Il vecchio municipio (nella foto austriaco poi italiano) era stato costruito attaccato alla facciata dell’ex chiesa di San Paolo che secondo la leggenda sarebbe sorta su un tempio dedicato a Giove. Successivamente San Prosdocimo lo consacrò al culto cattolico.
La prima notizia, storicamente documentata sull’esistenza di un luogo pubblico destinato alle riunioni della comunità, risale al 6 marzo 1162, quando « sub porticu domenicalis domus, prope ecclesia S. Pauli », i «consoli» di Monselice stipularono un contratto, col quale veniva donato al canonico benedettino Guido Da Ferrara un terreno incolto, per la edificazione di un ospizio per pellegrini, diventato nel tempo il convento di San Giacomo.

Giulio Bolano (o Julio Bolani, come compare in alcune fonti veneziane) fu il pretore di Monselice nella seconda metà del Quattrocento, durante il dominio della Repubblica di Venezia. Non risulta che fosse un architetto di professione: la tradizione lo collega all’edificazione di una loggia pubblica perché ne fu il committente e il promotore in qualità di magistrato veneziano. (Vedi [Clicca qui…])
L’opera che rese celebre il suo nome fu la costruzione, nel 1470, della cosiddetta “Loza Grande” o Loggia del Pretorio, eretta davanti alla facciata della chiesa di San Paolo, nell’area oggi occupata dalla fontana di Mario Botta e dal Municipio. La loggia costituiva il luogo dove il pretore amministrava la giustizia e svolgeva le principali funzioni pubbliche della città.
Secondo il diarista veneziano Marin Sanudo, che visitò Monselice nel 1483, la piazza disponeva di «una granda loza» costruita da Julio Bolani, nella quale erano dipinti gli stemmi dei pretori che si erano succeduti nell’incarico. Questa testimonianza è una delle principali fonti storiche sulla loggia quattrocentesca.
Gli scavi archeologici condotti nell’area di San Paolo hanno confermato l’esistenza della Loggia Grande. L’edificio fu demolito nel 1573 per fare posto a una nuova loggia rinascimentale, anch’essa successivamente sostituita dall’Ottocentesco Palazzo Municipale, demolito negli anni Sessanta del Novecento.
Va segnalato che alcune pubblicazioni storiche ottocentesche e novecentesche definiscono Bolano anche “architetto”, ma in realtà il termine è usato nel senso di autore o promotore dell’opera. Le fonti più aggiornate e gli studi archeologici lo identificano come pretore veneziano, mentre l’identità del progettista materiale della loggia non è nota.
La loggia con tre arcate, che fu chiamata « grande » per distinguerla da un’altra di minori dimensioni costruita ai piedi dell’attuale torre civica.
Sotto la loggia furono dipinti gli stemmi dei vari podestà a ricordo del loro governo. I documenti ricordano che sotto le sue arcate si riuniva il Consiglio della comunità e si amministrava la giustizia. La loggia grande, a giudicare da certi disegni e stampe antiche, dal punto di vista architettonico, costituiva un elemento caratteristico della piazza.

Purtroppo nel 1834, con undici voti favorevoli su venti consiglieri votanti, si decise abbatterla per costruirvi sulle sue fondamenta un edificio, di un solo piano « con la certezza di poter affittarlo per lire 400 annue » allo scopo di salvare il bilancio traballante Comune.
Nel 1856, si aggiunse un altro piano e l’edificio che ne risultò divenne residenza municipale per circa 110 anni. Venne demolito nel 1966 portando alla luce, dopo mezzo millennio, quasi tutta la facciata della chiesa San Paolo la porta e le finestre sulla facciata come si vede tutt’oggi.
Al pianoterra c’erano il tabacchino e l’ufficio dei VIGILI URBANI.
La sede comunale venne trasferita nell’attuale villa Tortorini, dove si trova ancora.

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