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I conti Arrigoni degli Oddi protagonisti della storia di Monselice dei primi del Novecento

Due sindaci per una Città. I conti Arrigoni degli Oddi protagonisti della storia di Monselice dei primi del Novecento

I conti Arrigoni degli Oddi  sono stati sicuramente una delle famiglie più importanti della città di Monselice e per qualche anno hanno retto le sorti amministrative del nostro comune. Oddo Arrigoni degli Oddi è stato sindaco due volte: dal 1899 al 1900 e dal 1905 al 1907; mentre il figlio Ettore lo è stato dal 1913 al 1914, per diventare poi deputato dal 1913 al 1921.

Possedevano nel 1916 ben 400 ettari di terreno, quasi tutti nella omonima frazione. Il centro del loro ‘paesello’ è ancora occupato dalla villa padronale sorta sulle rovine di un piccolo castello. La massiccia e sontuosa costruzione, circondata da un parco secolare, sta per diventare un prestigioso luogo di ristoro per la città di Monselice. Sulla piazzola d’ingresso, ombreggiata da grandi platani, s’affaccia l’oratorio dedicato a S. Giovanni Battista: nella chiesetta sono raccolte alcune sepolture della famiglia. Di fronte si staglia l’emblematica mole vegetale della ‘povolata’, assurta ormai a simbolo della frazione grazie alla romantica leggenda della strega di Cà Oddo. Attorno alla villa troviamo ancora efficienti capaci magazzini a servizio della loro vasta proprietà agricola.

Presentiamo una breve storia politica dei protagonisti con l’obiettivo di documentare l’avventura politica degli Oddo a Monselice. Purtroppo la documentazione archivistica conservata a Monselice è molto scarsa, ma sufficiente per far conoscere una famiglia autorevole e prestigiosa della nostra città.

Per inquadrare il loro impegno politico è bene presentare la Monselice di quel tempo: due terzi dei 7700 abitanti registrati a fine Settecento abitavano sparsi nelle frazioni, legati al lavoro della terra, mentre il centro cittadino rivelava un’esigua struttura urbana composta da una cinquantina di possidenti che vivevano di sola rendita, da una cinquantina di preti, altrettante monache, una quarantina tra monaci e frati, 32 professionisti, 12 mercanti e negozianti, 94 bottegai, 302 artigiani e 105 servitori. 88 erano le famiglie nobili che avevano terreni e proprietà a Monselice; di queste solo una decina risiedevano a Monselice.

Le campagne padovane erano stremate dalla miseria e dalla carestia, aggravate inoltre dalle epidemie di tifo petecchiale. Lo storico Monteleone precisa che “A Monselice le paghe di contadini, muratori, calzolai, sarti, facchini erano la metà di quelle cittadine, mentre il prezzo del frumento e del sorgo era superiore a quello di città. Solo riso e fagioli costavano meno.”

All’inizio del Novecento Monselice contava ancora la percentuale più alta di pellagrosi della provincia e un esiguo numero di imprese e di addetti al settore manifatturiero. Il conte Oddo il 27 settembre 1905 intervenne in consiglio comunale denunciando la terribile situazione sociale determinata dalla pellagra e propose all’amministrazione comunale di acquistare un essiccatoio per le granaglie al fine di conservare nel migliore dei modi le derrate alimentari.

Oddo Arrigoni degli Oddi – sindaco 1899-1900

L’entrata in politica ai massimi livelli degli Oddo avvenne attorno al 1899 con la morte del vecchio sindaco Giovanni Pertile. Rapidamente fu nominato a sostituirlo, come facente funzioni, Girolamo Morello, un clericale che, “non avendo eccessiva capacità amministrativa – precisava Celso Carturan – aveva di fatto lasciato al segretario comunale Steiner la facoltà di fare e disfare a suo piacimento”. Dopo la compilazione del bilancio del ‘98, in soli otto mesi autorizzò numerose spese deliberate “in via d’urgenza e talune illegalmente: quali quelle supportate per onoranze funebri, feste, commemorazioni o quelle che finanziavano lavori urgenti … per far lavorare gli operai”, mandando in dissesto il bilancio comunale. La situazione non poteva continuare. Per sua fortuna nel dicembre 1998 Morello decade dalla carica per una nuova legge elettorale. Consiglio si riunì per l’elezione del nuovo Sindaco, ma data la situazione finanziaria comunale – con colpo di scena – venne eletto a grande maggioranza il conte Oddo Arrigoni degli Oddi. La mossa fu preparata segretamente da un gruppo di consiglieri i quali pensarono di ridare credito al Comune nominando una persona che raccogliesse la fiducia di tutti, liberandosi del vecchio sindaco Morello che credeva di essere rieletto.

