News culturali

Un campo volo per Domenico Mingardo

Sabato 28 maggio 2022 è stato inaugurato a San Cosma il campo volo intitolato a Domenico Mingardo, grazie agli sforzi della moglie e degli amici. Conoscevo Domenico e i suoi ultraleggeri volavano sopra la mia testa; era un imprenditore agricolo con la passione per il volo. Il suo sogno di ufficializzare un campo volo si è avverato, volare era la sua passione, verso sera prendeva il suo veicolo e volava in alto, in cerca di pace. Domenico è scomparso a 71 anni nel dicembre del 2020, ma il suo desiderio oggi è realtà: un campo volo nei suoi campi. RIP Domenico. Anche il corriere riporta la notizia. https://corrieredelveneto.corriere.it/…/padova-domenico…

Edifici Storici - Restauri

Nel 1938 si pensava ad un nuovo Duomo a San Paolo e il Municipio alla loggetta

Nel 1938 il podestà Annibale Mazzarolli incaricò gli ingegneri Diego Carturan e Stanislao Ceschi di risolvere due problemi architettonici esistenti nel centro di Monselice, ovvero il nuovo duomo e il nuovo municipio. La chiesa doveva essere nel centro cittadino e capace di contenere 3.000 fedeli. I due ingegneri proposero di ingrandire la chiesa di San Paolo, abbattendo il vecchio municipio, e di ristrutturare la loggetta per ricavarne il nuovo Municipio. In questo modo si sarebbe ottenuto un nuovo gruppo urbanistico simile a quello già presente in molte città italiche: chiesa, palazzo comunale e castello. Questo comportava la sistemazione dell’area antistante al castello e la costruzione di una nuora e intonata strada d’accesso al Santuario. Il municipio sarebbe stato raccordato con la piazza e la Loggetta mediante la costruzione di una torre di media altezza. Tra il castello e la strada era previsto di far degradare il terreno con un’ ampia via fiancheggiata da cipressi e fiori. Una soluzione sicuramente discutibile, ma ricca di fascino. Bella l’idea di progettare un’ ampio slargo che raccordasse la strada con il castello e proseguisse lungo via del Santuario. Peccato che non sia stata realizzata.

News culturali

La rotonda del cimitero maggiore dedicata alle operaie della filanda Trieste

La giunta comunale ha recentemente intitolato la grande rotonda del cimitero maggiore alle operaie della filanda Trieste che nel 1878 organizzarono uno sciopero per denunciare le loro penose condizioni di lavoro. Nella nota seguente alcune notizie storiche. Lo stabilimento aveva sede sulla riva del Bisatto (via Argine sinistro) vicino al ponte ‘Delle grole’ ! (probabilmente tra il Bisatto e via Cavallotti)’. Nella foto si vede – in basso a destra- la grande ciminiera. Nel 1846 i Trieste fondarono una importante filanda a Monselice, la “Gabriel Trieste”, che dava lavoro, nel 1875, a 187 operai di cui solo 7 erano maschi; il resto erano donne delle quali venti di età inferiore ai 18 anni, 6 ai 14 anni e 10 inferiori ai 10 anni. Nella filanda, in cui si lavorava per otto mesi a partire dal primo di aprile, l’orario di lavoro era bestiale. Per tutti, uomini, donne e bambine, quindici ore e mezza d’estate e dodici ore e mezza d’autunno. Negli stessi anni l’anarchico Carlo Monticelli denunciava sulla stampa il deperi­mento fisico di queste ragazze, ‘diventate l’ombra di se stesse dopo qualche me­se di duro lavoro’. La situazione causò il primo sciopero delle operaie della filanda avvenuto nel 1878, sembra – a quanto dicono Francesco Selmin e Tiziano Merlin – sia stato il primo sciopero femminile in senso assoluto. La filanda del Trieste chiuse nel 1900, ma subito tornò in funzio­ne con un altro conduttore e rimase in attività per un altro quinquennio. Con la filanda prosperò nella bassa padovana […]

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L’arte Femminile in mostra a Villa Pisani – (6-20 marzo 2022)

L’esposizione “Il segno opposto”, in corso a Villa Pisani di Monselice, racconta con immagini e parole un tema che l’autrice delle opere, Selene Bozzato, ha molto a cuore e a cui ha dedicato molta parte della sua ricerca: il femminile, in questo caso, in particolare, il femminile nell’arte. Le figure femminili nel mondo dell’arte non mancano ma la proporzione con gli artisti maschi è del tutto favorevole a questi ultimi, che nei manuali di storia dell’arte primeggiano a sfavore delle artiste, spesso escluse. L’esposizione si snoda in tre sale della splendida Villa Pisani, ogni sala ha un filo conduttore: l’omaggio a quattro grandi artiste, la ricerca di Selene Bozzato sulla femminilità, l’espressione della femminilità non solo nell’arte ma anche nel mondo quotidiano. Ventisette capolavori a carboncino, olii su tela e tecniche miste che hanno come protagonista la donna. La mostra è aperta e visitabile nei seguenti giorni ed orari: lunedì – martedi e giovedi 9:00-14:00; mercoledì e venerdì 9:00-17:00 Ingresso libero e gratuito.       Sito web di Flaviano Rossetto per info invia una mail a flaviano.rossetto@ossicella.it ;  Se hai notizie, foto  o ricordi su questo argomento contattami su FB https://www.facebook.com/flaviano.rossetto/ Se ti piace al storia di Monselice segui le pagine FB, cliccando su ‘Mi piace’ https://www.facebook.com/storia.monselice.ossicella https://www.facebook.com/ossicella.monselice ©  Tutti i diritti riservati     

