A Monselice contiamo una decina di monasteri e conventi. «La concentrazione di insediamenti religiosi in Monselice — scrive in proposito Antonio Rigon — non sorprende. Corrisponde alla sua preminenza politica nel Padovano in età longobarda, all’essere centro di comitato nel IX secolo e, in seguito, con la rinascita di Padova e la sua affermazione, sede di una iudiciaria, vale a dire di una circoscrizione pubblica minore».
* Elenchiamo le più importanti realtà religiose monselicensi, tratte dal libro di Toni Grossi Pietre e fede. Viaggio tra i monasteri e i conventi del Veneto (Cierre edizioni, 2024) di ben 541 p. nel quale descrive i luoghi di culto del Veneto.
SAN TOMMASO (Monastero veneziano di San Zaccaria)
Già prima del Mille, la chiesa di San Tommaso era di proprietà del monastero veneziano di San Zaccaria, ma fu verso la metà del Duecento, che la città cominciò a cambiare: la vita religiosa, ma anche politica e amministrativa, si spostò dalla zona della vecchia Santa Giustina (che faceva riferimento all’omonima abbazia padovana), alla più comoda cappella di San Martino Nuovo. Maggiori info https://www.ossicella.it/monselice/chiesa-di-san-tommaso/
SAN MARTINO
Federico II, per costruire il castello, rase al suolo l’antica pieve e ne trasferì la titolarità proprio a San Martino; in questa fase assunsero sempre più significato iniziative religiose sia nell’ambito caritativo, che in quello monastico e confraternale. Il vissuto più rilevante fu di certo quello legato alla comunità di San Giacomo, una delle esperienze forti e caratterizzate del movimento dei Penitenti. Maggiori info https://www.ossicella.it/monselice/chiesa-di-san-martino-in-monselice-e-quadreria/
SAN GIACOMO (Benedettino poi francescano)
Nel 1162, il Comune di Monselice donò a Guido, canonico di Ferrara, un terreno incolto per erigervi un ospizio, intitolato al patrono dei viandanti, dando vita a un luogo di aiuto e sostegno a poveri e pellegrini (poi anche a infermi), in un punto nodale del cammino che da Padova puntava al Polesine. Fino ai primi del Duecento, il complesso di San Giacomo fu retto da chierici e laici, con una chiara prevalenza femminile, intorno al 1220 la comunità aderì agli Albi di Giordano Forzatè, divenendo benedettina. Maggiori info https://www.ossicella.it/monselice/convento-di-san-giacomo/
SAN SALVARO (Benedettino)
San Salvatore (vulgo San Salvaro) non è che l’abbreviazione della dicitura più esatta, risultante dai documenti vescovili, cioè della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo sul Monte Tabor. Il monastero fu costruito dai Benedettini di Santa Giustina sul terreno che prima del 1095 ebbero in dono con altri poderi da Litolfo da Carrara; una delle grandi corti dell’abbazia padovana, si ergeva poco lontano dalla porta orientale del castello, precisamente nell’angolo formato dalla strada che conduce in via Vetta, laddove oggi si trovano le cantine, i granai e le abitazioni dell’ex Ditta Trieste di Padova, che acquisì gli immobili dopo la confisca del 1810. Maggiori info https://www.ossicella.it/monselice/san-salvaro-di-monselice/
COMUNITA’ FEMMINILI (Monache di San Michele di Bagnarolo)
Si sa molto poco di due comunità femminili, forse benedettine (Santa Maria dell’Alto e di Sopramonte, che potrebbero anche coincidere), scomparse probabilmente a metà del XV secolo. Così come ebbe vita breve un ulteriore cenobio di monache, San Michele di Bagnarolo, voluto da quelle di San Giovanni Evangelista di Padova (1258?), forse il nome è riferibile a un ospedale, attivo fin dal 1191. Nel 1314, il vescovo Pagano della Torre constatò l’estrema povertà e la solitudine del luogo, incorporando il desolato chiostro a quello padovano di San Prosdocimo.
SULLA ROCCA (I Camaldolesi della Vagandizza)
A mezza costa, sulla Rocca, inoltre, i Camaldolesi della Vagandizza avevano una dipendenza, attivata nel XIII secolo (?) e intitolata a san Pietro, già in commenda nella seconda metà del Quattrocento, finendo poi (1783) sotto la giurisdizione della diocesi di Chioggia. Oggi non rimane traccia nella vecchia chiesa di San Pieretto in via 28 aprile. Maggiori info https://it.wikipedia.org/wiki/Abbazia_territoriale_della_Vangadizza
MONTERICCO – (San Giovanni Evangelista)
Il monte Ricco, o Riccio, per l’abbondanza di castagni, ma anche Mons vinearum et olivarum, perché la gente che lo abitava trasformò le sue pendici in estese coltivazioni di viti e olivi, sovrasta la città della Rocca; la guarda dall’alto, in una posizione ambivalente, che può essere di protezione ma pure di minaccia. Per questo, la trascorsa vicenda del colle fu lunga e tormentata. Iniziò nel 1203, quando fu edificato dai Benedettini bianchi un chiostro, con annesso oratorio, dedicato a San Giovanni Evangelista; la collocazione strategica attirò l’attenzione di Ezzelino da Romano, che allontanò i monaci e fortificò la postazione a scopo di difesa; terminata la tirannide, i religiosi tornarono (1257), rimanendovi fino al 1431, dopo di che furono sostituiti dalla confraternita di San Giovanni Battista, quindi da Terziari conventuali o da Agostiniani (1448). In questo stesso anno però la Confraternita consegnò il convento al vescovo di Padova, per potersi liberare dei continui soprusi di Giacomo Antonio Marcello, allora capitano a Verona, che tenne la proprietà fino al XVI secolo, come è testimoniato anche dalla tomba con epigrafe situata all’interno della piccola chiesa; gli Eremitani comunque restarono fino al 1769, tempo della soppressione per Sovrano Veneto Decreto. Maggiori info https://www.ossicella.it/monselice/montericco/
Il senatore conte Vittorio Cini, negli anni Venti del secolo scorso, costruì sul monte Ricco una villa; dopo la seconda guerra mondiale, il nobile fece dono di tutto ai Conventuali di Padova. Attualmente l’ex dimora Cini, con l’attigua chiesetta di San Giovanni, ospita una comunità terapeutica gestita dai frati del Santo , che recentemente ha cambiato proprietà, destinata a diventare un “centro naturalistico”.