Il conte Arrigoni, uomo di tempra difficile e rigorosa, non accettò però la carica, malgrado ogni pressione, persuaso a torto che le vicende del Comune non sarebbero andate come lui voleva. Per due volte il Consiglio si riunì per trovare il ‘cireneo’ che fosse disposto ad assumersi l’incarico.  La situazione era bloccata, bisognava andare al voto popolare.

Alle elezioni, comunque, moderati e clericali si presentarono uniti mentre i socialisti e i democratici non trovarono un accordo per formare una lista comune e furono sconfitti. Dal Consiglio, ampiamente rinnovato, uscì vittorioso il conte Arrigoni degli Oddi il quale, per governare, pose come condizione di poter scegliere una giunta di sua assoluta fiducia. Ma la sua azione politica durò molto poco a causa di ripetuti dissidi tra i clericali che volevano anch’essi avere l’ultima parola nella nomina negli assessorati.

Arrigoni degli Oddi si dimise una prima volta e, quindi, dopo essere stato rieletto, una seconda volta, nel febbraio del 1900. A questo punto, non trovando in Consiglio chi fosse disposto ad assumersi l’onere di guidare un’Amministrazione tanto disastrata e sottoposta alla vigilanza della prefettura, il parlamentino monselicense si dimise completamente. Padova allora nominò un commissario prefettizio col compito di preparare le elezioni.

Dalla consultazione popolare uscì vincitore il conte Alberto Balbi-Valier che resse l’incarico fino al 1905. Fu costretto alle dimissioni da una sentenza disciplinare avversa al suo segretario comunale accusato di interferire nella gestione del comune. La nuova crisi minacciava ancora una volta l’Amministrazione comunale malgrado la presenza di una compagine di maggioranza forte di ben 26 membri.

Il conte rosso – seconda elezione a Sindaco di Oddo Arrigoni degli Oddi (1905-1907)

Tra i candidati a Sindaco si fece strada ancora il conte Oddo Arrigoni degli Oddi che rappresentava il mondo clerico-moderato, contrapposto al gruppo che faceva riferimento al conte Balbi-Valier, Sindaco uscente. Oddo instaurò subito un rapporto privilegiato con il socialista monselicense Angelo Galeno ottenendo le simpatie dei socialisti. Galeno si giustificò con i suoi affermando che il conte Oddo era la ‘forza propulsiva’ di Monselice e loro potevano diventare “la minoranza di stimolo per una giunta che appariva abbastanza autonoma rispetto al mondo clericale e che aveva il pregio di non essersi compromessa con la giunta precedente sorretta da Balbi-Valier”.

Nella seduta del 30 ottobre 1905 il Consiglio, con 11 voti su 15 presenti, eleggeva Sindaco per la terza volta il conte Oddo Arrigoni degli Oddi; assessori furono nominati Amedeo Bacchini, Giacomo Fezzi e Domenico Scandola. Il successivo 7 novembre, il nuovo sindaco pronunciava dinanzi al consiglio il discorso con cui inaugurava la sua amministrazione, enunciando i migliori propositi per la sistemazione del Comune in tutti i suoi rami.

“Nello scrivere e nel parlare – precisava lo storico locale Celso Carturan – adottava uno stile calmo, elegante e forbito. Quando accettò la carica di Sindaco era in età parecchio avanzata, ma proprio nell’ultimo periodo della sua vita volle dare la sensazione che il sangue purissimo dei suoi ‘magnanimi lombi’ avesse subito infiltrazioni radicaleggianti.

Il conte Arrigoni – condizionato dal Galeno – concretizzò proposte e progetti per la sistemazione delle strade vicinali e attuata la municipalizzazione di molti servizi comunali. La sua politica con il passare dei mesi aveva assunto una tinta piuttosto ‘rossastra’. Ma la necessità di scongiurare amministrazioni straordinarie fece chiudere un occhio a molti dei suoi sostenitori.

Nel biennio 1906-‘07 il socialista Galeno riuscì, grazie all’appoggio della Camera del Lavoro, ad esercitare un’enorme pressione sulla vita politica e amministrativa della sua cittadina anche se a livello provinciale l’inedita alleanza era guardata con sospetto e quando poteva bocciava i progetti del conte. Ad esempio, non approvò la spesa per una scuola pubblica caldeggiata anche dal Galeno. L’esponente socialista allora tenne un infuocato comizio in piazza affermando che non si può impunemente calpestare il volere del popolo.

