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Antonio Gualtieri, compositore di musica sacra e profana, nato a Monselice (1574-1661)

In passato la musica rappresentava un elemento particolarmente importante della liturgia religiosa. Il canto, affidato al clero, era regolato da disposizioni ben precise. A partire dagli inizi del Seicento, della preparazione musicale dei chierici si occupava il maestro di cappella, che veniva assunto con l’obbligo «di servire alla nostra chiesa e et assister nel nostro choro tutte le solennità, domeniche et altri giorni, alle messe, Vespri et Compiete». Il nome più rilevante fra i musicisti che hanno prestato la propria opera nella città della Rocca è quello di Antonio Gualtieri. Le informazioni riportate in questo articolo sono liberamente tratte da Antonio Gualtieri (Monselice, 1574-1661) – Opere sacre e profane, tesi di dottorato di Chiara Comparin, e dal saggio Musica e liturgia nella collegiata di Santa Giustina, di Antonio Lovato presente all’interno del volume Monselice nei secoli (2009), a cura di Antonio Rigon.

 Profilo biografico

Antonio Gualtieri fu un compositore attivo dalla fine del Cinquecento a tutta la prima metà del Seicento come «musices magister» e maestro di cappella. Operò inizialmente in area friulana, poi in Veneto e in particolare tra Monselice, Montagnana, Padova e Venezia. Figlio di Domenico e Caterina Solesina,  ricevette il battesimo nella pieve della collegiata di Santa Giustina a Monselice il 29 maggio 1574. Venne indirizzato o sostenuto negli studi musicali per interessamento di Marco II Cornaro, vescovo di Padova dal 1595 al 1624. Quest’ultimo, «amante delle belle arti, della musica in particolare», era amico e mecenate di numerosi compositori. È ipotizzabile che Gualtieri abbia iniziato a frequentarlo prima della sua nomina vescovile, probabilmente durante gli anni in cui il nobile veneziano frequentò gli studi universitari a Padova.

L’esperienza friulana. Gualtieri pubblicò i mottetti a otto voci, dedicati a Cornaro, quando si trovava in territorio friulano. Infatti, il 2 novembre 1596 era stato assunto come maestro di cappella nella chiesa di S. Michele a San Daniele del Friuli, forte di una lettera di raccomandazione di Francesco Barbaro, patriarca di Aquileia. Nella missiva egli afferma che il compositore era un «professore di musica proposto et raccomandato da personaggio di molta auttorità». Considerato il tenore della dedica dei Motecta octonis vocibus, non è difficile immaginare che un personaggio tanto autorevole potesse essere proprio il vescovo di Padova. Gualtieri rimase alla guida della cappella musicale di S. Daniele fino al 3 novembre 1605 quando, nonostante il buon operato confermato dall’attestazione di «perfecto musico» contenuta nella risposta ad una sua supplica, il Consiglio della comunità lo licenziò perché ritenuto responsabile o, comunque, coinvolto in un omicidio commesso a Valvasone, dove agiva come procuratore nel recupero di crediti per conto della moglie Silvia.

Fra Monselice e Montagnana. Dopo le movimentate vicende che portarono al suo allontanamento dal territorio friulano, Gualtieri forse trovò accoglienza per un breve periodo a Rovigo, presso Gaspare Campo, promotore della locale Accademia dei Concordi, al quale dedicò gli Amorosi diletti a tre voci (1608). Nel 1606 venne assunto per tre anni alla guida della cappella musicale della collegiata di S. Giustina a Monselice, con il compito di curare la parte musicale di tutte le celebrazioni liturgiche «conforme al solito della cattedrale di Padova», insegnare il canto ai chierici della pieve e svolgere le funzioni normalmente attribuite all’organista. La nomina, ufficializzata il 10 gennaio 1606 alla presenza del notaio Rizzo Rizzi, segnò l’inizio del primo tempo di attività presso la collegiata. Tuttavia, pur gratificato da aumenti di salario e da pubblici riconoscimenti, nel dicembre 1613 Gualtieri passò alla direzione della cappella musicale del duomo di Montagnana. Qui restò fino al 1621, quando riprese servizio presso la collegiata di Monselice come «maestro nostro di capella». La delibera del Consiglio comunale gli assegnava un salario mensile che varierà da L. 26 a L. 31. In questi anni il compositore assunse anche la guida delle attività musicali nel vicino santuario delle Sette chiese, mentre venne affiancato nel servizio in duomo dal figlio Giovanni Battista, nominato organista della collegiata.