CONVENTO DI SAN FRANCESCO
Pare certo che i Francescani siano arrivati molto presto a Monselice, anche se non bisogna dare credito al racconto secondo il quale il convento di San Francesco sia stato inaugurato addirittura dal Poverello. Comunque, già intorno agli anni Trenta del Duecento, i Conventuali si attestarono sotto la Rocca; uno spaventoso incendio distrusse ogni cosa (1551); non fu nulla in confronto alla soppressione veneta del 1769, poi tutto fu raso al suolo. Maggiori info https://www.ossicella.it/monselice/chiesa-e-convento-di-san-francesco-in-monselice/
SANTO STEFANO (Domenicani)
Anche i Domenicani fecero base a Monselice, in Santo Stefano; secondo il Salomonio, i Predicatori, a partire dall’anno 1400, presero possesso della chiesa, quando ancora portava il nome di Sant’Eleazario ed era stata destinata dall’imperatore Federico II a ospedale per le proprie milizie. Dopo la confisca (1770) e la cacciata dei frati, Santo Stefano fu venduto a un privato, fino alla consegna al demanio (1810); da allora un’agonia di utilizzi spesso impropri; sembra addirittura che il tempio fosse destinato a diventare duomo di Monselice: non se ne fece nulla. Oltre al luogo di culto, rimangono parti del convento (via Matteo Carboni e via Santo Stefano).
CHIESA DI SANTA ROSA (Terziarie Domenicane)
Furono tre Terziarie Domenicane a fondare (1683) la comunità di Santa Rosa, in una casa di fronte a Ca’ Bembo (via Cesare Battisti), passando poi a una sede più ampia, offerta dai Gradenigo, in contrà del Borgo Perdù. Nel 1810, con la confisca, il luogo andò in proprietà ad Anna Gaspari Bianchi Buggiani, che lo cedette (1865) alla Commissione per le Scuole Femminili, da lei voluta; l’ex convento, dopo circa mezzo secolo di inattività, ospitò (1855) le Sorelle della Misericordia di Verona (fondate da Carlo Steeb), che diedero vita all’istituto scolastico Poloni, divenuto nel 2013 il polo educativo e culturale Sabinianum, sorto «grazie alla lungimiranza della comunità cristiana della parrocchia di san Giuseppe Operaio», cioè del duomo cittadino.
CHIESA DEL CARMINE (Carmelitani)
I Carmelitani furono molto attivi a Monselice, a cominciare dalla chiesa del Carmine, all’esterno delle mura, vicino al porto sul canale Bisatto e lungo l’antica strada che proveniva da Arquà. L’edificio, protagonista di una vicenda molto articolata, fu ricostruito ben tre volte. La prima nel 1424; sempre nel XV secolo si hanno notizie di SANTA MARIA DEL PILASTRO, ancora officiata dai Carmelitani, della quale si sono perdute le tracce: doveva sorgere alle falde del Monte Ricco, verso mezzogiorno, così chiamata per un pilastro collocato nel mezzo dell’aula sacra e sul quale era dipinta un’immagine della Vergine, ritenuta miracolosa. Il 1781, dopo la partenza dei frati, fu invece l’anno della totale riorganizzazione della chiesa a opera della famiglia Giacomazzi. Oggi il Carmine è bisognosa di restauri. Maggiori info https://www.ossicella.it/monselice/antica-chiesa-del-carmine/
MONASTERO DELLE CARMELITANE SCALZE
Il carisma carmelitano, fino al 2023, è stato ancora vivo sotto la Rocca, grazie alle SCALZE, giunte nel 1951, quando le religiose dovettero abbandonare il monastero di Ferrara, ormai vecchio e fatiscente. La necessità di una nuova collocazione incontrò il desiderio di don Angelo Cerato, arciprete del duomo, che voleva a Monselice la presenza di una comunità di contemplative, che trovò sistemazione in una modesta villa veneta in via San Biagio, divenuta troppo ampia per ospitare le quattro suore rimaste, inevitabile la chiusura del convento.

Se ne consiglia la lettura. in copertina processione dei Battuti a Monselice (Chiesa di San Biagio)