Ma la lotta elettorale doveva fatalmente e logicamente portare il conte Arrigoni alla resa dei conti. Il partito cattolico-liberal-conservatore era disposto a continuare ad appoggiarlo, ma esigeva che egli dichiarasse apertamente se la sua fede politica era ancora quella del tempo passato e cioè liberal-conservatore. Anzi gli fu chiesto di prendere le distanze da Galeno e dai programmi di quei partiti di sinistra che lo avevano portato al seggio consiliare. Il conto Oddo rifiutò sdegnosamente ogni dichiarazione, “asserendo che l’essere onesti era più che sufficiente per essere votato al Consiglio”.

Rimaneva da risolvere, tra i tanti, il problema del nuovo ospedale. In termini politici, si determinarono due gruppi distinti e contrapposti: da una parte gli ‘uomini’ dell’ospedale appoggiati dalla prefettura, dalle autorità ecclesiastiche e da un gruppo di consiglieri, dall’altra Arrigoni e i suoi fedeli spalleggiati da Galeno. Ma non fu trovata una soluzione comune e il problema venne risolto anni dopo (1923).

Ad interrompere l’inedito connubio clerico-socialista fu la morte del conte Oddo Arrigoni degli Oddi avvenuta nel 1907. In quell’anno egli aveva raggiunto l’età di quasi 75 anni quando, in primavera, fu colpito da grave malore che lo trasse al sepolcro nei primi giorni di luglio 1907.

La maggioranza consiliare, comunque, era cambiata a favore dei clericali i quali elessero al suo posto il vecchio Tortorini che restò in carica per pochi mesi: dal 1907 al 1908.

Nel frattempo, le direttive clericali del vescovo Pellizzo, impersonificate a Monselice da don Pietro Prevedello, e l’ingresso diretto dei cattolici in politica, a partire dalla sospensione del “non expedit” del 1909 condizionarono le vicende politiche anche a Monselice. Al Tortorini successe Francesco Viganò che restò in carica fino al 1912.

Ettore Arrigoni degli Oddi diventa sindaco 1913-1914

La lotta elettorale per la nomina del successore di Francesco Viganò si svolse con toni assai moderati. Nella seduta del nuovo Consiglio comunale del 27 maggio 1913 fu nominata la nuova Giunta, che risultò composta da Giacomo Fezzi, conte prof. Carlo-Ettore Arrigoni degli Oddi e Luigi Bacchini Assessore effettivo, Angelo Caramore e Carlo Altieri, Assessori supplenti.

Sarebbe stato designato Sindaco il conte Ettore Arrigoni degli Oddi, figlio del conte Oddo Arrigoni degli Oddi, ma egli, in previsione della sua candidatura politica (fu infatti eletto deputato nel nostro collegio il 26 ottobre dello stesso anno) preferì accettare la nomina ad Assessore con funzioni di Sindaco.

Non potendo successivamente svolgere due incarichi tanto importanti si dimise dalla carica di Sindaco, ma non dal consiglio comunale. Nella seduta dell’8 luglio 1914 fu eletto alla carica di Sindaco il conte Taino Bonacossi. Il padre del Bonacossi apparteneva a nobile famiglia ferrarese ed aveva sposato la contessa Leontina Maldura, che aveva i suoi beni e la sua residenza in Pernumia.

Ettore Arrigoni degli Oddi diventa deputato per due legislature 1913 – 1921

Alle elezioni politiche del 1913, le prime in Italia a suffragio semi-universale con la definitiva sospensione del “non expedit” consacrata dal patto Gentiloni, Monselice espresse il suo primo deputato cattolico: il nobile possidente Ettore Arrigoni degli Oddi, docente universitario di ornitologia, figura di accademico corteggiato dal “gentil sesso”, attivo militante dei comitati parrocchiali e diocesani, che riuscì a sconfiggere, dopo dieci anni, il candidato radicale Paolo Camerini.

La rottura tra cattolici e socialisti era diventata insanabile anche a Monselice, nonostante la mediazione di don Restituto Cecconelli, il braccio destro del vescovo Pellizzo nel primo decennio del suo episcopato.