Il periodo veneziano. Nel giugno 1632 Antonio Gualtieri rinunciò alla carica di maestro di cappella della collegiata di Monselice e si trasferì a Venezia. Grazie alla sua «sufficienza et buone qualità», il 20 novembre 1633 trovò impiego all’Ospedale della Pietà, con il compito di «insegnar di musica, et sonar alle fie di questo loco». Nel 1635, in seguito alla rinuncia del canonico Marino Carrara, il Gualtieri fu eletto «maestro delli zaghi della chiesa di San Marco». La scomparsa, poi, del sacerdote Andrea Grandi gli aprì la via alla nomina di maestro dei chierici del Seminario di San Marco. La nomina, in data 23 gennaio 1650, di Alberto Lazzari a «maestro di canto di chierici del Seminario et Chiesa di San Marco per la morte di domino Antonio Gualtieri» è l’ultima notizia relativa alla presenza del musicista di Monselice nella città di Venezia.

Gli ultimi anni a Monselice. Gualtieri non morì però a Venezia, ma a Monselice nel 1661: a ritrovare l’atto di morte è stato il professor Antonio Lovato. Secondo quanto attestano le delibere del Comune, il musicista era infatti ritornato all’ombra della Rocca, dove intendeva trascorrere gli ultimi anni fregiandosi ancora del titolo di maestro di cappella e affiancando in questo compito Giovanni Viola. I legami con la terra natia non erano mai venuti meno, tant’è vero che già il 14 luglio 1647, in segno di stima, la magnifica Comunità di Monselice aveva cooptato Antonio Gualtieri come «cittadino» del proprio Consiglio comunale in sostituzione di Gasparo Rizzo. Quattro anni dopo, nel 1651, il musicista rinunciò a questa carica a favore del figlio Girolamo, chiedendo la concessione di un sussidio per la sua famiglia. Il Consiglio accolse la richiesta, deliberando di concedergli «ducati quindese all’anno, per tre anni prossimi venturi», con riguardo alle fatiche conseguenti all’obbligo di «impegnarsi a concorrer alle musiche nelle solennità che vengono fatte in questa magnifica Comunità».

La morte. Nel luglio del 1653 Viola fu licenziato. Pertanto, il 3 febbraio 1654 Antonio Gualtieri riprese ancora una volta il compito di maestro di cappella nella collegiata di S. Giustina con un mandato di cinque anni, proseguito poi fino alla morte. Nei registri dell’Archivio parrocchiale di Monselice, in data 22 aprile 1661, l’arciprete della pieve annotò il decesso del compositore, «di anni ottanta sei, maestro di cappella già molti anni della nostra chiesa, agravato di febre e cattaro». Le esequie vennero celebrate alla presenza dell’arciprete Pietro Antonio Bertipaglia, «con l’assistenza di tutto il Capitolo et altri religiosi». In segno di gratitudine per il servizio svolto e le benemerenze acquisite, Gualtieri fu sepolto nella chiesa della collegiata accanto all’organo.

Contesto musicale dell’epoca

Durante la sua lunga attività, Antonio Gualtieri entrò in contatto con ambienti particolarmente importanti nel panorama musicale dell’epoca: Padova, con le cappelle della cattedrale e della basilica del Santo, e Venezia, dove non solo la basilica di San Marco ospitava una delle istituzioni più prestigiose a livello internazionale, ma la vita musicale era diffusa ovunque, dalla chiese alle Scuole alle nuove istituzioni teatrali. Non risulta meno significativo, però, il suo impegno in centri quali San Daniele del Friuli, Monselice e Montagnana che, sebbene considerati minori e periferici, in realtà furono caratterizzati da una certa vivacità e dalla presenza di compositori che ne assicuravano i contatti con i centri artisticamente più innovativi.

