa la documentazione archivistica relativa alla proprietà della canonica. Le ricerche furono effettuate negli archivi di Monselice e Padova e anche presso quelli della Curia, ma non consentirono di individuare con certezza la titolarità dell’immobile.

Da questa situazione nacque la necessità di raggiungere un accordo tra Comune e Curia per suddividere la proprietà della canonica.

L’attuale edificio viene generalmente attribuito alla fine del Seicento, probabilmente attorno al 1690. La canonica presenta una struttura rettangolare, sviluppata su due piani oltre al sottotetto. Al suo interno, la distribuzione degli spazi era caratterizzata da un salone centrale passante e da quattro stanze laterali, secondo una tipologia abitativa abbastanza diffusa nelle costruzioni rurali e religiose dell’epoca.

Un momento importante nella storia di Marendole fu il 1803, quando la comunità venne eretta in parrocchia autonoma.

IL RESTAURO

L’Amministrazione Lunghi aveva stabilito che l’intervento di recupero dovesse procedere per stralci.

Il progetto prevedeva, al piano terra, che sarebbe rimasto in capo al Comune, la realizzazione di un bar, di una sala pubblica polivalente e dei servizi igienici.

Ai piani superiori era invece prevista la realizzazione di quattro appartamenti, con una superficie compresa tra i 90 e i 100 metri quadrati, la cui proprietà sarebbe rimasta all’Istituto religioso.

L’intervento venne però realizzato solo parzialmente. Si procedette alla messa in sicurezza dell’intero edificio e alla realizzazione del cantiere relativo al piano terra, mentre gli appartamenti ai piani superiori furono lasciati al grezzo.

Complessivamente Palazzo Tortorini si accollò una spesa di circa 800 mila euro. Di questi, ben 250 mila euro furono messi a disposizione dalla Fondazione Cariparo, che si dichiarò disponibile a cofinanziare la parte dell’edificio destinata alle attività sociali.

GLI INTERVENTI SOCIALI

Da allora furono realizzate alcune iniziative, con alterne fortune. Nel 2018 un concorso di idee promosso dal Progetto Giovani premiò la proposta di realizzare accanto all’edificio un’area di sosta con una piccola officina destinata ai cicloturisti che percorrono l’Anello dei Colli Euganei.

Poi, però, più nulla.

Oggi la speranza è che l’Amministrazione comunale possa riprendere in mano il progetto di recupero dell’ex canonica, nell’interesse dei giovani e dell’intera comunità di Marendole, dando finalmente seguito a quanto era stato approvato e discusso circa una decina di anni fa.

La possibilità di accedere ai finanziamenti dell’ANCI potrebbe dunque rappresentare un’occasione importante per restituire alla frazione un edificio storico che, dopo anni di vicende amministrative e lavori di recupero rimasti incompiuti, attende ancora una nuova destinazione e una nuova vita.

Anche il Gazzettino del 3 settembre riprende lo stesso argomento con uno scritto di G. Brunoro.
Gazzettino del 3 settembre 2026
Foto tratta da tognetto.it/it/progetti/ex-canonica-di-marendole/
Monselice 4 settembre 2026

© 2026 a cura di Flaviano Rossetto

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