Durante il periodo bellico il conte diventò il punto di riferimento dell’Amministrazione comunale per ogni richiesta logistica con il governo di Roma. Incessante fu la sua attività per far arrivare i sussidi alle famiglie che avevano figli in guerra. Fu lui a svelare al Comune il piano di evacuazione che sarebbe scattato nel caso in cui gli austriaci avessero sfondato a Caporetto e a tranquillizzare la popolazione. Nei piani segreti dei militari italiani il Comune di Monselice doveva essere trasferito a Prato, mentre le campagne dovevano essere allagate con la rottura degli argini dell’Adige. Con una nota riservata anticipò al sindaco Buonacossi le azioni che i generali avevano predisposto rasserenando politici e monselicensi.

Si riunisce il consiglio dopo la Grande guerra

Il 19 gennaio 1919 si riunì il ‘vecchio’ consiglio comunale nel quale figurava ancora primo della lista Ettore Arrigoni degli Oddi. Nelle successive sedute il conte disertò qualche appuntamento.  L’ultimo consiglio al qualche partecipò fu quello del 6 agosto 1919.

Elezioni politiche del 1919: Conte Ettore Arrigoni degli Oddi rieletto tra i popolari

Terminata la prima guerra mondiale le elezioni per la XXV legislatura si tennero il 16 novembre 1919. Frattanto il partito cattolico si era fortemente organizzato sotto la direzione di don Luigi Sturzo, raccogliendo nei suoi ranghi nomi importanti per intelligenza e fama politica. Nel 1919, sotto il nome del partito Popolare, prendeva netta posizione contro il socialismo, iniziando a combatterlo con i suoi stessi mezzi, basati però su differenti principi. Nello stesso anno pubblicò il suo programma e istituì i suoi comitati e le sue leghe, non senza aver ottenuto in precedenza dal parlamento una legge che stabiliva per la nomina dei deputati il sistema proporzionale.

In base a tale legge Monselice era inserita nel collegio di Padova, al quale vennero assegnati sette deputati. A Monselice la sfida per la guida del Comune contrappose una lista cattolico-liberale a una socialista. I risultati delle elezioni politiche del novembre 1919, svoltesi per la prima volta con il sistema proporzionale, chiarirono i nuovi rapporti di forza all’interno della provincia padovana. I cattolici, organizzati nel partito popolare di don Sturzo, ottenevano la maggioranza, seguiti dai socialisti e dai liberali.

Nel Comune della Rocca lo spoglio delle schede assegnò il primo posto al partito socialista con 854 voti, il secondo ai popolari con 647 voti e il terzo ai blocchisti che ottennero 361 preferenze. Nella redistribuzione dei seggi i popolari ottennero l’elezione di tre deputati: Sebastiano Schiavon, Ettore Arrigoni degli Oddi e Edoardo Piva. Il nostro Conte fu rieletto nel suo collegio.

Il Conte era presente nella vita culturale e sociale di Monselice, anzi era ricercatissimo dai notabili di quel tempo. Ad esempio lo troviamo partecipare domenica 4 gennaio 1920 ad una manifestazione per promuovere una sottoscrizione nazionale per far diminuire il debito pubblico che si era accumulato durante il periodo della guerra. Il 21 marzo 1920 il sindaco di Monselice chiese l’interessamento dell’on. Ettore Arrigoni degli Oddi affinché fossero concessi alla cava di trachite dell’ing. Bonivento almeno 5 carri ferroviari al giorno in luogo dei 3 giornalieri assegnatigli per il trasporto del materiale petroso. Infine i documenti riportano la sua ‘sollecitazione’ al Commissario Generale per gli approvvigionamenti alimentari di effettuare una somministrazione straordinaria di farina ai monselicensi per le festività del 1° novembre 1920. Molto gentilmente però gli fu risposto che la materia era di competenza del prefetto. Determinate fu il suo l’interessamento per la costruzione della chiesa di Ca’ Oddo diventata nel 1919 Curazia autonoma, ereditando i beni della soppressa parrocchia di San Tommaso. Dovevano però passare dieci anni prima che potesse diventare Parrocchia a causa dell’indisponibilità iniziale del conte Ettore Arrigoni degli Oddi, proprietario della maggior parte della frazione, a cedere il terreno su cui fabbricare la Chiesa.

Fine dell’avventura politica del conte Oddo presso il consiglio Comunale di Monselice

L’amministrazione comunale sorta dalle elezioni del 1913 durò fino al 22 dicembre 1919 rimanendo così in carica in forza delle leggi di guerra per un periodo superiore a quello fissato dalle leggi. Erano iniziate in quel periodo numerose manifestazioni popolari in gran parte animate dai reduci della grande guerra, alimentate della problematica situazione sociale e occupazionale. Le amministrazioni comunali per togliersi da ogni imbarazzo e responsabilità, si dimisero o si fecero dimettere dalla carica. Tra queste anche quella di Monselice.