I documenti d’archivio confermano che i primi musicisti frequentati dal Gualtieri erano attivi presso la cappella della cattedrale di Padova, dove egli ricevette la propria formazione musicale o, quanto meno, ebbe modo di perfezionarsi. Le personalità musicali che operavano presso la cattedrale patavina sul finire del Cinquecento furono Giovanni Battista Mosto, maestro di cappella dal 1580 al 1589, quando fu assunto Costanzo Porta che rimase in carica fino al 1595, e Oliviero De Ballis. L’organico della cappella generalmente era costituito da otto cantori professionisti e dall’organista, assunti attraverso un pubblico concorso. In occasione delle festività più solenni, ad essi si univano cantori e strumentisti straordinari. ll perno su cui si reggeva questo ambiente tra Cinque e Seicento, e che ne assicurò l’attività, era Marco II Cornaro il quale, durante il suo episcopato, diede un impulso straordinario alla vita musicale della cattedrale di Padova. È sufficiente ricordare la sua iniziativa di istituire, sull’esempio dei gesuiti di Roma, la pratica devozionale delle Quaranta Ore, che nei fatti diventava l’occasione per eseguire maestosi concerti vocali e strumentali di musica sacra. 

Per il suo prezioso e dettagliato lavoro di ricerca sulla figura di Antonio Gualtieri, la dottoressa Chiara Comparin ha ricevuto nel 2016 il premio Brunacci. La tesi è consultabile presso la Biblioteca di Monselice.  Info qui [ Clicca qui…]

 

CONCERTO  

DOMENICA 22 GENNAIO 2017   ORE 09.30

Auditorium Kennedy – Monselice (Pd)

Musiche sacre e profane di Antonio Gualtieri (1574-1661). Organista e maestro di cappella della Pieve di Santa Giustina di Monselice

In occasione della cerimonia di proclamazione dei vincitori della XXXI edizione dei Premi Brunacci l’amministrazione comunale ha ritenuto di rendere omaggio al musicista Antonio Gualtieri con un breve concerto. Il programma intende proporre alcuni brevi esempi dell’arte musicale di Antonio Gualtieri, il compositore di Monselice la cui opera si inserisce nel clima culturale del primo Seicento. Mettendo a frutto le diverse esperienze maturate negli anni di formazione presso la cattedrale di Padova e di attività come maestro di cappella, Antonio Gualtieri si dimostra in grado di praticare i vari generi musicali allora più richiesti. In ambito sacro egli spazia dai mottetti a otto voci (1604), legati alla produzione policorale diffusa in area veneta, in particolare nel territorio padovano, ai mottetti a una, due, tre voci e basso continuo (1612 e 1630), con i quali approda allo stile concertato. Nel campo della musica profana, invece, Antonio Gualtieri si cimenta con i generi di maggior fortuna, come potevano essere la canzonetta e il madrigale concertato.

PROGRAMMA DI SALA

Antonio Gualtieri (Monselice, 1574-1661)

Filli s’al partir mio, a 3 voci

S’io seguo chi mi fugge, a 3 voci

(Amorosi diletti a tre voci, Venezia, 1608)

 

Consolamini pastores quia hodie, a 2 voci e bc

 (Il secondo libro de mottetti a una e due voci, Venezia, 1612)

 

Cor mundum, a voce sola e bc

(Motetti a una, doi, tre & quatro voci, Venezia, 1630)

 

Ascendit Deus, per doppio coro

(Motecta octonis vocibus, Venezia, 1604)

 

I Polifonici vicentini

Soprani: Simona Collareda, Federica Comparin, Rossana Pendin, Maria Daniela Peron,  Lucia Rossetto;

Contralti: Chiara Comparin, Anna Grasso, Martina Marchesini, Claudia Tognacci, Ilaria Zanini;

Tenori:  Stefano Bettin, Valentino Carobin, Andrea Milani, Diego Munari, Franco Pesavento

Bassi:    Fabio Antoniazzi, Fernando Carraro, Luigi Ceola, Renato Piva, Onorio Sella;

Margherita Dal Cortivo, violoncello

Luigi Ceola, organo

Pierluigi Comparin, direttore