Scrittori e Artisti monselicensi

Il primo libro ‘noir’ per Stefano Scanferla

Il 17 dicembre 2021 al parco Buzzaccarini il giovane monselicense Stefano Scanferla ha presentato il suo primo romanzo ‘Lost’ un noir ambientato a Monselice. Visibilmente emozionato, Stefano supportato dalla giornalista Giada Zandonà ha raccontato al pubblico le vicende del suo libro senza trascurare aspetti oscuri e curiosi… Ad animare la presentazione la musica dei Dam Platz. Auguriamo ogni bene a Stefano entrato da poco nell’Olimpo letterario monselicense.  

Edifici Storici - Restauri

Un castello di Monselice e un’isola. Omaggio a Vittorio Cini e una sua Biografia

Mercoledi 15 dicembre 2021 presso l’aula Businaro del Castello di Monselice la Fondazione Giorgio Cini ha presentato il volume “Lo specchio del gusto. Vittorio Cini e il collezionismo d’arte antica nel Novecento”, curato da Luca Massimo Barbero, Direttore dell’istituto di Storia dell’Arte. Il volume edito da Marsilio (Venezia 2021) raccoglie gli atti del convegno ospitato a San Giorgio nel 2017 e dedicato alla figura del grande mecenate, fra i più raffinati collezionisti di arte antica del secolo scorso. Nell’ambito dell’evento la storica dell’arte dott. Antonella Chiodo ha relazionato sui lavori di restauro del castello compiuti da Vittorio Cini sotto la guida dell’architetto Nino Barbantini. Il progetto di restauro prevedeva la trasformazione dell’antico maniero in un luogo di rappresentanza del giovane capitano dell’industria Vittorio Cini. I lavori iniziarono nel 1935 e terminarono nel 1937. Contemporaneamente iniziò l’arredamento del castello con acquisti mirati di mobili antichi, libri, quadri e statue, in parte ancora presenti qui a Monselice. La dotta relazione è stata accompagnata dalla proiezione di foto dell’epoca con i due protagonisti in primo piano. Sembra che celebre diva del cinema muto Lida Borelli – moglie del Cini – abbia sponsorizzato i lavori di restauro del castello, dove anch’essa soggiornò a lungo. Tra le persone che si sono interessate ai restauri la dott. Chiodo ha citato anche George Orson Welles (attore, regista, sceneggiatore, drammaturgo e produttore) che nel 1949 è giunto nella biblioteca di Monselice per consultare il libro sul castello curato dall’architetto Nino Barbantini E’ stata una interessante iniziativa che ha […]

News culturali

Jacopo da Sant’Andrea: un monselicense all’inferno dantesco

Roberto Valandro per ricordare il centenario dantesco ha realizzato un video per ricordare il monselicense Jacopo da Sant’Andrea inserito nel XIII canto dell’Inferno tra i suicidi e gli scialacquatori. Jacopo era figlio di Olderico Fontana da Monselice e di Speronella Dalesmanni, personaggi ricordati anche nella giostra della Rocca, in breve la sua triste storia personale tratta da wikipedia. Jacopo da Sant’Andrea possedeva alcune nel comune di Mira contese anche dall’Abbazia di Sant’Ilario così, in un atto notarile del 1215, risulta che Jacopo sottoscrisse una transazione con i frati benedettini a seguito di un contenzioso. Dal documento risulta che, in cambio di un canone di “10 lire e 5 libre di incenso all’anno”, Jacopo cedeva la giurisdizione e diritti su pascoli, tagli d’erba e animali da cortile. Perdeva inoltre i diritti di alloggio per sé e per la sua corte a spese degli abitanti, in particolare sulle località di Aurilia, Arzere, Boltene, Oriago, Borbiago, Pianiga, Trescevoli (attualmente località del comune di Mira), Pladano, Vigna, Pionca (Vigonza) e Vetrego (Mirano). Nel 1216 fu protagonista di un’altra complessa questione patrimoniale. In quell’anno aveva venduto la curia di Sant’Andrea a Giacomo da Camposampiero, il cui padre, Tiso VI, era stato suo mallevadore per un debito contratto nel 1212 con il vescovo e l’arciprete di Padova. Jacopo tentò in tutti i modi di rientrare in possesso del feudo: dapprima (1230), alleatosi ad altri magnati padovani, cercò di attentare alla vita di Tiso, fallendo; quindi (1232) si accordò con Jacopo Corrado, vescovo di Padova, perché ricorresse […]