Il 19 novembre 1919 si dimise anche il consiglio comunale e venne nominato un commissario politico per preparare le lezioni.

Elezioni provinciali e amministrative del 1920

Il 20 ottobre 1920 si svolsero le elezioni provinciali e amministrative. Da una parte i socialisti con Angelo Galeno come capolista per le amministrative; dall’altra i popolari sorretti dagli agrari. La lista agrario -‘pipina’ era guidata dal conte Leopoldo Corinaldi di Lispida. Tra i sostenitori di questa lista troviamo anche Mario Ramor che era il factotum del conte Oddo e ‘caporione’ della lista popolare di Ca’ Oddo. Possiamo ipotizzare un accordo tra il Conte il Ramor ? Un passaggio di consegna ‘in casa’ visto che Ettore Oddo era impegnato nel parlamento italiano. Non lo sappiamo, ma è facile ipotizzarlo. Sulla figura controversa di Mario Rumor si rimanda al contributo di Flaviano Rossetto pubblicato nella Storia antica della Banda di Monselice (1857-1945).   

Il 20 novembre 1920 venne proclamato sindaco il conte Leopoldo Corinaldi. I nuovi assessori furono: Pietro Uccelli (lavori pubblici), Edoardo Zanovello (commercio), Edoardo Caruso (sanità, igiene e beneficienza) e Mario Ramor (finanza e dazio), Giuseppe Trevisan (supplente all’istruzione pubblica), Antonio Bordin (supplente alle finanze e ai lavori pubblici).

Il nuovo consiglio si riunì il 12 novembre 1920, ma il conte Oddo – come detto – non era più consigliere comunale. Al suo posto troviamo il cav. Mario Ramor che era l’amministratore dei suoi beni nella frazione di Ca’ Oddo. Quindi è probabile che anche indirettamente gli Oddo erano in grado di ‘contare’ anche nel nuovo consiglio comunale.

Elezioni politiche del 1921

La XXV legislatura ebbe breve durata. Il 15 maggio 1921, a circa un anno e mezzo dalle ultime elezioni generali, furono infatti convocati i comizi per la XXVI legislatura. La Camera sorta con le elezioni del 1919, cioè nel pieno dopoguerra, non poteva essere che l’espressione delle tensioni causate dal conflitto.

Il 15 maggio 1921 si svolsero le elezioni politiche generali. Il Giolitti voleva il ridimensionamento del partito socialista e popolare favorendo la formazione di liste composte da liberali, fascisti e nazionalisti. Grazie a quest’alleanza Mussolini e altri 34 del movimento fascista fecero il loro ingresso in parlamento.

Nelle elezioni politiche a Monselice i socialisti (contrassegno falce e martello) raccolsero 1185 voti, riconfermandosi primo partito cittadino, contro gli 872 dei popolari (scudo crociato con la parola “Libertas”) e i 595 del blocco liberale (bandiera con nel mezzo il fascio littorio e l’aquila) voluto dal Giolitti, e a cui avevano aderito anche i fascisti. Nell’intero collegio della provincia di Padova i risultati avevano visto imporsi il partito popolare, davanti ai socialisti, al blocco giolittiano

Il fascismo stava conquistando l’Italia e le elezioni del 1921 risentirono l’influenza, per quanto embrionale, del nuovo movimento. Per il conte Oddo era la fine della sua avventura politica presso la Camera dei Deputati.

Conclusioni

Ora carisma degli Oddo è svanito e la loro antica residenza è stata depredata dei preziosi reperti scultorei romani. Anche il voluminoso archivio e la ricca biblioteca contenente, tra l’altro, i resoconti contabili dei loro raccolti agricoli, sono stati portati altrove rompendo per sempre un rapporto secolare con il territorio di Monselice.  Rimane l’amarezza per chi percorre l’antica strada che tocca la loro villa di aver perso un pezzo della nostra storia, della nostra identità di monselicensi.

Bibliografia consultata

Margherita Carniello, Monselice tra Sette e Ottocento in Monselice. Storia, cultura e arte di un centro minore del Veneto a cura di Antonio Rigon. Monselice 1994, pp. 301-331.

Celso Carturan, Memorie di storia monselicense dall’Unificazione alla seconda guerra mondiale a cura di Flaviano Rossetto. Monselice 1990.

Tiziano Merlin, Storia di Monselice. Padova 1988.