La settimana scorsa, presso l’abbazia di Praglia, è stato presentato il libro della studiosa Paola Vettore sui monasteri dei Colli Euganei, contenente delle schede riassuntive sui conventi esistenti sui Colli Euganei. L’opera descrive la presenza monastica nei Colli, senza trascurare la storia del patrimonio architettonico e artistico che ne deriva.
Tra gli altri vengono studiati gli edifici molti religiosi monselicensi, ovvero San Giacomo, San Giovanni Battista sul Montericco, Santa Maria di Lispida e San Salvaro. Assai interessanti, anche se brevi, sono le note su alcuni monasteri ora scomparsi e precisamente: Santa Maria dell’Alto e Santa Maria di Sopramonte (sulla Rocca), San Michele al Bagnarolo e San Pietro (Pieretto).
Di questi riportiamo le note pubblicate nel libro.
SANTA MARIA DELL’ALTO E SANTA MARIA DI SOPRAMONTE DI MONSELICE
Questi titoli quasi uguali probabilmente riguardano due piccoli cenobi situati nel territorio di Monselice. Non si può tuttavia escludere che si riferiscano a un unico monastero femminile, di cui si ha la prima notizia nel 1258 e che risultava spopolato e in completa rovina nel 1383. In quell’anno il vescovo Raimondo lo unì a Santa Maria di Monte delle Croci, che in quella medesima occasione fu ceduto ai Camaldolesi a scopo di riforma.
BIBLIOGRAFIA: Monasticon Italiae, IV, fasc. I, p. 60-61 (schede 31-32).
SAN MICHELE DI BAGNAROLO DI MONSELICE
Fu fondato nel 1258 dalle monache di San Giovanni Evangelista Pontecorvo. Esse avevano dovuto abbandonare la casa padovana in cui vivevano, per far posto alla comunità dei monaci albi di San Giovanni Evangelista di Montericco, che si era trasferita in città nell’ambito di uno scambio di beni, il cui artefice principale era stato il marchese Azzo VII d’Este, con le autorità religiose e civili di Padova e Monselice.
Le monache si insediarono dunque in località Bagnarolo, assumendo il titolo della chiesa e del lebbrosario di San Michele, che il Comune di Monselice aveva fondato nel 1191. Qualche anno dopo, il 4 maggio 1263, lo stesso marchese Azzo d’Este fece a Benvenuta, badessa di San Michele, la donazione di un terreno “pro cambio sui monasterii Sancti Iohannis Evangeliste de Padua“.
Nel 1314 il vescovo di Padova, Pagano della Torre, a causa della povertà e dell’isolamento del monastero, lo incorporò a quello padovano di San Prosdocimo.
BIBLIOGRAFIA: CARRARO, Insediamenti monastici della Riviera Euganea, p. 18-25. Monasticon Italiae, IV, fasc. I, p. 61 (scheda 33).
SAN PIETRO DI MONSELICE
Cenobio benedettino maschile sorto probabilmente agli inizi del Duecento a mezza costa della Rocca di Monselice, presso un’antica chiesa di proprietà dell’abbazia camaldolese della Vangadizza, di cui fu sempre dipendenza. Nel 1387 il suo priore Antonio del Ferro diventò abate della Vangadizza per disposizione di papa Urbano VI. Finì in commenda nella seconda metà del Quattrocento.
BIBLIOGRAFIA:
- RIGON, Il monastero di S. Pietro di Monselice e la Vangadizza, in Atti e memorie del Sodalizio vangadicense, I, Badia Polesine (RO), 1975, p. 403-417. Monasticon Italiae, IV, fasc. I, p. 61 (scheda 34).
I nostri complimenti alla dott.ssa Paola Vettore per l’attenzione verso i monasteri monselicensi e, naturalmente, ne consigliamo la lettura.
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