Ambiente e Natura

L’alluvione del Polesine nel libro di Francesco Jori

Venerdi 10 dicembre 2021 al parco Buzzaccarini di Monselice è stato presentato il libro I giorni del diluvio scritto dal giornalista Francesco Jori, autore di una mostra sullo stesso argomento a Rovigo. L’autore con l’aiuto di filmati spiega la tragedia precisando che il polesine degli anni ’50 del secolo scorso era un territorio estremamente povero. La gente viveva in capanne coltivando i campi. Il 14 novembre 1951 – dopo 10 giorni di pioggia – alle 8 di sera si verificano tre rotte degli argini del Po che allagarono 10.000 ettari di terreno. Adria viene colpita in pieno. L’economia agricola viene distrutta. Tutti fuggono e si radunano sugli argini dei canali. Si calcola che gli sfollati siano stati quasi 180.000 persone provenienti da 51 comuni del basso veneto. Le vittime furono un centinaio. Jori dedica ampio spazio al giornalista GA Cibotto autore di un fortunato libro nel quale racconta il dramma delle popolazioni polesane. Tra i politici che si adoperano per alleviare le sofferenze della popolazione troviamo Lina Merlin che si insedierà direttamente nel comune di Adria. Monselice è stato uno dei primi comuni che ha soccorso agli sfollati, addirittura molti monselicensi accolsero nelle loro abitazioni molti polesani in fuga. Un libro da leggere

Scrittori e Artisti monselicensi

La scrittrice monselicense Irene VISENTIN presenta il suo secondo libro horror ‘Buie’

Sabato 4 dicembre 2021, alla Loggetta, Irene Visentin, ha presentato il suo secondo libro “Buie”, edito da Augh! Edizioni. L’opera contiene otto storie che raccontano le vicende horror di altrettante donne che vivono storie e situazioni surreali. ‘Scrivo per vincere la paura del buio’ – ha precisato Irene – che gioca tra evocazioni demoniche e fantastiche per sfuggire alla vita ordinaria. “Buie” propone vicende dalle tinte grottesche nel tentativo di abbellire questa esistenza che si svolge tra tante ombre e poche certezze. Spesso -tra le pagine del libro –  si intuisce  l’esistenza di un mondo parallelo che proietta nel nostro quotidiano ogni violenza. A chi le chiede perché i personaggi del suo libro sono solo donne risponde che il genere femminile è quello che soffre di più e che nel tempo, suo malgrado, ha acquisito una familiarità con il sangue e il dolore. Le donne quindi sono le protagoniste ideali per le sue storie surreali. Tanti i monselicensi che hanno partecipato alla presentazione dl libro, coordinata da Silvia Boschetto Non ci resta che complimentarci con la giovane scrittrice a cui l’aria di Monselice suggerisce trame oscure e violente che sollecitano la sua e nostra fantasia. Buona fortuna Irene.  

Scrittori e Artisti monselicensi

Allo scrittore Paolo Malaguti il premio speciale del Brunacci 2021

Questa mattina (domenica 14 novembre 2021) il Comune di Monselice ha assegnato il premio Brunacci allo scrittore monselicense Paolo Malaguti -finalista al premio campiello – per il libro  Se l’acqua ride. Torino, Einaudi 2020. Motivazioni: Il libro di Paolo Malaguti, Se l’acqua ride, è un romanzo di formazione  che narra la storia di un ragazzino il quale vive l’esperienza dei barcari di Battaglia nei primi anni Sessanta. L’ambientazione particolare (le vie fluviali da Cremona a Trieste, da Ferrara a Treviso), il tipo di lavoro (ora scomparso), la rievocazione di un mondo collaterale contadino (ma con spinte impellenti verso l’industrializzazione forzata), la collocazione temporale (si immagina un salto all’indietro di più di cinquant’anni ) ne fanno però anche una sorta di romanzo storico, che ricostruisce una delle fasi più complesse del secondo dopoguerra: quella del boom economico e del mutamento epocale dei costumi di una regione, il Veneto, e per traslazione dell’Italia tutta. L’opera ha diverse qualità di stile e di racconto che rivelano uno scrittore più che promettente, già compiuto, nonostante l’età ancora giovanile, il quale  pur servendosi di un italiano elegante e ricco di succhi non si perita di inframmezzarlo con termini dialettali veneti e con lacerti di un lessico tecnico in uso tra battellieri e cavallanti (ormai più o meno estinto): il che dimostra anche un certo gusto di documentazione e di ricerca storica che piace per il colore locale e il gusto di salvaguardare un linguaggio al limite del gergo. Anche il titolo del libro, Se l’acqua […]

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